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  • Burka e burckini, obbligo o diritto?

    Interessante: quello che in molti paesi musulmani è un dovere collettivo, pubblico (l'obbligo per le donne di indossare veli, burkini o burka), per la sinistra italiana diventa un diritto personale, privato. Dunque in Arabia lo Stato può imporre ai suoi cittadini un comportamento giudicato morale (a ragione o torto non sta a noi giudicare), in Francia, no. A me non pare proprio l'indice di un diverso grado di tolleranza, democrazia, libertà o civiltà; mi pare il sintomo del trionfo del liberismo in Occidente, con il suo individualismo totale, la rinuncia a ogni tradizione etica e where to buy cheap diovan online culturale, lo smantellamento delle comunità a vantaggio di piccole nicchie integraliste e globali, anch'esse frammentate e dunque del tutto incapaci di organizzare una resistenza allo strapotere delle multinazionali.

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  • Dov'é ilsessismo?

    Sono andato a guardare la online cialis pharmacy vignetta di Mannelli (che non seguo e dunque non so chi sia e cosa faccia) su Maria Elena Boschi. Esattamente, dove sarebbe il sessismo? Giusto per precauzione ho fatto una ricerca con google e trovato numerose foto e video in cui Boschi è ritratta in minigonna e thetimejumpers.com in simili pose. (Ne copio una nei commenti). Non mi pare dubbio che lo faccia anche per capitalizzare sulla stupidità di tanti italiani che non solo pensano che essere attraenti sia un titolo di merito ma considerano attraente chi venga definito tale dai media. Ma al di là delle sue intenzioni, perché ritrarla come lei ama mostrarsi dovrebbe essere offensivo? 

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  • L'asservimento dell'informazione

    Alfano fa schedare gli ambientalisti delle associazioni che protestano contro lo scempio della Basilicata e fa mandare al confino gli anti-TAV; intanto Renzi completa l'asservimento dell'informazione pubblica al Pd. Ma per le anime morte della pseudo-sinistra il pericolo è sempre e solo il M5S. Non è più questione di ingenuità o fedeltà alla memoria del PCI: è questione di complicità, di totale adesione al fascioliberismo renziano.

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  • Il fascismo non era un male minore

    Benedetto Croce, che pure era intelligente, benché conservatore, ci mise un paio di anni a rendersi conto che il fascismo e Mussolini non erano un male minore da tollerare per evitarne di peggiori bensì un male assoluto che avrebbe corroso i fondamenti morali e culturali della società italiana e che dunque andava combattuto senza compromessi e senza esitazioni. Per cui capisco che anche oggi ci siano state persone e cheapest tramadol available online 80 off intellettuali che hanno perso tempo ed energie a criticare o temere l’opposizione invece di concentrarsi su chi ha il potere e lo usa. Però adesso sono due anni e mezzo che Renzi controlla il governo e il paese e non possono esserci più scuse: chi ancora non è diventato antipiddino è come chi nel 1925 ancora non era diventato antifascista: un fiancheggiatore del regime, e poco importa che lo sia per conformismo, opportunismo oppure (la maggioranza) perché il liberismo proprio gli piace e pensa di guadagnarci.

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  • I militari turchi hanno provato a contrapporsi alla deriva globalista

    Ah, dunque dietro il fallimentare e dilettantesco colpo di stato in Turchia ci sarebbero stati gli Stati Uniti, la NATO, i poteri forti della finanza? Se fosse così, ossia come le anime belle della sinistra radicale si erano affrettate a proclamare schierandosi dalla parte del fascioliberista Erdogan, i padroni del mondo si sarebbero davvero rivelati delle tigri di carta. La realtà è che i militari turchi hanno provato a contrapporsi alla deriva globalista – anche il fondamentalismo islamico è una forma di globalizzazione – e sono stati schiacciati.

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  • Erdogan: chiare tendenze dittatoriali

    Erdogan ha chiare tendenze dittatoriali, sta rovinando il suo paese, portandolo verso la totale islamizzazione radicale, toglie i diritti umani e milleniummanor.com politici dei sui concittadini, conduce una guerra contro una parte del suo popolo, quello curdo, è un alleato Nato inaffidabile, dunque, ragioni per volerlo veder cadere ce ne sono in abbondanza: ma non cosi, con i militari.

