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27
agosto 2006 |
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Parlare di Israele e medioriente produce sempre discussioni vivaci. E i toni sono spesso, diciamo, appassionati. Pubblichiamo la lettera di Giuliana Sparano e la risposta di Barbara Fois relative all’ articolo che segue. Nella informazione libera, il dibattito è segno di salute. E noi, evidentemente, stiamo benissimo.
Ezboqua, ezbollà..... Vicende
drammatiche, fatti storici e “sentito dire” sulla guerra in Medioriente di
Barbara Fois Martedì 29 agosto il primo contingente italiano
parte per il Libano. Il punto è: cosa ci andiamo a fare davvero? Qual
è il ruolo delle truppe dei caschi blu delle nazioni unite? Stiamo andando
per stabilire finalmente la pace, o per fare un favore a Israele? Troppi
obiettivi reali restano oscuri e dell’Occidente che va in Medioeriente non
c’è troppo da fidarsi: purtroppo cinquant’anni di parzialità tutte a favore
di Israele hanno reso il mondo arabo-musulmano comprensibilmente sospettoso e
diffidente. Non so cosa potrebbe capitare se questa spedizione fosse
l’ennesimo aiuto e fiancheggiamento a Israele. Il mondo
Occidentale grida contro l’uso dell’energia atomica in Iran e non dice niente
delle 5 testate nucleari di Israele. Si grida allo scandalo perchè le
comunità musulmane danno dei nazisti agli Israeliani, ma – come ha
documentato così bene Marco Ottanelli nel suo articolo – è normale usare
questo epiteto a sproposito da parte della destra razzista verso i suoi
avversari . Due pesi e due misure, come sempre. E la gente cosa sa di questa guerra, di questa
ennesima invasione di Israele? Sa cos’è Hezbollah? Da quello che si sente in
giro non sembrerebbe “Ezbollà è un talebano amico di Osanna (sic) Binladen”
come disse un beneinformato intervistato in TV. Tanti auguri! E’ ovvio che se l’informazione è a questo
livello, la gente può essere manipolata come fa più comodo. Certo, la gente
qualsiasi, l’ormai leggendaria signora Cogodda che vende le uova al mercato,
non saprà chi sono e cos’è Hezbollah
( o anche Hizbullah), ma i giornalisti e i politici occidentali lo sanno
bene! Sanno che Hezbollah ( il partito di Dio), espressione della corrente
Sciita, è nato nel lontano 1982 nel Libano ed è il partito della resistenza
libanese all’invasione israeliana. Sono i “partigiani” libanesi. E sono oggi parte integrante del governo libanese. L’alleanza
sciita - che rappresenta la maggioranza del popolo libanese - è presenta con
ben 35 deputati su 128 nel parlamento di Beirut. Sono stati eletti in libere
e democratiche elezioni. E
sinceramente tacciare un popolo che resiste a un’occupazione straniera come “terrorista”
è davvero il colmo. Dunque la “scusa” trovata questa volta da Israele
per invadere terre altrui è davvero miserabile! Chi dice che l’episodio
scatenante sia stato il sequestro dei due soldati israeliani., lo fa per
trovare una giustificazione. E chi dice che la risposta israeliana sia stata
“sproporzionata” sta usando come minimo un eufemismo: entrare coi carrarmati
in un paese libero, invaderlo, distruggerlo, uccidere centinaia di persone,
decine di bambini ( il massacro di Cana ve lo ricordate?), radere al suolo
città con bombardamenti di ogni tipo, compreso il fosforo bianco, per due
soldati rapiti è una reazione sproporzionata e basta? E quanti palestinesi
sono stati rapiti e mitragliati e uccisi e nessuno ha detto nulla? “Sono circa 8 000 i palestinesi rapiti, in
carcere senza processo e accuse, come a Guantànamo, ci sono anche donne e
ragazzi. Ci sono ancora resistenti libanesi nelle prigioni israeliane, rapiti
in tempi di pace, anche se la resistenza all'occupazione del Libano
meridionale ha cacciato gli Israeliani nel 2000.” Scrive Mauro Manno e
non ha torto. (http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=831&Itemid=) Ma perchè e come è successo questo
rapimento? Dove sono stati sequestrati i due soldati?? In casa loro?
