Login

Chi e' online

Abbiamo 22 visitatori e nessun utente online

Blog

  • Dedicato ai fascisti inconsapevoli d'Italia

    di Primo Levi

    Dedicato ai fascisti inconsapevoli d'Italia:
    "Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la www.lupadigital.info sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e where to buy cheap diovan online sul silenzio forzato dei molti."

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Note urgenti sulla riforma del Senato del Presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia

    di Carlo Smuraglia

    Non posso assolutamente tacere di fronte al fatto che al Senato si sia deciso di imporre la cosiddetta “ghigliottina” sulla discussione in atto sulla riforma del Senato, fissando il voto conclusivo, quale che sia lo stato dei lavori a quel momento, all’8 agosto. E’ un fatto che considero molto grave (non ho tempo né modo di concordare queste dichiarazioni con la Segreteria e quindi me ne assumo la personale responsabilità), che dimostra ancora una volta che non si è compreso che la Costituzione e le norme che tendono a modificarla non sono leggi come le altre, ma fanno parte di quel complesso normativo che è la base di tutto il sistema e della stessa convivenza civile. 

     Se la Costituzione impone maggioranze molto qualificate per l’approvazione delle modifiche, se vuole due letture consecutive da parte di ogni Camera, se prevede che tra la prima e la seconda lettura ci deve essere uno spazio “di riflessione” di tre mesi, questo significa che si vuole una discussione approfondita, su tutti i temi, che ciascuno possa riflettere, decidere, votare (anche secondo coscienza), che vi sia dibattito, confronto e meditazione. Non è concepibile imporre, in questo contesto, una “tagliola”, fissare dei tempi stretti e inderogabili per l’approvazione. Altrimenti, sarebbe vanificato proprio lo sforzo del legislatore costituente di fissare quella serie di regole che ho indicato prima. 

     

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Lo smantellamento della scuola pubblica

    di Piero Castello

    La manifestazione del 15 Luglio potrebbe costituire la ripresa di un Movimento di lotta contro lo smantellamento della scuola pubblica ma anche l’inizio di un conflitto sociale generalizzato contro le politiche di austerità e impoverimento progressivo dei lavoratori.
    Penso che sia giusta l’attenzione che finora si è prestata, sia in rete sia nel corso dell’assemblea del 8 luglio a Roma, ai proclami, alle piroette, l’andirivieni del sottosegretario Reggi sulle 36 ore settimanali degli insegnanti, sull’apertura delle scuole fino alle 10 di sera, sul taglio di un anno alle superiori. Ancorché si tratti di manifestazioni di un insulso, ignorante, e prepotente membro del governo in questi anni abbiamo avuto modo di sperimentare quanto dannosi per la scuola pubblica siano personaggi della stessa caratura.
    Ma un movimento che proggetti un’azione costante continua ed efficace deve riuscire a distinguere da subito il “fumo dall’arrosto”. In questo frangente il “fumo” sarà costituito dalle varie forme di attacco e provocazioni in cui si esibiranno sottosegretari, ministri, presidenti collaborazionisti e thetimejumpers.com complici, sindacati concertativi compresi.
    L’”arrosto” è costituito invece da quanto il presidente Renzi e il ministro Padoan hanno messo nero su bianco nel Documento di Economia e Finanza 2014 approvato da Consiglio dei Ministri il 28 Aprile, e trasmesso tre mesi fa alla Commissione Europea.
    Il Documento quantifica in una tabella (pagina 71, Tav. IV.3 ) che la online cialis pharmacy spesa pubblica complessiva per i servizi sociali essenziali passerà 50,6% del 2010 al 47,0% nel 2035, poi continuerà a diminuire fino al 2.060 riducendosi al 42,8%, ossia 7,8 punti percentuali in meno rispetto al PIL.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • I fastidiosi pidocchi nella criniera...

    di Vittorio Emiliani

    Il dissenso non è mai piaciuto molto nella politica italiana e, in fondo in fondo, neppure alla stampa italiana. I più vecchi ricordano quando Palmiro Togliatti definì “pidocchi nella criniera di un nobile destriero” (il suo Pci) i due dissidenti Aldo Cucchi e Valdo Magnani, persone rispettabilissime sotto ogni punto di vista, i quali avevano il torto di sostenere, nel 1951, che nella polemica e nel distacco dall’Urss avesse ragione Tito. No, divennero anche i Magnacucchi, con allusione un po’ greve al magna-magna. Quattro anni dopo l’espulsione di due deputati dalla Dc – Ugo Bartesaghi e Mario Melloni divenuto poi famoso come Fortebraccio – perché chiedevano di rinviare di tre mesi l’accordo Nato che consentiva il riarmo della Germania Federale, assunse i toni di una demonizzazione.

