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27 agosto 2006   

Parlare di Israele e medioriente produce sempre discussioni vivaci. E i toni sono spesso, diciamo, appassionati. Pubblichiamo la lettera di Giuliana Sparano e la risposta di Barbara Fois relative all’ articolo che segue. Nella informazione libera, il dibattito è segno di salute. E noi, evidentemente, stiamo benissimo.

 

Ezboqua, ezbollà.....

Vicende drammatiche, fatti storici e “sentito dire” sulla guerra in Medioriente

di Barbara Fois

 

Martedì 29 agosto il primo contingente italiano parte per il Libano. Il punto è: cosa ci andiamo a fare davvero? Qual è il ruolo delle truppe dei caschi blu delle nazioni unite? Stiamo andando per stabilire finalmente la pace, o per fare un favore a Israele? Troppi obiettivi reali restano oscuri e dell’Occidente che va in Medioeriente non c’è troppo da fidarsi: purtroppo cinquant’anni di parzialità tutte a favore di Israele hanno reso il mondo arabo-musulmano comprensibilmente sospettoso e diffidente. Non so cosa potrebbe capitare se questa spedizione fosse l’ennesimo aiuto e fiancheggiamento a Israele.

 Il mondo Occidentale grida contro l’uso dell’energia atomica in Iran e non dice niente delle 5 testate nucleari di Israele. Si grida allo scandalo perchè le comunità musulmane danno dei nazisti agli Israeliani, ma – come ha documentato così bene Marco Ottanelli nel suo articolo – è normale usare questo epiteto a sproposito da parte della destra razzista verso i suoi avversari . Due pesi e due misure, come sempre.

E la gente cosa sa di questa guerra, di questa ennesima invasione di Israele? Sa cos’è Hezbollah? Da quello che si sente in giro non sembrerebbe “Ezbollà è un talebano amico di Osanna (sic) Binladen” come disse un beneinformato intervistato in TV.  Tanti auguri! E’ ovvio che se l’informazione è a questo livello, la gente può essere manipolata come fa più comodo.

Certo, la gente qualsiasi, l’ormai leggendaria signora Cogodda che vende le uova al mercato, non saprà chi  sono e cos’è Hezbollah ( o anche Hizbullah), ma i giornalisti e i politici occidentali lo sanno bene! Sanno che Hezbollah ( il partito di Dio), espressione della corrente Sciita, è nato nel lontano 1982 nel Libano ed è il partito della resistenza libanese all’invasione israeliana. Sono i “partigiani” libanesi. E sono oggi parte integrante del governo libanese. L’alleanza sciita - che rappresenta la maggioranza del popolo libanese - è presenta con ben 35 deputati su 128 nel parlamento di Beirut. Sono stati eletti in libere e democratiche elezioni.  E sinceramente tacciare un popolo che resiste a un’occupazione straniera come “terrorista” è davvero il colmo.

Dunque la “scusa” trovata questa volta da Israele per invadere terre altrui è davvero miserabile! Chi dice che l’episodio scatenante sia stato il sequestro dei due soldati israeliani., lo fa per trovare una giustificazione. E chi dice che la risposta israeliana sia stata “sproporzionata” sta usando come minimo un eufemismo: entrare coi carrarmati in un paese libero, invaderlo, distruggerlo, uccidere centinaia di persone, decine di bambini ( il massacro di Cana ve lo ricordate?), radere al suolo città con bombardamenti di ogni tipo, compreso il fosforo bianco, per due soldati rapiti è una reazione sproporzionata e basta? E quanti palestinesi sono stati rapiti e mitragliati e uccisi e nessuno ha detto nulla? “Sono circa 8 000 i palestinesi rapiti, in carcere senza processo e accuse, come a Guantànamo, ci sono anche donne e ragazzi. Ci sono ancora resistenti libanesi nelle prigioni israeliane, rapiti in tempi di pace, anche se la resistenza all'occupazione del Libano meridionale ha cacciato gli Israeliani nel 2000.” Scrive Mauro Manno e non ha torto. (http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=831&Itemid=)

 

 Ma perchè e come è successo questo rapimento? Dove sono stati sequestrati i due soldati?? In casa loro? Nella loro terra? Non ci risulta! Ma perchè sono stati rapiti? Un comunicato emesso dagli Hezbollah a Beirut ha annunciato il rapimento dei due soldati che, si afferma, «è stato attuato per onorare l'impegno di liberare i prigionieri e i detenuti arabi in Israele. I soldati israeliani non verrano riconsegnati fino a che non verranno rilasciati i detenuti arabi nelle carceri di Tel Aviv». A questo è stato risposto, sprezzantemente, arrogantemente da Israele:
«La reazione dell'esercito d'Israele sarà violenta, estesa e diversa rispetto a quanto abbiamo mai visto in passato». A parlare è il portavoce dell'esercito dell'esercito israeliano Fikai Idrai.

Cosa ne pensa la Resistenza libanese di tutto questo? Su Rinascita c’è una interessante intervista di Dagoberto H. Bellucci a Trad Hamadeh, ministro del Lavoro del governo di Fouad Siniora. Hamadeh appartiene, come il suo collega di Governo Mohamed Fneish al Dicastero dell’Energia, al partito di Dio, cioè a Hezbollah. Vediamo alcune opinioni di Hamadeh:

La guerra che hanno scatenato non è contro Hizbullah ma contro il Libano. È un aggressione contro il popolo libanese e lo Stato libanese e gli Stati Uniti stanno attivamente sostenendo la guerra israeliana contro il nostro paese. Voi sapete perfettamente che il presidente Bush ha dichiarato pubblicamente di voler cambiare il volto e la carta geopolitica del Medio Oriente. Questa volontà egemonica americana oltrepassa abbondantemente la stessa questione nazionale libanese ma, allo stesso tempo, ha favorito la ripresa del dialogo tra tutte le componenti della politica libanese, tra tutti i partiti, per cercare di trovare assieme una soluzione comune, accettata da tutti, sui punti essenziali per quanto concerne il nostro sistema di difesa nazionale. Abbiamo già trovato una strada per la soluzione dei nostri problemi nazionali con la costituzione della tavola rotonda per il dialogo nazionale, un organismo che raggruppa tutte le diverse anime politiche del Libano. Questa guerra è arrivata chiaramente per impedire che le forze politiche libanesi trovassero da sole una soluzione ai loro problemi".
http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=826&Itemid=

