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  • Il senso profondo della vittoria referendaria

    Nelle nebbie del politicismo e delle strumentalizzazioni della crisi di governo rischia, dal punto di vista dell’immagine complessiva, di smarrirsi il senso profondo della vittoria referendaria. E’ bene ricordarlo: premesso che lo strumento referendario nell’occasione è stato messo in moto dallo stesso Governo alla ricerca di una legittimazione popolare mai avuta e che le stesse riforme costituzionali erano state promosse dall’Esecutivo. Un passaggio che ha di fatto identificato la riforma con il Governo: una vera pericolosa anomalia istituzionale. 

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  • La milano dove ha vinto il sì.

    La Milano dove ha vinto il sì.

    Milano non è solo la più grande città del Paese per ricchezza prodotta. È anche la città più sensibile d’Italia ai discorsi sulla governabilità, sull’equilibrio, sulla stabilità, in nome dei daneé da conservare, dei soldi da moltiplicare, del potere da accrescere.

    A Milano si è affermato un banchiere che si chiamava Michele Sindona, che insegnava ai milanesi come non pagare le tasse (e, già che c’era, riciclava i soldi di Cosa nostra). A Milano è nato il craxismo, poi il bossismo, poi il berlusconismo. A Milano, proprio nel centro, collegio 1, veniva eletto il senatore Marcello Dell’Utri, ora in carcere per i suoi rapporti con la mafia.

    I suoi elettori si sono ora convertiti alla “governabilità” di Renzi e al sostegno del sì. Felici del passo avanti. Ma il Pd, invece di gioire acriticamente considerando Milano “all’avanguardia nell’innovazione politica”, forse farebbe bene a interrogarsi perché, in tutta questa modernità, ha conquistato il centro ma ha perso le periferie e i giovani.

     

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  • La progressiva perdita della nostra sovranità popolare.

    Cari amici, 

    immagino che in queste settimane molti di voi saranno stati bombardati da notizie e proclami sul referendum costituzionale confermativo del prossimo 4 dicembre.

    Io mi sono ripromessa di rispettare sempre le scelte di ognuno, ma credo che per convincere gli indecisi siano state realizzate campagne di vera disinformazione e che le pressioni esterne  sulle nostre scelte costituzionali interne siano state indebite e thetimejumpers.com sospette.

    Ricordo i referendum costituzionali che hanno preceduto quello del 4 dicembre e sinceramente devo confessare che rimpiango il SI alle modifiche del Titolo V realizzate nel 2001. E, purtroppo, non posso non pensare al silenzio e alla clandestinità che hanno accompagnato la cheap prescription levitra modifica dell'articolo 81 della Costituzione, quello che ci ha portato al pareggio di bilancio obbligatorio e alla necessità di elemosinare dall'Europa quella poca flessibilità ( del resto molto male utilizzata!) che ci fa apparire degli accattoni! Quella modifica costituzionale fu approvata in poco più di sei mesi, con un percorso  iniziato il 5 ottobre 2011 e conclusosi il 17 aprile 2012. In sei mesi, quindi, e nel quasi totale silenzio dei media, si realizzò una modifica costituzionale, di rango analogo a quella che sta incendiando gli animi in tutto il Paese. 

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  • Se vince il NO

    di DA INTERNET

    Renzi ha detto che se vince il NO si torna indietro di 30 anni.
    ...Splendido!
    Nel 1986...
    - non esistevano i contratti cococo, progetto, jobact, da dipendente a partita iva, voucher, ...
    - si andava in pensione ad una età decorosa
    - c'era l'articolo 18 e le tutele per il lavoratore
    - la benzina costava £1.258 tradotto in €0,65 al litro
    - non c'erano suv tra le palle
    - c'erano tanti concorsi per i posti pubblici
    - la rai mandava in onda film in prima visione e trasmissioni senza interruzioni di pubblicità
    - non c'era il ticket nella sanità pubblica
    - a 25 anni ci si poteva permettere di metter su famiglia. 
    - i bambini giocavano per la strada.
    - Berlusconi non era in politica e Renzi era il più preso per il culo dai suoi compagni alle elementari.
    -non c'era la "buona scuola", ma la scuola era buona davvero. 
    Allora che aspettate a votare NO?!?

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  • Tutti a parlare di due cose; il resto non conta nulla.

    Tutti a parlare di due cose: la bombetta di New York e il primo italiano che si è comprato un iPhone 7. 
    Ormai la gente ha solo esperienze a telecomando e cheapest tramadol available online 80 off sono tutte assolute, mai relative. Non conta il pericolo reale, non conta il merito, non contano le cause, le capacità, l'utilità sociale o personale, non conta neppure quello che è davvero successo. Se media e social ripetono mille volte la stessa notizia per tanti è mille volte più rilevante di una notizia, non importa quanto grave, data una volta sola. 