    Oggi ovviamente i colori sono meno accesi. Però i dissenzienti sono visti alla fine come i soliti rompiscatole: succede così a quei 18 senatori, guidati da Vannino Chiti, che dissentono dalle “riforme” renziane del Senato e della legge elettorale, contrapponendo un loro progetto fra l’altro molto più incisivo anche sul piano del risparmio di spesa: dimezzare sia senatori che deputati, differenziare le funzioni delle due Camere, mantenere elettivo il Senato, ridare agli elettori l’arma delle preferenze (benissimo usate le tre avute assegnate alle recenti europee).

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • La politica occidentale in Ucraina è un errore, dicono esperti tedeschi

    di G. Tuscin

    "È ormai tempo per l'Europa di definire su nuove basi le proprie relazioni con gli Usa, alla luce dei propri interessi, della pace e cheapest tramadol available online 80 off della stabilità economica in Europa, così come di considerazioni geopolitiche". È questo l'esordio di un importante articolo che sta suscitando grande attenzione fra gli specialisti di politica estera tedesca. Per la prima volta su di un giornale, di grande rilevanza internazionale oltreché nazionale, come Die Zeit (edizione on line) un esperto di politica estera, Chris Luenen, sia pure "prestato" ad un prestigioso think tank britannico, il Global Policy Institute di Londra, esprime un parere assolutamente controcorrente rispetto all'orientamento prevalente della Ue e della Nato.
    L'affermazione centrale dell'articolo è in sostanza che "L'Europa non dovrebbe rinunciare alla cooperazione con Mosca, che dovrebbe anzi essere potenziata". Allo stesso tempo, la Ue dovrebbe intensificare le sue relazioni con Washington, mentre sviluppa "una visione propria" con maggiore determinazione. L'obiettivo dovrebbe essere una nuova e più promettente strategia trans-atlantica.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Caro Compagno

    Merita attenzione  la   parola compagno che mi riporta alla cultura  socialista, comunista,  anarchica  o in generale della sinistra  di ispirazione marxista ma anche a quella del radicalismo  ovvero sinistra liberale e laica. Fin dall'Ottocento tra militanti di partiti, organizzazioni e movimenti di ispirazione marxista  si è diffusa l'abitudine a chiamarsi "compagni". Il termine è stato praticamente gradualmente    “ripudiato”, insieme ad altro,  con la nascita del Partito della Quercia  e successivi  “ trasformismi” sin all’attuale PD…

    In quel contesto   il compagno è un individuo come gli altri, ma  che cerca di superare la propria individualità   attraverso la progettualità  finalizzata alla    realizzazione  di un progetto comune di tipo solidale e collettivistico   al punto che  si è compagni solo se si ha un progetto comune da compiere insieme.

    Il termine  rimanda al mangiare insieme: cum-panis, quindi colui con cui si spezza insieme il pane, con una analogia  alla ritualità cristiana e alla liturgia  cattolica della eucarestia

    Il compagno mi  richiama il socialismo che  è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti , dottrine, etc , tendenti  ad una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico.  Un modello o sistema economico   che pensa cioè a tutta la popolazione tendente  a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. I termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili fino alla redazione (1848) del  Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Caro Compagno

    Merita attenzione  la   parola compagno che mi riporta alla cultura  socialista, comunista,  anarchica  o in generale della sinistra  di ispirazione marxista ma anche a quella del radicalismo  ovvero sinistra liberale e laica. Fin dall'Ottocento tra militanti di partiti, organizzazioni e movimenti di ispirazione marxista  si è diffusa l'abitudine a chiamarsi "compagni". Il termine è stato praticamente gradualmente    “ripudiato”, insieme ad altro,  con la nascita del Partito della Quercia  e successivi  “ trasformismi” sin all’attuale PD…

    In quel contesto   il compagno è un individuo come gli altri, ma  che cerca di superare la propria individualità   attraverso la progettualità  finalizzata alla    realizzazione  di un progetto comune di tipo solidale e collettivistico   al punto che  si è compagni solo se si ha un progetto comune da compiere insieme.

