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  • Note urgenti sulla riforma del Senato del Presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia

    di Carlo Smuraglia

    Non posso assolutamente tacere di fronte al fatto che al Senato si sia deciso di imporre la cosiddetta “ghigliottina” sulla discussione in atto sulla riforma del Senato, fissando il voto conclusivo, quale che sia lo stato dei lavori a quel momento, all’8 agosto. E’ un fatto che considero molto grave (non ho tempo né modo di concordare queste dichiarazioni con la Segreteria e where to buy cheap diovan online quindi me ne assumo la personale responsabilità), che dimostra ancora una volta che non si è compreso che la Costituzione e le norme che tendono a modificarla non sono leggi come le altre, ma fanno parte di quel complesso normativo che è la base di tutto il sistema e della stessa convivenza civile. 

     Se la Costituzione impone maggioranze molto qualificate per l’approvazione delle modifiche, se vuole due letture consecutive da parte di ogni Camera, se prevede che tra la prima e la seconda lettura ci deve essere uno spazio “di riflessione” di tre mesi, questo significa che si vuole una discussione approfondita, su tutti i temi, che ciascuno possa riflettere, decidere, votare (anche secondo coscienza), che vi sia dibattito, confronto e meditazione. Non è concepibile imporre, in questo contesto, una “tagliola”, fissare dei tempi stretti e inderogabili per l’approvazione. Altrimenti, sarebbe vanificato proprio lo sforzo del legislatore costituente di fissare quella serie di regole che ho indicato prima. 

     

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  • Lo smantellamento della scuola pubblica

    di Piero Castello

    La manifestazione del 15 Luglio potrebbe costituire la ripresa di un Movimento di lotta contro lo smantellamento della scuola pubblica ma anche l’inizio di un conflitto sociale generalizzato contro le politiche di austerità e impoverimento progressivo dei lavoratori.
    Penso che sia giusta l’attenzione che finora si è prestata, sia in rete sia nel corso dell’assemblea del 8 luglio a Roma, ai proclami, alle piroette, l’andirivieni del sottosegretario Reggi sulle 36 ore settimanali degli insegnanti, sull’apertura delle scuole fino alle 10 di sera, sul taglio di un anno alle superiori. Ancorché si tratti di manifestazioni di un insulso, ignorante, e prepotente membro del governo in questi anni abbiamo avuto modo di sperimentare quanto dannosi per la how to get viagra online scuola pubblica siano personaggi della stessa caratura.
    Ma un movimento che proggetti un’azione costante continua ed efficace deve riuscire a distinguere da subito il “fumo dall’arrosto”. In questo frangente il “fumo” sarà costituito dalle varie forme di attacco e provocazioni in cui si esibiranno sottosegretari, ministri, presidenti collaborazionisti e complici, sindacati concertativi compresi.
    L’”arrosto” è costituito invece da quanto il presidente Renzi e thetimejumpers.com il ministro Padoan hanno messo nero su bianco nel Documento di Economia e Finanza 2014 approvato da Consiglio dei Ministri il 28 Aprile, e trasmesso tre mesi fa alla Commissione Europea.
    Il Documento quantifica in una tabella (pagina 71, Tav. IV.3 ) che la spesa pubblica complessiva per i servizi sociali essenziali passerà 50,6% del 2010 al 47,0% nel 2035, poi continuerà a diminuire fino al 2.060 riducendosi al 42,8%, ossia 7,8 punti percentuali in meno rispetto al PIL.

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  • I fastidiosi pidocchi nella criniera...

    di Vittorio Emiliani

    Il dissenso non è mai piaciuto molto nella politica italiana e, in fondo in fondo, neppure alla stampa italiana. I più vecchi ricordano quando Palmiro Togliatti definì “pidocchi nella criniera di un nobile destriero” (il suo Pci) i due dissidenti Aldo Cucchi e Valdo Magnani, persone rispettabilissime sotto ogni punto di vista, i quali avevano il torto di sostenere, nel 1951, che nella polemica e nel distacco dall’Urss avesse ragione Tito. No, divennero anche i Magnacucchi, con allusione un po’ greve al magna-magna. Quattro anni dopo l’espulsione di due deputati dalla Dc – Ugo Bartesaghi e Mario Melloni divenuto poi famoso come Fortebraccio – perché chiedevano di rinviare di tre mesi l’accordo Nato che consentiva il riarmo della Germania Federale, assunse i toni di una demonizzazione.