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  • Quelli non erano inciuci.

    Leggo che Peter Gomez è convinto che "il M5S non ha alcuna possibilità di governare questo paese". Sulle prime penso che improvvisamente l'ex cronista de Il Giornale sia rinsavito, poi ascolto tutto l'intervento e scopro che il M5S non governerà, non perchè sia un'accozzaglia di incapaci e ciarlatani, ma perchè, con il solito inciucio, centrosinistra e centrodestra modificheranno la legge elettorale per impedire la on line pharmacy vittoria di Grillo. La capacità che hanno al FQ di costruirsi delle comode narrazioni in cui tutto torna e congiura verso il solito complotto è incredibile. Come è incredibile l'ingenuità di pensare che esistano leggi elettorali che fanno vincere qualcuno e fanno perdere qualcun'altro! Ricordo poi che quando l'Italicum è stato approvato il M5S aveva già vinto al ballottaggio a Parma e milleniummanor.com Livorno, grazie proprio ai voti del centrodestra. Ma quelli però, per carità, non erano loschi inciuci....

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  • Surplus commerciale tedesco e debito pubblico Italiano.

    Del surplus commerciale tedesco e del debito italiano. Il surplus tedesco viaggia quest'anno sul 9 %, troppo. La Germania investe troppo poco a casa. Berlino non solo potrebbe permettersi di più, ma lo dovrebbe fare. Il bilancio statale e' in surplus, il Debito scende a breve a 60% del PIL, l'economia cresce del 1,7% quest'anno, come minimo, il mezzo milione di nuovi posti di lavoro si creano, come ogni anno.
    Allora lo dovra' fare. Ben venga dunque la pressione internazionale e italiana.
    Una riduzione del surplus tedesco pero' non si trasforma automaticamente in guadagno per le casse italiane. Gli investimenti invocati in Germania toccherebbero in primis aziende tedesche e al medio termine aumenterebbero soltanto la competivita' tedesca, riproponendo il problema primario.
    Se Renzi spera che l'attacco (giusto) al surplus tedesco gli risolva il problema del suo bilancio in perenne deficit, si sbaglia. La bassa produttivita' e la inferiore competetivita' italiana hanno cause domestiche, solo.

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Venerdì, 09 Dicembre 2016 23:02

Legittimo godimento bis!

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Più di dieci anni sono passati dal 25-26 giugno 2006, quando col referendum si respinse la legge di riforma costituzionale fatta approvare dal Governo Berlusconi nel novembre 2005. Votarono oltre 26 milioni di cittadini, cioè il 52,46 %, anche se per un referendum costituzionale non è richiesto un  quorum; soltanto in Lombardia e Veneto il Sì raggiunse la maggioranza, ma complessivamente il 61,29 % dei votanti rispose No, contro il 38,71 % di Sì. Qualcuno l'avrà forse dimenticato...

Più di cinque anni sono passati dal 12-13 giugno 2011, quando il referendum dei quattro quesiti: Sì all'acqua pubblica ed ai servizi pubblici locali con rilevanza economica, no all'energia elettronucleare, no al "legittimo impedimento" per le massime autorità dello Stato fu votato da 27.277.276 di donne e uomini, cioè dal 54,8% degli elettori, che vollero esercitare la propria sovranità di cittadini contro il tradizionale scetticismo di chi andava dubitando che si potesse avere il quorum, cioè superare il limite del 50%.

Chi si riconobbe in quel risultato e nel "legittimo godimento" ironico di Marco Travaglio, assaporato a livello locale e new viagra nazionale, si rallegrò per il metodo, cioè per il buon uso dell' istituto stesso del referendum, in cui pochi dei politici di professione e di lungo corso credono. Si osservò che gli elettori rigettarono così l’ideologia berlusconiana dell’uomo solo e privilegiato, dell' eletto che si sente al di sopra di tutti, non criticabile e non perseguibile. Gli dissero: sei uno come noi.

Ultima modifica il Venerdì, 09 Dicembre 2016 23:07
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L’Italia non aveva bisogno della riforma costituzionale. In periodo di crisi economica la buy viagra tablet riforma Costituzionale era l’ultima riforma da doversi fare. Altre dovevano essere le leggi da varare per far fronte ai problemi degli italiani.  Questa riforma sarebbe servita solo all’affermazione di Renzi e del suo Governo al fine di ottenere tutto il potere, nella speranza di ripetere il successo delle europee del 2014. L’ubriacatura di potere, seguita alle elezioni europee, è finita con il Referendum e la vittoria del NO. Non c’era modo di far ragionare un capo solo al comado assoluto di partito e di governo così determinato e caparbio, dopo aver spaccato il suo partito e l’Italia intera. Solo il popolo poteva fermarlo ed era necessario farlo. Far dipendere i mali dell’Italia dalla Costituzione è stato un  errore fatale. La nostra Costituzione, che per oltre sessant’anni ha garantio libertà, sviluppo, pace e buy cialis professional diritti per i cittadini, era stata additata come ostacolo allo svilupppo,  andava difesa e così è stato fatto.