    Il termine  rimanda al mangiare insieme: cum-panis, quindi colui con cui si spezza insieme il pane, con una analogia  alla ritualità cristiana e alla liturgia  cattolica della eucarestia

    Il compagno mi  richiama il socialismo che  è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti , dottrine, etc , tendenti  ad una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico.  Un modello o sistema economico   che pensa cioè a tutta la popolazione tendente  a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. I termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili fino alla redazione (1848) del  Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Font size:
  • Decrease
  • Reset
  • Increase
Lunedì, 01 Settembre 2014 19:04

Serve un cambio Radicale

di

È cer­ta­mente un buon segno che la riu­nione infor­male dei mini­stri per gli affari euro­pei, incen­trata sul fun­zio­na­mento dell’Ue dopo le ele­zioni del 25 mag­gio, abbia aperto le porte al Par­la­mento euro­peo, e soprat­tutto alla Com­mis­sione affari costi­tu­zio­nali, giac­ché è pro­prio nell’assenza di una vera costi­tu­zione euro­pea — tut­tora lati­tante, a cin­que anni dall’entrata in vigore del Trat­tato di Lisbona e della Carta dei diritti — che si rias­sume l’essenza della crisi che attraversiamo.

La timida aper­tura all’unione poli­tica, con­te­nuta nel rap­porto sti­lato nel 2012 dai «quat­tro pre­si­denti» – Com­mis­sione, Bce, Con­si­glio euro­peo ed Euro­gruppo (il Par­la­mento fu malau­gu­ra­ta­mente escluso) – pare già eva­po­rata, e i mali dell’Ue con­ti­nuano immu­tati, a comin­ciare dalla teo­ria delle «case nazio­nali» da met­tere in ordine prima di rifon­dare l’Europa nel senso soli­dale chie­sto dai cittadini.

Si avvicina l’inizio di un nuovo anno scolastico e, come è di rito, i media e il ministero all’Istruzione si preparano a sfornare commenti e battute, di colore e di contenuto, sulla scuola. E questo dopo che a mezza estate un sottosegretario aveva buttato lì la proposta di aumentare le ore di lezione dei docenti senza toccare un contratto bloccato da quasi un decennio, proposta poi semiritirata.
Le novità della nuova stagione scuola autunno-inverno 2014–2015, almeno a parole, ricordano molto quelle degli ultimi anni a questa parte.
Si parla di merito come toccasana per tutto e milleniummanor.com tutti, come sempre senza spiegare cosa è e chi lo valuta. Di scuole più autonome: ancora di più Private? Di nuovi programmi scolastici: ecco, questa non manca mai. E poi, novità, di superamento del precariato con una strada veloce per l’eliminazione delle supplenze. Domanda: quale? L’abolizione?
Ecco confezionato il famoso e fumoso pacchetto-scuola 2014–2015, già rinviato a data da destinarsi. Una litania ormai stantia. Il ministro Stefania Giannini decide il look per le dichiarazioni di inizio anno scolastico. «Bisogna superare definitivamente il sistema delle supplenze», ha dichiarato. «I supplenti non saranno eliminati fisicamente», ha ironizzato. Come? «Lo vedrete nelle prossime settimane», ha aggiunto il ministro.

Lunedì, 01 Settembre 2014 15:20

SCELTE DISTORTE PER FARE CASSA

di

Scelte distorte: si pensa a fare cassa e non si punta mai sull’educazione; i computer di oggi saranno obsoleti quando i bambini saranno adulti

Se le linee della riforma del nostro sistema educativo sono quelle finora annunciate nelle innumerevoli esternazioni che si stanno succedendo da alcune settimane (reclutamento del personale, orario di lavoro ecc.), c’è poco da stare allegri. E ciò per la semplice ragione che alla base dei provvedimenti che modificano un gran numero di aspetti del funzionamento delle scuole non c’è un disegno educativo, ma la combinazione di due intenti: il primo consiste nel razionalizzare la gestione delle scuole, l’altro nel favorire il passaggio dal sistema educativo alle attività produttive, secondo logiche che, forse, sono appropriate per la gestione delle imprese, ma certo non lo sono per favorire decisioni i cui effetti dovranno potersi apprezzare nel corso della vita di bambini e ragazzi.

