<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> primarie,Partito democratico, politica italiana, La repubblica
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Qualunquismo, trattorie e la beauty farm della politica
 
Di Sergio Nieri

Conservero' gelosamente il paginone di Concita De Gregorio (mia autorevole concittadina,peraltro  ) su Repubblica apparso il giorno dopo la concelebrazione delle "primarie"del Partito Democratico."In fila contro il qualunquismo",recita la brava allieva di Scalfari,e giu' una montagna assolutamente risibile di luoghi comuni che pure danno il senso di quella strana giornata.

A parte il fatto che qualcuno un giorno mi dovrà spiegare come possono diventare tre milioni e mezzo  gli elettori accorsi ai seggi alle ore 20,00,se una rilevazione delle ore 17 li stimava intorno a quota un milione e mezzo (peraltro ragguardevole),e poi all 18,30,sulla base della rilevazione informale fatta da tale Migliavacca,dirigente diessino,due milioni,sono i quadretti della De Gregorio a farmi seriamente riflettere sulla natura e sulle conseguenze politiche di un voto "schiettamente popolare"che avrebbe vanificato l'ondata n eo populistica di Grillo.

La De Gregorio si sofferma sui siti,i luoghi del voto spontaneo,cioè,in definitiva,sui luoghi di culto della nuova culla della politica italiana:il voto di base su lista rigorosamente bloccata e addomesticata.

Trattorie,ristorantini per innamorati,antibagni di asili infantili e di palestre per signora,il tutto plasticamente attrezzato per il gesto epocale del 14 Ottobre.

"Il tutto,magnificamente naif per ospitare a fatica (secondo i notevoli flussi di Migliavacca) gli scudieri della buona politica veltrolettianabindiana.

Quelli che vanno alle primarie perchè è trendy ,quasi che fosse una concessionaria di suv o un'agenzia per il leasing auto.

Sullo sfondo, piu' sfumate e meno accatticavanti,autentiche sale di coscienza come le vecchie di sezioni di partito dove lo zoccolo duro del centro sinistra dominante (uomini e donne largamente oltre l'età pensionabile) riproducevano sulla scheda elettorale il crisma dell a vecchia fedeltà,inevitabile tributo alla logica del partito apparato.

Ma la De Gregorio non si ferma e in un conato di coerenza scalfariana si sofferma sul tema spinoso delle motivazioni che discriminano il "primariano" dalla piazzaccia di Grillo.

C'è quello che vota Veltroni perchè spera che in questo modo facciano fuori il mitico dal Campidoglio,c'è il pigro domenicale che "non ne puo piu" della Casta,ma che quando scopre sul sito dedicato che il suo seggio sarebbe in un ristorantino a la page,decide di andarci con la fidanzata perchè questa cosa gli dà allegria,c'è la comunità Tamil che accorre in massa al seggio per sostenere il proprio candidato doc,c'è  Giovanna Melandri che distribuisce volantini legati alla sua lista (Innovazione,se non erro)in lingua urdu per incrociare quanti piu' extracomunitari possibile della comunità indiana,ci sono centenarie inossidabili che con fare montalciniano escono raggianti dai seggi gridando "Una bella giornata per la democrazia".

Insomma,una festa per la De Gregorio e per l'Italia intera dopo la brutta,bruttissima pagina del V Day e dei Grillanti.

Fortunatamente ci pensa l'algido,ma puntuale Ilvo Diamanti a dirci, sullo stesso giornale, che un buon trenta per cento del voto primariano è stato gentilmente donato dagli stessi che avevano sottoscritto le disperate petizioni di Grillo al robotico Franceschini o all'enigmatico e astuto Letta.

Come dire,il qualunquismo del qualunquismo.

Come dire,c'è un reality delle primarie che è probabilmente l'altra faccia dell'invettiva grillesca,una condizione esistenziale prima che politica,un happy hour del consenso sul quale presto o tardi (quando il sole delle primarie sarà tramontato)si getteranno i La Torre,i Fassino,i D'Alema per l'ultima,definitiva spartizione.Sarà assai difficile,allora,tornare a motivare i Tamil contro il qualunquismo.