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Considerazioni sulla manifestazione laica del 7 febbraio
 
di Carla Barducci
 

Ieri, sabato 7 febbraio, si sono svolte in molte città italiane manifestazioni di protesta contro il Decreto Legge, cosiddetto Berlusconi-Sacconi, volto a bloccare l’esecuzione della sentenza della Corte di Cassazione, riguardo il caso di Eluana Englaro. La mancata ratifica del DL da parte del Presidente della repubblica Napolitano fa sproloquiare Berlusconi che minaccia di cambiare la Costituzione, che “risente delle implicazioni sovietiche (…) da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione” (Repubblica.it  8.2.2009). Il Premier si riferisce all’art.41 della Carta che vale la pena citare integralmente: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. (A leggerlo oggi, più che sovietico, a dire il vero, ci appare totalmente eluso).

Dunque, le manifestazioni di ieri avevano due motivazioni: una umana, per la tutela del diritto di poter morire come si vuole, e l’altra politica, per la difesa all’ennesimo violento attacco da parte del Presidente del Consiglio alla nostra Costituzione.

Quando sono arrivata a Palazzo Chigi, l’appuntamento romano della protesta, mi sono subito meravigliata nel vedere l’alto numero di persone presenti, considerando che l’incontro era stato deciso la sera prima e dunque organizzato con sms ed e-mail in poche ore.

Erano presenti politici, intellettuali ed artisti. Intravedo Paolo Cento, Sansonetti, Calopresti, Giacomo Marramao, Grazia Francescato, Claudio Fava.

Ho assistito ad un’intervista di una TV straniera a una donna di Sinistra Democratica, e la giornalista intercalava le sue domande in inglese con la frase italiana “colpo di stato”. Ho pensato che molti italiani lo sanno che siamo nel bel mezzo di un golpe in piena regola, ma all’estero la percezione di questo deve essere più chiara. Me lo conferma un’amica la cui figlia si è trasferita a Città del Messico e la mattina l’aveva chiamata allarmata: in Messico è arrivata la notizia che in Italia è in atto un colpo di Stato.

L’angoscia è tanta, si sente massiccia nell’aria, e alla domanda “che si fa?”, non si riesce a trovare una risposta. Essere lì è importante, ma non basta, lo sappiamo tutti. Incontro molti amici e tutti indistintamente sognano di andar via da questo Paese. Non basta neanche questo, perché è oggi che ci stanno calpestando, e oggi siamo qui.

Un aspetto inquietante della manifestazione purtroppo risultava subito evidente: l’età media dei partecipanti era altissima. Lo slogan “la Costituzione non si tocca, la difenderemo con la lotta”, detto da persone decisamente anziane e non proprio con l’aspetto da spietati guerrieri, faceva un po’ sorridere. Con tutta l’ammirazione per l’impegno e la voglia di cambiare di questa gente che nonostante l’età è ancora lì, sotto la pioggia a sventolare bandiere per una società più civile, si sente troppo la mancanza di un ricambio-scambio generazionale che sarebbe linfa vitale per un rinnovamento di idee e di energie indispensabili al proseguimento della difesa di una democrazia che in Italia, mai come ora, è sempre più sotto attacco.

Nelle scuole del nostro Paese non si parla più di Costituzione da molti anni; chiedo conferma a mio figlio che frequenta il terzo anno del liceo scientifico: sia alle medie che al liceo, nessun professore l’ha mai neanche nominata per sbaglio. Dunque, perché mai un ragazzo dovrebbe partecipare a una manifestazione in difesa di “questa sconosciuta”?

Ho idea che è come se avessimo varcato un ponte, e una volta passato qualcuno lo avesse distrutto, lasciando noi di qua e loro (i giovani) di là. Divisi. Cosa accadrà quando i vecchietti di ieri non ci saranno più?

Da anni la politica ha interrotto il dialogo con i giovani, lasciandoli soli ad affrontare uno sfacelo culturale e sociale che ha distrutto il loro futuro e i loro sogni. Cosa ci aspettiamo? Che ci vengano a reggere le fiaccole ai sit-in?

Chi semina vento raccoglie tempesta, e la tempesta è arrivata.

 
 
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