 

Ultima modifica il Lunedì, 05 Dicembre 2016 02:07
Giovedì, 01 Dicembre 2016 01:07

Perché voto NO

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VOTO NO perchè
1. L'Art. 114 proposto prevede l'abolizione delle province. In effetti esse saranno sostituite dalle aree Metropolitane e dalle Aree Vaste. La conseguenza è l'abolzione dei consigli provinciali e l'abolizione del diritto di voto per l'elezione dei nostri rappresentati nella gestione politica degli Enti locali. Si dice che i sindaci sono già eletti e possono ben partecipare nelle Città Metropolitane e nelle Aree Vaste. Non è la stessa cosa perché il Sindaco è eletto per il comune e spesso si troverà in conflitto con altri suoi colleghi che agiranno nell'interesse dei propri comuni. Se le finalità delle Aree Metropolitane e delle Aree Vaste (ex province) fossero le stesse dei comuni esse non avrebbero motivo di esistere.

 

Ultima modifica il Giovedì, 01 Dicembre 2016 01:51
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Ormai possiamo esserne certi. Nel vichiano, ripetersi periodico delle maschere che animano la scena politica quella che dominò la scena meridionale per un trentennio, quella di Antonio Gava, ministro degli Interni di molti governi nel periodo del craxismo imperante si riproduce ancora, grazie all’interpretazione molto verosimile dell’ex Pci Vincenzo De Luca, presidente (o nell’età renziana, governatore) della regione Campania che ha imparato rapidamente il linguaggio e gli insulti dell’epopea gavianea e impersona degnamente il vecchio ministro di polizia, come si diceva una volta. De Luca è un convinto sostenitore di quel clientelismo che ha caratterizzato il giolittismo, come i primi settanta anni dell’esperienza repubblicana. Non a caso ha spronato circa trecento amministratori pubblici della sua regione a condurre una campagna porta a porta per il Sì.

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Due mesi fa si è proposto su queste colonne un titolo interrogativo: "Cosa è il CETA? E serve agli europei?" (Democrazia e legalità, 20.9.2016) e ci si chiedeva, in caso di non ratifica da parte degli stati membri, e di sola approvazione da parte della Commissione: perché tanta fretta di applicarlo?

Nel frattempo, ben consapevoli del fatto che l'acronimo CETA (per Comprehensive Economic and it's great! Trade Agreement) e il contenuto stesso del trattato sono pressoché ignorati dagli italiani, popolazione, autorità e governanti compresi, abbiamo cercato di capirne qualcosa di più, stimolati anche dai fatti avvenuti in Belgio in Ottobre. In quel piovoso e felice Paese (in cui la divisione tra valloni e fiamminghi è meno evidente ma più incancrenita di quella, si fa per dire, tra Trentino e Alto Adige) il 14 Ottobre il senato della Vallonia aveva votato contro la firma del CETA, bloccando così la ratifica del trattato da parte del Governo belga.

In Belgio la Vallonia è regione minoritaria, con circa 3 milioni e mezzo di abitanti di lingua francese e tedesca, più poveri dei maggioritari fiamminghi. Ma forse sono più svegli, se i cittadini ed i parlamentari valloni si sono accorti dei guai che l’accordo potrebbe portare agli europei, e in particolare alle minoranze regionali. Come nella favola di Andersen "Gli abiti nuovi dell'imperatore" c'è un bambino che grida: "L'imperatore è nudo", perché nudo lo vede coi propri occhi, così il senato della Vallonia aveva votato fuori dal coro conformista dei  fiamminghi e click here dei governi europei con paraocchi, tutti accecati come quello italiano.

Ultima modifica il Giovedì, 24 Novembre 2016 11:25
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“ E' il costituzionalista Alessandro Pace, presidente del Comitato per il No, ad annunciare l'ipotesi in conferenza all'associazione stampa estera: "Se il voto dei cittadini italiani all'estero dovesse rivelarsi determinante per la vittoria del Sì - afferma - allora impugneremo questa consultazione davanti all'ufficio centrale del referendum, che è un organo giurisdizionale, e si andrebbe davanti alla Corte Costituzionale”

Questa dichiarazione del Presidente del Comitato per la Democrazia Costituzionale, formato da illustri ex- Presidenti dell’Alta Corte e dai più importanti cattedratici in materia di diritto costituzionale, certifica la vera e propria “frattura” che attraversa il Paese in questo disgraziato frangente del referendum costituzionale.
I toni sono molti alti e ormai sulla soglia dell’insopportabilità da parte del Presidente del Consiglio che usa argomenti impropri e del tutto inusitati appoggiandosi platealmente anche alla finanza internazionale e l’opposizione di destra (Movimento 5 Stelle e Lega Nord) che replica colpo su colpo senza peritarsi di controllare le affermazioni usate.