Nella loro terra? Non ci risulta! Ma perchè sono stati rapiti? Un comunicato
emesso dagli Hezbollah a Beirut ha annunciato il rapimento dei due soldati
che, si afferma, «è stato attuato per onorare l'impegno di liberare i
prigionieri e i detenuti arabi in Israele. I soldati israeliani non verrano
riconsegnati fino a che non verranno rilasciati i detenuti arabi nelle
carceri di Tel Aviv». A questo è stato risposto, sprezzantemente,
arrogantemente da Israele: Cosa ne pensa la
Resistenza libanese di tutto questo? Su Rinascita c’è una interessante
intervista di Dagoberto H. Bellucci a Trad Hamadeh, ministro del Lavoro del
governo di Fouad Siniora. Hamadeh appartiene, come il suo collega di Governo
Mohamed Fneish al Dicastero dell’Energia, al partito di Dio, cioè a
Hezbollah. Vediamo alcune opinioni di Hamadeh: “La guerra che hanno scatenato non è contro
Hizbullah ma contro il Libano. È un aggressione contro il popolo libanese e
lo Stato libanese e gli Stati Uniti stanno attivamente sostenendo la guerra
israeliana contro il nostro paese. Voi sapete perfettamente che il presidente
Bush ha dichiarato pubblicamente di voler cambiare il volto e la carta
geopolitica del Medio Oriente. Questa volontà egemonica americana oltrepassa
abbondantemente la stessa questione nazionale libanese ma, allo stesso tempo,
ha favorito la ripresa del dialogo tra tutte le componenti della politica
libanese, tra tutti i partiti, per cercare di trovare assieme una soluzione
comune, accettata da tutti, sui punti essenziali per quanto concerne il
nostro sistema di difesa nazionale. Abbiamo già trovato una strada per la
soluzione dei nostri problemi nazionali con la costituzione della tavola
rotonda per il dialogo nazionale, un organismo che raggruppa tutte le diverse
anime politiche del Libano. Questa guerra è arrivata chiaramente per impedire
che le forze politiche libanesi trovassero da sole una soluzione ai loro
problemi". D’altra parte Israele
parla della propria guerra come di una guerra di liberazione. Ma liberazione
da che, da chi? Come ha osservato
Mauro Manno “Una lotta di liberazione è tale perché libera un
territorio da una potenza coloniale, non dai suoi abitanti. Il sionismo
invece ha patteggiato con l'impero britannico il possesso della Palestina e
infine l'ha 'liberata' dei suoi abitanti palestinesi, per costruire uno Stato
che oggi costituisce la punta di diamante dell'imperialismo occidentale,
quello americano in testa.” “ Siamo addolorati per l’assassinio del
giovane comunista (sic!) Angelo Frammartino che e' stato
accoltellato a morte dalla stessa gente che era venuto a sostenere. Questo
forse aprira' gli occhi a tutti coloro che credono che il fondamentalismo
islamico faccia differenze tra la gente di sinistra e quella di destra. Per loro gli occidentali
sono tutti uguali. La guerra oggi
e' una guerra tra due civilta'! L'Europa e' la nuova culla del integralismo
islamico. In Europa gli arabi vengono accolti a braccia aperte e la loro
rivoluzione la faranno dall'interno. Basti guardare all'Inghilterra, Francia,
Italia, Germania, Olanda, Danimarca, Svizzera, Spagna “ .http://www.greconet.com/davidben.htm Nessun commento è
necessario. E d’altra parte non si può criticare Israele e la sua bellicosa aggressività senza essere opportunamente
accusati di antisemitismo. Che bella scusa! Che cinismo impareggiabile,
nascondere la propria crudeltà dietro la tragedia della Shoà! Vorrei che
fosse chiaro, ma davvero chiaro a tutti, che nessuno di noi è antisemita e
nemmeno è dalla parte del terrorismo. Di nessun colore, di nessuna parte
politica. Ma tutti siamo contro ogni
forma di sopraffazione, di violenza, di prepotenza. Però se si torna indietro nel tempo e si legge la storia di
questi cinquant’anni di lotte fra palestinesi e israeliani, si capisce subito
dove sta la ragione e dove il torto. L’unico modo che abbiamo oggi per sconfiggere il terrorismo è dare
finalmente giustizia al popolo palestinese. Perchè chi non ottiene giustizia
è matematico che si farà vendetta. Speriamo che i padroni del mondo
finalmente lo capiscano. Ma adesso ripercorriamo insieme le tappe più
salienti di questo scontro, di questa guerra infinita fra arabi e israeliani.
Forse siamo alla stretta finale. Dir
così è un modo semplicistico, è vero,
per definire una situazione complessa e intricata, che ha radici molto
lontane e che coinvolge etnie e religioni diverse. Un conflitto tortuoso,
lungo, con ramificate implicazioni politico-religiose e pesanti
condizionamenti internazionali. Tutto comincia nel 1948 quando l’ONU riconosce i
diritti dello stato di Israele, ma non quelli della Palestina. Eh sì, una
brutta partenza. Il punto è tutto qui. Ma purtroppo non è il solo. La storia
del conflitto israeliano-palestinese è una storia di soprusi e di violenze,
di silenzi colpevoli, di ingiustizie inaudite. Seguiamone i momenti più
significativi. Nel 1897 un ebreo svizzero, Theodor Herzl, fonda
a Basilea l’Organizzazione Sionista Mondiale, che ha come primo dei suoi
scopi quello di far tornare in Palestina tutti gli ebrei. Da lì erano stati
scacciati ben 1700 anni prima, quando l’imperatore Adriano, dopo aver
soffocato nel sangue l’ennesima rivolta, deportò gli ebrei in ogni angolo
dell’Impero romano e cambiò perfino il nome della Provincia Judea,
chiamandola Syria Palestina. Dalla fine dell’Impero romano la storia di
quest’angolo di Mediterraneo è passata attraverso mille guerre e contese, non
certo ultime le Crociate, restando poi saldamente in mano ai Turchi, per
molti secoli. Nel 1870
comunque, grazie al nascente movimento sionista, gli ebrei si riaffacciano
alla Terra Promessa e fondano una comunità agricola: Mikve’ Israel, che poi
diventerà la città di Tel Aviv. Da questo momento migliaia e migliaia di
ebrei, provenienti da tutta Europa, arriveranno in Palestina, ma solo nel
1897, come dicevamo, con la fondazione dell’OSM e il Primo Congresso
Sionista, si proclama esplicitamente il diritto del popolo ebraico alla sua
rinascina nazionale sul suolo dei suoi padri: la Palestina. Il rapporto fra ebrei è arabi è allora di 1 a 40,
50 anni dopo, nel 1947, sarà di 1 a 2. Ma la Palestina è in questi anni un protettorato
britannico e gli inglesi vedono di malocchio la crescita dell’elemento
ebraico sul suolo palestinese: sanno che gli ebrei non li lasceranno
spadroneggiare come hanno fatto fino ad ora. Si arriva a scontri armati fra
ebrei e truppe britanniche, come l’episodio della nave “Exodus”, carica di
ebrei in gran parte scampati ai campi di sterminio, testimonia. Ma la
fine della seconda Guerra Mondiale ha rivelato anche l’eccidio di 6 milioni
di ebrei. A questo punto non può più venir ignorato il diritto di un popolo
che ha pagato con le camere a gas e i forni crematori l’appartenenza alla
religione ebraica. Inoltre le lobbies ebree americane premono e sono ricche e
potenti. Il 29 novembre 1947 l’assemblea generale dell’ONU
con la risoluzione n.181 vota a favore della creazione in Palestina di uno
stato ebraico e di uno stato arabo (33 voti a favore,13 contrari e 10
astenuti). Ma questa risoluzione era stata presa sulla testa
di chi già abitava questa terra, così in seguito al piano di spartizione
votato dall’ONU, l’Alto comitato Arabo proclamò 3 giorni di sciopero che
registrò vari episodi di violenza. Scoppiò così una vera e propria guerra
civile, che vide di fronte gli Arabi, divisi in diverse ed eterogenee
formazioni, e gli Israeliani invece molto meglio organizzati e armati.