D’altra parte Israele parla della propria guerra come di una guerra di liberazione. Ma liberazione da che, da chi? Come ha osservato  Mauro Manno “Una lotta di liberazione è tale perché libera un territorio da una potenza coloniale, non dai suoi abitanti. Il sionismo invece ha patteggiato con l'impero britannico il possesso della Palestina e infine l'ha 'liberata' dei suoi abitanti palestinesi, per costruire uno Stato che oggi costituisce la punta di diamante dell'imperialismo occidentale, quello americano in testa.”
 La violenza Israeliana è sotto gli occhi di tutti. E dopo il massacro ingiustificabile di Cana, la sua popolarità è in picchiata nell’opinione pubblica ,  ma poi accade qualcosa di insperato, che forse può quasi “pareggiare” i conti: un pacifista italiano viene accoltellato da un arabo....  E leggete un po’ cosa scrivono nel sito di Israele:

  Siamo addolorati per l’assassinio del giovane comunista (sic!) Angelo Frammartino che e' stato accoltellato a morte dalla stessa gente che era venuto a sostenere. Questo forse aprira' gli occhi a tutti coloro che credono che il fondamentalismo islamico faccia differenze tra la gente di sinistra e quella di destra. Per loro gli occidentali sono tutti uguali. La guerra oggi e' una guerra tra due civilta'! L'Europa e' la nuova culla del integralismo islamico. In Europa gli arabi vengono accolti a braccia aperte e la loro rivoluzione la faranno dall'interno. Basti guardare all'Inghilterra, Francia, Italia, Germania, Olanda, Danimarca, Svizzera, Spagna “ .http://www.greconet.com/davidben.htm

Nessun commento è necessario. E d’altra parte non si può criticare Israele e la sua  bellicosa aggressività senza essere opportunamente accusati di antisemitismo. Che bella scusa! Che cinismo impareggiabile, nascondere la propria crudeltà dietro la tragedia della Shoà! Vorrei che fosse chiaro, ma davvero chiaro a tutti, che nessuno di noi è antisemita e nemmeno è dalla parte del terrorismo. Di nessun colore, di nessuna parte politica. Ma tutti  siamo contro ogni forma di sopraffazione, di violenza, di prepotenza.  Però se si torna indietro nel tempo e si legge la storia di questi cinquant’anni di lotte fra palestinesi e israeliani, si capisce subito dove sta la ragione e dove il torto. L’unico modo che abbiamo oggi  per sconfiggere il terrorismo è dare finalmente giustizia al popolo palestinese. Perchè chi non ottiene giustizia è matematico che si farà vendetta. Speriamo che i padroni del mondo finalmente lo capiscano.

Ma adesso ripercorriamo insieme le tappe più salienti di questo scontro, di questa guerra infinita fra arabi e israeliani. Forse siamo alla stretta finale.  Dir così è un modo semplicistico, è vero,  per definire una situazione complessa e intricata, che ha radici molto lontane e che coinvolge etnie e religioni diverse. Un conflitto tortuoso, lungo, con ramificate implicazioni politico-religiose e pesanti condizionamenti internazionali.

Tutto comincia nel 1948 quando l’ONU riconosce i diritti dello stato di Israele, ma non quelli della Palestina. Eh sì, una brutta partenza. Il punto è tutto qui. Ma purtroppo non è il solo. La storia del conflitto israeliano-palestinese è una storia di soprusi e di violenze, di silenzi colpevoli, di ingiustizie inaudite. Seguiamone i momenti più significativi.

 

Nel 1897 un ebreo svizzero, Theodor Herzl, fonda a Basilea l’Organizzazione Sionista Mondiale, che ha come primo dei suoi scopi quello di far tornare in Palestina tutti gli ebrei. Da lì erano stati scacciati ben 1700 anni prima, quando l’imperatore Adriano, dopo aver soffocato nel sangue l’ennesima rivolta, deportò gli ebrei in ogni angolo dell’Impero romano e cambiò perfino il nome della Provincia Judea, chiamandola Syria Palestina. Dalla fine dell’Impero romano la storia di quest’angolo di Mediterraneo è passata attraverso mille guerre e contese, non certo ultime le Crociate, restando poi saldamente in mano ai Turchi, per molti secoli.

 Nel 1870 comunque, grazie al nascente movimento sionista, gli ebrei si riaffacciano alla Terra Promessa e fondano una comunità agricola: Mikve’ Israel, che poi diventerà la città di Tel Aviv. Da questo momento migliaia e migliaia di ebrei, provenienti da tutta Europa, arriveranno in Palestina, ma solo nel 1897, come dicevamo, con la fondazione dell’OSM e il Primo Congresso Sionista, si proclama esplicitamente il diritto del popolo ebraico alla sua rinascina nazionale sul suolo dei suoi padri: la Palestina.

Il rapporto fra ebrei è arabi è allora di 1 a 40, 50 anni dopo, nel 1947, sarà di 1 a 2.

Ma la Palestina è in questi anni un protettorato britannico e gli inglesi vedono di malocchio la crescita dell’elemento ebraico sul suolo palestinese: sanno che gli ebrei non li lasceranno spadroneggiare come hanno fatto fino ad ora. Si arriva a scontri armati fra ebrei e truppe britanniche, come l’episodio della nave “Exodus”, carica di ebrei in gran parte scampati ai campi di sterminio, testimonia.

 Ma la fine della seconda Guerra Mondiale ha rivelato anche l’eccidio di 6 milioni di ebrei. A questo punto non può più venir ignorato il diritto di un popolo che ha pagato con le camere a gas e i forni crematori l’appartenenza alla religione ebraica. Inoltre le lobbies ebree americane premono e sono ricche e potenti.

Il 29 novembre 1947 l’assemblea generale dell’ONU con la risoluzione n.181 vota a favore della creazione in Palestina di uno stato ebraico e di uno stato arabo (33 voti a favore,13 contrari e 10 astenuti).

Ma questa risoluzione era stata presa sulla testa di chi già abitava questa terra, così in seguito al piano di spartizione votato dall’ONU, l’Alto comitato Arabo proclamò 3 giorni di sciopero che registrò vari episodi di violenza. Scoppiò così una vera e propria guerra civile, che vide di fronte gli Arabi, divisi in diverse ed eterogenee formazioni, e gli Israeliani invece molto meglio organizzati e armati. L’Hagana, la milizia ebraica clandestina, fu  trasformata nel nucleo di un esercito regolare, formato da 6 brigate, agli ordini  di Ygael Yadin. In questa guerra ci furono degli episodi terribili, come il massacro del villaggio arabo di Deir Yassin, dove due gruppi ebraici estremisti uccisero senza alcun motivo 250 arabi palestinesi e poi invece l’attacco a un convoglio medico di ebrei che costò la vita a 70 persone.

