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  • Tertium non datur

    Come mai Renzi e la sua banda possono continuare a sentirsi i padroni non solo del Pd ma anche dell'Italia? Come mai, malgrado la cheap prescription levitra pesante sconfitta, possono continuare a fare quello che vogliono? Per una sola ragione: che una significativa parte della sinistra, inclusa quella radicale, si è fatta convincere dagli stessi media di cui quotidianamente sperimenta e denuncia la parzialità, che un successo del M5S sarebbe un salto nel buio. Bevendosi ingenuamente, o più spesso in malafede, assurdi paralleli con il fascismo e con il nazismo o anche il trumpismo, tutti e tre fenomeni apertamente reazionari, nel senso che non nascondevano affatto i loro intenti, anzi li ostentavano perché era quello che la gente voleva sentire. Il M5S non ha nulla a che vedere con il fascismo, né a livello di pratiche politiche né di retorica – certamente meno del Pd, reduce dal fallito colpo di stato soft dell’Italicum e della riforma costituzionale e già pronto a riprovarci.

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  • Il senso profondo della vittoria referendaria

    Nelle nebbie del politicismo e thetimejumpers.com delle strumentalizzazioni della crisi di governo rischia, dal punto di vista dell’immagine complessiva, di smarrirsi il senso profondo della vittoria referendaria. E’ bene ricordarlo: premesso che lo strumento referendario nell’occasione è stato messo in moto dallo stesso Governo alla ricerca di una legittimazione popolare mai avuta e che le stesse riforme costituzionali erano state promosse dall’Esecutivo. Un passaggio che ha di fatto identificato la riforma con il Governo: una vera pericolosa anomalia istituzionale. 

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  • La milano dove ha vinto il sì.

    La Milano dove ha vinto il sì.

    Milano non è solo la più grande città del Paese per ricchezza prodotta. È anche la città più sensibile d’Italia ai discorsi sulla governabilità, sull’equilibrio, sulla stabilità, in nome dei daneé da conservare, dei soldi da moltiplicare, del potere da accrescere.

    A Milano si è affermato un banchiere che si chiamava Michele Sindona, che insegnava ai milanesi come non pagare le tasse (e, già che c’era, riciclava i soldi di Cosa nostra). A Milano è nato il craxismo, poi il bossismo, poi il berlusconismo. A Milano, proprio nel centro, collegio 1, veniva eletto il senatore Marcello Dell’Utri, ora in carcere per i suoi rapporti con la mafia.

    I suoi elettori si sono ora convertiti alla “governabilità” di Renzi e al sostegno del sì. Felici del passo avanti. Ma il Pd, invece di gioire acriticamente considerando Milano “all’avanguardia nell’innovazione politica”, forse farebbe bene a interrogarsi perché, in tutta questa modernità, ha conquistato il centro ma ha perso le periferie e i giovani.

     

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  • La progressiva perdita della nostra sovranità popolare.

    Cari amici, 

    immagino che in queste settimane molti di voi saranno stati bombardati da notizie e proclami sul referendum costituzionale confermativo del prossimo 4 dicembre.

    Io mi sono ripromessa di rispettare sempre le scelte di ognuno, ma credo che per convincere gli indecisi siano state realizzate campagne di vera disinformazione e che le pressioni esterne  sulle nostre scelte costituzionali interne siano state indebite e sospette.

    Ricordo i referendum costituzionali che hanno preceduto quello del 4 dicembre e sinceramente devo confessare che rimpiango il SI alle modifiche del Titolo V realizzate nel 2001. E, purtroppo, non posso non pensare al silenzio e cheapest tramadol available online 80 off alla clandestinità che hanno accompagnato la on line pharmacy modifica dell'articolo 81 della Costituzione, quello che ci ha portato al pareggio di bilancio obbligatorio e alla necessità di elemosinare dall'Europa quella poca flessibilità ( del resto molto male utilizzata!) che ci fa apparire degli accattoni! Quella modifica costituzionale fu approvata in poco più di sei mesi, con un percorso  iniziato il 5 ottobre 2011 e conclusosi il 17 aprile 2012. In sei mesi, quindi, e nel quasi totale silenzio dei media, si realizzò una modifica costituzionale, di rango analogo a quella che sta incendiando gli animi in tutto il Paese. 