L’Hagana, la milizia ebraica clandestina, fu
trasformata nel nucleo di un esercito regolare, formato da 6 brigate,
agli ordini di Ygael Yadin. In questa
guerra ci furono degli episodi terribili, come il massacro del villaggio
arabo di Deir Yassin, dove due gruppi ebraici estremisti uccisero senza alcun
motivo 250 arabi palestinesi e poi invece l’attacco a un convoglio medico di
ebrei che costò la vita a 70 persone. Il 14 maggio 1948 a Tel Aviv, a sorpresa, il leader David Ben Gurion proclama lo stato
d’Israele. Il riconoscimento degli USA arriva dopo 11 minuti (!!), seguito da
quello dell’URSS. A dire che quest’atto non era certo un colpo di testa di un
leader con manie di grandezza, ma era parte di un disegno politico che
riguardava i delicati equilibri di potere in Medioriente. Disegno di cui
nulla sapevano tuttavia gli stati arabi confinanti. E infatti subito scoppia
una guerra con Egitto, Siria, Transgiordania, Libano e Iraq. In realtà di questi stati solo l’Egitto
aveva armi e un esercito addestrato. Inoltre la Transgiordania si accordò
segretamente con Israele e, promettendo una linea morbida, si assicurò i
territori a ovest del Giordano. “Gli israeliani misero sotto assedio le
città di Ramle e Lydda che erano state assegnate alla Palestina dal piano di
spartizione ma per la loro posizione strategica erano diventate un obbiettivo
del neonato stato ebraico. Ben Gurion in persona diede l'ordine di evacuare i
70.000 abitanti che, nel caldo torrido estivo, furono costretti a mettersi in
viaggio verso Ramallah. Un centinaio di loro morì durante il tragitto.....
Il 18 luglio entrò in
vigore un seconda tregua durante la quale Bernadotte, mediatore del conflitto
delle Nazioni Unite, lavorò a una soluzione diplomatica. Il 16 settembre
presentò le sue conclusioni: Israele avrebbe mantenuto la Galilea ma
abbandonato gran parte del Negev e restituito le città di Ramle e Lydda.
Gerusalemme doveva costituire un corpum separatum amministrato dalle Nazioni
Unite. Ai rifugiati palestinesi doveva essere garantito il diritto di tornare
nelle loro terre Poco dopo la consegna del piano, Bernadotte fu ucciso da
ebrei estremisti. La guerra proseguì. Israele voleva risolvere sul campo la
questione del Negev ma ad un passo dalla totale conquista del deserto un
errore costò l'arresto di una avanzata che sembrava inarrestabile. Cinque
caccia israeliani abbatterono per errore cinque velivoli britannici che
stavano portando aiuti agli egiziani nel Sinai. Nella prospettiva di una
guerra globale gli americani intervennero e posero fine alle ostilità. Gli
israeliani avevano allargato notevolmente i loro confini assicurandosi
Gerusalemme ovest e il Negev, tranne una piccola area che fu chiamata
Striscia di Gaza. “ http://www.paceinmedioriente.it/default.asp La guerra finirà nel 1949 e vedrà Israele ingrandire
i propri confini a spese della Galilea, a nord e di Negev a sud. L’armistizio
dividerà la città di Gerusalemme fra Giordania e Israele, ma soprattutto
vedrà 400.000 profughi arabi, fuggiti da Israele durante la guerra e stipati
in campi profughi, vicino al confine. Quei campi dovevano essere una soluzione provvisoria, ma esistono
tuttora. Nel
1956 Israele invade la penisola del Sinai, dopo la nazionalizzazione del
Canale di Suez da parte del governo egiziano di Nasser, e conquista Gaza e
Sharm el Sheik. Israele si ritira solo dopo che, nel 1957 le Nazioni Unite le
garantiscono l’accesso al Golfo. Ma chi vuole leggere il punto di vista di
Israele può andare sul sito http://www.greconet.com/davidben.htm#1948
e leggere che “1957 Israele si assicura il passaggio gratis per la sue
spedizioni attraverso il Canale di Suez. “ . In questo sito ci sono dei punti
di vista molto illuminanti e soprattutto di una parzialità che lascia sconcertati. Nel 1964
Viene fondata l'Organizzazione per la liberalizzazione della Palestina (OLP).
Fu creata in un vertice arabo con lo scopo di istituire un’ organizzazione
palestinese in grado di contrapporsi allo stato di Israele. Nel 1967 Israele attacca ancora: è la cosiddetta
“Guerra dei 6 giorni” guidata dal
generale Moshe Dayan, che in tre giorni occupa coi carri armati tutta la
penisola del Sinai, le alture del Gholan, la Cisgiordania, la città vecchia
di Gerusalemme e Gaza. Il 5 giugno 1967, da Tel Aviv, un comunicato
ufficiale annuncia che violenti scontri sono cominciati nella parte sud di
Israele, a seguito della penetrazione di carri armati egiziani in territorio
israeliano con l’appoggio dell’aviazione. http://guide.supereva.com/storia/interventi/2005/02/198914.shtml Come ha scritto Noam Chomsky in un suo articolo
intitolato “Lo stallo”, questa guerra israeliana piaceva molto agli Stati
Uniti “Ma la guerra aveva portato il
mondo pericolosamente vicino a uno scontro fra superpotenze. Si temevano
minacciose comunicazioni sulla “linea calda” tra Washington e Mosca “
Kosygin era stato chiaro con Johnson: “Se volete la guerra, l’avrete!” aveva
minacciato. Era necessario far qualcosa e subito. Il processo diplomatico che
ne seguì portò alla risoluzione ONU n.242,
che prevedeva una pace completa in cambio di un completo ritiro israeliano.