Rientrano nel primo intento i provvedimenti che riguardano le condizioni di lavoro degli insegnanti e dell’altro personale delle scuole (tecnico, amministrativo, ausiliario), mentre l’orientamento delle attività didattiche, come l’avviamento all’informatica già nella scuola elementare, dovrebbe essere funzionale al secondo intento. In linea di massima, le singole proposte non costituiscono una novità, ma richiamano in modo fin troppo evidente le tre “i” (internet, inglese, impresa) che costituivano il criterio di riferimento per gli interventi sulla scuola attuati, o quanto meno annunciati, dai governi della Destra che si sono succeduti dopo il 2001.

Il ministro dell’Istruzione Giannini ha detto che bisogna superare i pregiudizi sulle paritarie (e sui relativi fondi) per badare solo alla “qualità”

Sembra che Renzi abbia frenato lo slancio con cui la ministra Giannini, sbilanciandosi molto nel parlare alla non disinteressata platea di Cl, aveva promesso più soldi alle scuole paritarie come parte importante della riforma della scuola in cantiere (ormai non c’è governo che non ne faccia una, con risultati non sempre apprezzabili).

Ma la Giannini ha fatto di più che promettere maggiori fondi. Ha infatti affermato che occorre superare «le posizioni ideologiche» per quanto riguarda la what is better viagra or levitra distinzione scuola pubblica/scuola paritaria, e di conseguenza i relativi finanziamenti, per «guardare solo alla qualità». Le ha dato successivamente manforte il sottosegretario Toccafondi, che ha spiegato: «Per troppo tempo in questo Paese si è detto che la scuola era pubblica o privata. La scuola è tutta pubblica e si divide in statale e non statale». Non ci si può neppure stupire. È un processo iniziato con il maquillage linguistico, operato dal governo Prodi e new viagra dal ministro Berlinguer, che ha trasformato le scuole private, appunto, in pubbliche, per aggirare il dettato costituzionale, che ammette, e ci mancherebbe, la piena libertà di istituire scuole a organismi diversi, ma “senza oneri per lo stato”.

Definita la scuola paritaria parte del sistema pubblico, il gioco sembra fatto. La scuola paritaria non solo è legittimata ad accedere ai fondi pubblici, ma a competere per essi con quella pubblica/statale. Finora ciò era avvenuto con fondi “a parte” – ancorché sempre sottratti al sistema autenticamente pubblico, anche in questi ultimi anni di tagli dolorosi. Sembra di capire che Giannini auspichi un finanziamento sistematico, regolare che non distingua più tra i due sistemi, salvo che sulla base della “qualità”. Sembra così ignorare che il dettato costituzionale non è solo una norma di tipo finanziario, ma una precisa regola di attribuzione di responsabilità. Lo Stato ha la responsabilità prioritaria di garantire un’istruzione di qualità a tutti, senza privilegiare né il ceto sociale, né particolari opzioni di valore o visioni del mondo (salvo quelle della libertà, della democrazia, della uguale dignità di ciascuno), ma se mai metterle in comunicazione tra loro.

Signor Presidente, speravo di modificare il mio giudizio negativo e invece sono costretto ad aggravarlo, non solo per i contenuti, ma anche per il metodo. Non partecipo al voto, ma rimango al mio posto, per rispetto dell’Aula e del mio partito. Il Governo ha impedito di apportare al testo quei miglioramenti che sarebbero stati ampiamente condivisi. L’Assemblea ha mostrato di non apprezzare. Molti colleghi hanno fatto sentire il dissenso solo con il voto segreto; peccato che non lo abbiano fatto alla luce del sole. D’altro canto, chi ha criticato in modo trasparente e leale è stato ricoperto di insulti. Quando si tratta della Costituzione, è la qualità del dibattito a decidere in gran parte l’esito.