Sono così quasi scomparse dal confronto le ragioni di merito riguardanti le deformazioni costituzionali e buy real levitra online without prescription l’intreccio fra queste e la legge elettorale ed è scomparsa anche la rappresentanza delle fratture sociali più importanti: meno che mai in quest’occasione la politica è riuscita a rappresentarsi adeguatamente al livello richiesto dagli argomenti in discussione.

Ultima modifica il Giovedì, 24 Novembre 2016 09:55
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Analizzando la socialdemocrazia nel 1911, Robert Michels parlò di legge ferrea dell’oligarchia: per come si organizzano, e per come tendono a occuparsi della sopravvivenza degli apparati, i partiti diventano pian piano gruppi chiusi, corrompendosi. l loro scopo diventa quello di conservare il proprio potere, di estenderlo e di respingere ogni visione del mondo che lo insidi. Si fanno difensori dei vecchi ordini che Machiavelli considerava micidiali ostacoli al cambiamento e al buon governo delle Repubbliche. Anche le menti si chiudono, e la capacità di riconoscere e capire quel che accade nel proprio Paese e nel mondo circostante si riduce a zero.

Una risposta popolare a questa legge ferrea la stiamo osservando con la vittoria di Trump. Ma ovunque in Europa un numero crescente

Domenica, 13 Novembre 2016 20:44

Non è Un Paese Per Onesti

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"Non è un paese per onesti" 
i diritti d'autore li darò a:
Emergency e canadian pharmacy levitra Medici senza frontiere. 
Perciò farò di tutto anche girando per presentarlo. Organizzatevi se volete aiutarmi un questo per le presentazioni e scrivetemi alla mia mail per chiarimenti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Elio

 non  un paese per onesti

Ultima modifica il Lunedì, 14 Novembre 2016 19:46
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Ho scritto a "lettere@il fattoquotidiano.it" :

Car. mo Antonio Padellaro, con tutta la stima e il rispetto che ti sei sempre meritato col tuo lavoro, spesso prezioso, devo rilevare come questa volta, con l'articolo di oggi sabato 12 novembre, sia anche tu caduto in una delle trappole tese dal Pd .

L'ANPI non ha cacciato e non caccia chi dissente dalla linea decisa al Congresso, per altro approvata all’unanimità . Ma l’ANPI ha il diritto e il dovere di veder rispettate le regole : gli iscritti non possono fare propaganda per il Sì usando i simboli e le bandiere dell'Associazione .

Laura Puppato è stata gentilmente pregata,

Lunedì, 31 Ottobre 2016 08:54

Amato l'ordoliberale

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' raro ascoltare qualcuno che si definisca "ordoliberale". L'ha fatto Giuliano Amato, nel corso di un convegno in cui si discuteva di un libro che contiene vari saggi di autorevoli studiosi sul rapporto tra Stato e mercato (Il sistema imperfetto, a cura di Pierluigi Ciocca e cialis soft tablets Ignazio Musu, Luiss University press). L'ordoliberismo, ha aggiunto Amato, non ha nulla a che fare con le teorizzazioni delle politiche di austerità: affermazione su cui si può discutere, ma anche se si sottoscrivesse senza riserve questo non ne farebbe una teoria adatta ad accordarsi con una visione progressista della società.

L'ordoliberismo prende il nome dal gruppo raccolto dall'economista tedesco Walter Eucken attorno alla rivista Ordo da lui fondata. Chi volesse conoscerne meglio le origini e le caratteristiche troverebbe un'analisi approfondita in un saggio di Alessandro Somma dell'Università di Ferrara (La dittatura dello spread, ed. DeriveApprodi). Rispetto ad altre forme di liberismo si caratterizza per il fatto che non auspica uno Stato  debole, ma proprio il contrario. Lo Stato deve essere forte per imporre le regole che facciano funzionare correttamente il mercato, in base al principio-cardine della concorrenza. E' forse per questo che Amato, che è stato presidente dell'Antitrust dal '94 al '97, ha sposato questa dottrina, che non ha davvero nulla a che fare con le sue precedenti esperienze politiche di socialista. Per il resto, lo Stato non si deve immischiare, gli ordoliberali sono ferocemente anti-keynesiani (e anti-molte altre cose: persino Roosevelt era loro inviso).

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