 

Il 14 maggio 1948 a Tel Aviv, a  sorpresa, il leader  David Ben Gurion proclama lo stato d’Israele. Il riconoscimento degli USA arriva dopo 11 minuti (!!), seguito da quello dell’URSS. A dire che quest’atto non era certo un colpo di testa di un leader con manie di grandezza, ma era parte di un disegno politico che riguardava i delicati equilibri di potere in Medioriente. Disegno di cui nulla sapevano tuttavia gli stati arabi confinanti. E infatti subito scoppia una guerra con Egitto, Siria, Transgiordania, Libano e Iraq.  In realtà di questi stati solo l’Egitto aveva armi e un esercito addestrato. Inoltre la Transgiordania si accordò segretamente con Israele e, promettendo una linea morbida, si assicurò i territori a ovest del Giordano.

Gli israeliani misero sotto assedio le città di Ramle e Lydda che erano state assegnate alla Palestina dal piano di spartizione ma per la loro posizione strategica erano diventate un obbiettivo del neonato stato ebraico. Ben Gurion in persona diede l'ordine di evacuare i 70.000 abitanti che, nel caldo torrido estivo, furono costretti a mettersi in viaggio verso Ramallah. Un centinaio di loro morì durante il tragitto..... Il 18 luglio entrò in vigore un seconda tregua durante la quale Bernadotte, mediatore del conflitto delle Nazioni Unite, lavorò a una soluzione diplomatica. Il 16 settembre presentò le sue conclusioni: Israele avrebbe mantenuto la Galilea ma abbandonato gran parte del Negev e restituito le città di Ramle e Lydda. Gerusalemme doveva costituire un corpum separatum amministrato dalle Nazioni Unite. Ai rifugiati palestinesi doveva essere garantito il diritto di tornare nelle loro terre Poco dopo la consegna del piano, Bernadotte fu ucciso da ebrei estremisti. La guerra proseguì. Israele voleva risolvere sul campo la questione del Negev ma ad un passo dalla totale conquista del deserto un errore costò l'arresto di una avanzata che sembrava inarrestabile. Cinque caccia israeliani abbatterono per errore cinque velivoli britannici che stavano portando aiuti agli egiziani nel Sinai. Nella prospettiva di una guerra globale gli americani intervennero e posero fine alle ostilità. Gli israeliani avevano allargato notevolmente i loro confini assicurandosi Gerusalemme ovest e il Negev, tranne una piccola area che fu chiamata Striscia di Gaza. “ http://www.paceinmedioriente.it/default.asp

La guerra finirà nel 1949 e vedrà Israele ingrandire i propri confini a spese della Galilea, a nord e di Negev a sud. L’armistizio dividerà la città di Gerusalemme fra Giordania e Israele, ma soprattutto vedrà 400.000 profughi arabi, fuggiti da Israele durante la guerra e stipati in campi profughi, vicino al confine. Quei campi dovevano essere una  soluzione provvisoria, ma esistono tuttora.

Nel 1956 Israele invade la penisola del Sinai, dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte del governo egiziano di Nasser, e conquista Gaza e Sharm el Sheik. Israele si ritira solo dopo che, nel 1957 le Nazioni Unite le garantiscono l’accesso al Golfo. Ma chi vuole leggere il punto di vista di Israele può andare sul sito http://www.greconet.com/davidben.htm#1948 e leggere che “1957 Israele si assicura il passaggio gratis per la sue spedizioni attraverso il Canale di Suez. “ . In questo sito ci sono dei punti di vista molto illuminanti e soprattutto di una parzialità che lascia  sconcertati.

Nel 1964 Viene fondata l'Organizzazione per la liberalizzazione della Palestina (OLP). Fu creata in un vertice arabo con lo scopo di istituire un’ organizzazione palestinese in grado di contrapporsi allo stato di Israele.

Nel 1967 Israele attacca ancora: è la cosiddetta “Guerra dei 6 giorni” guidata dal generale Moshe Dayan, che in tre giorni occupa coi carri armati tutta la penisola del Sinai, le alture del Gholan, la Cisgiordania, la città vecchia di Gerusalemme e Gaza.

Il 5 giugno 1967, da Tel Aviv, un comunicato ufficiale annuncia che violenti scontri sono cominciati nella parte sud di Israele, a seguito della penetrazione di carri armati egiziani in territorio israeliano con l’appoggio dell’aviazione.
Radio Cairo annuncia che Israele ha attaccato la Repubblica Araba Unita (Rau) e che le forze egiziane stanno resistendo al nemico.
Ma com’era iniziata questa guerra?
Israele sosteneva di sentirsi minacciata, perchè si intravedeva un’alleanza militare tra Egitto, Siria e Giordania, percepita dalla comunità internazionale come una vera e propria minaccia alla “sopravvivenza” dello Stato ebraico. Dopo la richiesta da parte dell’Egitto, dell’allontanamento dei caschi blu dell’ONU dal Sinai, dove stazionavano in base ad accordi presi dopo la guerra di Suez è Israele a prendere l’iniziativa e a inventarsi la formula della “guerra preventiva”.
In sei giorni, dopo aver annientato a sorpresa nelle prime ore dello scontro l’intera aviazione egiziana, Israele occupa per la seconda volta il Sinai e per la prima volta i territori palestinesi a Ovest del Giordano, annessi nel ’50 al regno di Giordania.
In altri due giorni, nonostante la tregua proclamata dall’ONU e accettata dagli Stati arabi, si impadroniscono delle alture del Golan in territorio siriano.
Con il tempo, gli stessi capi militari israeliani (tra cui il generale Rabin, il generale Peled e lo stesso
generale Dayan, ministro della difesa) ammetteranno che una presunta minaccia di distruzione era inconsistente, sia dal punto di vista della forza, sia nelle intenzioni.
L’intento di Nasser probabilmente era quello, sfruttando il nuovo quadro internazionale, di riaprire la questione israelo-araba.
Tuttavia il bottino della “guerra dei sei giorni”, fu per Israele molto importante: era entrata in possesso dell’intero territorio della Palestina originaria, Gerusalemme Est compresa.
In una prima fase, c’era una qualche disponibilità ad uno scambio di pace contro territori.
Ma le emozioni scatenate dalla vittoria militare portarono definitivamente alla colonizzazione dei territori occupati e la popolazione palestinese ad insorgere.