Ma la 242 non venne attuata: i paesi arabi rifiutarono di accordare una pace
completa e Israele rifiutò di ritirarsi completamente “ Notate che la 242 – scrive Chomsky – è piattamente negazionista: non offre nulla ai palestinesi, che
vengono contemplati solo in relazione al problema dei rifugiati.” Nel 1970 il presidente egiziano Sadat accolse la
proposta del mediatore dell’ONU Gunnar Jarring di una pace completa con
Israele, ma Israele rifiutò affermando che non si sarebbe ritirata entro i
confini precedenti al 5 giugno del 1967. A questo punto gli USA erano in una
situazione imbarazzante: Sadat aveva abbracciato le loro posizioni e Israele,
sua alleata, invece si diceva non disposta ad accettarla. Che fare? Henry
Kissinger si inventò una posizione di stallo “sulla base di motivazioni così bizzarre che è stato necessario
ignorarle, probabilmente a causa dell’imbarazzo...- spiega Chomsky - Da allora gli Stati Uniti hanno negato
non solo i diritti dei palestinesi ( all’epoca forti del consenso interno) ma
anche le disposizioni di ritiro della risoluzione 242 così come erano intese
dai suoi autori – compresi gli Stati Uniti, contrariamente alle invenzioni
successive. Anche queste sono cose che “non starebbe bene “ dire. Pertanto,
l’intera vicenda è vietata: espulsa dalla storia.” Il rifiuto della 242
da parte degli USA, su imput di Kisynger, ha cancellato la questione del
ritiro di Israele dai territori occupati. http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/me3_stallo.html E’ naturale che questo sia letto come un elemento
di forte provocazione da parte palestinese. Che nel frattempo, come abbiamo detto, si è
organizzata nell’OLP ( organizzazione per la liberazione della Palestina) e
di cui Yasser Arafat diventerà capo carismatico. L’OLP è il braccio armato e
politico del movimento che vuol dare una terra ai palestinesi. Tuttavia
l’audacia di alcuni gruppi palestinesi come l’FPLP ( Fronte per la
liberazione della Palestina), decisi a trasformare la Giordania in uno stato
rivoluzionario che facesse da base di operazioni contro Israele, e per far
questo pronti a rovesciare il re, aveva fatto propendere re Hussein ( dopo
due attentati alla sua vita) per l’espulsione dell’OLP dal territorio
giordano, anche con la violenza. Durante il feroce scontro (avvenuto in
settembre, da cui il nome) infatti, alcuni palestinesi si decisero
addirittura ad attraversare la frontiera e ad arrendersi agli israeliani pur
di non finire trucidati dai soldati giordani. “È la fine di ogni speranza di vedere i paesi arabi uniti
nella lotta. È un tradimento storico. La Giordania si schiaccia su Israele, i
palestinesi di nuovo un popolo senza stato e nazione. Combattono, fuggono in
Libano e finiscono nei campi di Sabra e Chatila. Per la prima volta si
sentono davvero soli. Nasce, insieme a un violento sentimento di rivalsa, Settembre
nero,
un gruppo non si sa quanto autonomo di Al fatah.” “Settembre Nero” era l’erede dell’FPLP nell’ambito del
terrorismo internazionale e sulla sua costituzione ci sono pareri discordi:
alcuni sostengono che il gruppo non sia mai stato ufficialmente autorizzato
dai vertici al Fatah ( movimento fondato dai “moderati” palestinesi per
resistere all’onda lunga dell’estremismo palestinese) nè fu mai alle
dipendenze di Yasser Arafat, altri ritengono invece che fosse il braccio
segreto del Raiss. Questo piccolo gruppo era in effetti molto più agile ed
efficace per compiere attentati rispetto alla pesante struttura di al Fatah
già infiltrata dai servizi segreti giordani e israeliani. Il 5 settembre 1972 “Settembre nero” fa irruzione
negli alloggi della squadra israeliana al Villaggio olimpico di Monaco.
Nell'operazione due degli undici atleti israeliani vengono uccisi, mentre gli
altri vengono presi in ostaggio. La richiesta avanzata dai terroristi
consiste nella liberazione di 250 palestinesi e libanesi arrestati in Libano
dall'Esercito Israeliano. Le autorità tedesche fanno credere ai terroristi
che le loro richieste vengono accettate, e la loro fuga protetta, ma
all'arrivo all'aeroporto la polizia tedesca tenta un blitz, che fallisce
lasciando sul campo gli undici atleti israeliani e cinque degli otto
terroristi del commando :”la
storia dell'assalto di Settembre nero al villaggio olimpico non si esaurisce
il 6 agosto 1972. I suoi strascichi si faranno sentire per anni. Grazie a un
dirottamento aereo i tre fedayin vengono liberati. Mentre il ministro degli
interni Genscher e lo stato maggiore della polizia bavarese rimossi. Ha
inizio la rappresaglia di Israele che bombarda alcune basi dell'Olp in Siria
e Libano l'8 settembre `72 e poi conduce un'operazione di terra in Libano il
16 settembre. Il Mossad, con l'operazione «vendetta di dio» avvia una
rappresaglia condotta da spie e uomini dell'intelligence che seminerà morte
per anni. http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/41263d2a41683.html Per
vendicarsi della “Guerra dei 6 giorni” Egitto e Siria si coalizzarono contro
Israele e sferrarono un attacco congiunto a sorpresa rispettivamente nel
Sinai e nel Golan, territori conquistati sei anni prima appunto nella guerra
dei 6 giorni. Scoppiava così la cosiddetta Guerra del Kippur, detta
anche Guerra del Ramadan o Guerra d'ottobre , che durò dal 6 al
23 ottobre 1973 . Dopo un iniziale serie di vittorie sirio-egiziane, Israele
si riorganizzò e passò al contrattacco: già nella seconda settimana di guerra
le armate siriane erano state buttate fuori dal Golan, mentre nel Sinai gli
egiziani erano stati isolati e gli israeliani erano a loro volta penetrati in
territorio egiziano, superando il canale di Suez che era considerato il
confine. Rapidamente si arrivò a un “cessate il fuoco”, con un trattato
firmato a Camp David, che riportava una apparente normalità nei rapporti fra
Egitto e Israele. L’Egitto comunque riconobbe lo stato di Israele e cominciò
a staccarsi dall’orbita dell’URSS. Tanto che nel 1979 firmerà una pace separata con Israele. Quanto ai
rapporti con la Siria: dopo la creazione di uno stato cuscinetto nel Golan
nel 1974, Israele si annetterà quei territori nel 1981. Nel
1973 l’OLP ottiene il riconoscimento da parte di 114 stati, come unico rappresentante
legittimo del popolo palestinese. Nel 1977 Il presidente
egiziano Sadat, nel tentativo di abbattere la "barriera psicologica del
sospetto" (queste le sue parole) tra il suo paese e Israele, fece un
discorso all'Assemblea del popolo in cui annunciò che "era pronto ad
andare in Israele a fare la pace". Undici giorni dopo, il 20 novembre
1977, Sadat andò in visita alla Knesset con lo scopo di intavolare con il
primo ministro israeliano Begin un negoziato di pace per l'intera regione mediorientale.