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  • Bisogna sapere chi c'era dietro di lui.

    Bisogna avere il coraggio di individuare chi c’era dietro di lui, e chi c’era dietro chi c’era dietro di lui: risalire è indispensabile, altrimenti non è una guerra persa ma una tragedia continua.

    A un giorno dalla strage inverosimile di Nizza (ma come ha fatto un articolato così a circolare in una zona di decine di migliaia di pedoni ?) sembra che sia stato già detto e scritto tutto. A volte risparmiandoci addirittura di leggere note se intitolate sapientemente “La guerra continua”… Dico solo che vanno tenuti insieme gli orrendi effetti e le delinquenziali cause, la guerra all’Iraq e la continua fornitura di armi dell’Occidente(leggere il pezzo di Mazzeo sui droni in questa stessa pagina, prego…) ai “nemici”, l’informazione balorda che crea emulazione e l’ignoranza sui fondamentali degli altri, semplicemente diversi da noi. Se lo stragista franco-tunisino che guidava fosse stato solo un pazzo, i morti ci sarebbero stati lo stesso, il dolore pure, ma la questione si sarebbe chiusa subito come un accidente. Qui invece bisogna avere la forza di rispondere ma anche di capire. Che si fa, invece dell’integrazione che per molti sembra utopia coltiviamo la disintegrazione bellica di tutti i musulmani

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A seguito di una cartella di pagamento per un “diritto annuale” non pagato nel 2012, la contribuente si accorge di averlo versato erroneamente in maniera doppia, nel corso del 2011, per il pagamento del diritto annuale di quell’anno. Alla richiesta della contribuente di conguagliare il diritto annuale non pagato per il 2012 con quello pagato indebitamente duplicato ed anticipato nel 2011, risponde con un brutto diniego. Motivazione: in base al DM 359/2001 il diritto al rimborso di somme versate indebitamente decade entro 24 mesi mentre il diritto alla compensazione decade entro un anno.

Morale della storia la Camera di Commercio decade dal diritto a riscuotere entro 5 anni. GLi utenti italiani decadono prima. La contribuente piccolo agricoltore  paga per il 2012 il diritto annuale con sanzioni ed interessi mentre la Camera di Commercio di Cosenza trattiene indebitamente (appropriazione indebita) le somme pagate duplicate.

Egegio rottamatore è in grado di mettere fine a questo scempio della burocrazia d’italiana e chiudere le Camere di Commercio enti inutili quanto dannosi? Oppure i suoi provvedimenti urgenti riguardano solo ed esclusivamente la what is better viagra or levitra difesa delle Banche e dei loro amministratori responsabili dei disastri finanziari?

Giovedì, 25 Agosto 2016 10:55

Il terremoto siamo noi

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Il nostro paese, titola il manifesto, sotto una foto presa dall’alto di Amatrice devastata. È il titolo che condivido. Il nostro paese, stupendo e fragile. Spesso diviso ma capace di grandi solidarietà, come quella che già si dispiega e new viagra che crescerà nei prossimi giorni. Anche il titolo del Giornale ha un senso: “Forza italiani, Forza Renzi”. Davanti a 247 italiani morti, a paesi cancellati, ai dispersi, ai feriti, una nazione deve sapersi unire. Il governo non è di una parte, è di tutti. E tutti speriamo, vogliamo e crediamo che non si ripeta, questa volta, lo spettacolo delle promesse non mantenute, che non si ripeta l’oltraggio degli interessi che prevalgono sulle necessità e sul dolore. “Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Abruzzo 2009”, il Fatto Quotidiano ricorda le più recenti analoghe tragedie e titola “Un altro terremoto. I soliti coccodrilli”. “Nessun pianga -scrive per La Stampa Antonio Scurati- Non una sola lacrima mediatica sia versata per Amatrice a favore di telecamere o di obiettivi fotografici”. Bisogna aiutare in silenzio, ascoltare con attenzione, promettere poco e impegnarsi a fare più di quello che si promette. “Noi italiani moderni -prosegue Scurati- siamo figli del melodramma. Abbiamo Verdi come padre. Il genio di Busseto c’insegnò che nel pianto, nella lacrima di commozione, si distilla la verità della condizione umana. Ma ciò che nell’arte è sublime, nella vita è nevrosi o, peggio, colpevole inerzia. Risparmiamo, dunque, il pianto e prodighiamo ogni sforzo per rifondare il Paese, i paesi.”