http://guide.supereva.com/storia/interventi/2005/02/198914.shtml

Come ha scritto Noam Chomsky in un suo articolo intitolato “Lo stallo”, questa guerra israeliana piaceva molto agli Stati Uniti “Ma la guerra aveva portato il mondo pericolosamente vicino a uno scontro fra superpotenze. Si temevano minacciose comunicazioni sulla “linea calda” tra Washington e Mosca “ Kosygin era stato chiaro con Johnson: “Se volete la guerra, l’avrete!” aveva minacciato. Era necessario far qualcosa e subito. Il processo diplomatico che ne seguì portò alla risoluzione ONU n.242, che prevedeva una pace completa in cambio di un completo ritiro israeliano. Ma la 242 non venne attuata: i paesi arabi rifiutarono di accordare una pace completa e Israele rifiutò di ritirarsi completamente “ Notate che la 242 – scrive Chomsky – è piattamente negazionista: non offre nulla ai palestinesi, che vengono contemplati solo in relazione al problema dei rifugiati.”

Nel 1970 il presidente egiziano Sadat accolse la proposta del mediatore dell’ONU Gunnar Jarring di una pace completa con Israele, ma Israele rifiutò affermando che non si sarebbe ritirata entro i confini precedenti al 5 giugno del 1967. A questo punto gli USA erano in una situazione imbarazzante: Sadat aveva abbracciato le loro posizioni e Israele, sua alleata, invece si diceva non disposta ad accettarla. Che fare? Henry Kissinger si inventò una posizione di stallo “sulla base di motivazioni così bizzarre che è stato necessario ignorarle, probabilmente a causa dell’imbarazzo...- spiega Chomsky - Da allora gli Stati Uniti hanno negato non solo i diritti dei palestinesi ( all’epoca forti del consenso interno) ma anche le disposizioni di ritiro della risoluzione 242 così come erano intese dai suoi autori – compresi gli Stati Uniti, contrariamente alle invenzioni successive. Anche queste sono cose che “non starebbe bene “ dire. Pertanto, l’intera vicenda è vietata: espulsa dalla storia.” Il rifiuto della 242 da parte degli USA, su imput di Kisynger, ha cancellato la questione del ritiro di Israele dai territori occupati.

http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/me3_stallo.html

E’ naturale che questo sia letto come un elemento di forte provocazione da parte palestinese.

Che nel frattempo, come abbiamo detto, si è organizzata nell’OLP ( organizzazione per la liberazione della Palestina) e di cui Yasser Arafat diventerà capo carismatico. L’OLP è il braccio armato e politico del movimento che vuol dare una terra ai palestinesi. Tuttavia l’audacia di alcuni gruppi palestinesi come l’FPLP ( Fronte per la liberazione della Palestina), decisi a trasformare la Giordania in uno stato rivoluzionario che facesse da base di operazioni contro Israele, e per far questo pronti a rovesciare il re, aveva fatto propendere re Hussein ( dopo due attentati alla sua vita) per l’espulsione dell’OLP dal territorio giordano, anche con la violenza. Durante il feroce scontro (avvenuto in settembre, da cui il nome) infatti, alcuni palestinesi si decisero addirittura ad attraversare la frontiera e ad arrendersi agli israeliani pur di non finire trucidati dai soldati giordani. “È la fine di ogni speranza di vedere i paesi arabi uniti nella lotta. È un tradimento storico. La Giordania si schiaccia su Israele, i palestinesi di nuovo un popolo senza stato e nazione. Combattono, fuggono in Libano e finiscono nei campi di Sabra e Chatila. Per la prima volta si sentono davvero soli. Nasce, insieme a un violento sentimento di rivalsa, Settembre nero, un gruppo non si sa quanto autonomo di Al fatah.”

 “Settembre Nero” era l’erede dell’FPLP nell’ambito del terrorismo internazionale e sulla sua costituzione ci sono pareri discordi: alcuni sostengono che il gruppo non sia mai stato ufficialmente autorizzato dai vertici al Fatah ( movimento fondato dai “moderati” palestinesi per resistere all’onda lunga dell’estremismo palestinese) nè fu mai alle dipendenze di Yasser Arafat, altri ritengono invece che fosse il braccio segreto del Raiss. Questo piccolo gruppo era in effetti molto più agile ed efficace per compiere attentati rispetto alla pesante struttura di al Fatah già infiltrata dai servizi segreti giordani e israeliani.
Gli obiettivi di Settembre Nero erano inizialmente quelli di colpire obiettivi giordani, poi di incrinare le relazioni tra paesi arabi ed occidentali incitando alla lotta i giovani palestinesi, infine ma non ultimo l’obiettivo di colpire il nemico israeliano in ogni luogo in cui si trovasse. La prima operazione scattò il 28 settembre 1971 contro il primo ministro giordano Wasfi Tall fedele luogotenente di Re Hussein, ucciso nella hall dell’Hotel Sheraton del Cairo. Proprio dopo l’assassinio di Wasfi Tall, Settembre Nero allargò il suo raggio d’azione per colpire tutti i nemici della rivoluzione palestinese nel mondo. Il triennio 1971-1973 vide una grande concentrazione di attentati terroristici fuori dalla Palestina e dallo stato di Israele con 60 operazioni solo nel ’73, contro le due del ’68.
Tra gli attentati di Settembre Nero spiccano quello fallito all’ambasciatore giordano a Londra nel dicembre 1971, il sabotaggio in una centrale di gas naturale in Olanda rea di inviare gas ad Israele, l’uccisione di cinque cittadini giordani a Colonia perché sospettati di attività anti-palestinesi nel febbraio del 1972. Il bollettino stesso di al Fatah (Hissad al Assifa) annunciava,, nel febbraio del 1972, il sabotaggio allo stabilimento elettronico di Amburgo, perché vendeva materiale all’esercito israeliano. L’8 maggio sempre del 1972 un Boeing 707 della Sabena carico di passeggeri veniva dirottato all’aeroporto di Lod presso Tel Aviv, i due dirottatori chiedevano la liberazione di centinaia di prigionieri palestinesi finendo però uccisi assieme ad un passeggero, nel tentativo israeliano di liberare gli ostaggi.
Il sabotaggio dell’oleodotto di Trieste del 4 agosto 1972 precedette la clamorosa “operazione” delle Olimpiadi di Monaco nel settembre del 1972.