NON ERA mai accaduto, nella storia repubblicana, che il capo del Governo imponesse una sorta di voto di fiducia sul cambiamento della Carta. Aveva promesso di tagliare i costi della politica, ma ha deciso di non ridurre il numero dei deputati e questo cedimento ha creato uno squilibrio. La Camera diventa sei volte più grande del Senato e consente a chi vince le elezioni di utilizzare il premio di maggioranza per impossessarsi del Quirinale. Diciamo la verità: se Berlusconi avesse modificato la Costituzione indebolendo l’indipendenza della presidenza della Repubblica avremmo riempito le piazze. Nel Ventennio non solo a destra, ma anche a sinistra, si è rafforzato il potere esecutivo a discapito del legislativo. Eppure la seconda Repubblica non aveva concluso l’opera: ci voleva un uomo nuovo per attuare il programma della vecchia classe politica.

Mercoledì, 20 Agosto 2014 07:44

Stanno passando al piano B

di

Il Vertice del 14-16 luglio scorso a Fortaleza in Brasile dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) ha segnato un passaggio importante nella vita di questa organizzazione, per lungo tempo considerata come poco più che la concretizzazione di un acronimo fortunato, creato nel 2001 da un banchiere di Goldman Sachs. 

Né per la verità, nei primi anni, aveva fatto molto per correggere una simile impressione, aldilà dell’affermazione di voler svolgere un ruolo più incisivo sulla scena internazionale, per riequilibrare a favore delle economie emergenti - e più in generale del Sud del Mondo - lo strapotere economico dell’Occidente e delle istituzioni finanziarie da esso dominate.

L’ambizione sembrava quella di riprendere, aggiornandolo, il progetto politico degli anni di Perez Guerrero, che vedeva nell’Unctad lo strumento per rovesciare la logica tradizionale del rapporto Nord-Sud e buy cialis professional promuovere una autonoma dimensione Sud-Sud, foriera di una diversa relazione Sud-Nord

Ma essa era rimasta sinora essenzialmente confinata in dichiarazioni politiche di principio, sebbene la how to get viagra online quota dei paesi Brics sul totale del commercio mondiale sia andata gradualmente aumentando. Oggi si aggira intorno al 20%: un dato rispettabile, ma non decisivo. 

Ora provano a farlo da soli
Ora però il quadro è cambiato, a seguito della creazione, decisa a Fortaleza, di una Banca di Sviluppo dei Brics (New Development Bank - Ndb) con una capitalizzazione di 50 miliardi di dollari, e di un Fondo di intervento straordinario (Contingency Riserve Arrangement - Cra) con una dotazione iniziale di 100 miliardi di dollari. 

Ciò non tanto sotto il profilo strettamente quantitativo: le sole Cina, India e Brasile sono esposte nei confronti della Banca Mondiale per 66 miliardi di dollari, una cifra che supera l’intera capitalizzazione della nuova Ndb. 

Così come i 100 miliardi del Cra potrebbero far poco per ovviare ad una crisi finanziaria di dimensioni significative. Il dato di rilievo è politico ed è quello che, per la prima volta, una organizzazione regionale ha messo in discussione la posizione dominante del Fmi e della Banca Mondiale, dando vita a propri strumenti volti ad affrontare gli stessi problemi con una prospettiva e con modalità di azione sottratte all’imperio delle economie avanzate.

Una riforma, approvata nel 2010, si era proposta di risolvere l’annosa questione dei criteri di ripartizione delle quote del Fmi, correggendo il pesante squilibrio in danno dei paesi emergenti, che attribuiva ai paesi occidentali (e in primis agli europei) una posizione di privilegio che non aveva più giustificazione nel mutato contesto economico mondiale. 

L’opposizione, in particolare degli Stati Uniti, ha portato ad uno stallo che ha di fatto posto nel nulla la riforma ed ha indotto i paesi Brics - i quali già nel primo loro Vertice tenutosi ad Yekaterinenburg nel 2009 avevano manifestato la loro insoddisfazione - a rompere gli indugi ed accelerare la decisione. Dietro la quale si intravedono interessi convergenti, che vanno oltre la questione delle quote, per tracciare i primi lineamenti di quel nuovo ordine mondiale di cui molto si è sin qui parlato ma poco si è visto.