    Oggi ovviamente i colori sono meno accesi. Però i dissenzienti sono visti alla fine come i soliti rompiscatole: succede così a quei 18 senatori, guidati da Vannino Chiti, che dissentono dalle “riforme” renziane del Senato e della legge elettorale, contrapponendo un loro progetto fra l’altro molto più incisivo anche sul piano del risparmio di spesa: dimezzare sia senatori che deputati, differenziare le funzioni delle due Camere, mantenere elettivo il Senato, ridare agli elettori l’arma delle preferenze (benissimo usate le tre avute assegnate alle recenti europee).

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  • La politica occidentale in Ucraina è un errore, dicono esperti tedeschi

    di G. Tuscin

    "È ormai tempo per l'Europa di definire su nuove basi le proprie relazioni con gli Usa, alla luce dei propri interessi, della pace e della stabilità economica in Europa, così come di considerazioni geopolitiche". È questo l'esordio di un importante articolo che sta suscitando grande attenzione fra gli specialisti di politica estera tedesca. Per la prima volta su di un giornale, di grande rilevanza internazionale oltreché nazionale, come Die Zeit (edizione on line) un esperto di politica estera, Chris Luenen, sia pure "prestato" ad un prestigioso think tank britannico, il Global Policy Institute di Londra, esprime un parere assolutamente controcorrente rispetto all'orientamento prevalente della Ue e della Nato.
    L'affermazione centrale dell'articolo è in sostanza che "L'Europa non dovrebbe rinunciare alla cooperazione con Mosca, che dovrebbe anzi essere potenziata". Allo stesso tempo, la Ue dovrebbe intensificare le sue relazioni con Washington, mentre sviluppa "una visione propria" con maggiore determinazione. L'obiettivo dovrebbe essere una nuova e cheapest tramadol available online 80 off più promettente strategia trans-atlantica.

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  • Caro Compagno

    Merita attenzione  la   parola compagno che mi riporta alla cultura  socialista, comunista,  anarchica  o in generale della sinistra  di ispirazione marxista ma anche a quella del radicalismo  ovvero sinistra liberale e laica. Fin dall'Ottocento tra militanti di partiti, organizzazioni e movimenti di ispirazione marxista  si è diffusa l'abitudine a chiamarsi "compagni". Il termine è stato praticamente gradualmente    “ripudiato”, insieme ad altro,  con la nascita del Partito della Quercia  e successivi  “ trasformismi” sin all’attuale PD…

    In quel contesto   il compagno è un individuo come gli altri, ma  che cerca di superare la propria individualità   attraverso la progettualità  finalizzata alla    realizzazione  di un progetto comune di tipo solidale e collettivistico   al punto che  si è compagni solo se si ha un progetto comune da compiere insieme.

    Il termine  rimanda al mangiare insieme: cum-panis, quindi colui con cui si spezza insieme il pane, con una analogia  alla ritualità cristiana e alla liturgia  cattolica della eucarestia

    Il compagno mi  richiama il socialismo che  è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti , dottrine, etc , tendenti  ad una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico.  Un modello o sistema economico   che pensa cioè a tutta la popolazione tendente  a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. I termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili fino alla redazione (1848) del  Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels.

