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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

Siate fecondi e moltiplicatevi ….( Genesi, I, 28)

Nuovi attacchi alla legge 194 sull’aborto

Di Barbara Fois

L’aveva preannunciato la ministra Prestigiacomo, quando il suo governo varò la vergognosa legge sulla procreazione assistita, a cui lei coraggiosamente votò contro. Disse che quello non era che il prologo e che poi avrebbero attaccato anche la legge sull’aborto. Lo sapeva bene cosa bolliva nella pentola della CdL, alla disperata ricerca di aiuto per non naufragare nel ludibrio dei propri elettori. E quando si è disperati si va in chiesa a pregare, no? Ma la chiesa non dà mai niente per niente: Lutero docet. Così sono fioccate le leggi a favore degli enti religiosi: l’esenzione dall’ICI perfino per le imprese commerciali gestite da religiosi, sovvenzioni alle scuole e alle università private, in gran parte in mano a religiosi, associazioni religiose nei consultori, uno spazio indecente alle ingerenze della chiesa nella gestione dello stato e adesso si rimette in discussione anche la legge sull’aborto. Se questo non è komeinismo cattolico non si sa cos’altro manchi perché lo diventi.

 E così ancora una volta siamo daccapo: vicino alle elezioni si prende di mira l’aborto e lo si fa diventare l’ultima battaglia disperata per darsi una parvenza di etica. Come se far finta di essere buoni cattolici cancellasse le leggi sulla depenalizzazione del falso in bilancio e l’emissione di assegni a vuoto, o ci facesse dimenticare la salva-Previti, il dissesto delle pubbliche finanze, il conflitto di interessi ormai su tutto, il digitale terrestre fatto per salvare Rete4, la Patrimonio spa che si vende i beni dello Stato, le poste italiane messe al servizio della banca di Berlusconi, lo sfascio della Costituzione e la truffa della legge elettorale, tanto per far un minimo di memoria. Gli italiani sono creduloni, superficiali, ignoranti, spesso cinici e a volte perfino collusi, ma non stupidi! O almeno ce lo auguriamo vivamente!

Ma torniamo alla legge 194 e a cosa succedeva prima che ci fosse. Mi sia consentito un ricordo personale, molto triste. Era la fine degli anni ’60 quando morì una mia compagna di liceo. Non era nella mia classe, ma tutti la conoscevano e non solo nella mia scuola: era bellissima, con grandi occhi verdi, un personale snello e morbido, un sorriso abbagliante e dolcissimo… dietro a lei spasimavano dozzine di coetanei brufolosi e imbranati e la corteggiavano decine di ragazzi più grandi, con belle macchine e pochi scrupoli. Qualcuno di questi la sedusse e lei rimase incinta. Lei che era tanto ingenua quanto bella e frastornata da tanti complimenti e lusinghe. Nessuno di noi conobbe il suo dramma, la sua disperazione, la sua paura, la sua solitudine, il dolore fra le mani di una incompetente mammana che le provocò una setticemia che la portò alla morte, se non dopo che il suo destino era compiuto. Aveva solo 16 anni. Ancora adesso ci penso. Penso a quella giovinezza calpestata e  trovo terribile e intollerabile quella morte. Ho fatto la battaglia per l’aborto anche in nome di quella compagna. Ho partecipato a banchetti, distribuito volantini, parlato con centinaia di donne, sempre con quello sguardo verde e dolcissimo davanti agli occhi. In tante, in tutta Italia ci siamo dette la stessa cosa: nessuna donna dovrà mai più morire così! Nessuna ragazza dovrà mai più sentirsi sola, disperata, tradita, abbandonata. In tante ce lo siamo detto, e la legge è passata ed abbiamo vinto anche il referendum. Prima che la legge 194/78 venisse approvata dal parlamento italiano gli aborti clandestini venivano stimati in oltre 250.000 all'anno. E troppi di quelli finivano male.  Scrive a questo proposito Elisabetta Canitano  “Il dato più importante però era che anche la donna poteva essere imputata del reato di aborto e quindi molte donne che effettuavano l'aborto clandestino non si presentavano in ospedale quando andavano incontro alle complicanze di interventi il più delle volte eseguiti, soprattutto per le donne povere, in assenza delle necessarie precauzioni di sterilità. Quindi quando avevano la febbre si limitavano a starsene a casa sperando che gli passasse, ma questo faceva sì che l'infezione post-operatoria degenerasse in setticemia, e quindi quando arrivavano in ospedale non restava che ricoverarle in rianimazione dove morivano dopo qualche giorno.” Esattamente quello che successe a quella mia compagna. Non perché fosse povera, ma perché era troppo giovane, sola e impaurita, in balia di persone ignoranti e senza scrupoli, atterrita dai possibili pettegolezzi e dalla minaccia della propria rovina sociale. Così fece la fine di tante donne povere. Le signore ricche invece andavano in cliniche  molto discrete e pagavano cifre di tutto rispetto  a dei compiacenti ginecologi, chiamati molto appropriatamente “cucchiai d’oro”. Come si può pensare di ritornare a quei tempi? E come si può dire che eticamente quei tempi erano migliori di questi? Come si può essere tanto disonesti intellettualmente?Come si fa a dimenticare quell’ipocrisia? Bisogna ricordare infatti che le leggi in vigore in quegli anni erano quelle del famigerato codice Rocco dell'epoca fascista, che vietavano sia l'aborto che la contraccezione, considerati come delitti contro la stirpe, tanto che la pillola veniva prescritta come regolatore del ciclo mestruale e non come contraccettivo. Ed erano pillole pesantissime, che potevano provocare pericolosi effetti collaterali e davano un sacco di problemi di salute.