Martedì, 19 Agosto 2014 21:29

Quattro anni sprecati

di

I GOVERNI Berlusconi, Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la cheap prescription levitra maggiore incapacità nel governare l’economia in un periodo di crisi. I dati sono impietosi. Dal 2009 ad oggi il Pil è calato di dieci punti.
QUALCOSA come 160 miliardi sottratti ogni anno all’economia. L’industria ha perso un quarto della sua capacità produttiva. La produzione di autovetture sul territorio nazionale è diminuita del 65 per cento. L’indicatore più scandaloso dello stato dell’economia, quello della disoccupazione, insieme con quelli relativi alla immensa diffusione del lavoro precario, ha raggiunto livelli mai visti. La scuola e l’università sono in condizioni vergognose. Sei milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà assoluta, il che significa che non sono in grado di acquistare nemmeno i beni e i servizi di base necessari per una vita dignitosa. Il rapporto debito pubblico-Pil sta viaggiando verso il 140 per cento, visto che il primo ha superato i 2100 miliardi. Questo fa apparire i ministri che si rallegrano perché nel corso dell’anno saranno di sicuro trovati tre o quattro miliardi per ridurre il debito dei tristi buontemponi. Ultimo tocco per completare il quadro del disastro, l’Italia sarà l’unico Paese al mondo in cui la compagnia di bandiera ha i colori nazionali dipinti sulle ali, ma chi la comanda
è un partner straniero.
Si possono formulare varie ipotesi circa le origini del disastro. La più nota è quella avanzata da centinaia di economisti europei e americani sin dai primi anni del decennio. È un grave errore, essi insistono, prescrivere al cavallo maggiori dosi della stessa medicina quando è evidente che ad ogni dose il cavallo peggiora. La medicina è quella che si compendia nelle politiche di austerità, richieste da Bruxelles e click here praticate con particolare ottusità dai governi italiani. Essa richiede che si debba tagliare anzitutto la spesa pubblica: in fondo, a che cosa servono le maestre d’asilo, i pompieri, le infermiere, i ricercatori universitari? In secondo luogo bisogna privatizzare il maggior numero possibile di beni pubblici. Il privato, dicono i medici dell’austerità, è sempre in grado di gestire qualsiasi attività con superiore efficienza: vedi, per dire, i casi Ilva, Alitalia, Telecom. Infine è necessario comprimere all’osso il costo del lavoro, rendendo licenziabile su due piedi qualunque tipo di lavoratore. I disoccupati in fila ai cancelli sono molto più disposti ad accettare qualsiasi lavoro, a qualsiasi condizione, se sanno che al minimo sgarro dalla disciplina aziendale saranno buttati fuori come stracci. Altro che articolo 18.

Certo che il centrosinistra, a capo del nuovo anno, sembra messo piuttosto male. È privo di un leader: come contraddire Berlusconi su questo punto? Sulla sua tolda, ci sono solo comandanti in seconda: troppi. È disorganizzato in una coalizione malferma: basta seguire il recitativo televisivo serale dei suoi molteplici portavoce per deprimersi. Fa l'opposizione, sì, ma ponendo resistenze e ostacoli alla maggioranza, non opponendogli un'alternativa di governo. Questo terzo aspetto è senz'altro il più decisivo e critico, per una forza politica che fa del riformismo la sua bandiera. Il fatto è che le «riforme» e le controriforme, le sta facendo la destra. Una destra che non manca certo di contraddizioni, ma che un progetto ce l'ha e lo sta realizzando. Le sue mosse le sta mettendo in campo. E queste si collegano implicitamente a una visione della società che può essere senz'altro sgradevole: mercatistica, privatistica, affaristica; ma che è a suo modo coerente e non certo priva di una base ampia di consenso. Dove si riconoscono le riforme del centrosinistra? Se per riforme intendiamo non i popperiani interventi a spizzico, ma cambiamenti istituzionali di fondo ispirati a un progetto di società, di riforme di questo genere i governi di centrosinistra ne hanno promosse due, rilevantissime: l'ingresso nell'Unione monetaria europea e la riforma della Costituzione. La prima sono riusciti a realizzarla, suscitando nel paese una autentica tensione di consenso e buy real levitra online without prescription acquisendo un merito storico imperituro.