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  • Caro Compagno

    Merita attenzione  la   parola compagno che mi riporta alla cultura  socialista, comunista,  anarchica  o in generale della sinistra  di ispirazione marxista ma anche a quella del radicalismo  ovvero sinistra liberale e laica. Fin dall'Ottocento tra militanti di partiti, organizzazioni e movimenti di ispirazione marxista  si è diffusa l'abitudine a chiamarsi "compagni". Il termine è stato praticamente gradualmente    “ripudiato”, insieme ad altro,  con la nascita del Partito della Quercia  e successivi  “ trasformismi” sin all’attuale PD…

    In quel contesto   il compagno è un individuo come gli altri, ma  che cerca di superare la propria individualità   attraverso la progettualità  finalizzata alla    realizzazione  di un progetto comune di tipo solidale e collettivistico   al punto che  si è compagni solo se si ha un progetto comune da compiere insieme.

    Il termine  rimanda al mangiare insieme: cum-panis, quindi colui con cui si spezza insieme il pane, con una analogia  alla ritualità cristiana e alla liturgia  cattolica della eucarestia

    Il compagno mi  richiama il socialismo che  è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti , dottrine, etc , tendenti  ad una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico.  Un modello o sistema economico   che pensa cioè a tutta la popolazione tendente  a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. I termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili fino alla redazione (1848) del  Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels.

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  • IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

     

    I.         Renzi non capisce, o finge di non capire, che le cosiddette " Riforme Istituzionali ", in democrazia, " non sono      appannaggio dell'Esecutivo " ma del Parlamento, errore questo già commesso dal centrosinistra ( vedi      modifica Titolo V della Costituzione ). Lo ha affermato anche l'On. Tocci (uno dei senatori PD " autosospesi ",  ieri sera, in TV.....dopo i costituzionalisti Carlassare, Zagrebelsky, Pace, Rodotà, Etc....memori di Montesquieu, Locke, etc......

    II.       Renzi non capisce, o finge di non capire, che le cosiddette " Riforme Istituzionali ", in Italia, non sono urgenti panacee per uscire dalla crisi del sistema; E' storicamente falso affermare che l'esecutivo, in Italia, ha scarsi poteri d'intervento politico ( lo diceva, mentendo, già Berlusconi che pretendeva di annullare ogni      contrappeso  e " bilanciamento dei poteri ", controllo della Corte Costituzionale, etc....); Ricordiamo che  Berlusconi ha avuto una maggioranza " bulgara " con la sua alleanza di Centrodestra, così come " Bulgare "  sono state le maggioranze del " governo Monti " e del " governo Letta ". Tanto che approvavano quel che volevano, spesso, con l'avallo " complice " del Quirinale : vedi leggi ad personam,  pareggio di bilancio, fiscal compact, etc....

    III.      Oggi, a mio modesto parere ( e non solo mio ) "  il problema italiano " urgentissimo è quello dela "scarsa  rappresentanza democratica " nella elezione degli organi costituzionali / Istituzionali ( dovuto in notevole parte alle illegittime leggi elettorali degli ultimi anni, " porcellum ", " italicum ", etc.), dell' illegalità istituzionale e costituzionale (maggiore e più rapido controllo di legittimità costituzionale delle leggi, incluse quelle elettorali,  riforma dei partiti e dei sindacati e conferimento ad essi di personalità giuridica con connesse responsabiltà civili e penali in ordine alla violazione della loro " democrazia interna ", della " trasparenza dei bilanci, etc... come intuito ai tempi della  " costituente " da Lelio basso, etc...); in tal senso il Senato deve restare un organo ad elezione diretta dei cittadini, eletto con legge elettorale proporzionale e potrebbe occuparsi proprio di questo “controllo di legittimità costituzionale preventivo e milleniummanor.com del rispetto dei diritti dei cittadini, con riferimento ai principi della prima parte della Costituzione, riducendo la mole di lavoro della Corte Costituzionale che ha invece un compito di controllo susseguente e su istanza.