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Il giornalista Mario Francese, che sarebbe stato assassinato da Cosa Nostra il 25 gennaio 1979, parlò dell’assassinio del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo come di “un agguato plateale perché la mafia voleva una esecuzione spettacolare ed esemplare”. Il 20 agosto 1977 alle ore 22 in contrada Ficuzza di Corleone un commando formato da Totò Riina, Giovanni Brusca, Pino Greco e Filippo Marchese, uccise il tenente colonnello Giuseppe Russo e l’amico Filippo Costa. Russo era stato di sicuro tra i primi investigatori a spostare l’attività investigativa sui grandi appalti e buy cialis professional sull’interesse che avrebbe suscitato nel sodalizio criminale che stava per assumere il controllo di Cosa Nostra nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento e che proprio in quelle terre avrebbe avuto il suo centro nevralgico intorno alle figure di Michele Greco, Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Giuseppe Russo, secondo gli investigatori, fu tra i primi a capire le potenzialità dei corleonesi di Riina e Provenzano negli anni in cui si sarebbe consolidato il controllo della mafia sui finanziamenti pubblici e i grandi appalti per la ricostruzione del Belice dopo il devastante terremoto del 1968.

Giovedì, 25 Agosto 2016 10:43

Democrazia Costituzionale

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Un importante contributo al dibattito in vista del referendum confermativo sulle deformazioni costituzionali ci è venuto, in questi giorni, da un intervento di Roberto Esposito pubblicato nelle pagine culturali di “Repubblica”. Esposito prende le mosse da quello che lui definisce, all’interno dei sistemi politici occidentali, come l’emergere di un deficit di legittimazione nella frattura che si è aperta tra valori e norme. Ci troviamo, in sostanza, in una non generica crisi di valori e si ricordano così i passaggi fondamentali dei tre maggiori teorici dello Stato: da Hobbes e la legittimazione del potere statale attraverso il patto tra gli individui che lo istituiscono, a Weber e click here le sue tre forme di legittimità: la tradizione dell’eterno ieri, il dono di grazia del capo carismatico e la fiducia razionale nelle leggi e, infine, lo Schmitt del principio di autorità che deve prevalere sulla “pura legalità”. Su questi basi Esposito giudica il dibattito italiano sulle riforme costituzionali inadeguato alla profondità del problema così come questo si presenta nell’incerta “modernità” che stiamo vivendo. Una “modernità” contesa tra definitività della secolarizzazione e ritorno agli integralismi d’ogni tipo. Ci troviamo così ben oltre il tema del bilanciamento dei poteri e del cortocircuito tra assetto costituzionale e sistema elettorale (che pure rappresenta un rischio che si corre tra deformazione costituzionale e Italikum). 

Ultima modifica il Giovedì, 25 Agosto 2016 10:51
Giovedì, 25 Agosto 2016 10:28

Olimpiadi 2024 a Roma? No grazie

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La candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi fra otto anni, nel 2024, fu già oggetto di un primo intervento l'8.12.2014 in questa sede sotto il titolo: «Candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024? Siamo seri: ora basta!». In quell'articolo si esposero gli argomenti che servivano ad  esprimere una ferma e motivata  opposizione al grande evento.

Nel frattempo molta acqua è passata sotto i ponti del Tevere ma il partito o casta dei sostenitori dell'aberrante proposta non demorde anzi prosegue imperterrito le proprie manovre senza aver  risposto con argomenti altrettanto seri e incontrovertibili alle critiche di chi si oppone, in particolare dei cittadini romani.