La pace arrivò due anni più tardi, nel 1979, quando Sadat e Begin, il premier
israeliano, firmarono un accordo a Camp David, mediatore il presidente
americano Jimmy Carter. In cambio del riconoscimento di Israele, l’Egitto
ebbe indietro la penisola del Sinai. I due paesi stabilirono normali
relazioni diplomatiche, ma la Lega araba espulse l’Egitto dal suo seno, per
aver firmato la pace con Israele. Il 6
giugno 1982 parte la cosiddetta operazione “Pace in Galilea”, che di pacifico non ha proprio niente, dato
che è l’aggressione di Israele al Libano.
Come ha detto Chomsky nell’intervista pubblicata nel nostro sito (www.democrazialegalita.it, nella
traduzione di Bernardino Tolomei)
”L'invasione del 1982 fu messa in
atto dopo che per un anno Israele aveva regolarmente bombardato il
Libano, cercando disperatamente di
provocare qualche violazione della tregua del 1981 da parte dell'OLP, e,
avendo fallito, attaccò comunque, con il ridicolo pretesto che l'ambasciatore
Argov era stato ferito (da Abu Nidal, il quale era in contrasto con
l'OLP). L'invasione mirava
chiaramente, come in pratica veniva riconosciuto, a mettere
fine alle imbarazzanti iniziative dell'OLP per un negoziato, una "vera
catastrofe" per Israele come puntualizzò Yehoshua Porat.” In poco tempo le truppe israeliane
accerchiano Beirut, sottoponendo la città e i poveri cittadini inermi a
bombardamenti inumani. Il mondo occidentale sta a guardare questa incredibile
violenza, senza batter ciglio. Ma vediamo come e perchè comincia. Dopo
il Settembre nero e l’ espulsione dalla Giordania, i guerriglieri palestinesi
si erano rifugiati nel sud del Libano che diventò presto teatro di numerosi
scontri. Nel marzo del 1978 Israele lanciò una prima offensiva contro le
roccaforti dell’OLP occupando il Libano fino a sud del fiume Litani ma, dopo
le minacce del presidente americano Carter, il primo ministro israeliano
Begin diede l'ordine di ritirarsi. Ma in realtà si trattava solo di una mossa
strategica, perchè Israele, in quel periodo sotto il governo di destra di
Begin e Sharon, non aveva nessuna intenzione di ritirarsi, tanto che il 6
giugno 1982, come dicevamo, diede il via all'operazione "Pace in
Galilea": in poche settimane le truppe israeliane misero sotto assedio
la città di Beirut. Ancora una volta gli Stati Uniti intervennero per imporre
il cessate il fuoco: il 12 agosto il presidente Reagan telefonò a Begin
chiedendogli di porre fine a un massacro ingiustificato. Il giorno dopo
cessarono le ostilità. L'Olp stilò una lista contenente i nomi dei
guerriglieri da fare espatriare sotto la protezione di truppe degli Stati
Uniti, dell'Italia e della Francia. Il 3 settembre completato l'espatrio le
forze multinazionali lasciarono il Libano pensando di aver evitato il peggio.
Ma il 14 settembre fu ucciso Bashir Gemayel, capo delle falangi
cristiane-maronite e alleato di Israele nella lotta contro i palestinesi in
Libano e avversario di Joumblatt, eletto presidente della Repubblica
libanese. La mattina successiva le truppe israeliane ritornarono ad assediare
la parte ovest della città di Beirut. Ma ora non essendoci più i guerriglieri
i campi profughi erano senza protezione. A questo punto l’esercito israeliano
pensò bene di non sporcarsi le mani e
non esporsi in primo piano e affidò alle forze falangiste la cattura dei
terroristi (?) nei campi profughi. In realtà si trattò solo di un vero e
proprio massacro di Sabra e Chatila.