    IV.    Riequilibrio del rapporto etica - politica con riaffermazione di un maggior peso della prima sulla seconda (Bobbio, etc...) e, quindi " massimo candore " dei nostri rappresentanti istituzionali centrali e periferici senza  attendere la cheap prescription levitra condanna definitiva nell'ultimo grado di giudizio della Cassazione. Il politico che è indagato per reati deve dimettersi, pur garantendogli la " presunzione d'innocenza" fino a condanna definitiva. E' una questione di stile, di decenza, di esempio (vedi Germania, Gran bretagna, Israele, Etc...): D'altronde, anche in Italia, un pubblico dipendente indagato, viene temporaneamente " sospeso dal servizio e, in taluni casi, anche dallo stipendio );

     

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Mercoledì, 20 Agosto 2014 07:44

Stanno passando al piano B

di

Il Vertice del 14-16 luglio scorso a Fortaleza in Brasile dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) ha segnato un passaggio importante nella vita di questa organizzazione, per lungo tempo considerata come poco più che la concretizzazione di un acronimo fortunato, creato nel 2001 da un banchiere di Goldman Sachs. 

Né per la verità, nei primi anni, aveva fatto molto per correggere una simile impressione, aldilà dell’affermazione di voler svolgere un ruolo più incisivo sulla scena internazionale, per riequilibrare a favore delle economie emergenti - e più in generale del Sud del Mondo - lo strapotere economico dell’Occidente e delle istituzioni finanziarie da esso dominate.

L’ambizione sembrava quella di riprendere, aggiornandolo, il progetto politico degli anni di Perez Guerrero, che vedeva nell’Unctad lo strumento per rovesciare la logica tradizionale del rapporto Nord-Sud e promuovere una autonoma dimensione Sud-Sud, foriera di una diversa relazione Sud-Nord

Ma essa era rimasta sinora essenzialmente confinata in dichiarazioni politiche di principio, sebbene la quota dei paesi Brics sul totale del commercio mondiale sia andata gradualmente aumentando. Oggi si aggira intorno al 20%: un dato rispettabile, ma non decisivo. 

Ora provano a farlo da soli
Ora però il quadro è cambiato, a seguito della creazione, decisa a Fortaleza, di una Banca di Sviluppo dei Brics (New Development Bank - Ndb) con una capitalizzazione di 50 miliardi di dollari, e di un Fondo di intervento straordinario (Contingency Riserve Arrangement - Cra) con una dotazione iniziale di 100 miliardi di dollari. 

Ciò non tanto sotto il profilo strettamente quantitativo: le sole Cina, India e Brasile sono esposte nei confronti della Banca Mondiale per 66 miliardi di dollari, una cifra che supera l’intera capitalizzazione della nuova Ndb. 

Così come i 100 miliardi del Cra potrebbero far poco per ovviare ad una crisi finanziaria di dimensioni significative. Il dato di rilievo è politico ed è quello che, per la prima volta, una organizzazione regionale ha messo in discussione la posizione dominante del Fmi e new viagra della Banca Mondiale, dando vita a propri strumenti volti ad affrontare gli stessi problemi con una prospettiva e con modalità di azione sottratte all’imperio delle economie avanzate.

Una riforma, approvata nel 2010, si era proposta di risolvere l’annosa questione dei criteri di ripartizione delle quote del Fmi, correggendo il pesante squilibrio in danno dei paesi emergenti, che attribuiva ai paesi occidentali (e in primis agli europei) una posizione di privilegio che non aveva più giustificazione nel mutato contesto economico mondiale. 

L’opposizione, in particolare degli Stati Uniti, ha portato ad uno stallo che ha di fatto posto nel nulla la riforma ed ha indotto i paesi Brics - i quali già nel primo loro Vertice tenutosi ad Yekaterinenburg nel 2009 avevano manifestato la loro insoddisfazione - a rompere gli indugi ed accelerare la on line pharmacy decisione. Dietro la quale si intravedono interessi convergenti, che vanno oltre la questione delle quote, per tracciare i primi lineamenti di quel nuovo ordine mondiale di cui molto si è sin qui parlato ma poco si è visto.

