La libertà dell'informazione e soprattutto di quell'informazione
impegnata a far crescere la cultura della legalità e che, anche negli
ultimi tempi, è sottoposta agli ennesimi tentativi di controllo e
censura, ripropone il dilemma del ruolo reale che il giornalismo può
assurgere nella lotta per la verità. Ed il caso di ricordare la storia
di coloro i quali credendo fermamente nel ruolo del giornalismo nella
lotta alla criminalità, nella lotta alle mafie, hanno immolato la
propria vita. Nove i giornalisti caduti sotto il piombo della mafia. Nove storie diverse ma accomunate da un comune tragico destino e dalla
comune esigenza di verità.
Dal primo omicidio che risale al lontano 5
maggio 1960 di Cosimo Cristina, collaboratore con "L'Ora"di Palermo
all'omicidio di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano di Catania"La Sicilia" avvenuto l'8 maggio 1993. Il cadavere di Cosimo Cristina
venne trovato in una galleria ferroviaria ed archiviato quale"suicidio". Solo dopo alcuni anni il vicequestore Angelo Mangano,
divenuto in seguito famoso per l'arresto di Luciano Liggio, volle
indagare richiedendo l'esumazione del cadavere per supportare la tesi
che non fosse suicidio ma omicidio: Un mistero fra i tanti misteri non
risolti della Madonne di Sicilia. Pochi giorni prima di morire
Cristina pubblicò un articolo su un periodico autoprodotto"Prospettive Siciliane" nel quale ricostruì un delitto di mafia
avvenuto a Termini Imerese.
Il 16 settembre 1970 viene prelevato sotto
casa a Palermo Mauro De Mauro. Da allora scomparve nel nulla. Cronista
di razza, per conto del quotidiano del pomeriggio, "L'Ora" di Palermo,
venne eliminato molto probabilmente perché aveva scoperto la verità
sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell'Eni schiantatosi nel
1962 con il suo aereo nelle campagne di Bescapè, con una dinamica dai
mille misteri. Aveva appena pubblicato una interessante inchiesta sui
rapporti fra mafia e gruppi eversivi. Di recente alcuni pentiti di
'ndrangheta affermarono che il corpo del giornalista era stato
seppellito sull'Aspromonte, ma non è stato possibile a tanti anni di
distanza, verificarne l'attendibilità.
Giovanni Spampinato,
giornalista de "L'Ora" e "L'Unità" ad appena ventidue anni è stato
ucciso il 27 ottobre 1972 mentre era impegnato a far conoscere con le
sue brillanti inchieste l'intreccio di affari, trame neofasciste e
malavita nella città di Ragusa. Per il suo omicidio venne condannato
Roberto Cambria , figlio di un alto magistrato, allora Presidente del
Tribunale di Ragusa.
Il 9 maggio 1978, nello stesso giorno in cui
venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro, venne rinvenuto il corpo
dilaniato da un esplosione di Peppino Impastato, che, pur non essendo
iscritto all'albo dei giornalisti, iscrizione che gli venne tributata
alla sua memoria, venne ucciso dalla mafia anche per la sua attività
di denuncia condotta con "Radio Out".
Mario Francese, cronista
giudiziario de "Il Giornale di Sicilia", venne freddato la sera del 26
gennaio 1979. Fu il primo giornalista a denunciare la pericolosità dei
corleonesi di Totò Riina. Dopo ben 22 anni, nel 2001, sono stati
condannati i componenti della cupola che decisero l'eliminazione dello
scomodo giornalista. Riina, Madonna, Cagarella, Calò, Geraci,
Farinella e Greco, l'intero vertice di Cosa Nostra.
Giuseppe Fava,
giornalista, venne assassinato il 5 gennaio 1984 nei pressi del Teatro
Bellini di Catania. Aveva fondato "I Siciliani", un giornale
aggressivo che attaccò frontalmente i grandi gestori degli appalti di
Catania, in odor di mafia.
Il 25 settembre 1985 viene eliminato dai
sicari della Camorra, Giancarlo Siani a soli ventisei anni.
Corrispondente de "Il Mattino" di Napoli aveva denunciato alcuni
traffici di Torre Annunziata. Per la sua morte sono stati condannati
quali mandanti i boss Valentino Gionta e Angelo Nuvoletta.
Il 26
settembre 1988 nelle campagne di Lenz, frazione di Valderice in
provincia di Trapani, viene freddato Mauro Rostagno. Molte le ipotesi
che hanno accompagnato i vari filoni di indagine anche per la
complessa personalità di Rostagno, ma, alla fine si è indagato sulla
responsabilità di personaggi di mafia come Vincenzo Virga e Mariano
Agate, infastiditi per le denunce che Mauro Rostagno diffondeva con la
conduzione di una trasmissione televisiva inonda su una emittente
privata trapanese.
L'8 gennaio 1993 cadeva sull'altare della lotta
contro i poteri mafiosi Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano"La Sicilia" da Barcellona Porto di Gozzo, un popoloso comune del
parco dei Nebrodi in provincia di Messina. Ebbe il coraggio di
pubblicare i lati oscuri dei grandi appalti pubblici dell'asse Messina– Palermo.
Nove vite spezzate nel nome della verità. Nove storie da
non dimenticare. Contro chi vuole un giornalismo imbavagliato ed
ossequioso al potere. Nove icone per un mondo migliore. Un mondo
possibile. Contro l'oblio e l'indifferenza.