E’ questa una pagina vergognosa della storia già lunga dei misfatti di
Israele: la notte tra il 16 e il 17 settembre, le bande dei falangisti
cristiani entrarono nei campi profughi di Sabra e Chatila con il pretesto di
eliminare gli ultimi gruppi combattenti e per vendicare la morte di Gemayel,
compiendo una feroce strage. I morti furono 3.000 (le fonti Olp
parlano di almeno il doppio), e Israele fu accusato di corresponsabilità
(insieme all'Onu secondo l'accusa di Arafat) per aver lasciato senza
protezione i campi profughi e aver permesso così indirettamente (?) l'orrenda strage. Strage che colpì il mondo
intero per la sua cruenza. Frettolosamente fu ricomposta una forza
internazionale mentre Israele si ritirava mantenendo tuttavia una zona di
sicurezza nel sud del paese. Il 23 ottobre gli sciiti, in minoranza rispetto
ai sunniti in Libano ma particolarmente agguerriti, sferrarono un attacco
contro le truppe francesi e americane causando la morte di 78 soldati
francesi e 241 marines. Il presidente Reagan, in pieno periodo elettorale,
annunciò il ritiro delle sue truppe. L'opinione pubblica sempre più contraria
portò Israele a effettuare un ulteriore ritiro anche se fu mantenuta una zona
di sicurezza. In Israele, la già inquieta opinione pubblica reagì alla
notizia della strage: i partiti di opposizione e il movimento pacifista di
Shalom Akshav organizzarono una manifestazione alla quale presero parte oltre
400.000 persone (il 10% della popolazione). Si instaurò un autoprocesso
nazionale nel quale si chiedevano la fine della guerra in Libano e una
commissione che giudicasse i responsabili. La commissione Kahan (dal nome del
presidente della Corte Suprema) giunse, nel 1983, a una serie di risultati:
pur escludendo una partecipazione diretta degli israeliani alla strage di
Sabra e Chatila, si indicavano come responsabili di grave negligenza il ministro
della difesa Sharon, il ministro degli esteri Shamir, il capo di stato
maggiore Eytan e quello dei servizi di informazione Saguy. Ma nessuno si
scusò nemmeno formalmente di questo massacro. E’ in occasione di questa
pagina di guerra ingiusta e crudele che nasce Hezbollah, l’organizzazione di
resistenza libanese. La rabbia
e il rancore covano a lungo, continuamente alimentate dalla protervia e
violenza di Israele, così nel 1987 scoppia la prima “Intifada” (deriva dal verbo "nfada" che vuol dire scrollare,
levarsi di dosso qualcosa), una rivolta del tutto spontanea dei palestinesi
di Gaza e della Cisgiordania contro l'occupazione militare israeliana. Al
ventesimo anniversario della guerra dei sei giorni, nei Territori occupati
circa il 50% della popolazione era nata e vissuta sotto l'occupazione. Era
aumentata inoltre la diffidenza del popolo palestinese rispetto ai paesi
arabi, colpevoli a loro giudizio (e non solo) di averli sempre messi in
secondo piano. Si era sviluppata una società civile capace di produrre centri
culturali, associazioni e organizzazioni femminili. Combattevano soprattutto
contro i coloni ebrei che all'inizio degli anni'80 erano arrivati a 70.000
unità in Cisgiordania e 2.000 nella Striscia di Gaza. Gli scontri si
susseguiranno negli anni, alimentando un odio che ormai è insanabile, in
entrambi i campi. Hamas
è una organizzazione che prende piede in Palestina nell’agosto del 1988, dopo
cioè l’invasione e occupazione di Israele dei territori della
Cisgiordania e della striscia di Gaza, con la famosa prima intifada.
L’obiettivo da raggiungere è, in un primo tempo, quello di cacciare gli Israeliani, con ogni mezzo. Ma poi nel
tempo obiettivi e metodi sono cambiati, anche perché nel frattempo nessuno ha riconosciuto i
diritti dei palestinesi. Così il clima si è esasperato ed estremizzato,
ovviamente, e l’obiettivo è diventato quello di instaurare uno stato
islamico, ormai in un territorio circondato da quelli sotto Israele. Hamas
non ha mai fatto parte dell’OLP, ma anzi: è stata il primo nemico di Yasser
Arafat e per questo è stata non solo tollerata, ma – alla fine degli anni
’80- anche favorita dai vari governi israeliani, proprio per indebolire
l’OLP. Chi è causa del suo mal… Hamas ha un braccio militare e uno assistenziale.
Quest’ultimo si occupa di dare aiuto e sostegno ai palestinesi, costruisce
scuole, si preoccupa dell’educazione e del sostentamento dei bambini e dei
giovani, molti dei quali sono orfani. E’ ovvio che in questo modo sia molto
popolare! Del resto gli interessi di Hamas e quelli dello stato di Israele
coincidono: nessuno dei due vuole la pace e inoltre vuole distruggere
l’altro. Chiunque si sia opposto a questa dicotomia demenziale è stato fatto
fuori: Rabin da una parte, Arafat dall’altra. La ragione è stata bandita e
ora non resta che il fanatismo, da una parte e dall’altra. Nel
1993 sembra che si arrivi a una svolta: Arafat da una parte e Yitzhak Rabin
dall’altra, firmano a Washington un primo trattato di pace, che vede la
Cisgiordania e Gaza autonome ( per questo accordo Arafat, Rabin e Peres
riceveranno il Nobel della pace). Ma c’è chi la pace non la vuole e che siano
gli israeliani a non volerla è presto detto: un colono ebreo entra in una
moschea e uccide 39 palestinesi che stanno pregando. Incomincia una spirale
di attentati e di violenza sempre più ravvicinati e feroci. Israele si ritira
lentamente dalla Cisgiordania, da Gaza e da Gerico. Arafat entra a Gaza e rapidamente assume il controllo politico
e culturale della regione. Trattative segrete in Norvegia fra OLP e Israele
portano a un trattato di reciproco riconoscimento, che comprende una limitata
autonomia palestinese a Gaza e Gerico e in prospettiva un accordo destinato a
risolvere lo stato di Gaza e della Cisgiordania. L'accordo è sigillato dalla
stretta di mano Arafat-Rabin alla Casa Bianca (13 settembre 1993). La Knesset
e il Consiglio centrale dell'Olp ratificano l'accordo con 61 voti favorevoli,
50 contrari e 8 astenuti, il primo organo; 63 favorevoli e 8 contrari, ma con
molte assenze, il secondo. Il 30 dicembre 1993 lo Stato di Israele e la Santa
Sede sottoscrivono un accordo che sancisce il reciproco riconoscimento. La
pace sembra a portata di mano. Due anni dopo, nel 1995, Israele e OLP firmano un accordo per
allargare le aree dell’ autonomia Palestinese, ma il 4 novembre uno studente
israeliano dell’estrema destra spara su Rabin uccidendolo. E così giustifica il suo abominevole gesto
“Rabin voleva consegnare Israele agli arabi.” Un anno dopo l’assassino verrà condannato
all’ergastolo , ma il peso di questo omicidio riporterà indietro di molti
anni i rapporti di pace nel Medioriente. Nelle elezioni del 1996, infatti,