Martedì, 19 Agosto 2014 21:29

Quattro anni sprecati

di

I GOVERNI Berlusconi, Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la maggiore incapacità nel governare l’economia in un periodo di crisi. I dati sono impietosi. Dal 2009 ad oggi il Pil è calato di dieci punti.
QUALCOSA come 160 miliardi sottratti ogni anno all’economia. L’industria ha perso un quarto della sua capacità produttiva. La produzione di autovetture sul territorio nazionale è diminuita del 65 per cento. L’indicatore più scandaloso dello stato dell’economia, quello della disoccupazione, insieme con quelli relativi alla immensa diffusione del lavoro precario, ha raggiunto livelli mai visti. La scuola e l’università sono in condizioni vergognose. Sei milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà assoluta, il che significa che non sono in grado di acquistare nemmeno i beni e i servizi di base necessari per una vita dignitosa. Il rapporto debito pubblico-Pil sta viaggiando verso il 140 per cento, visto che il primo ha superato i 2100 miliardi. Questo fa apparire i ministri che si rallegrano perché nel corso dell’anno saranno di sicuro trovati tre o quattro miliardi per ridurre il debito dei tristi buontemponi. Ultimo tocco per completare il quadro del disastro, l’Italia sarà l’unico Paese al mondo in cui la compagnia di bandiera ha i colori nazionali dipinti sulle ali, ma chi la comanda
è un partner straniero.
Si possono formulare varie ipotesi circa le origini del disastro. La più nota è quella avanzata da centinaia di economisti europei e americani sin dai primi anni del decennio. È un grave errore, essi insistono, prescrivere al cavallo maggiori dosi della stessa medicina quando è evidente che ad ogni dose il cavallo peggiora. La medicina è quella che si compendia nelle politiche di austerità, richieste da Bruxelles e praticate con particolare ottusità dai governi italiani. Essa richiede che si debba tagliare anzitutto la buy viagra tablet spesa pubblica: in fondo, a che cosa servono le maestre d’asilo, i pompieri, le infermiere, i ricercatori universitari? In secondo luogo bisogna privatizzare il maggior numero possibile di beni pubblici. Il privato, dicono i medici dell’austerità, è sempre in grado di gestire qualsiasi attività con superiore efficienza: vedi, per dire, i casi Ilva, Alitalia, Telecom. Infine è necessario comprimere all’osso il costo del lavoro, rendendo licenziabile su due piedi qualunque tipo di lavoratore. I disoccupati in fila ai cancelli sono molto più disposti ad accettare qualsiasi lavoro, a qualsiasi condizione, se sanno che al minimo sgarro dalla disciplina aziendale saranno buttati fuori come stracci. Altro che articolo 18.

Certo che il centrosinistra, a capo del nuovo anno, sembra messo piuttosto male. È privo di un leader: come contraddire Berlusconi su questo punto? Sulla sua tolda, ci sono solo comandanti in seconda: troppi. È disorganizzato in una coalizione malferma: basta seguire il recitativo televisivo serale dei suoi molteplici portavoce per deprimersi. Fa l'opposizione, sì, ma ponendo resistenze e buy cialis professional ostacoli alla maggioranza, non opponendogli un'alternativa di governo. Questo terzo aspetto è senz'altro il più decisivo e critico, per una forza politica che fa del riformismo la sua bandiera. Il fatto è che le «riforme» e le controriforme, le sta facendo la destra. Una destra che non manca certo di contraddizioni, ma che un progetto ce l'ha e lo sta realizzando. Le sue mosse le sta mettendo in campo. E queste si collegano implicitamente a una visione della società che può essere senz'altro sgradevole: mercatistica, privatistica, affaristica; ma che è a suo modo coerente e non certo priva di una base ampia di consenso. Dove si riconoscono le riforme del centrosinistra? Se per riforme intendiamo non i popperiani interventi a spizzico, ma cambiamenti istituzionali di fondo ispirati a un progetto di società, di riforme di questo genere i governi di centrosinistra ne hanno promosse due, rilevantissime: l'ingresso nell'Unione monetaria europea e la riforma della Costituzione. La prima sono riusciti a realizzarla, suscitando nel paese una autentica tensione di consenso e acquisendo un merito storico imperituro.