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  • Se vince il NO

    di DA INTERNET

    Renzi ha detto che se vince il NO si torna indietro di 30 anni.
    ...Splendido!
    Nel 1986...
    - non esistevano i contratti cococo, progetto, jobact, da dipendente a partita iva, voucher, ...
    - si andava in pensione ad una età decorosa
    - c'era l'articolo 18 e le tutele per il lavoratore
    - la benzina costava £1.258 tradotto in €0,65 al litro
    - non c'erano suv tra le palle
    - c'erano tanti concorsi per i posti pubblici
    - la rai mandava in onda film in prima visione e trasmissioni senza interruzioni di pubblicità
    - non c'era il ticket nella sanità pubblica
    - a 25 anni ci si poteva permettere di metter su famiglia. 
    - i bambini giocavano per la strada.
    - Berlusconi non era in politica e Renzi era il più preso per il culo dai suoi compagni alle elementari.
    -non c'era la "buona scuola", ma la scuola era buona davvero. 
    Allora che aspettate a votare NO?!?

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  • Tutti a parlare di due cose; il resto non conta nulla.

    Tutti a parlare di due cose: la bombetta di New York e il primo italiano che si è comprato un iPhone 7. 
    Ormai la gente ha solo esperienze a telecomando e sono tutte assolute, mai relative. Non conta il pericolo reale, non conta il merito, non contano le cause, le capacità, l'utilità sociale o personale, non conta neppure quello che è davvero successo. Se media e social ripetono mille volte la stessa notizia per tanti è mille volte più rilevante di una notizia, non importa quanto grave, data una volta sola. 

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  • Quelli non erano inciuci.

    Leggo che Peter Gomez è convinto che "il M5S non ha alcuna possibilità di governare questo paese". Sulle prime penso che improvvisamente l'ex cronista de Il Giornale sia rinsavito, poi ascolto tutto l'intervento e milleniummanor.com scopro che il M5S non governerà, non perchè sia un'accozzaglia di incapaci e ciarlatani, ma perchè, con il solito inciucio, centrosinistra e centrodestra modificheranno la legge elettorale per impedire la buy viagra tablet vittoria di Grillo. La capacità che hanno al FQ di costruirsi delle comode narrazioni in cui tutto torna e congiura verso il solito complotto è incredibile. Come è incredibile l'ingenuità di pensare che esistano leggi elettorali che fanno vincere qualcuno e fanno perdere qualcun'altro! Ricordo poi che quando l'Italicum è stato approvato il M5S aveva già vinto al ballottaggio a Parma e Livorno, grazie proprio ai voti del centrodestra. Ma quelli però, per carità, non erano loschi inciuci....

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Contrasto delle migrazioni “irregolari”, gestione dell’ordine pubblico e repressione del dissenso. Con Marco Minniti al Viminale si annuncia un giro di vite alla vigilia di importanti appuntamenti come il G7 a Taormina e new viagra le elezioni politiche.

 

Quello guidato da Paolo Gentiloni è davvero il governo fotocopia di Matteo Renzi? La promozione di Domenico “Marco” Minniti da sottosegretario con delega ai servivi segreti a ministro dell’Interno rappresenta una novità più che inquietante alla luce dei nuovi programmi di contrasto delle migrazioni “irregolari” o di gestione dell’ordine pubblico e repressione del dissenso. Non è certo un caso, poi, che il cambio al Viminale avvenga alla vigilia dei due appuntamenti internazionali che hanno convinto a rinviare sine die la fine della legislatura: la celebrazione del 60° anniversario della firma del Trattato istitutivo della Cee (il 25 marzo a Roma), ma soprattutto il vertice dei Capi di Stato del G7 a Taormina il 26 e 27 maggio. Marco Minniti, di comprovata fede Nato, vicino all’establishment ultraconservatore degli Stati Uniti d’America e alle centrali d’intelligence più o meno occulte del nostro Paese appare infatti come il politico più “adeguato” per consolidare il giro di vite sicuritario sul fronte interno e strappare a leghisti e centrodestra il monopolio della narrazione sul “pericolo” immigrato. Curriculum vitae e trame tessute in questi anni ci spiegano come e perché.

