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Il banana è alla frutta?
Niente paura: è pronto un
dessert fra i più Fini…..
Di Barbara Fois
Gianfranco Fini è un uomo sorprendente. Per circa
due anni si è fatto sputare in faccia dai suoi, che mordevano il freno
davanti alle gaffes sempre più intollerabili del cavaliere, in faccia al
mondo. Per due anni ha sopportato il ruolo di tirapiedi del capo, di
vicepresidente-solo-di-nome, ingoiando in silenzio un rospo dopo l’altro.
Moretti glielo chiese pubblicamente, in piazza San Giovanni, se valeva la
pena di fare tutta quella strada da Fiuggi, per finire fra gli yes-men del
cavaliere. Eppure lui ha sempre tenuto duro. Aspettava evidentemente la sua
buona occasione.
Deve avere nervi d’acciaio, l’onorevole Fini, per
aver sopportato tanto senza fare una piega. Ma adesso è arrivata la sua
ora, l’ora del riscatto, l’ora in cui liberarsi di tutti i pesi morti,
dentro e fuori del suo partito.
Sto dando i numeri? Forse no, se il mio
ragionamento è giusto. Che Berlusconi sia alla frutta non lo vedo solo io.
Ne ha fatte troppe. Ha tirato troppo la corda, che adesso è a un passo dal
rompersi. E anche lui lo sa: non è un caso che abbia annullato il suo
appuntamento in India e in Canada non vada più. Il suo semestre europeo è
stato tragicomico, imbarazzante, inesistente dal punto di vista politico.
La sua raccolta di figuracce è da Guinness dei primati e non c’è giornale
al mondo ( in quella parte in cui l’informazione funziona!) che non ne dica
peste e corna (!).
Insomma, una catastrofe diplomatica e politica,
che lo sta sommergendo. E infatti topi e topolini cominciano ad abbandonare
la nave, a prendere le distanze da lui e dal suo impero virtuale.
La compagine di governo è sempre più sgangherata e
ormai arriva a prendere provvedimenti impopolari e cialtroni, nell’ansia di
difendersi da tutto e da tutti. Si sente nell’aria che è cambiato il vento
e che è arrivato il tempo di voltare pagina. Ma come? Con chi?
Poteva candidarsi alla successione l’onorevole
Fini, il silenzioso testimone di tante débacle? Eh, certamente no. La sua
affidabilità era ridotta ai minimi. Per farlo avrebbe dovuto fare qualcosa
di eclatante. Si aprivano
scenari preoccupanti, anche in considerazione del fatto che in questo paese
l’opposizione soffre di manie suicide.
Sempre più spaccata e isterica, in mano ancora a quella
classe dirigente narcisa e irresponsabile che ci ha gettato in questa
orrida e demenziale fossa delle Marianne, l’opposizione di CS sta già
progettando altre forme di suicidio politico ancora più fantasmagoriche, truculente
e devastanti di quelle che abbiamo già visto. Segno che non impara mai,
nella sua stolta superbia.
Dunque non restava molto altro per completare il
quadro politico nazionale: da una parte un leghismo sempre più
squallidamente squadrista e dall’altra un movimentismo sempre più rarefatto
e amletico…. Forse l’onorevole Fini ha pensato che quello era il momento
buono per farsi avanti e, con tanto di zuccotto in testa, in terra
d’Israele ha buttato a mare tutta la zavorra che lo ancorava a terra. Uno
scossone l’aveva già dato con la sua sorprendente posizione sugli emigrati
extracomunitari, ma ora ha provocato un vero terremoto.
Via,
in un sol colpo, l’ala estrema e nostalgica del suo partito, ma non solo:
con una mossa da maestro ha messo la sua più pericolosa rivale dentro il
partito, in condizione di non poterci restare, per una mera questione di
rispetto del proprio nome. Niente male. E non basta: la Resistenza,
sbeffeggiata dall’oscena corte del nano, è ritornata al centro della nostra
storia di italiani democratici, parte del nostro passato e del nostro
futuro. Chapeau, onorevole Fini. Lei ha fatto per noi molto più che i
nostri cari compagni all’opposizione.
Dunque ora cosa dobbiamo aspettarci? Che Fini
prenda il comando di una destra in doppio petto: colta, intelligente,
moderatamente conservatrice, sufficientemente democratica da non provocare
conati ribellistici, nazionalista quanto basta, aperta quanto serve….
Insomma: una destra di livello europeo, sul modello di quella francese ( e
non sto parlando ovviamente di quella di Le Penn). Una compagine che prenda
a bordo l’elettorato centrista ex democristiano più moderato, schifato
ormai dai Forzisti e dalla loro politica becera e ottusa. Una destra forte,
da affiancare al “grande centro” di Casini, altro personaggio bravissimo a
giocare le proprie carte, facendo spesso leva sul proprio aspetto da “bravo
ragazzo”.
E i nostri, intanto? Beh, lo SDI (2%, se gli va
bene) continua a dettar regole e leggi a tutti gli altri, cacciando dalla
coalizione DiPietro, la cui percentuale in voti è certamente più alta. Come
mai? Misteri dei segreti alchemici delle nostre segreterie di partito,
nelle cui oscene cucine si imbandiscono soltanto polpette avvelenate.
Questo numero ( come mi suicido escludendo chi mi pare) l’abbiamo già visto
fare e ha portato alla vittoria del cavaliere. Evidentemente sono tutti
convinti, i nostri cari compagni, che “repetita
juvant”. Al che la domanda sorge spontanea, come direbbe qualcuno: ma
juvant a chi??Non certo a noi elettori, a noi cittadini, a noi società
civile!! Dunque vogliamo lasciare che la destra si ricostruisca, mentre noi
andiamo in briciole? Eh, no! Ricompattatevi, per favore, e non fateci fare
cattivi pensieri sulle reali motivazioni dei vostri interni dissidi, anche
se, come dice Andreotti, che in queste cose è un maestro, a pensar male si
fa peccato, ma ci s’azzecca quasi sempre.
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