Nel lontano 1970, in una calda sera di settembre spariva per sempre a
Palermo Mauro De Mauro, coraggioso giornalista de "L'Ora".
Da allora
il suo corpo non è stato mai ritrovato e fitto è rimasto il mistero
sulla scomparsa del giornalista.
Ma negli ultimi tempi si è fatta
strada una nuova ipotesi che collegherebbe la scomparsa del
giornalista con alcuni protagonisti della 'ndrangheta calabrese, a
testimonianza di come, già in quegli anni fosse robusto il legame fra
la cupola della mafia siciliana e le famiglie storiche reggine della
potente organizzazione criminale calabrese.
Nel 1971, vengono
ritrovati dei resti di un pregiudicato di Lamezia Terme. Resti che
vengono identificati con Salvatore Belvedere che era evaso il 3 giugno
del 1970 dal carcere di Lamezia Terme insieme ad altri tre
pregiudicati di altissimo livello e fra questi anche Pino Scriva di
Rosario che in seguito divenne collaboratore di giustizia.
Nel 1978 la
Procura generale di Catanzaro, ponendo alcuni dubbi sulla validità del
riconoscimento del cadavere, inoltrò una comunicazione nella quale si
affermava che il Belvedere fosse, in realtà ancora latitante.
Qualche
anno più tardi un boss della 'ndrangheta, che in seguito venne ucciso
in una guerra di mafia confidò ad un assistente di polizia, oggi
deceduto, che il corpo ritrovato nel 1971 non era quello di Belvedere
ma del giornalista palermitano Mauro De Mauro. Una messa in scena che
avrebbe fatto comodo al pregiudicato calabrese e che avrebbe
consentito di far sparire il corpo del giornalista.
Tutto in un
accordo fra i vertici della mafia siciliana e della 'ndrangheta
calabrese. E su tale ipotesi che potrebbe anche essere anche non
suffragata da fatti , considerando anche i tanti anni oramai
trascorsi, esiste una relazione di servizio archiviata dalla Dda di
Catanzaro ed acclusa ad un rapporto investigativo datato nel settembre
del 1995. Tale tesi è, fra l'altro, debitamente argomentata
nell'ultimo libro del giornalista Arcangelo Badolati "Ndrangheta
eversiva.
La scomparsa di Mauro De Mauro e la strage di Gioia Tauro",
edito dalla Klipper. Nella prefazione a cura di Peter Gomez si afferma
che "… la pista fornita da Badolati per arrivare alla scoperta del
cadavere del giornalista de "L'Ora" di Palermo, Mauro De Mauro, ucciso
dalla mafia siciliana forse perché al corrente di molti segreti sul
tentato golpe Borghese, cui parteciparono sia uomini di Cosa Nostra
che della 'ndrangheta, appare seria e meritevole di approfondimenti
giudiziari".
Tale ricostruzione non è , comunque, suffragata da
nessuna dichiarazione di pentiti storici sia della mafia siciliana che
della 'ndrangheta. Lo stesso Pino Scriva non ha mai parlato di una
eventuale sostituzione di cadavere. Molti pentiti e fra questi anche
Francesco Di Carlo, padrino di Altofonte e Antonino Calderone, pentito
catanese, hanno parlato delle motivazioni della scomparsa di Mauro De
Mauro, ma nessuno è mai riuscito a farne ritrovare i resti.
Ma è anche
necessario sottolineare che nel rapporto fra 'ndrangheta e mafia
siciliana e degli accordi stipulati fra le due consorterie criminali
fin dagli anni sessanta, quando la principale attività era il
commercio clandestino delle sigarette, si è indagato ben poco anche
per la forte omertà che ancora regna sovrana. E non solo negli anni
settanta era forte il legame fra 'ndrangheta e mafia ma persisteva,
considerando il particolare periodo storico e sociale, anche un
rapporto oscuro e controverso con l'eversione nera del tempo ed i
servizi segreti deviati.
Anche questa è una storia che, a distanza di
tanto tempo, andrebbe approfondita anche per far comprendere come la
criminalità calabrese, già in quei tempi, esercitasse un ruolo molto
più ampio rispetto a quello che, ancora oggi, continuano in molti a
disconoscere e sottovalutare.