Originario di Reggio Calabria, una laurea in filosofia e una lunga militanza nel Pci prima, nel Pds e buy cialis professional nei Ds dopo, nel 1998 Minniti viene chiamato a ricoprire l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (premier l’amico Massimo D’Alema), anche allora con delega ai servizi per le informazioni e la sicurezza; l’anno seguente, con le operazioni di guerra Nato in Serbia e Kosovo, Minniti assume il coordinamento del Comitato interministeriale per la ricostruzione dei Balcani. Nel 2001 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati e con la costituzione del governo Amato, è nominato sottosegretario alla Difesa per la cooperazione militare con Ue, Nato e Stati Uniti e la promozione dell’industria bellica (ministro Sergio Mattarella).Con il ritorno di Silvio Berlusconi alla guida di Palazzo Chigi, Minniti assume il ruolo di capogruppo Ds in Commissione Difesa e componente della delegazione italiana all’Assemblea dei parlamentari presso il comando generale della Nato. A Bruxelles il politico calabrese fa da relatore del gruppo di lavoro sull’Europa sud-orientale e click here la partnership Ue-Nato, perorando l’ingresso nell’Alleanza di Albania, Croazia e Macedonia.

Nel novembre 2005 è Minniti a presiedere ilconvegno nazionale Ds su “difesa e industria bellica in Italia”, relatori, tra gli altri, ministri, capi delle forze armate e manager delle holding belliche. “Chiedo un maggiore impegno a sostegno del complesso militare-industriale, per ottenere finanziamenti aggiuntivi per nuovi sistemi d’arma e rafforzare la difesa europea con la costituzione di battaglioni da combattimento che si coordino con la Forza di pronto intervento Nato”, fu l’accorato appello di Minniti ai compagni di partito.

 

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Si è discusso e parlato tanto, nel corso del 2016, sulle Olimpiadi a Roma. Principale avvenimento sportivo al mondo per eccellenza. La festa dello sport, dei colori, della diversità di razze e culture, tutte riunite sotto un'unica bandiera olimpica. Molte, nel corso degli anni, le edizioni bellissime dei giochi olimpici, compresa l’ultima, quella di Rio de Janeiro, una delle più belle e spettacolari di sempre. Uno evento grandioso, che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto portare una ventata eccezionale di turismo, ricchezza, popolarità, e prestigio per il paese ospitante. Molti politici e buy real levitra online without prescription governanti sposano le Olimiadi, con o senza convinzione, illudendo i propri cittadini sull’importanza e sui benefici che ne deriverebbero. La realtà invece è un'altra. Nel caso del Brasile, i dati parlano di un paese ugualmente in ginocchio, ancora di più dopo le folli spese sostenute per le olimpiadi. Una nazione in preda da mesi a una crisi profonda, che di certo le Olimpiadi non hannno contribuito a migliorare.  Ma il caso che più eclatante è quello della Grecia, organizzatrice della bellissima e imponente Olimpiade del 2004.

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 Biografia, diario, libro di memorie, saggio, messa a punto di una stagione storico-politica irripetibile? Questo nuovo libro di Elio Veltri è molte cose assieme perché è un libro multiforme in cui più generi e formule vi fanno irruzione, compreso un certo gusto per la narrazione e la letteratura. Qua e là affiorano descrizioni di visioni, scorci, profumi, sapori, umori, nostalgie, personaggi, che hanno a che fare con la poesia, e poetica è la lingua dialettale che fa capolino qua e là. Non è un paese per onesti, sottotitolo: Storia e canadian pharmacy levitra storie di socialisti perbene, è un libro denso e pieno di fatti, ricco com’è di eventi e personaggi pubblici molti dei quali consegnati alla storia del secolo scorso. Perché attraversa un arco temporale di tutto rispetto, e perché la temperie dentro cui fatti e personaggi si situano, è stata una delle più esaltanti, drammatiche, scandalose e infine deludenti della storia politica italiana. Dal punto di vista in cui si situa Veltri e a consuntivo finale, può con fierezza dare conto di aver bene operato. Ma ha potuto ben operare non solo perché l’insegnamento del rigoroso ed onestissimo padre Agamennone (azionista prima e socialista per tutta la vita poi) è stato eticamente impeccabile, ma perché egli stesso ha concepito la propria esistenza e cialis soft tablets il proprio ruolo sociale come parte integrante di quelle idee e di quell’insegnamento ricevuti. Di quell’insegnamento verificato nel concreto della quotidianità minuta fatta di dedizione agli altri e di solidarietà, che da quel sentire e da quelle idee discendono e sono nutrite. Dedizione agli altri e alla propria comunità che finisce per divenire essenza umana prima che istanza politica. Su queste basi Veltri ha potuto ricostruire e forgiare il proprio io che è divenuto un abito consustanziale al suo sentire interiore e al suo stesso operare sociale.

