<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> giornalisti italiani perchè non compro i quotidiani
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Giornalisti...
 
Di Carla Barducci
 

Sono due anni che ho abbandonato totalmente quella che per me era, da sempre, un’abitudine irrinunciabile: l’acquisto del quotidiano.

A un certo punto della mia vita mi è venuta la tolleranza zero nei riguardi di chiunque tenti, o solo pensi, di manipolare la mente e i pensieri altrui, cosa che, ho avuto modo di constatare, essere piuttosto diffusa tra i miei simili.

Non lo tollero dalle persone più care, figuriamoci da un Pinco Pallo qualsiasi, che scrive su un pezzo di carta che, per giunta, devo pure pagare!

E purtroppo non sono riuscita a scovare un solo quotidiano che non lo faccia. Chi più, chi meno, trovavo che tutti volessero indirizzare le mie opinioni dove decidevano loro.

E così ho scoperto la meraviglia dell’andarsi a cercare l’Informazione, quella vera, in giro per quel mondo meraviglioso che è internet.

Fortunatamente ci sono molti siti dove procurarsi le notizie vere, dove nessuno cerca di dirigere le mie opinioni, dove semplicemente si racconta la Verità, dove scrivono giornalisti onesti e professionali.

Ho scoperto che è divertente farlo, senz’altro proficuo, e gratis!

Fino a ieri, quando una collega mi chiama al cellulare e mi chiede di comprarle il Corriere della Sera, perché, mi dice, si parla di noi, (noi sta per impiegati statali), lei è in ufficio e non può farlo.

Mi reco controvoglia in edicola, e scopro con molto disappunto che mi devo incollare anche l’inserto! Quel coso pesantissimo che ci fanno pagare in più, che nessuno vorrebbe e che tutti buttiamo nel primo cassonetto che troviamo.

Dò un’occhiata all’articolo segnalatomi.

Si parla di assenteismo, specialmente per le donne (chissà come mai, strano!), di premi di presenza, di doganieri che guadagnano 50 centesimi in più l’ora se lavorano sopra i 600 metri di altezza, di badge magnetici inesistenti e tante altre cose. Insomma il paese di Bengodi, dove regna l’assenteismo e dove si guadagnano soldi come se piovesse.

Non mi soffermo sui vari punti toccati dai due autori dell’articolo, Enrico Marro e Sergio Rizzo, perché diventerebbe un elenco di dati lungo e noioso. Semplicemente descriverò la mia situazione lavorativa.

Lavoro in dogana, e ho un’anzianità lavorativa di circa 32 anni. Il mio stipendio attuale è di € 1082,70 (milleottantadue,70).

E’ vero, ho una ritenuta di 226 euro per un prestito perché, come potete immaginare, qualunque cosa io debba fare, dal cambiarmi la macchina, al sostituire la caldaia di casa, al dentista, ecc., devo ricorrere a un prestito.

Pago il mutuo, che per fortuna non è molto alto (circa 200 euro al mese da sottrarre ai 1082 di cui sopra); ho un figlio di 17 anni; per fare la spesa mi ci vogliono 40 euro a botta, e i conti sono presto fatti: a me i soldi non bastano più.

 

Si, è vero che posso fare qualche ora di straordinario, e che c’è un’indennità chiamata di “produttività”, citata come uno scandalo dai due giornalisti, con cui riesco a racimolare si e no altri 200 euro al mese, legati ovviamente alla presenza.

Insomma giratela come volete, da una parte escono, dall’altra entrano e io mi ritrovo sempre con 1000 euro per vivere, o meglio, per sopravvivere.

Come se non bastasse per ogni giorno di malattia mi levano 18 euro, quindi se mi viene un’influenza che mi tiene in casa 4, 5 giorni a fine mese mi leveranno quasi 100 euro! A meno che…questa è carina…non sto in malattia per 15 giorni. Si, avete capito bene! Se mi ammalo 14 giorni, mi levano 18 euro al giorno, se me ne faccio 15 (o più) non mi levano niente! Capirete bene che con gli stipendi che ho descritto, l’influenza ce la dobbiamo far durare 15 giorni per forza! Creando così un disservizio all’Amministrazione. Ma non abbiamo scelta!

