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L'assoluto necessario
di Daniela Gaudenzi
Il Governo, il ministro della Giustizia e gli opinionisti very liberal (oltre che a libro paga) hanno, fino alla vigilia dello sciopero delle toghe nere (usate naturalmente per occultare quelle rosse) definito con evidente intento delegittimante i magistrati solo come un "ordine" a cui i poteri dello Stato debbono "indicare" cosa fare e soprattutto cosa non fare. (quali reati perseguire e quali no!).
Tale misero "ordine" composto di infimi vincitori di un anonimo concorso avrebbe, come è noto, per finalità politiche azzerato una intera classe politica e scatenato (per conto terzi) una vera e propria guerra civile.
Ma quando questa "casta autoreferenziale corporativa e privilegiata" priva di unzione divina, rifiuta i falsi inviti al "dialogo" nonché consistenti allettamenti economici e si ostina a rivendicare la funzione fondamentale per l'assetto democratico che la Costituzione le affida, allora (per un giorno?) ritorna anche per il governo ad essere "un potere dello Stato".
Un potere dello Stato che scioperando diviene quasi eversivo, si colloca in una zona prossima all'illegalità, "oltraggia" il Capo dello Stato, notoriamente, già deluso ed amareggiato.
Roberto Castelli con il rigore e la coerenza che lo contraddistinguono a quarantotto ore dallo sciopero sentenzia " i magistrati non si devono sostituire a Consulta, Capo dello Stato, Parlamento e l'ANM non è depositaria della verità costituzionale" ma aggiunge, evidentemente sotto il pressing formidabile del capo "io sono pronto a fare marcia indietro sui punti di dubbia costituzionalità della riforma dell'ordinamento giudiziario".(Resto del Carlino del 18/6/02).
Ma la questione come sottolinea con grande puntualità Giancarlo Caselli è estremamente semplice e di agevole comprensione." Se guardiamo le riforme che il governo ha messo sul tappeto, ci accorgiamo che non hanno nulla a che fare con l'efficienza e non faranno diminuire di un giorno la durata vergognosa dei processi.
Toccano esclusivamente ed in maniera preoccupante questioni interne all'ordinamento giudiziario"(Resto del Carlino del 18/6/02). Il giudizio sulla cosiddetta riforma che sintetizza nel modo più sintetico ed illuminante lo spirito e la ratio della medesima (dettata ancora una volta dalle esigenze contingenti del supremo committente) è quello di Francesco Saverio Borrelli "C'è una volontà di rivalsa del potere politico per quanto accaduto da dieci anni a questa parte".(ibidem).
D'altronde nel manifesto con cui i magistrati si rivolgono direttamente ai cittadini, unici destinatari delle rivendicazioni dello sciopero, scrivono a chiare lettere una verità acquisita in un paese normale (qui quotidianamente contraffatta e mistificata) e cioè che "far funzionare la giustizia non significa condizionare l'indipendenza dei magistrati".
La funzione fondamentale di chiarificazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica che lo sciopero si propone contro un concreto rischio di manipolazione governativa ed informativa è ribadita da Nello Rossi di MD che lo definisce come "il primo momento di trasparenza in una vicenda caratterizzata da mille mediazioni e da un rapporto esterno alle sedi istituzionali.
I fatti ufficiali sono due: il sì allo sciopero e il parere [negativo] del CSM sulla riforma." (La Repubblica del 18/6/02). E spiega infatti che il CSM ha indicato, nell'unico testo a cui è dato riferirsi, e cioè quello originario su cui è iniziato il dibattito al Senato, una duplice violazione costituzionale: il Governo vuole una delega per operare sull'accesso in Cassazione; il ministro invade l'ambito della selezione e della valutazione.
I punti di forza della controriforma pre - costituzionale contenuti nella legge delega si possono quindi sintetizzare nel ripristino della carriera, nella verticalizzazione dell'ordinamento giudiziario, nel rilancio della gerarchia, nell'interferenza del ministro nella sfera riservata al CSM. Perfettamente complementare a questo fortissimo ridimensionamento dell'indipendenza interna, incombe più o meno esplicitata, a seconda delle contingenze più immediate, la separazione delle carriere.
A questo quadro va aggiunta la proposta Anedda che va ad incidere in modo devastante sulla legislazione penale sostanziale e processuale, nonché una "depenalizzazione" della bancarotta fraudolenta che di fatto azzera il diritto penale commerciale e travolge persino l'intangibilità del giudicato.
Forse sarebbe il caso di lasciare la valutazione sull'opportunità del ricorso allo sciopero, invece che precipitarsi a bollarlo come "misura estrema da evitare", ai cittadini ancora in grado di distinguere tra slogan della propaganda e principi della democrazia.