Ma è questa l’ unità
che volevamo?
Barbara Fois
Bandiere, inni patriottici,
appelli all’unità, promesse di cambiamenti e di ribaltamenti della
situazione, entusiasmi e applausi…. Il palalottomatica
di Roma esplode di gente festante e piena di ottimismo
e alla fine arriva Prodi, a dare la sua benedizione. Beh, ma non era questo
che volevamo? Non era per riunire e ricompattare questo centro sinistra che siamo scesi in piazza? E allora perché mi sento così sconfortata, così
frustrata? Perché non riesco a farmi contagiare dall’entusiasmo?
Forse devo andare da un analista…
eppure mentre guardo il faccione di Rutelli e quello della Bindi sullo schermo, che parlano di rinnovamenti e di
cambiamenti, non riesco a fare a meno di pensare
che solo quattro giorni fa hanno votato a favore di una legge ignobile
sulla procreazione assistita. E poi sullo schermo arriva la faccia di Boselli… me lo ricordo
bene quando nel vecchio PSI faceva l’attendente di Craxi ed ora
eccolo qui! Ancora qui. Sempre qui. E guarda quelle prime file:
D’Alema, Dini, Del Turco… facce nuove?
Eh no, non ho bisogno di un analista, no. Non è
per vedere questa gente rilegittimata, che siamo
scesi in piazza. NO!! Non è per sentirgli fare i salvatori della patria,
loro che hanno portato allo sfascio la sinistra e regalato il paese alla
destra, che abbiamo protestato. Non volevamo più vederle quelle vecchie
facce, no. Volevamo che se ne andassero
a casa. Volevamo che si togliessero di mezzo, prima che lo faccia la vita,
finalmente! E invece eccoli
tutti qui a festeggiarsi. A festeggiare la propria
astuzia, che li ha rimessi tutti in corsa, dandogli una riverniciata.
Ma noi sappiamo bene che questa fittizia unità non
durerà. Lo sappiamo bene perché li conosciamo bene ed è probabile che
insieme non dureranno oltre le elezioni, nella
migliore delle ipotesi. Ma è possibile che si spacchino prima, sulla guerra in
Iraq e il ritiro delle truppe italiane, per esempio. Intanto si sono già
spaccati e sparpagliati i movimenti, alcuni schierati con l’ulivo,
altri con Di Pietro-Occhetto,
altri ancora equidistanti e delusi da entrambi. Così non è certo una festa,
quella che abbiamo davanti. E’ solo l’autosalvataggio
di una classe dirigente che era sull’orlo di perdere il potere, dopo
aver perso la credibilità.
Ma
d’altra parte a vedere certe inguardabili e marce facce della destra,
che commentavano il fatto strafottenti e livide, veniva da pensare che siamo proprio presi fra incudine e martello e che questo
è un infelice paese e una contingenza quanto mai amara. E’ una classe
dirigente intera che va cancellata, rimandata a casa, dimenticata. Ma la
base di destra non lo farà, non sono abituati a pensare in modo autonomo: si incolonnano e seguono la corrente, e quelli che
pensano prendono le distanze, ma non sono che una esigua minoranza. Dunque non c’è troppo da contarci. Così spetta
solo a noi del CS di fare il repulisti. Ma a noi
chi? Noi movimenti? Quali movimenti? Che fine hanno fatto, a livello nazionale?C’è una brutta
aria di riflusso. La gente se ne sta tornando a casa alla spicciolata, in
silenzio, col cuore pesante. L’abbiamo scritto oltre due mesi fa,
commentando la due giorni al teatro Vittoria di
Roma e il confronto coi partiti: facciamoci del bene? Ma
facciamo del bene a chi? A qualcuno che si sta organizzando una carriera politica?
Solo il tempo ce lo dirà…. Ebbene, ce lo ha detto. Ma non ci ha
fatto piacere.
E allora non resta che guardare
quel tripudio su quelle facce e sentire un gran freddo dentro, un gran
freddo……
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