vincono i conservatori e Netanyahu diventa il capo del governo e annuncia
subito che non restituirà il Golan. La destra guerrafondaia, violenta e
rapace ha vinto, arrivando cinicamente anche a uccidere uno dei suoi leader,
Rabin, uomo di pace. La notizia della vittoria dei falchi sulle colombe porta
a nuovi scontri fra i coloni israeliani e i palestinesi. Nell’aprile del 1996 Israele si inventa
l’”Operazione furore” per
rispondere agli attacchi degli Hezbollah nell'Alta Galilea. Per la prima
volta dal 1982 viene bombardata anche Beirut. Il bilancio dei bombardamenti è
di circa 200 morti. Nel 1998 viene faticosamente siglato un ennesimo
nuovo accordo di pace fra Arafat e Netanyahu, con la mediazione di Bill
Clinton e dell’ormai già malatissimo re giordano Hussein. Si tratta di una
sorta di scambio “terra contro pace”, che prevede il ritiro ritiro in tre
fasi di Israele dal 13% dei Territori della Cisgiordania; dall’altra parte
l'Autorità palestinese si impegna a mettere in prigione 30 persone che
Israele sospetta di terrorismo e lo Stato ebraico si impegna a liberare 750
detenuti palestinesi. I palestinesi si impegnano a cancellare nella Carta
dell'OLP le clausole sulla distruzione dello Stato di Israele. Nel 1999 Gli elettori
israeliani rispondono positivamente alla campagna del nuovo leader laburista
Ehud Barak, il militare più decorato della storia d'Israele, che sconfigge
alle elezioni con largo margine Benjamin Netanyahu. Le prospettive di una
vera pace sembrano buone. In settembre Barak e Arafat firmano un accordo per
attuare le intese che erano state firmate l'anno prima a Wye Mills. A Camp David nelle montagne del Maryland, nel
2000, iniziano i negoziati a tre per un accordo-quadro tra Israele e
l'Autorità palestinese. Bill Clinton esorta entrambe le parti a fare
concessioni "perché nessuno può ottenere il 100% di ciò che vuole a
vantaggio del proprio Paese”. Ma per Arafat non è possibile sottoscrivere
questo accordo: altro che non ottenere il 100% delle proprie aspettative!
Questo accordo in realtà negava allo stato Palestinese la propria
indipendenza “e la possibilità di
svolgere le proprie funzioni, in quanto basata sulla divisione del territorio
palestinese in quattro cantoni separati, completamente circondati, e quindi
controllati, da Israele. Inoltre, la proposta di Camp David negava ai
palestinesi il controllo delle proprie frontiere, dello spazio aereo e delle
risorse idriche, mentre legittimava ed espandeva le colonie israeliane
illegali in territorio palestinese. La proposta israeliana di Camp David
ridisegnava l’occupazione militare, invece di porvi termine.......
La proposta israeliana divideva
la Palestina in quattro cantoni separati, circondati da Israele: Cisgiordania
Settentrionale, Cisgiordania Centrale, Cisgiordania Meridionale e Gaza. Il
passaggio da un’area all’altra avrebbe richiesto l’attraversamento di
territori sotto sovranità israeliana, assoggettando così al controllo
israeliano gli spostamenti dei palestinesi all’interno del loro paese. Tali
restrizioni avrebbero riguardato, oltre al movimento delle persone, anche il
trasporto delle merci, ponendo, di fatto, anche l’economia palestinese sotto
controllo israeliano. Infine, la proposta di Camp David assegnava la
sorveglianza di tutte le frontiere dello Stato palestinese a Israele
consentendo a quest’ultimo di controllare, oltre che i movimenti interni di
persone e beni, anche quelli internazionali. Uno Stato palestinese così
configurato avrebbe avuto meno sovranità e poteri dei bantustan creati dal
governo sudafricano durante l’apartheid” http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/28/28A20020509.html Nel 2001 I negoziati si
bloccano sul problema dei profughi palestinesi e sullo statuto di
Gerusalemme. Prende forma il Piano Clinton: il 95% dei territori della
Cisgiordania e Gaza ai palestinesi; sovranità palestinese sull'Haram el
Sharif; sovranità israeliana sul Muro del Pianto e sul sottosuolo della
Spianata delle Moschee; Gerusalemme Est capitale del futuro Stato
palestinese; no al diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi (Israele si
impegna ad acconsentire un rientro simbolico di 100.000 profughi). In
febbraio Sharon vince le elezioni con il 62,5% dei voti, dura la sconfitta di
Barak. Ogni volta che si profila all’orizzonte la pace, in Israele vincono le
destre. Non sarà un caso! Il 28 settembre esplode la seconda sollevazione
palestinese o nuova Intifadah. E' originata dalla
visita provocatoria del leader del Likud, Ariel Sharon, che si è messo a
passeggiare sulla Spianata delle Moschee. Il primo ottobre la nuova Intifadah
dilaga nelle località abitate da arabi in Israele. I morti sono 12, tra cui
un soldato israeliano e due bambini di dieci anni. Inizia l'escalation
militare: in quindici mesi, fino al gennaio 2002, il numero delle vittime è
stato di 1132: 872 palestinesi e 238 israeliani. La destra di Israele porta al potere Sharon, che vince su Barak
col 62.5% dei voti. Dicembre: nuovi attentati a Gerusalemme. Israele
prepara la rappresaglia. Passano pochi giorni e dei razzi israeliani
colpiscono a Gaza tre elicotteri usati dal presidente palestinese per gli
spostamenti e la pista dell'aeroporto. Il premier israeliano Ariel Sharon
afferma che "la responsabilità di tutto ciò che succede è di
Arafat" che viene confinato nella "Moqata", il suo quartiere
generale a Ramallah. Resterà così per diversi anni, fra l’assoluta
indifferenza dell’Occidente. Il
27 gennaio 2002 una donna
kamikaze si fa esplodere nella centralissima Jaffa Road di Gerusalemme. E' il
primo esempio di terrorista donna della nuova Intifada. A febbraio viene
completata la bozza di un accordo tra Peres e il presidente del Consiglio
legislativo palestinese Abu Ala e il principe ereditario dell'Arabia saudita
Abdullah, in un'intervista al "New York Times" rilancia l'idea di
pace in cambio di terra. Sempre in febbraio verrà colpito dagli israeliani il
quartier generale di Arafat. In seguito il gabinetto israeliano per la
sicurezza decide che Arafat continuerà a restare confinato a Ramallah e che
potrà circolare liberamente nella città. Al tempo stesso decide di ritirare
le truppe e i carri armati che circondano il suo quartiere generale. A marzo
in un attentato suicida nel quartiere ultraortodosso di Beit Yisrael, a
Gerusalemme, muoiono dieci israeliani. Il 6 marzo elicotteri da combattimento
israeliani lanciano due razzi contro un edificio dei servizi d'informazione
palestinesi, a Ramallah, adiacente agli uffici di Arafat. Inizia una serie di
rappresaglie nelle quali gli israeliani uccideranno più di 50 palestinesi.