Il 5 settembre 1972 “Settembre nero” fa irruzione negli alloggi della squadra israeliana al Villaggio olimpico di Monaco. Nell'operazione due degli undici atleti israeliani vengono uccisi, mentre gli altri vengono presi in ostaggio. La richiesta avanzata dai terroristi consiste nella liberazione di 250 palestinesi e libanesi arrestati in Libano dall'Esercito Israeliano. Le autorità tedesche fanno credere ai terroristi che le loro richieste vengono accettate, e la loro fuga protetta, ma all'arrivo all'aeroporto la polizia tedesca tenta un blitz, che fallisce lasciando sul campo gli undici atleti israeliani e cinque degli otto terroristi del commando :”la storia dell'assalto di Settembre nero al villaggio olimpico non si esaurisce il 6 agosto 1972. I suoi strascichi si faranno sentire per anni. Grazie a un dirottamento aereo i tre fedayin vengono liberati. Mentre il ministro degli interni Genscher e lo stato maggiore della polizia bavarese rimossi. Ha inizio la rappresaglia di Israele che bombarda alcune basi dell'Olp in Siria e Libano l'8 settembre `72 e poi conduce un'operazione di terra in Libano il 16 settembre. Il Mossad, con l'operazione «vendetta di dio» avvia una rappresaglia condotta da spie e uomini dell'intelligence che seminerà morte per anni.

http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/41263d2a41683.html

Per vendicarsi della “Guerra dei 6 giorni” Egitto e Siria si coalizzarono contro Israele e sferrarono un attacco congiunto a sorpresa rispettivamente nel Sinai e nel Golan, territori conquistati sei anni prima appunto nella guerra dei 6 giorni. Scoppiava così la cosiddetta Guerra del Kippur, detta anche Guerra del Ramadan o Guerra d'ottobre , che durò dal 6 al 23 ottobre 1973 . Dopo un iniziale serie di vittorie sirio-egiziane, Israele si riorganizzò e passò al contrattacco: già nella seconda settimana di guerra le armate siriane erano state buttate fuori dal Golan, mentre nel Sinai gli egiziani erano stati isolati e gli israeliani erano a loro volta penetrati in territorio egiziano, superando il canale di Suez che era considerato il confine. Rapidamente si arrivò a un “cessate il fuoco”, con un trattato firmato a Camp David, che riportava una apparente normalità nei rapporti fra Egitto e Israele. L’Egitto comunque riconobbe lo stato di Israele e cominciò a staccarsi dall’orbita dell’URSS. Tanto che nel 1979 firmerà una  pace separata con Israele. Quanto ai rapporti con la Siria: dopo la creazione di uno stato cuscinetto nel Golan nel 1974, Israele si annetterà quei territori nel 1981.

Nel 1973 l’OLP ottiene il riconoscimento da parte di 114 stati, come unico rappresentante legittimo del popolo palestinese.

 Nel 1977 Il presidente egiziano Sadat, nel tentativo di abbattere la "barriera psicologica del sospetto" (queste le sue parole) tra il suo paese e Israele, fece un discorso all'Assemblea del popolo in cui annunciò che "era pronto ad andare in Israele a fare la pace". Undici giorni dopo, il 20 novembre 1977, Sadat andò in visita alla Knesset con lo scopo di intavolare con il primo ministro israeliano Begin un negoziato di pace per l'intera regione mediorientale. La pace arrivò due anni più tardi, nel 1979, quando Sadat e Begin, il premier israeliano, firmarono un accordo a Camp David, mediatore il presidente americano Jimmy Carter. In cambio del riconoscimento di Israele, l’Egitto ebbe indietro la penisola del Sinai. I due paesi stabilirono normali relazioni diplomatiche, ma la Lega araba espulse l’Egitto dal suo seno, per aver firmato la pace con Israele.

Il 6 giugno 1982 parte la cosiddetta operazione “Pace in Galilea”, che di pacifico non ha proprio niente, dato che è l’aggressione di Israele al Libano.  Come ha detto Chomsky nell’intervista pubblicata nel nostro sito (www.democrazialegalita.it, nella traduzione di Bernardino Tolomei) ”L'invasione del 1982  fu messa in atto dopo che per un anno Israele aveva regolarmente bombardato il Libano,  cercando disperatamente di provocare qualche violazione della tregua del 1981 da parte dell'OLP, e, avendo fallito, attaccò comunque, con il ridicolo pretesto che l'ambasciatore Argov era stato ferito (da Abu Nidal, il quale era in contrasto con l'OLP).  L'invasione mirava chiaramente,  come  in pratica veniva riconosciuto, a mettere fine alle imbarazzanti iniziative dell'OLP per un negoziato, una "vera catastrofe" per Israele come puntualizzò Yehoshua Porat.”  In poco tempo le truppe israeliane accerchiano Beirut, sottoponendo la città e i poveri cittadini inermi a bombardamenti inumani. Il mondo occidentale sta a guardare questa incredibile violenza, senza batter ciglio. Ma vediamo come e perchè comincia.