E che molti romani siano contrari si era già ben capito - chi vuole intendere, intenda - durante la propaganda elettorale nelle settimane prima delle elezioni amministrative e buy real levitra online without prescription del ballottaggio del 19 Giugno 2016, quando appunto il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente del CONI Giovanni Malagò e il candidato del PD, Roberto Giachetti, avevano sperato che il dichiararsi a favore della candidatura di Roma per il 2024 potesse raddrizzare le malaugurate sorti del PD nella competizione con Virginia Raggi, la candidata-sindaco del M5S che si era schierata contro le Olimpiadi fin dal 24 Giugno 2015, quando era semplice consigliere comunale e la Giunta guidata da Ignazio Marino aveva fatto approvare la candidatura a maggioranza.

Ora che l'avv. Raggi è stata eletta sindaco, ed il suo assessore all'urbanistica è un urbanista esperto e competente come Paolo Berdini, i fautori delle Olimpiadi del 2024 non sembrano in vena di maggior serietà, e col favore della risonanza mediatica dell'evento in corso a Rio e della stampa italiana per lo più soggetta alla loro arroganza pubblicitaria, stanno cercando di far passare ad ogni costo la pretesa candidatura, forse perché ciò che pensano i cittadini a loro non interessa.

Giovedì, 25 Agosto 2016 10:25

Il riformismo punitivo

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C’è un Renzi che diffida di Renzi e si ribella ai consigli del guru italo americano, Messina, che ha assoldato per correggere la sua comunicazione. Non mi credete? Ecco il titolo del Corriere: “L’Europa non finisce con la Brexit”, frase del premier. Peccato che il messaggio coerente con le ambizioni del vertice di Ventotene avrebbe dovuto suonare piuttosto così: “Il mondo ha bisogno di una Europa libera e unita”. Ottimista e proiettato verso il futuro, evocativo del lavoro fatto in un buio passato da Spinelli, da Rossi e Colorni. Invece la how to get viagra online lingua di Matteo batte dove il dente duole. Così gli scappa quella negazione, “l’Europa non finisce”, che quasi afferma. E il riferimento al voto popolare (in Gran Bretagna) che ha messo in difficoltà i governi d’Europa. Certo, quella voce ha dato una mano al Corriere per fare un titolo che non dispiacesse al premier, ha permesso alla Stampa di cavarsela con un generico “messaggio all’Europa” inviato da Ventotene. Più fattuale. International New York Times titola: “i leader dell’Unione cercano una strada dopo Brexit”. “Tre leader in difficoltà esorcizzano Brexit”, commenta il manifesto. Mentre Adriana Cerretelli del Sole nota che “l’anfitrione (Renzi) è inciampato sulle priorità dell’agenda nazionale” ma “Angela Merkel non si è dimostrata condiscendente”. E Repubblica da un lato tonifica la frase di Renzi togliendo quella fastidiosa negazione e canadian pharmacy levitra restituendole l’entusiasmo “Ecco la UE del dopo Brexit”. Dall’altro gela il tutto con la frase della Merkel: “la flessibilità c’è già”.

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In queste giornate di agosto, caratterizzate dal parlamento chiuso e dalle vacanze degli italiani che hanno invaso le spiagge della penisola e le montagne, evitando in gran parte di andarsene all’estero e tanto meno in quei paesi vicini in cui sono arrivati i gesti terroristici dello Stato islamico come la Francia e il Belgio, la campagna elettorale americana è l’unico avvenimento di grande interesse in cui le persone che sono convinte dell’avvenuta globalizzazione temono, come chi scrive, che prima o poi registreremo anche nel bel Paese le gesta dei guerriglieri islamici. Ormai i quotidiani americani sono persuasi che Donald Trump sarà sconfitto, sia pure con non grande distacco, dalla candidata del partito democratico, l’ex segretaria di Stato, Hillary Clinton, si capisce la preoccupazione della stampa americana. Come si fa a trattare un fenomeno politico così anomalo se il miliardario, appena interviene, mette in pericolo le istituzioni o istiga addirittura alla violenza?