L'11marzo Israele abolisce le misure di confino di Arafat a Ramallah e gli
ridà libertà di movimento, ma solo in Cisgiordania e nella striscia di Gaza.
Nel comunicato si afferma che la revoca del confino è una conseguenza
dell'arresto dei responsabili dell'uccisione del ministro del turismo e
dell'arresto di uno degli organizzatori del tentativo di contrabbandare armi
dall'Iran nei territori palestinesi. Per tutto l’anno, quasi a giorni alterni
si susseguono attentati, ritorsioni e proposte di pace. L’ONU approva la risoluzione 1379, che in realtà ricalca
in parte la vecchia 242, proponendo"una
regione nella quale due Stati, Israele e la Palestina, vivano fianco a
fianco, all'interno di frontiere riconosciute e sicure". Il 28
aprile 2002 Yasser Arafat scioglie Al Fatah. Nel cuore della notte, il
presidente palestinese annuncia la decisione di abolire il movimento politico
da lui fondato e di cui è ancora, almeno formalmente, il capo. Il motivo
sembra evidente: Al Fatah è diventato troppo estremista e radicale,
trasformandosi in un'organizzazione militare che si è messa alla testa della
rivolta, l'Intifada scoppiata sette mesi prima. Alla
fine del 2004 muore Arafat. Il tempo dell’OLP è finito. Inizia l’era
ascendente di Hezbollah. Hezbollah
( o “partito di Dio”)è un gruppo informale degli Sciiti libanesi che fu
fondato nel 1982, dopo l’invasione israeliana del Libano, terminata
dopo 22 anni di occupazione nel 2000. Hezbollah è stata l’organizzazione dominante nella guerriglia contro
l’occupazione israeliana, contro cui Shimon Perez scatenò l’offensiva nel
1996, chiamata “Operazione furore”. E’ ovvio dunque che in Libano continui a
esserci questa organizzazione, visto anche che Israele ha un’altra volta
invaso quel territorio. Ed è altrettanto ovvio che lo stato libanese non la consideri una organizzazione
terroristica. A questo proposito Chomsky scrive “Il problema delle armi di Hezbollah è senza dubbio molto serio. La
risoluzione 1559 chiede il disarmo di tutte le milizie libanesi, ma il Libano
non l'ha messa in atto. Il primo
ministro sunnita Fuad Siniora descrive l'ala militare di Hezbollah come un
tipo di "resistenza piuttosto che una milizia, e quindi esentata"
dalla risoluzione 1559.” Ma
vediamo gli ultimi avvenimenti. Con
il roboante titolo "Operazione
giusta ricompensa", in pieno stile guerra americana, Israele ha sferrato un
attacco massiccio e con una forza distruttiva
senza limiti, utilizzando come pretesto la cattura di due
soldati israeliani da parte degli Hezbollah. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ Abbiamo potuto ricostruire la storia di questi
cinquant’anni grazie alle notizie pubblicate in numerosi siti, che
doverosamente vi segnaliamo: E:\Dokumenti\Appunti Palestina\immagini\PALESTINA -
STORIA - CRONOLOGIA.htm http://guide.supereva.com/storia/interventi/2005/02/198914.shtml http://www.antonio-ciancaleoni.it/palestina/guerradeiseigiorni.htm http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/41263d2a41683.html http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/me3_stallo.html http://www.zmag.org/Italy/hass-alfatah.htm http://www.larivistadelmanifesto.it/indici/tematico/Conflitto_arabo-israeliano.html http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/42/42A20030911.html (Giulietto Chiesa) http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/28/28A20020509.html (Camp David) di Al-Miftah 28.5.2002 http://www.paceinmedioriente.it/default.asp http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=70676
(sui bambini palestrinesi e israeliani) http://www.tmcrew.org/int/palestina/bookisrael.htm
(antisionismo in Israele) http://www.arabiliberali.it/tarek.html
http://www.dsonline.it/stampa/documenti/dettaglio.asp?id_doc=35790 http://www.dsonline.it/stampa/documenti/dettaglio.asp?id_doc=35790 http://www.news.rai.it/news/articolonews/0,9217,1067117,00.html http://www.israele.net/prec_website/analisi/27120242.html
http://www.greconet.com/davidben.htm http://www.tabaccheria21.net/ragioni.htm |
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democrazialegalita.it periodico on line |