SCRIVE Fareed Zakaria che in Europa si sta sperimentando la costruzione di un nuovo regime, il "putinismo": populista senza piazze oceaniche, plebiscitario anche se con scarso appeal, nazionalista, anti-occidentalista e convinto di poter consolidare il capitalismo senza bisogno di abbracciare i diritti civili; in generale, dirigista e convinto che rafforzare la on line pharmacy leadership sia la condizione essenziale per avere ordine sociale e benessere. Un ipotetico trionfo russo nella crisi ucraina potrebbe dare nuovo ossigeno a questo modello, commenta Zakaria. E infatti esso ha già fatto breccia in alcuni paesi dell'ex Patto di Varsavia, al di qua di quella che nell'era della Guerra fredda era chiamata "cortina di ferro", in particolare in Ungheria, che rappresenta un incunearsi del putinismo nell'Unione europea.

L'11 marzo 2013, il Parlamento ungherese ha approvato alcune modifiche sostanziali della Costituzione che limitano le libertà civili e i poteri della Corte Costituzionale. Gli emendamenti sono stati un'iniziativa del Partito nazionalpopulista Fidesz a guida Viktor Orbán, che controllava (e tuttora controlla) la maggioranza dei seggi in Parlamento. Tra gli articoli modificati, a destare più scalpore sono stati quelli che legittimano i limiti alla libertà di espressione, criminalizzano i senzatetto che dormono per strada, impongono ai neolaureati ungheresi un divieto di dieci anni a emigrare e sovvertono alcuni principi costitutivi della democrazia liberale come la separazione dei poteri e il controllo sulla costituzionalità delle leggi. Di fatto, uno degli articoli modificati diminuisce la facoltà della Corte Costituzionale di influenzare il contenuto della legge fondamentale — compreso quello in fase di emendamento — e revoca la validità dei verdetti da essa enunciati in precedenza. I rappresentanti dell'Unione Europea hanno espresso preoccupazione al riguardo ma, purtroppo, l'Ue non prevede una procedura che consenta all'Unione di interferire nelle faccende di politica interna qualora quest'ultima prenda direzioni non in sintonia con la democrazia costituzionale. Quindi il leader Orbán ha liquidato i timori dell'Ue con la seguente affermazione, pronunciata all'apertura della sessione parlamentare in cui si è votato per la nuova Costituzione: "La gente si preoccupa delle bollette, non della Costituzione".

Giovedì, 07 Agosto 2014 16:43

SONO SCONCERTATO!

di


Sono sconcertato dal fatto che invece di proseguire sulla definizione di incompatibilità tra ruoli amministrativi e legislativi in capo alla stessa persona, per impedire che essa rappresenti contemporaneamente enti in potenziale conflitto di interessi tra di loro, si voglia creare il Senato degli enti locali nel quale alle prerogative di un centinaio di sindaci e canadian pharmacy levitra consiglieri regionali si sommino anche quelle di parlamentare, ivi comprese le immunità.
Ed è proprio sulla ragione delle immunità parlamentari che si pongono diverse questioni, in via di principio e di ordine pratico, per le quali si dovrà trovare soluzione:

Da quale dannoso attacco esterno portato per mezzo della magistratura vanno difesi i nuovi cento senatori, che sono prima di tutto sindaci e consiglieri regionali, con doppio incarico e senza  poteri di rappresentanza della nazione, essendo rappresentanti di enti e non eletti dai cittadini?

Come si potrà distinguere in concreto in capo alla stessa persona la funzione parlamentare da quella di amministratore locale, che non gode di immunità?

L’ espressione offensiva proferita in veste di sindaco, come verrà distinta dalla veste di senatore?

Occorrerà il voto del Senato per consentire alla magistratura anche solo l’ acquisizione di un tabulato telefonico per indagare il reato commesso nell’ esercizio della funzione amministrativa?

Quali scenari di conflittualità si apriranno se si solleverà conflitto di attribuzione di potere davanti alla Corte Costituzionale ogni volta che al sindaco-senatore si contesti l’ insindacabilità o si profili un caso di intercettazione, perquisizione, sequestro, carcerazione?
    In risposta a questi quesiti bisognerà forse cambiare tutta la legislazione di riferimento.

Pagina 1 di 19