<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> 'ndrangheta, misteri italiani, la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, ipotesi di un complotto
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Ai confini della realtà? oppure la realtà che non ha nessun confine quando si parla di mafie? Questa che Bonofiglio ci racconta è una 'ipotesi', una 'possibilità', comunque meriterebbe di essere considerata , un ulteriore tentativo di far chiarezza nei troppi misteri italiani.(red.)
 
La 'Ndrangheta e la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.
di Gianfranco Bonofiglio
 

Nel lontano 1970, in una calda sera di settembre spariva per sempre a Palermo Mauro De Mauro, coraggioso giornalista de "L'Ora".

Da allora il suo corpo non è stato mai ritrovato e fitto è rimasto il mistero sulla scomparsa del giornalista.

Ma negli ultimi tempi si è fatta strada una nuova ipotesi che collegherebbe la scomparsa del giornalista con alcuni protagonisti della 'ndrangheta calabrese, a testimonianza di come, già in quegli anni fosse robusto il legame fra la cupola della mafia siciliana e le famiglie storiche reggine della potente organizzazione criminale calabrese.

Nel 1971, vengono ritrovati dei resti di un pregiudicato di Lamezia Terme. Resti che vengono identificati con Salvatore Belvedere che era evaso il 3 giugno del 1970 dal carcere di Lamezia Terme insieme ad altri tre pregiudicati di altissimo livello e fra questi anche Pino Scriva di Rosario che in seguito divenne collaboratore di giustizia.

Nel 1978 la Procura generale di Catanzaro, ponendo alcuni dubbi sulla validità del riconoscimento del cadavere, inoltrò una comunicazione nella quale si affermava che il Belvedere fosse, in realtà ancora latitante.

Qualche anno più tardi un boss della 'ndrangheta, che in seguito venne ucciso in una guerra di mafia confidò ad un assistente di polizia, oggi deceduto,  che il corpo ritrovato nel 1971 non era quello di Belvedere ma del giornalista palermitano Mauro De Mauro.  Una messa in scena che avrebbe fatto comodo al pregiudicato calabrese e che avrebbe consentito di far sparire il corpo del giornalista.

Tutto in un accordo fra i vertici della mafia siciliana e della 'ndrangheta calabrese. E su tale ipotesi che potrebbe anche essere anche non suffragata da fatti , considerando anche i tanti anni oramai trascorsi, esiste una relazione di servizio archiviata dalla Dda di Catanzaro ed acclusa ad un rapporto investigativo datato nel settembre del 1995.  Tale tesi è, fra l'altro, debitamente argomentata nell'ultimo libro del giornalista Arcangelo Badolati "Ndrangheta eversiva.

La scomparsa di Mauro De Mauro e la strage di Gioia Tauro", edito dalla Klipper. Nella prefazione a cura di Peter Gomez si afferma che "… la pista fornita da Badolati per arrivare alla scoperta del cadavere del giornalista de "L'Ora" di Palermo, Mauro De Mauro, ucciso dalla mafia siciliana forse perché al corrente di molti segreti sul tentato golpe Borghese, cui parteciparono sia uomini di Cosa Nostra che della 'ndrangheta, appare seria e meritevole di approfondimenti giudiziari".

Tale ricostruzione non è , comunque, suffragata da nessuna dichiarazione di pentiti storici sia della mafia siciliana che della 'ndrangheta. Lo stesso Pino Scriva non ha mai parlato di una eventuale sostituzione di cadavere. Molti pentiti  e fra questi anche Francesco Di Carlo, padrino di Altofonte e Antonino Calderone, pentito catanese, hanno parlato delle motivazioni della scomparsa di Mauro De Mauro, ma nessuno è mai riuscito a farne ritrovare i resti.

Ma è anche necessario sottolineare che nel rapporto fra 'ndrangheta e mafia siciliana e degli accordi stipulati fra le due consorterie criminali fin dagli anni sessanta, quando la principale attività era il commercio clandestino delle sigarette, si è indagato ben poco anche per la forte omertà che ancora regna sovrana.  E non solo negli anni settanta era forte il legame fra 'ndrangheta e mafia ma persisteva, considerando il particolare periodo storico e sociale, anche un rapporto oscuro e controverso con l'eversione nera del tempo ed i servizi segreti deviati.

Anche questa è una storia che, a distanza di tanto tempo, andrebbe approfondita anche per far comprendere come la criminalità calabrese, già in quei tempi, esercitasse un ruolo molto più ampio rispetto a quello che, ancora oggi, continuano in molti a disconoscere e sottovalutare.