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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

 

“Donne, siete pronte per la storia?”

 in Italia no di certo 

di Barbara Fois

Dopo un braccio di ferro con George Weah, conosciutissimo campione di calcio ed eroe popolare, la 67enne Ellen Johnson Sirleaf – affettuosamente detta Ma Ellen (nonna Ellen) dai suoi elettori - è stata eletta presidente della Liberia, con il 59,4 %dei voti. Aveva detto “Stiamo per assistere a importanti cambiamenti nella leadership in Africa nei prossimi cinque anni “ sostenendo che le donne avrebbero cambiato il volto politico dell’Africa.  E in realtà è una vittoria in gran parte “rosa”,  per  Ma Ellen hanno votato infatti le donne di tutte le etnie: kran, mandingo, kru, gola e perfino le donne congo, una tribù a cui appartengono i discendenti dalle famiglie di schiavi liberati, che rientrarono in Africa dall’America alla fine dell’800.

Ma Ellen è la sesta donna capo di stato nel mondo: la Liberia come la Finlandia, l’Irlanda, la Lettonia, le Filippine e lo Sri Lanka. In Europa abbiamo  anche tre regine: in Inghilterra, in Olanda e in Danimarca, mentre in Germania Angela Merkel è ormai molto probabile che diventi la prima donna Cancelliere. Ma la Johnson non è la prima presidente della Liberia: prima di lei lo è stata Ruth Sando Perry, che ha guidato un governo di transizione fra il 1996 e il 1997.

Ellen Johnson Sirleaf  è l’emblema della nuova donna africana: è mamma e nonna, ma ha anche una bella carriera politica alle spalle e un master in amministrazione pubblica ad Harvard.

Nel 1972 è ministro delle finanze sotto il presidente liberiano William Tolbert, che viene assassinato nel 1980, durante un colpo di stato guidato dal sergente Samuel K. Doe. Nel nuovo governo alla Johnson viene affidato lo stesso ministero, che terrà per 5 anni.

Nel 1985, quando Doe si candida alla presidenza della Liberia, la Johnson ne denuncia il regime militare e illiberale e viene condannata a 10 anni di prigione.  Rilasciata, si ritira in esilio negli Stati Uniti, dove continua la sua carriera politica, ricoprendo, dal 1992 al 1997, l’incarico di direttore dell’ufficio regionale per l’Africa del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp). In questi anni, inoltre, rappresenterà inoltre la Liberia in molti istituti bancari internazionali e sarà uno dei sette saggi dell’Organizzazione per l’unità africana (Oau) che investiga sugli eccidi in Ruanda.

Nel 1997 torna in Liberia, dove è salito al potere Charles Taylor, che si è ribellato al regime di Doe, anche grazie all’aiuto e ai finanziamenti forniti dalla Johnson, che solo troppo tardi si accorgerà di aver aiutato un nuovo dittatore. Così almeno si è giustifica lei. Sta di fatto che in Liberia, in seguito al colpo di Stato di Taylor, scoppierà una devastante guerra civile, che farà 250mila morti. Tuttavia la Johnson torna in patria solo quando tutto è ormai finito e quando vengono indette nuove elezioni si presenta contro Taylor, ma perde ed è costretta di nuovo all’esilio. La situazione in Liberia resta tuttavia instabile, mentre la guerra civile si allarga anche agli stati vicini, finchè nel 2003 Taylor è costretto a dimettersi e va in esilio in Nigeria.

Si vara un governo ad interim che porta a queste ultime elezioni,  vinte dalla Johnson. “Donne, siete pronte per la storia?” ha detto Ellen, appena eletta. Pare che le donne africane abbiano già risposto: in Zambia le associazioni femminili a tutela dei diritti umani hanno già indicato la loro candidata alla presidenza in Edith Nawakwi. Un panorama promettente dunque quello africano, che è ben riassunto nell’intervento di un giovane studente liberiano “Abbiamo bisogno di una donna per rimettere a posto le cose – ha detto - Negli ultimi 158 anni gli uomini hanno fallito, ora è tempo di affidarci a una madre.”

E in Italia? In Italia una cordata bipartisan destra-centro sinistra a ottobre ha affossato l’emendamento che, nelle liste elettorali, assegnava alle “quote rosa” una percentuale decisamente ridotta, rispetto al resto d’Europa. Ma evidentemente i deputati maschi si sentivano minacciati anche da quel minimo di presenza femminile, così hanno votato contro, per poi festeggiarne l’affondamento abbracciandosi pubblicamente, congratulandosi l’un l’altro, fumando sigari e dandosi manate sulle spalle: una scena ignobile, degna della peggiore e più obsoleta tradizione maschilista da caserma e da bordello. W L’Africa.

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Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line