<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> giorno della memoria, olocausto, sterminio zingari, omosessuali, barbara fois
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Il giorno della memoria: Per ricordare o per dimenticare?
 
di Barbara Fois

Non possiamo dimenticare la shoah.

Certo. E nemmeno lo vogliamo.

Quelle immagini terribili di corpi scheletrici trascinati senza pietà verso fosse comuni, fosse piene di altri corpi denutriti, ci sono rimaste scolpite nella memoria, per sempre.

E davvero sembra incredibile che degli esseri umani abbiano potuto essere ridotti così dalla crudeltà indicibile di altri esseri umani.

A vedere quelle immagini qualcosa dentro di noi si ribella, perché questa dimostrazione di abiezione mortifica la nostra umanità, ci diminuisce tutti, ci fa vergognare tutti.

Perché in questo genere di genocidi forse ci possono essere persone non colpevoli direttamente, ma certamente non ci sono innocenti.

Ho letto dunque in questi giorni articoli di ricordi, ho guardato telegiornali e servizi “speciali”: mi sembrava doveroso. Un modo per rendere omaggio a quei poveri morti, visto che non sono religiosa e non vado in chiesa a pregare.

Ma dentro di me cresceva in modo sconcertante un fastidio insopprimibile. Era forse l’eccesso di retorica? Forse. Ma c’era molto di più.

C’era la consapevolezza che gli ebrei sono pur sempre un popolo eletto, nel senso che godono di una attenzione speciale, rispetto ad altri popoli.

Mi spiego, a costo di dire cose antipatiche e certamente impopolari. Voglio dire che accanto ai 6 milioni di ebrei furono massacrati anche  miigliaia di zingari e di omosessuali, di cui nessuno parla mai.

Nel 2002 per i tipi di Einaudi è uscito un libro di Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, che racconta una storia atroce che riguarda questo gruppo etnico, emarginato da tutti gli altri gruppi etnici e in tutte le epoche. In Germania, fin dal 1936, fu creato un istituto per la la lotta contro la nocività degli zingari, che portò a un loro censimento: si parla di circa 25.000 zingari tedeschi e poi, dopo l’Anschluss, di altri 8.000 zingari austriaci. Per la loro eliminazione non fu creata una legslazione apposita, come lo fu per gli ebrei, ma dopo il 1938 la legge antisemita di Norimberga fu estesa anche a loro.

Intanto si imponeva loro la sedentarietà e la sterilizzazione! A migliaia furono ammmassati fin dal 1941 nel ghetto di Lodz e poi gasati nel lager di Chelmno.

Ma di questo nessuno parla. Così come nessuno dice che nel dicembre del 1942 Himmler firma l’ordine di internamento ad Auschwitz degli zingari tedeschi, a cui si aggiungeranno tutti quelli trovati nei paesi di volta in volta invasi. 20.000 ne gaseranno nella sola Auschwitz, per non parlare degli esperimenti medici fatti sui bambini zingari.Lewy parla di 220.000 morti, ma la comunità degli zingari invece fa salire la cifra a 500.000 morti. La cosa tragica è che qualcuno si chieda se si possa parlare di genocidio anche per loro! E che a chiederselo sia un ebreo è ancora più sconvolgente.Quanto ai “triangoli rosa”, cioè agli omosessuali, se ne parla ancora di meno, perché per loro l’anatema vale ancora, checchè se ne dica.Sempre Heinrich Himmler  scrisse su di loro:: "dal 7 al 10% di uomini sono omosessuali. E se la situazione non cambia, ciò significa che il nostro popolo sarà annientato da questa malattia contagiosa... un popolo che ha molti bambini può ambire al dominio del mondo. Un popolo di razza nobile ma che ha pochissimi bambini possiede solo un biglietto per l'aldilà...".
Così incominciarono le retate sistematiche, raccontate in un libro scritto da Le Bitoux  e Perrre Seel, intitolato: Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel , edito da Calmann-Lévy nel 1994 e mai tradotto in italiano. Le cifre, documentate,  che il libro riporta si commentano da sole: "Più di 100.000 omosessuali vengono indagati, 60.000 sono in prigione e oltre 10.000 in campo di
concentramento, di cui i due terzi moriranno
".

Le Bitoux racconta l'orrore dei campi di concentramento attraverso altre testimonianze, mentre Pierre Seel, tra i primi omosessuali deportati che trovarono il coraggio di ricordare, racconta in prima persona: "Ogni volta che gli altoparlanti pronunciavano il mio nome ero terrorizzato perché a volte era per praticare su di me delle mostruosità sperimentali; il più delle volte consistevano in numerosissime punture alle mammelle...". Molti popoli e comunità sono scomparsi nel buio, massacrati da altri popoli e comunità nel corso della storia, ma senza andare troppo indietro, basta ricordare gli Armeni, sterminati dai Turchi ai primi del’900 e i Tutsi  decimati dagli Hutu nel Rwanda, pochi anni orsono, ma nessuno di questi massacri di massa, nessuno di questi  eccidi, di questi olocausti ha avuto l’onore delle cronache o l’interesse del mondo, tanto a lungo da creare appuntamenti fissi e celebrazioni per mantenerne vivo il ricordo.

Perché? Forse perché questi popoli erano poveri? O non abbastanza”importanti”? O troppo tranquilli e non aggressivi?E perché ora che il popolo di Israele ha per il popolo palestinese un evidente piano di sterminio, che persegue da anni ed attua con crudele determinazione, nessuno lo ferma? E perché si tira fuori la sgangherata scusa dell’antisemitismo ogni volta che qualcuno ci prova? La shoah non può diventare il paravento dietro il quale nascondere i crimini che Israele perpetua nei confronti della Palestina. No. Se dobbiamo ricordare, allora ricordiamo tutto. Di tutti. Nella storia dell’Umanità non ci debbono essere popoli eletti e popoli reietti.