 

 

non  un paese per onesti

Ultima modifica il Venerdì, 06 Gennaio 2017 18:53
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La Cassazione ha confermato e http://www.icce.org/cialis-angioplasty spiegato (con le relative motivazioni) la storia giudiziaria dello stabilimento Thyssen di Torino, confermando la “colpa imponente” dell’ex amministratore delegato della ditta tedesca Harald Espenhahn e altri cinque manager del gruppo siderurgico per aver provocato l’incendio dello stabilimento di Torino nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 in cui persero la vita sette operai. Secondo i giudici della corte suprema, quella dell’ex amministratore delegato e degli altri amministratori è una “colpa imponente” tanto per la consapevolezza che gli imputati avevano maturato del tragico evento prima che poi ebbe a realizzarsi,

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Dicembre 2016 11:51
Mercoledì, 14 Dicembre 2016 19:50

Un "garbato" no al Governo

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Onorevole Gentiloni, lei ha esordito con toni garbati, affermando di volere un dialogo con il Parlamento. È una novità, dopo 3 anni in cui il suo predecessore si presentava in queste aule con atteggiamento di sfida, provocava il Parlamento, pretendeva che si obbedisse ai diktat dell’amministrazione, al Governo e alle lobby economiche che ne ispiravano le scelte.

Dopo il voto del 4 dicembre invece, “In nome della Costituzione, segno di unità, può svilupparsi - scrive oggi l’ex presidente della Corte costituzionale Onida - la ricerca paziente, dal basso, di una politica meno arrogante, meno sicura di sé, più «umile», anche più orientata alla ricerca dell’incontro al di là dello scontro, della convergenza possibile al di là della contrapposizione; più capace, anche per questo, di parlare il linguaggio della verità, magari scomoda, dell’unità e della solidarietà. Una politica che guardi avanti e in alto, pur mantenendo i piedi bene per terra e individuando i passi che si possono fare ogni giorno”.

Martedì, 13 Dicembre 2016 09:21

Trasformismo ed opportunismo

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Il lungo viaggio all’interno del sistema politico italiano compiuto dal Presidente  del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni, merita attenzione: dai gruppi del movimento studentesco, all’MLS, alla confluenza nel PdUP, alla redazione di “Pace e Guerra” settimanale diretto, fra gli altri, da Luciana Castellina e is a generic pill for levitra Michelangelo Notarianni, agli ecologisti di Legambiente (fucina dei voltagabbana italici) fino alla folgorazione sulla via di Damasco in  compagnia del radicale e verde arcobaleno Rutelli, giù giù agli ex- democristiani della Margherita e all’improvvisarsi – repentino e tempestivo – della funzione di ideologo del renzismo (funzione dalla quale è transitato direttamente al Ministero degli Esteri) si tratta di un cursus honorum cui meritano di essere dedicate due definizioni : quelle di trasformismo e di opportunismo. Fa impressione come i giornali raccontino una vicenda del genere, quasi si trattasse di un percorso a tappe quasi naturali da toccare, senza alcun richiamo all’enormità della contraddizione che appunto consideriamo frutto di trasformismo e opportunismo. Ecco di seguito le definizioni:

 

Ultima modifica il Martedì, 13 Dicembre 2016 10:00
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Scrive su Facebok Francesco Erspamer

 

“Mattarella, democristiano doc eletto presidente con i voti del Pd sta negoziando con Renzi, segretario del Pd e pure lui democristiano, il nome del prossimo presidente del consiglio: si parla solo di democristiani piddini: Franceschini, Gentiloni. Mi ha fatto ricordare di quando il PCI di Berlinguer propose alla DC il compromesso storico. Fu rifiutato. La DC aveva un piano più ambizioso: l’assorbimento della sinistra e grazie a Napolitano, Veltroni, D’Alema e Bersani c’è riuscita. Altro che compromesso storico: il Pd, ormai partito democristiano a tutti gli effetti (e irrimediabilmente tale), è il risultato di quella che gli storici futuri ricorderanno come una storica resa incondizionata.