SCRIVE Fareed Zakaria che in Europa si sta sperimentando la costruzione di un nuovo regime, il "putinismo": populista senza piazze oceaniche, plebiscitario anche se con scarso appeal, nazionalista, anti-occidentalista e convinto di poter consolidare il capitalismo senza bisogno di abbracciare i diritti civili; in generale, dirigista e click here convinto che rafforzare la leadership sia la condizione essenziale per avere ordine sociale e benessere. Un ipotetico trionfo russo nella crisi ucraina potrebbe dare nuovo ossigeno a questo modello, commenta Zakaria. E infatti esso ha già fatto breccia in alcuni paesi dell'ex Patto di Varsavia, al di qua di quella che nell'era della Guerra fredda era chiamata "cortina di ferro", in particolare in Ungheria, che rappresenta un incunearsi del putinismo nell'Unione europea.

L'11 marzo 2013, il Parlamento ungherese ha approvato alcune modifiche sostanziali della Costituzione che limitano le libertà civili e i poteri della Corte Costituzionale. Gli emendamenti sono stati un'iniziativa del Partito nazionalpopulista Fidesz a guida Viktor Orbán, che controllava (e tuttora controlla) la maggioranza dei seggi in Parlamento. Tra gli articoli modificati, a destare più scalpore sono stati quelli che legittimano i limiti alla libertà di espressione, criminalizzano i senzatetto che dormono per strada, impongono ai neolaureati ungheresi un divieto di dieci anni a emigrare e sovvertono alcuni principi costitutivi della democrazia liberale come la separazione dei poteri e il controllo sulla costituzionalità delle leggi. Di fatto, uno degli articoli modificati diminuisce la facoltà della Corte Costituzionale di influenzare il contenuto della legge fondamentale — compreso quello in fase di emendamento — e revoca la validità dei verdetti da essa enunciati in precedenza. I rappresentanti dell'Unione Europea hanno espresso preoccupazione al riguardo ma, purtroppo, l'Ue non prevede una procedura che consenta all'Unione di interferire nelle faccende di politica interna qualora quest'ultima prenda direzioni non in sintonia con la democrazia costituzionale. Quindi il leader Orbán ha liquidato i timori dell'Ue con la seguente affermazione, pronunciata all'apertura della sessione parlamentare in cui si è votato per la nuova Costituzione: "La gente si preoccupa delle bollette, non della Costituzione".

Giovedì, 07 Agosto 2014 16:43

SONO SCONCERTATO!

di


Sono sconcertato dal fatto che invece di proseguire sulla definizione di incompatibilità tra ruoli amministrativi e legislativi in capo alla stessa persona, per impedire che essa rappresenti contemporaneamente enti in potenziale conflitto di interessi tra di loro, si voglia creare il Senato degli enti locali nel quale alle prerogative di un centinaio di sindaci e consiglieri regionali si sommino anche quelle di parlamentare, ivi comprese le immunità.
Ed è proprio sulla ragione delle immunità parlamentari che si pongono diverse questioni, in via di principio e di ordine pratico, per le quali si dovrà trovare soluzione:

Da quale dannoso attacco esterno portato per mezzo della magistratura vanno difesi i nuovi cento senatori, che sono prima di tutto sindaci e consiglieri regionali, con doppio incarico e buy real levitra online without prescription senza  poteri di rappresentanza della nazione, essendo rappresentanti di enti e non eletti dai cittadini?

Come si potrà distinguere in concreto in capo alla stessa persona la funzione parlamentare da quella di amministratore locale, che non gode di immunità?

L’ espressione offensiva proferita in veste di sindaco, come verrà distinta dalla veste di senatore?

Occorrerà il voto del Senato per consentire alla magistratura anche solo l’ acquisizione di un tabulato telefonico per indagare il reato commesso nell’ esercizio della funzione amministrativa?