 Dopo il Settembre nero e l’ espulsione dalla Giordania, i guerriglieri palestinesi si erano rifugiati nel sud del Libano che diventò presto teatro di numerosi scontri. Nel marzo del 1978 Israele lanciò una prima offensiva contro le roccaforti dell’OLP occupando il Libano fino a sud del fiume Litani ma, dopo le minacce del presidente americano Carter, il primo ministro israeliano Begin diede l'ordine di ritirarsi. Ma in realtà si trattava solo di una mossa strategica, perchè Israele, in quel periodo sotto il governo di destra di Begin e Sharon, non aveva nessuna intenzione di ritirarsi, tanto che il 6 giugno 1982, come dicevamo, diede il via all'operazione "Pace in Galilea": in poche settimane le truppe israeliane misero sotto assedio la città di Beirut. Ancora una volta gli Stati Uniti intervennero per imporre il cessate il fuoco: il 12 agosto il presidente Reagan telefonò a Begin chiedendogli di porre fine a un massacro ingiustificato. Il giorno dopo cessarono le ostilità. L'Olp stilò una lista contenente i nomi dei guerriglieri da fare espatriare sotto la protezione di truppe degli Stati Uniti, dell'Italia e della Francia. Il 3 settembre completato l'espatrio le forze multinazionali lasciarono il Libano pensando di aver evitato il peggio. Ma il 14 settembre fu ucciso Bashir Gemayel, capo delle falangi cristiane-maronite e alleato di Israele nella lotta contro i palestinesi in Libano e avversario di Joumblatt, eletto presidente della Repubblica libanese. La mattina successiva le truppe israeliane ritornarono ad assediare la parte ovest della città di Beirut. Ma ora non essendoci più i guerriglieri i campi profughi erano senza protezione. A questo punto l’esercito israeliano pensò bene di non  sporcarsi le mani e non esporsi in primo piano e affidò alle forze falangiste la cattura dei terroristi (?) nei campi profughi. In realtà si trattò solo di un vero e proprio massacro di Sabra e Chatila. E’ questa una pagina vergognosa della storia già lunga dei misfatti di Israele: la notte tra il 16 e il 17 settembre, le bande dei falangisti cristiani entrarono nei campi profughi di Sabra e Chatila con il pretesto di eliminare gli ultimi gruppi combattenti e per vendicare la morte di Gemayel, compiendo una feroce strage. I morti furono 3.000 (le fonti Olp parlano di almeno il doppio), e Israele fu accusato di corresponsabilità (insieme all'Onu secondo l'accusa di Arafat) per aver lasciato senza protezione i campi profughi e aver permesso così indirettamente (?) l'orrenda strage. Strage che colpì il mondo intero per la sua cruenza. Frettolosamente fu ricomposta una forza internazionale mentre Israele si ritirava mantenendo tuttavia una zona di sicurezza nel sud del paese. Il 23 ottobre gli sciiti, in minoranza rispetto ai sunniti in Libano ma particolarmente agguerriti, sferrarono un attacco contro le truppe francesi e americane causando la morte di 78 soldati francesi e 241 marines. Il presidente Reagan, in pieno periodo elettorale, annunciò il ritiro delle sue truppe. L'opinione pubblica sempre più contraria portò Israele a effettuare un ulteriore ritiro anche se fu mantenuta una zona di sicurezza. In Israele, la già inquieta opinione pubblica reagì alla notizia della strage: i partiti di opposizione e il movimento pacifista di Shalom Akshav organizzarono una manifestazione alla quale presero parte oltre 400.000 persone (il 10% della popolazione). Si instaurò un autoprocesso nazionale nel quale si chiedevano la fine della guerra in Libano e una commissione che giudicasse i responsabili. La commissione Kahan (dal nome del presidente della Corte Suprema) giunse, nel 1983, a una serie di risultati: pur escludendo una partecipazione diretta degli israeliani alla strage di Sabra e Chatila, si indicavano come responsabili di grave negligenza il ministro della difesa Sharon, il ministro degli esteri Shamir, il capo di stato maggiore Eytan e quello dei servizi di informazione Saguy. Ma nessuno si scusò nemmeno formalmente di questo massacro. E’ in occasione di questa pagina di guerra ingiusta e crudele che nasce Hezbollah, l’organizzazione di resistenza libanese.

 

 La rabbia e il rancore covano a lungo, continuamente alimentate dalla protervia e violenza di Israele, così nel 1987 scoppia la prima “Intifada” (deriva dal verbo "nfada" che vuol dire scrollare, levarsi di dosso qualcosa), una rivolta del tutto spontanea dei palestinesi di Gaza e della Cisgiordania contro l'occupazione militare israeliana. Al ventesimo anniversario della guerra dei sei giorni, nei Territori occupati circa il 50% della popolazione era nata e vissuta sotto l'occupazione. Era aumentata inoltre la diffidenza del popolo palestinese rispetto ai paesi arabi, colpevoli a loro giudizio (e non solo) di averli sempre messi in secondo piano. Si era sviluppata una società civile capace di produrre centri culturali, associazioni e organizzazioni femminili. Combattevano soprattutto contro i coloni ebrei che all'inizio degli anni'80 erano arrivati a 70.000 unità in Cisgiordania e 2.000 nella Striscia di Gaza. Gli scontri si susseguiranno negli anni, alimentando un odio che ormai è insanabile, in entrambi i campi.

Hamas è una organizzazione che prende piede in Palestina nell’agosto del 1988, dopo cioè l’invasione e occupazione di Israele dei territori della Cisgiordania e della striscia di Gaza, con la famosa prima intifada. L’obiettivo da raggiungere è, in un primo tempo,  quello di cacciare gli Israeliani, con ogni mezzo. Ma poi nel tempo obiettivi e metodi sono cambiati, anche perché  nel frattempo nessuno ha riconosciuto i diritti dei palestinesi. Così il clima si è esasperato ed estremizzato, ovviamente, e l’obiettivo è diventato quello di instaurare uno stato islamico, ormai in un territorio circondato da quelli sotto Israele. Hamas non ha mai fatto parte dell’OLP, ma anzi: è stata il primo nemico di Yasser Arafat e per questo è stata non solo tollerata, ma – alla fine degli anni ’80- anche favorita dai vari governi israeliani, proprio per indebolire l’OLP. Chi è causa del suo mal…

Hamas ha un braccio militare e uno assistenziale. Quest’ultimo si occupa di dare aiuto e sostegno ai palestinesi, costruisce scuole, si preoccupa dell’educazione e del sostentamento dei bambini e dei giovani, molti dei quali sono orfani. E’ ovvio che in questo modo sia molto popolare! Del resto gli interessi di Hamas e quelli dello stato di Israele coincidono: nessuno dei due vuole la pace e inoltre vuole distruggere l’altro. Chiunque si sia opposto a questa dicotomia demenziale è stato fatto fuori: Rabin da una parte, Arafat dall’altra. La ragione è stata bandita e ora non resta che il fanatismo, da una parte e dall’altra.

Nel 1993 sembra che si arrivi a una svolta: Arafat da una parte e Yitzhak Rabin dall’altra, firmano a Washington un primo trattato di pace, che vede la Cisgiordania e Gaza autonome ( per questo accordo Arafat, Rabin e Peres riceveranno il Nobel della pace). Ma c’è chi la pace non la vuole e che siano gli israeliani a non volerla è presto detto: un colono ebreo entra in una moschea e uccide 39 palestinesi che stanno pregando. Incomincia una spirale di attentati e di violenza sempre più ravvicinati e feroci. Israele si ritira lentamente dalla Cisgiordania, da Gaza e da Gerico.  Arafat entra a Gaza e rapidamente assume il controllo politico e culturale della regione. Trattative segrete in Norvegia fra OLP e Israele portano a un trattato di reciproco riconoscimento, che comprende una limitata autonomia palestinese a Gaza e Gerico e in prospettiva un accordo destinato a risolvere lo stato di Gaza e della Cisgiordania. L'accordo è sigillato dalla stretta di mano Arafat-Rabin alla Casa Bianca (13 settembre 1993). La Knesset e il Consiglio centrale dell'Olp ratificano l'accordo con 61 voti favorevoli, 50 contrari e 8 astenuti, il primo organo; 63 favorevoli e 8 contrari, ma con molte assenze, il secondo. Il 30 dicembre 1993 lo Stato di Israele e la Santa Sede sottoscrivono un accordo che sancisce il reciproco riconoscimento. La pace sembra a portata di mano.