 In questi anni, dopo la legge 194, invece gli aborti in Italia sono costantemente diminuiti, fino ad essere circa 135.000 l'anno. “Attualmente il trend di diminuzione - dice ancora Elisabetta Canitano - è fermo per la presenza crescente delle donne straniere sul nostro territorio, alcune delle quali provengono da paesi in cui il ricorso all'interruzione chirurgica della gravidanza era massiccio (Romania, Russia ).  Il tasso di abortività delle donne italiane è simile a quello della francesi e delle inglesi, molto inferiore a quello delle americane, superiore a quello delle olandesi che hanno in assoluto il tasso inferiore di tutti i paesi industrializzati in cui l'aborto sia legale( dati dell'Istituto Superiore di Sanità, grazie alla gentilezza della dottoressa Angela Spinelli ).”

( http://www.vitadidonna.it/copia_di_vita_di_000030.html)

Certo, non in tutte le regioni italiane l’applicazione  di questa legge è uguale e nemmeno le modalità dell’intervento chirurgico e il sud ancora una volta è penalizzato. Ma quello che è simile ovunque e che i maschi non sanno e non capiranno mai è che nessuna donna può sottoporsi a un aborto come fosse una seduta dal parrucchiere e sceglierlo come un qualsiasi sistema di contraccezione. Qualsiasi donna, anche non credente, infatti, senza porsi problemi sull’anima o meno dell’esserino che porta in sé, lo considera già da subito come persona, appena ritirato il test positivo di gravidanza. E non si rinuncia a un figlio così a cuor leggero. Ma quando mai la chiesa capirà le donne? Si limita a proibire la pillola, a proibire i profilattici, appellandosi poi ipocritamente alla castità. E chi dovrebbe  praticarla? Non basta che la pratichino solo le donne, che diventino tutte Lisistrate, in sciopero del sesso! La chiesa sembra ignorare, infatti, che ci sono uomini che spesso violentano le proprie donne, che se ne fregano di prendere precauzioni e lasciano che paghino soltanto loro le conseguenze di un atto spesso solo subito, nel proprio corpo, nel proprio spirito. Sembra che ignorino le subalternità psicologiche e sociali, nate da mentalità sbagliate e arretrate, che non insegnano alle donne il rispetto di sé, i propri diritti, la parità e dignità del proprio ruolo. Ma la chiesa ha sempre odiato le donne. Basta leggere cosa ne scrivono i cosiddetti padri della chiesa: da Agostino a Oddone di Cluny, da  Tommaso d’Aquino a Paolo di Tarso a  Gerolamo. Una fiera della cattiveria, della stupidità e della paura. “Ogni donna dovrebbe essere piena di vergogna al pensiero di essere donna “ (San Clemente di Alessandria, Il tutore, 190 d.C.) “Come potremmo desiderare di abbracciare quei sacchi di escrementi?” (S.Oddone di Cluny, X secolo); “Che altro è la donna se non un inimico per l’amicizia, una punizione del cosmo, un male necessario, una tentazione naturale, una calamita desiderabile, un pericolo domestico, un detrimento piacevole, un fascino mortale, un danno agghindato?” ( S. Giovanni Crisostomo, circa 380 d. C.).  “Come in tutte le comunità dei fedeli le donne nelle assemblee tacciano, perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge” (Paolo di Tarso, Prima lettera ai Corinzi, 14.34) .  Il dibattito fra tutti questi padri della chiesa si aprì soprattutto sul ruolo della donna, sulla sua inferiorità e sul matrimonio, visto come il male minore, rispetto alla fornicazione. Ma il massimo lo raggiunge Agostino che in una serie di opere, ma soprattutto nel XIV libro del De civitate Dei,  arriva al punto focale di tutto il pensiero della chiesa cattolica: la concupiscenza. Infatti tutto il pensiero della chiesa gira intorno al sesso, visto come la fonte di ogni male e ogni peccato e si capisce bene come i preti si battano anche ora disperatamente e violentemente per cose che riguardano la sfera del sesso ( la procreazione assistita, l’aborto, etc.) e mai con la stessa passione e impegno contro le guerre ingiuste, la fame, le persecuzioni, le torture. Questi maschi in sottana nera, che nascondono il loro misoginismo sessuofobo dietro untuose frasi ipocrite,  usano e hanno sempre usato la religione come un’ arma di potere  e di fatto impediscono  e hanno sempre impedito una vera educazione a una sana e responsabile  sessualità. Perché questo è il punto: educare i giovani ( e non solo loro) a una sessualità matura e responsabile è la risposta vera. Quella che renderà inutile l’aborto e cancellerà la terribile fine di tanti neonati, buttati come immondizia nei cassonetti. Il resto sono fandonie e chiacchiere. Depistamenti ignobili, falsi problemi. E infatti su questo la chiesa non ha mai dato risposte chiare, nè cercato soluzioni ai problemi e invece di aiutare, di soccorrere, di educare, di amare, non fa niente altro che pontificare e reprimere, punire ed escludere. “Salviamo gli embrioni!” non può essere una bandiera credibile di civiltà, se chi la agita antepone un embrione alla salute, alla vita, alla dignità e al benessere di tante donne. C’è da sperare che le donne finalmente capiscano chi le ha sempre penalizzate, per secoli, anzi: per due millenni, trattandole come immondezza, bruciandole sul rogo come streghe, umiliandole in ogni modo possibile, costringendole a posti di secondo piano, al silenzio, alla subalternità, al dolore e alla morte. E che si rendano conto che il Dio d’amore del Cristo non ha niente a che vedere con costoro.

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line