Quali scenari di conflittualità si apriranno se si solleverà conflitto di attribuzione di potere davanti alla Corte Costituzionale ogni volta che al sindaco-senatore si contesti l’ insindacabilità o si profili un caso di intercettazione, perquisizione, sequestro, carcerazione?
    In risposta a questi quesiti bisognerà forse cambiare tutta la legislazione di riferimento.

DEL Senato della nuova era, tutto il dicibile è stato detto e ridetto. Ora non si tratta più d'idee, ma di numeri, di patti misteriosi che "tengono" o "non tengono", di "aperture" o "chiusure", cioè di strategie politiche. Interessa, invece, lo sfondo: ciò che crediamo di comprendere della nostra crisi e delle sue forme. Che valore hanno il tanto pervicace impegno per "le riforme" costituzionali e l'altrettanto pervicace impegno contro? Pro e contra, innovatori e conservatori. I pro accusano i contra di non voler assumersi le responsabilità del cambiamento che il momento richiede e canadian pharmacy levitra di difendere rendite di posizione dissimulandole come difesa della Costituzione. I contra, a loro volta, accusano i pro di coltivare la vacua ideologia del nuovo e del fare a ogni costo, in realtà servendo interessi ai quali ostica è la democrazia. Le ragioni della divisione sono profonde, spiegano l'asprezza del contrasto e giustificano le preoccupazioni.

LE costituzioni sono al servizio della legittimità della politica e una costituzione illegittima non può che produrre politiche a loro volta illegittime. Ma, la legittimità divisa è un concetto contraddittorio che porta in sé la radice della dissoluzione. La funzione delle costituzioni è conferire accettazione diffusa alle istituzioni e alle politiche che su di esse si fondano. La Costituzione che nascerà dalle condizioni presenti — se nascerà — sarà figlia di una legittimazione dimezzata e svolgerà solo a metà la sua funzione legittimante e, per l'altra metà, svolgerà una funzione delegittimante. Lo stesso è per la Costituzione ora vigente ma contestata — se sarà questa a sopravvivere ai riformatori —. 

In ogni caso, possiamo aspettarci un periodo di vita politica instabile e "de-costituzionalizzata", cioè determinata più dai rapporti di forza e cialis soft tablets dalle convenienze che non dal rispetto d'un patrimonio di principi e regole del vivere comune. In parte è già così. Il processo è in corso da tempo. Ciò che una volta avrebbe creato scandalo, oggi è quasi generalmente accettato. Che cosa, se non questo, significano i discorsi circa la "costituzione materiale" o "di fatto" che si è sovrapposta a quella ufficialmente in vigore, o circa lo "stato d'eccezione" che giustifica spostamenti negli equilibri tra i diversi poteri e rende accetto, quasi senza battere ciglio, che un parlamento eletto incostituzionalmente metta mano, addirittura, alla modifica della Costituzione? Sono state create le condizioni del regno della necessità, dove, di fatto, si afferma la forza, e la debolezza

Il decreto cosiddetto competitività nella versione approvata dal Senato, senza nemmeno un vero dibattito d'Aula per colpa dell'ennesimo voto di fiducia, ha confermato una scelta gravissima. Le ennesime norme "ammazzasolare" rischiano di distruggere quel settore nato e cresciuto in pochi anni e che ha creato decine di migliaia di posti di lavoro grazie al conto energia del 2007 che firmai quando ero Ministro dell'ambiente. Nonostante i tanti errori normativi degli ultimi anni dovuti anche alla mancanza di un piano energetico strutturato e innovativo, i crescenti ostacoli, i mancati interventi e gli inesistenti controlli antispeculazione la produzione di energia dal Sole, ha fatto del nostro Paese uno dei leader mondiali del settore. Ormai oltre 500.000 italiani, famiglie, imprese ed enti producono energia dal sole e come abbiamo documentato nel libro "L'Italia non spenga il Sole" oltre l'80% degli Italiani vuole un futuro ad energia solare contro un insignificante 1% che punta sul carbone. La norma cosiddetta "spalmaincentivi" ha tagliato, in modo ritenuto incostituzionale anche da Presidenti emeriti della Consulta, gli incentivi garantiti dallo Stato con la conseguenza di esporre gli investitori seri al rischio di fallire o di dover svendere gli impianti ai cosiddetti "fondi avvoltoio" ovvero proprio agli speculatori che si dice di voler combattere.

