Concluse nel cimitero di Conflenti, piccolo paesino situato al confine
fra le province di Catanzaro e Cosenza, i lavori di scavo per la
ricerca dei resti del giornalista Mauro De Mauro, scomparso nel
settembre del 1970.
Ben sei gli scheletri rinvenuti nei trenta metri
quadrati setacciati dalle forze dell'ordine e luogo nel quale, secondo
alcuni pentiti, sarebbe stato seppellito il corpo del giornalista. I
familiari del giornalista continuano ad essere scettici ed attendono
l'esito degli esami dei Dna che è stato affidato al medico legale del"Materdomini" Giulio Di Mizio.
I pentiti che affermarono che al posto
del cadavere di Salvatore Belvedere, appartenente alla 'ndrangheta, ed
evaso dal penitenziario nel quale era stato rinchiuso dopo essere
stato arrestato nel 1969 per contrabbando a Paola, in provincia di
Cosenza, con altri quattro siciliani. E Belvedere era legatissimo
alla mafia siciliana ed in stretto rapporto con esponenti di primo
piano come Angelo La Barbera, nel periodo in cui, erano i primi anni
settanta, molti big della mafia siciliana gravitavano in Calabria per
il primo processo contro Riina, La Barbera e Buscetta, che si tenne a
Catanzaro per legittima suspicione.
Processo presieduto dal magistrato
Francesco Ferlaino, che venne ucciso in un agguato mafioso a Lamezia
Terme nel 1975. A sostenere che al posto del cadavere di Salvatore
Belevedere fosse stato tumulato il corpo di Mauro De Mauro i pentiti
di 'ndrangheta Pino Scriva e Massimo De Stefano, affermando anche che
il boss Belvedere abbia invece preferito rifugiarsi in Corsica con la
sua donna con l'obiettivo di rifarsi una nuova vita.
Una storia che,
dopo tantissimi anni, ha offerto anche l'occasione di una rilettura
dei rapporti fra 'ndrangheta e mafia siciliana che già negli anni
sessanta e settanta erano da non sottovalutare. Un legame che dimostra
in modo inequivocabile come le due organizzazioni interagivano, già in
quel tempo, in forme di collaborazione paritaria e di rispetto
reciproco. Ma, mentre per la mafia siciliana, vi è stata sempre una
maggiore attenzione a livello nazionale, per la 'ndrangheta si è
commesso l'errore di sottovalutarla.
Sottovalutazione che , ancora
oggi, a distanza di decenni, caratterizza l'insufficiente azione dello
Stato, nonostante oramai venga riconosciuto che il mercato della
cocaina in Europa sia monopolizzato dall'organizzazione calabrese,
che, gestisce in tal modo capitali immensi che hanno consentito alla
stessa un grande potere di corruzione ed infiltrazione negli apparati
dello Stato e, soprattutto, nel mondo della politica locale e
nazionale. Ed è tale connubio che rende la lotta alla 'ndrangheta
diversa da quella contro la mafia dei corleonesi che avevano invece
optato per la linea stragista contro lo Stato e rilevatasi poi
perdente.
La 'ndrangheta invece può, molto probabilmente, vantare il
fatto di avere numerosi deputati e senatori collusi presenti in
parlamento eletti con i voti della criminalità per tutelare nei
palazzi romani gli interessi dell'organizzazione..