“Mi mancava il respiro. Quando sono andata in ospedale non avevo che un filo di voce. I medici mi dissero che questo non era asma e il primario asserì che poteva esser dovuto anche a quanto avevo respirato durante l'incendio di quella notte...” Quella di Miranda Vignatelli è una delle prime segnalazioni riguardo a ciò che, insieme a ben 32 morti e una serie innumerevole di feriti, ha per così dire “regalato” il disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno. La signora, residente in città in via Porta Pietrasanta (strada che si interseca con via Ponchielli e che è stata anch'essa teatro della tragedia) da quella data ha convissuto quotidianamente con antibiotici e cortisone, farmaco quest'ultimo del quale è arrivata a prenderne anche 20 milligrammi al giorno. E non è la sola a trovarsi in questa situazione. Anche Annamaria Mugnaini oltre ad avere come la Vignatelli antibiotici e cortisonici come compagni di viaggio dal giorno della strage, accusa difficoltà respiratorie: “Vado subito in affanno – spiega Annamaria, residente come Miranda in via Porta Pietrasanta – e continuo a sentire nel respiro l'odore acre di quella notte. Un odore che ti strozza”.
COSA È BRUCIATO – Le testimonianze delle due donne, non sono le sole e non sarebbero, nel caso,destinate a restarvi. Basti pensare a quanto è bruciato quella notte. Dalle plastiche, ai metalli, dalle gomme alla benzina, di tutto. “Praticamente – osserva Michelangiolo Bolognini, ex direttore dell'asl di Pistoia ai tempi dell'incendio di Bottegone del 1994 – è come se quella sera un inceneritore si fosse messo a bruciare senza filtro in mezzo alla via scatenando qualcosa come trecento sostanze chimiche diverse. Sicuramente sono state liberate sostanze come diossine, quadrifenili, esaclorobenzene e tanto altro ancora. Sostanze molto dannose per l'organismo”.
Stando alle analisi dell'Arpat di Lucca però, pare ci sia da star tranquilli visto che queste non hanno rivelato niente di anomalo. “È molto probabile che non abbiano trovato niente nelle analisi – chiarisce subito Bolognini – perchè si è soliti farle su particelle, per così dire, abbastanza grandi sull'ordine del Pm10, ovvero 10 micron. In questo caso però, le alte temperature (vicine ai mille gradi) che hanno addirittura fatto sciogliere il rame, hanno creato un pulviscolo di una grandezza che si aggira sullo 0,1 micron. Un dato dal significato importantissimo perchè in genere, ciò che non è considerato nella norma, 'non esiste'. Sanitariamente un dramma perchè se si considera che già le nanoparticelle vanno subito ad annidarsi nei polmoni e nel sangue, figurarsi le micropolveri come queste...”.
NIENTE SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE - Nel rivelare le sue analisi, l'agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana stessa cercava di minizzare spiegando che a “800 gradi le diossine si dissolvono”. Un dato che trova conferma e smentita allo stesso tempo. “È vero che a 800 gradi si rompe il nucleo benzenico – ammette Bolognini – ma cosa succede quando questo poi si raffredda? Si ricrea e ricade al suolo. I livelli di inquinanti e sostanze che si sono creati quella sera, possono dare anche danni cronici in chi li ha respirati. La cosa più utile da fare ora come ora da parte della Asl locale è quella di far avere un questionario ai vari medici di base per segnalare le casistiche delle malattie riportate dalla strage in poi per vedere se sono coincidenti con le tempistiche di esposizione dei soggetti. Sicuramente ci saranno un alto numero di persone che accusano disturbi respiratori e non solo”.
PROCESSO O ARCHIVIAZIONE? - Mettendo da parte questo aspetto sanitario che potrebbe scoperchiare quello che può essere considerato come il classico calderone rimasto sin qui chiuso ermeticamente, c'è da aprire una voce sulla situazione del processo che vede ancora 0 indagati a 8 mesi dalla strage e che potrebbe esser toccato dal disegno di legge sul processo breve. “Bisognerà vedere – spiega l'avvocato Riccardo Carloni – come il giudice tenderà a valutare la vicenda. Se lo farà con l'ausilio di due articoli o di uno solo. Se metterà in atto solo l'articolo relativo ai committenti di disastro ferroviario, il processo non verrà toccato dal nuovo ddl. Se invece prenderà in esame l'omicidio colposo, sì. Anche con la somma dei due è probabile che si rientri nel cosiddetto 'processo breve ”. Bisognerà vedere anche se al momento, visto che alla voce indagati non risulta nessuno, il timore in città è rivolto, più che al 'processo breve', alla parola 'archiviazione'.