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24 luglio 2006   

Anche Bove è stato suicidato?

di Barbara Fois

«Landi? L’ hanno ”suicidato” i servizi segreti, come storicamente in Italia sanno fare». Con queste parole il magistrato Lorenzo Matassa, per 10 anni pm a Palermo, commentò a suo tempo il suicidio di Michele Landi, con il quale aveva collaborato per alcune inchieste informatiche e che stava indagando sull’omicidio di Marco Biagi.

 

E così, i servizi segreti “suiciderebbero” le persone scomode o pericolose. Per caso, possiamo annoverare anche lo strano suicidio di Adamo Bove fra le morti oscure? Perchè si tratta di uno strano suicidio davvero. Pare infatti che si sia lanciato dal cavalcavia che porta al Vomero, a Napoli. Alcuni testimoni dicono di averlo visto cadere, ma nessuno lo ha visto buttarsi. Inoltre chi lo conosceva nega che abbia potuto farlo volontariamente: perchè avrebbe dovuto? Non era lui ad essere indagato, semmai era lui che indagava. Tuttavia alcune delle persone vicine a lui dicono che era preoccupato, che aveva da qualche tempo l’impressione di essere seguito.

 

Inoltre stava indagando, per quel che ne sappiamo, almeno su due filoni: lo scandalo Telecom e il commercio delle intercettazioni telefoniche e poi il sequestro di Abu Omar e sullo sfondo di entrambi i filoni  ci sono i servizi segreti. Ma certo potrebbe essere solo una coincidenza e noi potremmo essere solo suggestionati da quella affermazione iniziale di Matassa. E tuttavia, giusto per completezza di informazione, vediamo meglio cosa sappiamo di lui e di quello che faceva e se per caso e come potrebbero entrarci i SS.

 

Di Adamo Bove sappiamo che è stato un ex poliziotto cacciatore di latitanti della Dia, di più: era un commissario capo della Polizia di Stato dal 1995 al 1998, diventato poi responsabile della funzione Security governance di Tim e uno dei referenti degli investigatori della polizia postale e degli uffici giudiziari di piazzale Clodio, che da mesi indagano sull'ipotesi di reato di violazione della privacy, sul presunto «mercimonio» e traffico di tabulati telefonici illecitamente acquisiti da agenzie di 007 e spioni industriali o politici.

Sappiamo inoltre che Adamo Bove - fratello gemello di Guglielmo Bove, resposabile capo dell’Ufficio legale di Telecom Italia della sede di Roma - dal 2000 era stato nominato responsabile anche del sistema Radar, cioè un softwer creato per proteggere il traffico della telefonia mobile da eventuali frodi, dato che era stato più volte violato da un gruppo di dipendenti “ che potevano controllare i numeri chiamati dall’utente senza lasciare tracce. Una situazione – scrive l’Unità - che ha portato Telecom ad aprire un’indagine interna e a presentare un esposto alla Procura”.

Adamo Bove, dunque, collaborava da mesi con i suoi ex colleghi in divisa. Non era affatto indagato (è necessario ribadirlo, visto che le prime notizie false sparse ad arte mettevano la sua morte in relazione con la sua posizione di “indagato per spionaggio” http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/07_Luglio/21/bove.shtml ) e stava ricostruendo proprio per la procura il flusso delle informazioni e il traffico di tabulati, sia Tim che Telecom, finiti nel mirino degli investigatori da quando alcuni utenti, che hanno presentato denuncia a piazzale Clodio e al garante per la Privacy, si sono accorti di essere spiati e violati sulle loro utenze, fisse e mobili.

 

L'inchiesta su Telecom Italia – come scrive il Corriere - avrebbe messo in luce la creazione di un sistema per accedere e poi scaricare tabulati telefonici senza lasciare traccia. Una circostanza che sarebbe emersa proprio grazie alle indagini avviate su presunti dipendenti infedeli e svolte dall'ufficio di cui era responsabile Adamo Bove, dopo le denunce piovute sulla società presieduta da Marco Tronchetti Provera che hanno causato le dimissioni dell'ex responsabile della sicurezza Giuliano Tavaroli, finito sotto inchiesta a Milano per la vicenda del trattamento dei dati telefonici.

 

Ma chi è Giuliano Tavaroli di cui Bove avrebbe preso il posto e sul quale – fra gli altri - stava indagando?  C’è una interessante e illuminante intervista uscita su Repubblica nel maggio scorso (http://www.repubblica.it/2006/05sezioni/cronaca/spionaggio-calcio/parla-007-privato...) di Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo a un certo Emanuele Cipriani, coinvolto con Tavaroli  nell’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche e accusato con lui di “associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblci ufficiali per l’acquisizione di notizie sensibili ”.