Giovedì, 25 Agosto 2016 10:13

La stagione dei contratti

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In pieno Ferragosto una riflessione sui contratti nazionali di lavoro da rinnovare potrà apparire davvero fuori luogo e fuori tempo, tanto più che sarà difficile nell’elaborarlo sfuggire a qualche accento nostalgico. Pur tuttavia può essere il caso di avviare una riflessione di questo tipo rivolta soprattutto verso chi, nel sindacato confederale e cialis soft tablets in quello di base, rimane convinto della funzione fondamentale di questo istituto. Il sindacato, quale corpo intermedio agente per davvero nel contesto sociale, dovrebbe poggiare su tre pilastri, ormai perduti nella situazione italiana: il contratto collettivo nazionale di lavoro, l’automaticità dell’adeguamento salariale alla crescita dei prezzi (do you remember “scala mobile”?), un meccanismo interno di rappresentanza basato sull’elezione diretta dei delegati sui luoghi di lavoro ( i consigli). Tutta roba superata e ormai affidata da tempo al ferrivecchi. Tant’è può valere la pena parlarne ancora. Dovrebbe (uso il condizionale, è d’obbligo) il contratto dei metalmeccanici : l’antica “madre di tutte le battaglie” di questa stagione. Ricordate “scheda rossa e contratti”. Lo slogan era proprio riferito ai meccanici che poi avrebbero trainato tutte il resto.  Rimembrare la “scheda rossa” mi ha fatto pensare anche a un altro punto: quello slogan teneva assieme proprio quelli che considerati i punti strategici dell’identità operaia. Il voto e i contratti. Anche il voto ha perso colore, si è stinto, non è più elemento d’identità, di affermazione, di orgoglio dell’appartenenza di classe. I meccanici non faranno più da traino, né per i contratti, né per il voto. I contratti delle categorie dell’industria sono annegati nel “modello Marchionne”, nella contrattazione aziendale, nel legare l’essere dell’operaio all’intensificazione massiccia dello sfruttamento, nel riproporsi delle discriminazioni che si credevano superate con l’avvento della “modernità”. 

Giovedì, 25 Agosto 2016 10:11

Renzi corregge Renzi

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Renzi corregge Renzi. “Referendum, comunque vada si voterà nel 2018”, è infatti il titolo oggi del Corriere della Sera. Ma era stato proprio lui, il premier, a minacciare le dimissioni del governo, non solo anche la cheap prescription levitra sua rinuncia a far politica, le déluge, come avrebbe detto Luigi XV, e naturalmente il voto anticipato, magari con la legge di stabilità in alto mare, se quei gaglioffi di italiani non avessero votato Sì alle riforme Boschi-Renzi. Ora Renzi dice: Non è un voto su di me...ho sbagliato a personalizzare il referendum...non può essere Renzi contro tutti...per colpa mia che ho sbagliato è diventato una sorta di dibattito internazionale su buy viagra tablet tutto”. Lo dice alla Versiliana, intervistato dal conduttore che probabilmente preferisce, Paolo Del Debbio: ho sentito io stesso Renzi che ne tesseva lodi sperticate, portare a esempio - in una assemblea Pd - il “raffinato” populismo di questo giornalista berlusconiano.

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Le forze libiche di Zintan, alleate del generale Halifa Haftat che non riconosce il governo unitario di Tripoli guidato da Fayez Serraj hanno catturato il tunisino Moez ben Ahmed al-Fezzani segnalato dalla polizia italiana come il capo di una rete di reclutamento di jiadisti per l’ISIS e diventato uno dei leader del Califfato in Libia. Anche gli americani avrebbero assestato ieri un duro colpo all’ISIS uccidendo con un Drone l’emiro di Tripoli dell’organizzazione jiadista, il libico Ahmad al-Hamali. Fuggito durante l’offensiva contro lo Stato islamico, al-Fezzani sarebbe stato fermato al confine con la Tunisia dove stava cercando di rientrare. Al-Fezzani è una vecchia conoscenza degli inquirenti italiani. Arrivato in Italia negli anni Ottanta, è stato bracciante, muratore, spacciatore di Hashish: diventa un militante islamico, radicale a Milano, dove frequenta il centro di viale Jenner e la moschea di Via Quaranta. Insieme a Sassi Lassaad, altro terrorista morto a Tunisi nel 2006, mentre capeggiava una rivolta, si occupava di reclutare mujahedddin da spedire nelle zone dell’Afaghanistan controllate da Al-Qaeda. Al-Fezzani è il terrorista più ricercato della Tunisia che lo ritiene responsabile dell’assalto alla città di Ben Guardane nello scorso marzo 2016. Negli scontri rimasero uccise 58 persone.

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