Due anni dopo, nel 1995,  Israele e OLP firmano un accordo per allargare le aree dell’ autonomia

Palestinese, ma il 4 novembre uno studente israeliano dell’estrema destra spara su Rabin uccidendolo.  E così giustifica il suo abominevole gesto “Rabin voleva consegnare Israele agli arabi.” Un anno dopo l’assassino verrà condannato all’ergastolo , ma il peso di questo omicidio riporterà indietro di molti anni i rapporti di pace nel Medioriente. Nelle elezioni del 1996, infatti, vincono i conservatori e Netanyahu diventa il capo del governo e annuncia subito che non restituirà il Golan. La destra guerrafondaia, violenta e rapace ha vinto, arrivando cinicamente anche a uccidere uno dei suoi leader, Rabin, uomo di pace. La notizia della vittoria dei falchi sulle colombe porta a nuovi scontri fra i coloni israeliani e i palestinesi.

 

Nell’aprile del 1996 Israele si inventa l’”Operazione furore” per rispondere agli attacchi degli Hezbollah nell'Alta Galilea. Per la prima volta dal 1982 viene bombardata anche Beirut. Il bilancio dei bombardamenti è di circa 200 morti

Nel 1998 viene faticosamente siglato un ennesimo nuovo accordo di pace fra Arafat e Netanyahu, con la mediazione di Bill Clinton e dell’ormai già malatissimo re giordano Hussein. Si tratta di una sorta di scambio “terra contro pace”, che prevede il ritiro ritiro in tre fasi di Israele dal 13% dei Territori della Cisgiordania; dall’altra parte l'Autorità palestinese si impegna a mettere in prigione 30 persone che Israele sospetta di terrorismo e lo Stato ebraico si impegna a liberare 750 detenuti palestinesi. I palestinesi si impegnano a cancellare nella Carta dell'OLP le clausole sulla distruzione dello Stato di Israele.

Nel 1999 Gli elettori israeliani rispondono positivamente alla campagna del nuovo leader laburista Ehud Barak, il militare più decorato della storia d'Israele, che sconfigge alle elezioni con largo margine Benjamin Netanyahu. Le prospettive di una vera pace sembrano buone. In settembre Barak e Arafat firmano un accordo per attuare le intese che erano state firmate l'anno prima a Wye Mills.

A Camp David nelle montagne del Maryland, nel 2000, iniziano i negoziati a tre per un accordo-quadro tra Israele e l'Autorità palestinese. Bill Clinton esorta entrambe le parti a fare concessioni "perché nessuno può ottenere il 100% di ciò che vuole a vantaggio del proprio Paese”. Ma per Arafat non è possibile sottoscrivere questo accordo: altro che non ottenere il 100% delle proprie aspettative! Questo accordo in realtà negava allo stato Palestinese la propria indipendenza “e la possibilità di svolgere le proprie funzioni, in quanto basata sulla divisione del territorio palestinese in quattro cantoni separati, completamente circondati, e quindi controllati, da Israele. Inoltre, la proposta di Camp David negava ai palestinesi il controllo delle proprie frontiere, dello spazio aereo e delle risorse idriche, mentre legittimava ed espandeva le colonie israeliane illegali in territorio palestinese. La proposta israeliana di Camp David ridisegnava l’occupazione militare, invece di porvi termine....... La proposta israeliana divideva la Palestina in quattro cantoni separati, circondati da Israele: Cisgiordania Settentrionale, Cisgiordania Centrale, Cisgiordania Meridionale e Gaza. Il passaggio da un’area all’altra avrebbe richiesto l’attraversamento di territori sotto sovranità israeliana, assoggettando così al controllo israeliano gli spostamenti dei palestinesi all’interno del loro paese. Tali restrizioni avrebbero riguardato, oltre al movimento delle persone, anche il trasporto delle merci, ponendo, di fatto, anche l’economia palestinese sotto controllo israeliano. Infine, la proposta di Camp David assegnava la sorveglianza di tutte le frontiere dello Stato palestinese a Israele consentendo a quest’ultimo di controllare, oltre che i movimenti interni di persone e beni, anche quelli internazionali. Uno Stato palestinese così configurato avrebbe avuto meno sovranità e poteri dei bantustan creati dal governo sudafricano durante l’apartheid” http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/28/28A20020509.html

Nel 2001 I negoziati si bloccano sul problema dei profughi palestinesi e sullo statuto di Gerusalemme. Prende forma il Piano Clinton: il 95% dei territori della Cisgiordania e Gaza ai palestinesi; sovranità palestinese sull'Haram el Sharif; sovranità israeliana sul Muro del Pianto e sul sottosuolo della Spianata delle Moschee; Gerusalemme Est capitale del futuro Stato palestinese; no al diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi (Israele si impegna ad acconsentire un rientro simbolico di 100.000 profughi). In febbraio Sharon vince le elezioni con il 62,5% dei voti, dura la sconfitta di Barak. Ogni volta che si profila all’orizzonte la pace, in Israele vincono le destre. Non sarà un caso!

Il 28 settembre esplode la seconda sollevazione palestinese o nuova Intifadah. E' originata dalla visita provocatoria del leader del Likud, Ariel Sharon, che si è messo a passeggiare sulla Spianata delle Moschee. Il primo ottobre la nuova Intifadah dilaga nelle località abitate da arabi in Israele. I morti sono 12, tra cui un soldato israeliano e due bambini di dieci anni. Inizia l'escalation militare: in quindici mesi, fino al gennaio 2002, il numero delle vittime è stato di 1132: 872 palestinesi e 238 israeliani.  La destra di Israele porta al potere Sharon, che vince su Barak col 62.5% dei voti.