 

Cipriani era titolare di una Società  ( la Polis d’Istinto) che fornivano servizi alla Pirelli e alla Telecom. Ma qual era il suo lavoro? “ Non ero un investigatore con gli occhiali neri e la macchina fotografica al collo che si dà da fare per documentare tresche e corna.- spiega egli stesso nell’intervista-  Il nostro mondo si è molto evoluto. Oggi devi essere in grado di raccogliere informazioni in Sudamerica e in Africa...” Fra chi gli commissionava le indagini c’era il suo amico d’infanzia Giuliano Tavaroli. Ma chi erano i soggetti che finivano sotto inchiesta e che riempiono un DVD con migliaia di file, sequestrato a Cipriani dalla polizia? Su questo il Cipriani è molto cauto Non posso continuare a rispondere. Posso solo dire che ci sono file che riguardano persone fisiche e giuridiche.” Dunque si può supporre che ci fossero magari politici, magistrati, banchieri, faccendieri e quant’altro e società varie, istituzioni, chissà...  E tuttavia si sa per certo che c’è perfino un arbitro... ma và?! Già, ma pensa tu, quel famoso Massimo De Santis, sotto inchiesta per le partite vendute. Ma chi lo aveva commissionato un simile lavoro su un personaggio del mondo del calcio, e dunque apparentemente tanto distante dal solito mondo politico finanziario? Gli intervistatori incalzano “ Immaginò che fosse un lavoro per l’Inter?” chiedono e il Cipriani, lapidario “ Non facevo domande. Mi preoccupavo solo di dare risposte. Puntuali e sollecite.”

 

Sul signor Cipriani si fanno naturalmente molte  chiacchiere e fra queste c’è anche che abbia subappaltato le investigazioni contro Pietro Marrazzo e la MussoliniNon è vero – dice indignato – E’  una assurdità. Per fortuna degli autori di quella iniziativa io non ho nemmeno i biglietti da visita, nè mi è mai capitato di incontrarli a un congrsso di security.”

Ma in genere come nascevano le sue inchieste? Tavaroli gli faceva un nome, di persona o di società e lui indagava. Anche in modo illegale?  Lo accerterà la magistratura” ribatte lapidario. Comunque era tutto assolutamente legittimo: Tavaroli non gli avrebbe passato nessun tabulato, anzi, combatteva intrepido contro il loro mercato clandestino e addirittura “... mi propose un’operazione per stroncare quel mercato. Mi chiese di fare da esca. Di chiedere in giro  e comprare tabulati, per smascherare i dipendenti infedeli che ne facevano commercio. Il progetto era appoggiato anche da Adamo Bove, allora uomo della sicurezza Tim.”

 

Ma pensa un po’ che coincidenza....una bella trovata quella dell’esca, poi. Nuova, soprattutto. E a proposito di coincidenze: il Cipriani conosce anche Marco Mancini, il numero due del Sismi, indagato per il sequestro di Abu Omar, l’Immam di Milano, portato via dagli americani. “ Marco l’ho conosciuto alla metà degli anni ’80, quando lavorava con Giuliano (Tavaroli. ndr) all’Anticrimine dell’Arma dei Carabinieri di Milano...” Curioso, ma sul Mancini stava indagando il nostro Adamo Bove.  Ah, il Cipriani, sia detto per inciso, è anche amico personale di Raffaello Gelli, figlio del Gran Maestro Licio Gelli. Ma guarda che combinazioni straordinarie, che coincidenze incredibili ci sono in questa storia!

 

Mancini, Tavaroli e Cipriani non solo si conoscono, ma sono pure amici e coinvolti in tutta una serie di indagini Ammetterà – dicono gli intervistatori- che è difficile credere che voi tre – lei, Giuliano Tavaroli, Marco Mancini – tre ragazzi cresciuti insieme che fanno, per organizzazioni diverse, lo stesso mestiere al mercato delle informazioni non si danno una mano scambiandosi, di tanto in tanto, qualche notizia o dossier riservato.” E il Cipriani  Mi rendo conto che è difficile crederlo. Ma è così. Non di questo parere è Giuliana D’Olcese, che da tempo ha denunciato le intercettazioni telefoniche e informatiche sul Corriere della Sera e in particolare su i suoi direttori: prima su Stefano Folli e ora su Paolo Mieli. Le postazioni degli attacchi  da intercettazione, di cui ho amplissima documentazione...sono tutte da analizzare onde verificare l’enorme e capillare rete delle intercettazioni ordite da Giuliano Tavaroli e da Emanuele Cipriani attraverso Telecom Italia – telefonia e internet da questi “appaltate” anche  a medi e piccoli providers di provincia – risulta avere sede in postazioni le più insospettabili, perciò oltremodo inquietanti e le più inimmaginabili.” (http://www.generazioneelle.it/notizia.asp?n=1522).

 

Si fa un gran parlare di intercettazioni e del loro mercato, dice la D’Olcese, ma nessuno si chiede il perchè di queste intercettazioni, che invece è la chiave di tutto e forse spiegherebbe se non tutte, certo molte cose di questo paese.

Beh, forse qualcuno il perchè se lo è chiesto e magari lo ha anche trovato. E poi è volato, in un’afosa giornata di luglio, giù da un cavalcavia...

 

 

Approfondimenti:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/07_Luglio/22/manager.shtml

http://www.audionews.it/notizia.asp?id=155510

http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/suicidio-bove/sequestro-pc-bove/sequestro-pc-bove.html?ref=hpsez

http://www.generazioneelle.it/notizia.asp?n=1522

http://www.elis.org/Fellow/curricula.asp

http://www.unita.it/view.asp?IDpag=13&IDcontent=58311

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line