La leadership ulivista che dopo qualche mossa tattica di avvicinamento stava beatamente sulla riva del fiume ad aspettare il cadavere dei movimenti che hanno rianimato la politica negli ultimi mesi, si ritrova, alla vigilia del voto sui ballottaggi, non spettatrice ma protagonista del rito funebre. Di nuovo ed inaspettato a ben vedere c'è davvero poco, anzi niente.
D'altronde che cosa è cambiato dal giorno del "giudizio" in cui Nanni Moretti ha gridato con responsabilità e coraggio ciò che tutti sapevano ma fingevano di non sapere? E dopo i quarantamila del Palavobis ed i tre milioni del Circo Massimo?
Se veramente la leadership ulivista avesse voluto costruttivamente dialogare con i movimenti e rifondare con loro l'opposizione al governo di Berlusconi non avrebbe tergiversato fino ad oggi, subalterna a quel pseudo - riformismo supponente ed asfittico, appiattito sull'omologazione alla sottocultura berlusconiana, che ora davanti alla coerenza di Sergio Cofferati dimostra tutta la sua miseria.
Le contraddizioni non risolte, l'opportunismo per sopravvivere fino al giorno successivo, il compromesso e il tatticismo senza identità ed obiettivi coerenti "impazziscono" davanti ad una posizione chiara, complessiva e coerente. Non basta mischiarsi ai girotondi, cercare un posto ben in vista nelle manifestazioni oceaniche ed ostentare cordialità e simpatia con gli autentici protagonisti di quegli eventi straordinari per qualificarsi leader di qualcosa e di qualcuno.
Adesso Sergio Cofferati viene definito per quello che è sempre stato considerato e non solo da Rutelli: "un problema". Certo Rutelli è andato decisamente "oltre" e ha rivelato ancora una volta la sua assoluta inadeguatezza come leader della coalizione e la sua natura politica vacua e trasformista, non post, ma tardo - democristiana che è poi quella prevalente nella neonata Margherita.
Ma in casa diessina al di là delle prese di posizione odierne, la cose stanno poi tanto diversamente? D'Alema sull'articolo 18 non andava dicendo con l'amico Blair già un anno fa, le stesse cose che dice Rutelli oggi, poi ampiamente ritrattate per poter manifestare a pieno titolo in tenuta consona e con tanto di striscione?
Certo i consensi che derivano dalle mobilitazioni sindacali, dai movimenti, dagli irrisi girotondisti non si buttano via, si contano senza stare a sottolinearne troppo la provenienza, ma non si apprezzano né tantomeno si valorizzano e si capitalizzano come sarebbe semplicemente razionale ed opportuno fare.
Lo sfarinamento in atto della cosiddetta opposizione grazie alla battaglia sui diritti, che come non si stanca di sottolineare Sergio Cofferati in ogni occasione sono inscindibili, si manifesta su tutti quelli che dovrebbero essere i fronti di resistenza al governo privato della cosa pubblica.
La Commissione di vigilanza Rai assiste pressoché impotente alle schedature dei giornalisti "aggressivi" che sembrano avviati ad un duraturo silenzio; i consiglieri Zanda e Donzelli rimangono saldi sulle loro poltrone per avallare decisioni e promozioni aberranti come quella, degna di citazione per il coté vagamente "glamour", di Anna La Rosa craxiana praticante con la professionalità giusta per dirigere "Donna Moderna".
Della proposta di legge Anedda di fronte alla quale il pacchetto rogatorie - falso in bilancio - rientro dei capitali, sembra una esercitazione di basso profilo abbiamo sentito parlare grazie a Giuseppe D'Avanzo, giornalista di "Repubblica", anziché dai deputati dell'Ulivo in commissione Giustizia.
Il "fronte" referendario gestito finora in modo disastroso dai partiti dell'Ulivo è in uno stallo che prelude la paralisi. L'anniversario di Capaci strumentalizzato in modo bieco dalla disinformazione e dalla propaganda governativa è stata un'altra occasione mancata per Rutellli e Fassino che da Palermo in ambiti ufficiali hanno pronunciato i soliti slogan rituali e bipartisan in una situazione senza precedenti.
La cosiddetta (molto impropriamente) "rottura" di Cofferati riapre, per chi ancora non si è rassegnato, in condizioni indubbiamente ancora più difficili ma in fondo anche più chiare di qualche mese fa, la partita. L'ultima e decisiva per tentare di costruire un opposizione degna di questo nome.
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