Dicembre: nuovi attentati a Gerusalemme. Israele prepara la rappresaglia. Passano pochi giorni e dei razzi israeliani colpiscono a Gaza tre elicotteri usati dal presidente palestinese per gli spostamenti e la pista dell'aeroporto. Il premier israeliano Ariel Sharon afferma che "la responsabilità di tutto ciò che succede è di Arafat" che viene confinato nella "Moqata", il suo quartiere generale a Ramallah. Resterà così per diversi anni, fra l’assoluta indifferenza dell’Occidente.

Il 27 gennaio 2002 una donna kamikaze si fa esplodere nella centralissima Jaffa Road di Gerusalemme. E' il primo esempio di terrorista donna della nuova Intifada. A febbraio viene completata la bozza di un accordo tra Peres e il presidente del Consiglio legislativo palestinese Abu Ala e il principe ereditario dell'Arabia saudita Abdullah, in un'intervista al "New York Times" rilancia l'idea di pace in cambio di terra. Sempre in febbraio verrà colpito dagli israeliani il quartier generale di Arafat. In seguito il gabinetto israeliano per la sicurezza decide che Arafat continuerà a restare confinato a Ramallah e che potrà circolare liberamente nella città. Al tempo stesso decide di ritirare le truppe e i carri armati che circondano il suo quartiere generale. A marzo in un attentato suicida nel quartiere ultraortodosso di Beit Yisrael, a Gerusalemme, muoiono dieci israeliani. Il 6 marzo elicotteri da combattimento israeliani lanciano due razzi contro un edificio dei servizi d'informazione palestinesi, a Ramallah, adiacente agli uffici di Arafat. Inizia una serie di rappresaglie nelle quali gli israeliani uccideranno più di 50 palestinesi. L'11marzo Israele abolisce le misure di confino di Arafat a Ramallah e gli ridà libertà di movimento, ma solo in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Nel comunicato si afferma che la revoca del confino è una conseguenza dell'arresto dei responsabili dell'uccisione del ministro del turismo e dell'arresto di uno degli organizzatori del tentativo di contrabbandare armi dall'Iran nei territori palestinesi. Per tutto l’anno, quasi a giorni alterni si susseguono attentati, ritorsioni e proposte di pace. L’ONU approva  la risoluzione 1379, che in realtà ricalca in parte la vecchia 242, proponendo"una regione nella quale due Stati, Israele e la Palestina, vivano fianco a fianco, all'interno di frontiere riconosciute e sicure". Il 28 aprile 2002 Yasser Arafat scioglie Al Fatah. Nel cuore della notte, il presidente palestinese annuncia la decisione di abolire il movimento politico da lui fondato e di cui è ancora, almeno formalmente, il capo. Il motivo sembra evidente: Al Fatah è diventato troppo estremista e radicale, trasformandosi in un'organizzazione militare che si è messa alla testa della rivolta, l'Intifada scoppiata sette mesi prima.

Alla fine del 2004 muore Arafat. Il tempo dell’OLP è finito. Inizia l’era ascendente di Hezbollah. Hezbollah ( o “partito di Dio”)è un gruppo informale degli Sciiti libanesi che fu fondato nel 1982, dopo l’invasione israeliana del Libano, terminata dopo 22 anni di occupazione nel 2000. Hezbollah  è stata l’organizzazione dominante nella guerriglia contro l’occupazione israeliana, contro cui Shimon Perez scatenò l’offensiva nel 1996, chiamata “Operazione furore”. E’ ovvio dunque che in Libano continui a esserci questa organizzazione, visto anche che Israele ha un’altra volta invaso quel territorio. Ed è altrettanto ovvio che lo stato libanese  non la consideri una organizzazione terroristica. A questo proposito Chomsky scrive “Il problema delle armi di Hezbollah è senza dubbio molto serio. La risoluzione 1559 chiede il disarmo di tutte le milizie libanesi, ma il Libano non l'ha messa in atto.  Il primo ministro sunnita Fuad Siniora descrive l'ala militare di Hezbollah come un tipo di "resistenza piuttosto che una milizia, e quindi esentata" dalla risoluzione 1559.”

 Ma vediamo gli ultimi avvenimenti.

Con il roboante titolo "Operazione giusta ricompensa", in pieno stile guerra americana, Israele ha sferrato un attacco massiccio e con una forza distruttiva senza limiti, utilizzando come pretesto la cattura di due soldati israeliani da parte degli Hezbollah.
Le prime operazioni sono scattate all'alba del 13 luglio, e anche se Israele aveva annunciato di voler colpire solo obiettivi militari il risultato è stata l'uccisione fino ad oggi di centinaia di civili.
Interrotte inoltre molte vie di comunicazione, i ponti che collegano sia il nord che il sud della città di Beirut, le autostrade principali e l'aeroporto. Molte ad oggi le illegali bombe al fosforo bianco che bruciano ogni cosa. Tutto ciò rende molto difficile i soccorsi.
Nei primi 12 giorni dell’offensiva israeliana sono circa 358 i libanesi uccisi dalle bombe, in gran parte civili, e 1.350 sono i feriti; 35 gli israeliani morti per i razzi hezbollah.

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Abbiamo potuto ricostruire la storia di questi cinquant’anni grazie alle notizie pubblicate in numerosi siti, che doverosamente vi segnaliamo:

 

E:\Dokumenti\Appunti Palestina\immagini\PALESTINA -   STORIA - CRONOLOGIA.htm

http://guide.supereva.com/storia/interventi/2005/02/198914.shtml

http://www.antonio-ciancaleoni.it/palestina/guerradeiseigiorni.htm

http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/41263d2a41683.html

http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/me3_stallo.html

http://www.zmag.org/Italy/hass-alfatah.htm

http://www.larivistadelmanifesto.it/indici/tematico/Conflitto_arabo-israeliano.html

http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/42/42A20030911.html   (Giulietto Chiesa)

http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/28/28A20020509.html  (Camp David) di Al-Miftah 28.5.2002

http://www.paceinmedioriente.it/default.asp

http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=70676 (sui bambini palestrinesi e israeliani)

http://www.tmcrew.org/int/palestina/bookisrael.htm (antisionismo in Israele)

http://www.arabiliberali.it/tarek.html

http://www.dsonline.it/stampa/documenti/dettaglio.asp?id_doc=35790

http://www.dsonline.it/stampa/documenti/dettaglio.asp?id_doc=35790

http://www.news.rai.it/news/articolonews/0,9217,1067117,00.html

http://www.israel.com/

http://www.israele.net/prec_website/analisi/27120242.html

http://www.greconet.com/davidben.htm

http://www.tabaccheria21.net/ragioni.htm

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line