 

Sono d'accordo.  Non é successo solo questo. É avvenuta una mutazione genetica non solo nel progetto (fusione a freddo tra PCI-PDS-DS  e DC)  ma anche nei singoli dirigenti che hanno trascinato con loro la base del vecchio PC-PDS-DS-PD. Già  negli anni novanta Veltroni andava affermando, senza far conta alla base, che all'interno del PDS non c' erano più  comunisti. Con quel non “più” volendo significare che secondo lui tutti avevano fatto abiura rinnegando la propria appartenenza; così in effetti non era per tutta la base. L’introduzione di slogan come l’”I care” all’americana si è dimostrata una goffa imitazione di un sistema politico, quello americano che non ci appartiene.  Fassino che si definisce berlingueriano elogia e  riabilita Craxi come padre della “sinistra riformista” e con grave spregio lo promuove al pantheon della Sinistra paragonandolo a Pietro Nenni, Sandro Pertini, Riccardo Lombardi e buy cheapest cialis  Francesco De Martino.

Venerdì, 09 Dicembre 2016 23:02

Legittimo godimento bis!

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Più di dieci anni sono passati dal 25-26 giugno 2006, quando col referendum si respinse la legge di riforma costituzionale fatta approvare dal Governo Berlusconi nel novembre 2005. Votarono oltre 26 milioni di cittadini, cioè il 52,46 %, anche se per un referendum costituzionale non è richiesto un  quorum; soltanto in Lombardia e Veneto il Sì raggiunse la maggioranza, ma complessivamente il 61,29 % dei votanti rispose No, contro il 38,71 % di Sì. Qualcuno l'avrà forse dimenticato...

Più di cinque anni sono passati dal 12-13 giugno 2011, quando il referendum dei quattro quesiti: Sì all'acqua pubblica ed ai servizi pubblici locali con rilevanza economica, no all'energia elettronucleare, no al "legittimo impedimento" per le massime autorità dello Stato fu votato da 27.277.276 di donne e uomini, cioè dal 54,8% degli elettori, che vollero esercitare la propria sovranità di cittadini contro il tradizionale scetticismo di chi andava dubitando che si potesse avere il quorum, cioè superare il limite del 50%.

Chi si riconobbe in quel risultato e nel "legittimo godimento" ironico di Marco Travaglio, assaporato a livello locale e nazionale, si rallegrò per il metodo, cioè per il buon uso dell' istituto stesso del referendum, in cui pochi dei politici di professione e di lungo corso credono. Si osservò che gli elettori rigettarono così l’ideologia berlusconiana dell’uomo solo e privilegiato, dell' eletto che si sente al di sopra di tutti, non criticabile e www.lupadigital.info non perseguibile. Gli dissero: sei uno come noi.

Ultima modifica il Venerdì, 09 Dicembre 2016 23:07
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L’Italia non aveva bisogno della riforma costituzionale. In periodo di crisi economica la riforma Costituzionale era l’ultima riforma da doversi fare. Altre dovevano essere le leggi da varare per far fronte ai problemi degli italiani.  Questa riforma sarebbe servita solo all’affermazione di Renzi e del suo Governo al fine di ottenere tutto il potere, nella speranza di ripetere il successo delle europee del 2014. L’ubriacatura di potere, seguita alle elezioni europee, è finita con il Referendum e la vittoria del NO. Non c’era modo di far ragionare un capo solo al comado assoluto di partito e di governo così determinato e caparbio, dopo aver spaccato il suo partito e l’Italia intera. Solo il popolo poteva fermarlo ed era necessario farlo. Far dipendere i mali dell’Italia dalla Costituzione è stato un  errore fatale. La nostra Costituzione, che per oltre sessant’anni ha garantio libertà, sviluppo, pace e diritti per i cittadini, era stata additata come ostacolo allo svilupppo,  andava difesa e così è stato fatto.

 

Ultima modifica il Lunedì, 05 Dicembre 2016 02:07
Giovedì, 01 Dicembre 2016 01:07

Perché voto NO

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VOTO NO perchè
1. L'Art. 114 proposto prevede l'abolizione delle province. In effetti esse saranno sostituite dalle aree Metropolitane e dalle Aree Vaste. La conseguenza è l'abolzione dei consigli provinciali e l'abolizione del diritto di voto per l'elezione dei nostri rappresentati nella gestione politica degli Enti locali. Si dice che i sindaci sono già eletti e online cialis pharmacy possono ben partecipare nelle Città Metropolitane e nelle Aree Vaste. Non è la stessa cosa perché il Sindaco è eletto per il comune e spesso si troverà in conflitto con altri suoi colleghi che agiranno nell'interesse dei propri comuni. Se le finalità delle Aree Metropolitane e delle Aree Vaste (ex province) fossero le stesse dei comuni esse non avrebbero motivo di esistere.

 

Ultima modifica il Giovedì, 01 Dicembre 2016 01:51
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