Qualcuno potrebbe dire “vabbè guadagni poco, ma lavorerai sicuramente poco e farai un’attività inutile!”.

Allora vi racconto brevemente in cosa consiste.

Lavoro nel settore merci dell’aeroporto di Fiumicino, (i nostri badge per rilevare le presenze funzionano benissimo).

Si tratta di merce che viene esportata e che viene importata, accompagnata dalla cosiddetta “bolletta doganale” e da tutti i documenti necessari, secondo il tipo di merce. Insieme con questa c’è un grosso giro di tributi (fondamentalmente dazio e IVA) che vanno e vengono. Io devo controllare a posteriori e a scandaglio queste bollette e tutta la documentazione allegata per controllare che sia tutto a posto. Purtroppo con tutta questa movimentazione di merce e carte avvengono anche molte frodi fiscali, dunque vi lascio immaginare la delicatezza del lavoro, nonché la conoscenza che bisogna avere di tutte le normative esistenti.

Bisogna anche avere fiuto, nel mare di carte che ci circonda, non è facile scovare gli illeciti. Devi controllare che la carne o il pesce importati, abbiano il certificato sanitario a posto, che quella merce esportata e con cui la ditta si scaricherà l’IVA abbia la fattura regolare. (Può accadere, ad esempio, che alcune ditte facciano delle esportazioni finte per scaricarsi l’IVA).

In poche parole il mio lavoro consiste nel prevenire e trovare gli illeciti fiscali o tutto ciò che riguarda la sicurezza in senso lato (dagli oggetti pericolosi, al cibo non in regola con la normativa vigente, la contraffazione, ecc).

In tutto questo, proprio perché lavoro nello Stato, sono ferma da sempre alla mia qualifica, ovvero non faccio carriera, non mi viene riconosciuta la peculiarità del lavoro che svolgo e l’esperienza acquisita.

Dopo trent’anni, se avessi lavorato da Mc Donald, ora sarei Capo Hamburger? Io penso di si.

Insomma, in un momento di grave crisi come sta attraversando il nostro Paese, dove tutti riconoscono l’emergenza salariale, da Confindustria alla Banca d’Italia, e l’Ires (Centro Ricerche Economiche e Socialidella CGIL) denuncia che tra il 2002 e il 2006 gli stipendi hanno perso potere d’acquisto per circa 2000 euro, Pinco & Pallo (Marro e Rizzo) si divertono a sparare all’ambulanza.Bravi!

Diverso è il discorso per i dirigenti, i quali, oltre a essere tanti, io ritengo troppi, (nell’Agenzia delle Dogane il rapporto è un dirigente per circa 31 impiegati!), a fronte dei nostri stipendi da fame, guadagnano cifre da capogiro. Negli ultimi anni il divario tra i loro e i nostri stipendi è diventato scandaloso.

Vorrei ricordare, ad esempio, che l’attuale governo sta discutendo se mettere o no il tetto ai 274000 euro l’anno, elargiti ai manager della Pubblica Amministrazione, più di 20000 euro al mese di soldi pubblici!

Insomma, Sergio Rizzo, dopo aver fatto un bel lavoro con Gian Antonio Stella scrivendo “La Casta”, evidentemente, l’ha fatta fuori del vaso. Gli sarà presa la mania degli scoop, ma dovrebbe centrare meglio gli obiettivi.

E poi, dopo aver affrontato i milioni di euro sperperati dalla nostra classe politica si è ridotto a parlare dei mille euro in più l’anno ai doganieri di montagna? Ma che tristezza!

E qualcuno lo informi che molte di quelle dogane di montagna di cui parla, con la Comunità Europea, non esistono più!

Le caste nella Pubblica Amministrazione esistono, eccome! Ma consiglierei a lui e a Pinco di cercare altrove, altrimenti il prossimo scoop sarà per lo “scandalo”del diritto dei poveri ad andare a mangiare alla Caritas!

E che nessuno mi chieda mai più di acquistare un quotidiano!