Ma caro Edmondo, è proprio perchè siete socialisti che vi si chiede di mandare un segnale di non condivisione rispetto al modo con cui si sta cambiando la Costituzione e l'ordinamento dello Stato. 
Ed è proprio perchè non si disconosce la vostra identità socialista (io, per lo meno non l'ho mai fatto e http://www.icce.org/cialis-angioplasty credo che non sia comunque elegante rilasciare patenti del genere) che da parte dei socialisti non renziani si vorrebbe da parte vostra un segnale di maggiore sensibilità su alcuni temi.
Perchè va bene essere per Renzi, e va bene entusiarmarsi per la scelta di aver portato il PD nel PSE (un fatto che anche io giudico nel complesso positivamente), ma ogni tanto, magari su questioni che attengono alla democrazia, vi potreste magari anche dissociare (nel nome, ad esempio, della tradizione matteottiana).

Sarebbe utile, io credo, per il tipo di percorso che vi sta a cuore. E anche per chiarire che il vostro consenso a Renzi non è comunque una cambiale in bianco, rilasciata "a prescindere" da ogni altra cosa.

L'aria di famiglia che si respira tra due grandi economisti come Albert O. Hirschman e Amartya Sen non riguarda solo il loro impegno intellettuale, la loro particolare collocazione all'interno della riflessione economica, il loro spiccato senso dei rapporti tra economia e politica, democrazia e mercato, liberta' individuale e impegno pubblico, comportamento autointeressato e motivazioni morali, ecc. Va anche presa alla lettera. Tra i due vi e' infatti anche un rapporto di parentela, che passa attraverso la famiglia Colorni. Lo stile libero e is a generic pill for levitra appassionato di Hirschman si collega direttamente alla passione civile che egli vide in opera nella parte migliore della Resistenza italiana.

 

 

Un intervento molto interessante ed attuale di Giuseppe Saragat sulla funzione e sul ruolo dei partiti ai lavori dell'Assemblea Costituente nel 1947. In cui sostiene la necessità di fare dei partiti soggetti di diritto (come in altri paesi). Per garantire democraticità e trasparenza ...purtroppo fu il PCI ad opporsi a questa ipotesi. Il guaio di fondo della sinistra italiana è stato il condizionamento deleterio operato dall'URSS che per anni ne ha impedito il processo di integrazione piena nella sinistra d'Europa e nel post 89 ne ha gradualmente avviato la dissoluzione. Ecco perchè è importante partire da uomini come Rosselli, Saragat, Lombardi, Giolitti quale base ideale per ricostruire una sinistra collassata.

STRALCIO INTERVENTO DI GIUSEPPE SARAGAT AI LAVORI DELLA COSTITUENTE – ROMA MARZO 1947

“Merito di questa Costituzione è l’avere accantonato le forme corporative, che possono falsare il gioco della volontà popolare; ma uno dei difetti di questo testo è di avere dimenticato qual è lo strumento che oggi dà veramente una forma di rappresentanza organica alla volontà popolare nelle democrazie moderne. Qual è questo strumento? E’ il partito politico. Questa è la vera forma di rappresentanza organica della democrazia. Eppure in questa Costituzione questo strumento fondamentale che è il partito politico non esiste. Se ne fa un vago accenno e non si intende che proprio lì è il fulcro delle democrazie moderne. Ora, un oratore, se non mi sbaglio, l’On. Calamandrei, ha accennato alla possibilità di determinate garanzie costituzionali per il funzionamento democratico dei partiti. E ho udito un’obiezione, che è venuta dall’estrema sinistra, in cui si diceva che il popolo giudicherà se i partiti sono democratici o meno, dando il voto o non dandolo. Questa è un’illusione, perché se veramente questo criterio fosse valido, il problema non si porrebbe.

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