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L’ira funesta della “seconda repubblica”.
Di
Daniela Gaudenzi
La Corte di
Cassazione ha assolto in via definitiva Giulio Andreotti dall’omicidio di
Mino Pecorelli, e con lui Tano Badalamenti condannati in secondo grado.
L’omicidio di Mino Pecorelli, a distanza di 24 anni si aggiunge all’elenco
impressionante dei misteri insoluti e terribili che connotano la storia
della democrazia italiana. La figura politica di Giulio Andreotti,
sintetizzata in modo lapidario
ed illuminante, in tempi non sospetti, da Alcide De Gasperi “E’ un giovane
talmente capace che lo credo capace di tutto” rimane esattamente
invariata. Basta dare
un’occhiata a qualche commento straniero: The Indipendent per esempio all’indomani dell’assoluzione
annota che “dopo 189 udienze uno dei misteri moderni rimane più insoluto e
fastidioso che mai” e che “in Italia è in corso un processo di piena
riabilitazione per un personaggio che ha infestato la politica per 50
anni”. Si ritrovano, oltralpe, giudizi e valutazioni, del tutto analoghi a
quelli raccolti nel pamphlet del ’95 intitolato “Made in Italy; il processo
Andreotti e l’Italia nella spietata analisi della grande stampa estera”.
Il
frontespizio della pubblicazione riporta una considerazione di Gianni
Vattimo, ora più che mai attuale e degna di essere citata “Potremmo dire
che nessuno, o quasi, ha mai creduto alla sincerità ed alla rettitudine di
Andreotti, pensando tuttavia che, per molti versi, la politica richiede
proprio la capacità di mentire, e in definitiva la disponibilità a perdersi
l’anima per la ragione di Stato, anche quando è difficile distinguerla dal
puro e semplice esercizio della conservazione del potere”.
La piena
assoluzione, che, parola Francesco Merlo “libera noi più di lui” (La Repubblica del 1 novembre) ci
“autorizza” a richiamare solo a titolo esemplificativo la sua battaglia
spietata per il salvataggio di Michele Sindona, persa solo a causa del
sacrificio di Giorgio Ambrosoli, il rapporto ininterrotto con la mafia
accertato fino al 1980 dalla sentenza di “assoluzione” per associazione mafiosa
di Palermo, comprensibilmente impugnata, le conclusioni unanimi della
commissione antimafia nel ’93 (Si opposero solo AN e Marco Taradash allora
antiproibizionista e non ancora editorialista berlusconiano perché
ritennero le conclusioni troppo accomadanti).
Questa
assoluzione, tutt’altro che improbabile, dato che la condanna di Perugia in
cui era stata determinante la volontà dei giurati popolari, si fondava
sostanzialmente su una testimonianza de relato non suffragata da rilevanti,
concordanti ed univoci riscontri probatori, ha liberato gli impulsi più
ferini e vendicativi di quella classe politica che vorrebbe accreditarsi
come espressione della cosiddetta seconda repubblica.
Invece che
interrogarsi sulla degenerazione della politica e sulla implosione della
partitocrazia che ha portato nel ’92-’93 all’esaurimento della “prima
repubblica”, l’attuale maggioranza, purtroppo ancora una volta senza
l’adeguato contrasto dell’opposizione che pure è oggetto nella persona di
suoi autorevoli rappresentanti dell’offensiva in atto, pretende una resa
dei conti definitiva con gli oppositori non abbastanza concilianti e
soprattutto con la magistratura indipendente.
Il messaggio
implicito nell’annullamento senza rinvio della Cassazione, oggi giudice
supremamente equo, ieri “golpista” quando ritenne Milano sede imparziale
per Silvio Berlusconi e tra pochi giorni non si sa come qualora respinga la
nuova istanza di rimessione di Cesare Previti, deve essere chiaro ed
inequivocabile. Ci ha pensato ad esplicitarlo ulteriormente a scanso di
equivoci, la seconda carica dello Stato nella lettera “personale” di
felicitazioni al “perseguitato”, parafrasando i titoli dei giornali di
famiglia. Il Giornale titola il 1
novembre “Adesso si processi Violante” e affida il commento “Stragismo
giudiziario” a Geronimo (alias Paolo Cirino Pomicino); Pera evoca “ gli
incubi che ci avevano assalito e che purtroppo continuano a spargere le
loro perniciose conseguenze su tutti noi…incubi di un’epoca feroce in cui
la giustizia era diventata per alcuni politici un’arma impropria…l’incubo
di certi magistrati talvolta partecipi attivi della volontà di processare
un sistema…”. Da Pechino da dove pure non “intende parlare” Silvio
Berlusconi commenta “..Finalmente si è scoperto quello che certi magistrati
hanno fatto negli anni ’90. Questa sentenza segna un punto di svolta. Da
oggi molto cambierà”. (la Repubblica
del 1 novembre).
“La carica è
forsennata e violentissima, e si tratta di una offensiva personalizzata
come mai prima” (Andrea Colombo “Il colpevole è Violante Il Manifesto del 1° novembre). Alla
minaccia di Bondi “Violante dovrà fornire qualche spiegazione e chiarire
alcune vicende circostanziate che lo riguardano”, fa eco il giudizio
indegno di commento di Carlo Taormina “comunista, cinico, e spietato killer
della democrazia da mettere al bando per inaugurare un’era di dialogo”.
Insomma “chi ha sbagliato deve pagare” e cioè chi ha presieduto la
commissione antimafia e chi ha osato, come era suo dovere, iniziare un
procedimento penale in presenza di una notizia criminis non manifestamente
infondata, dato che il gip ha disposto il rinvio a giudizio. E soprattutto
tutto questo non deve più accadere.
A caldo ha
provveduto immediatamente “la terza camera” di Bruno Vespa, sotto la
scritta gigantesca e programmatica “Il valzer dei pentiti” con il collegio
difensivo al completo, il “perseguitato” che ha rilanciato il complotto,
tutte le anime “moderate” della DC in bilico tra ipocrisia e vendetta e
soprattutto Giuliano Ferrara che non ha lasciato dubbi sulla posta in
gioco, a fare la parafrasi politica della sentenza.
Ferrara ci
ha spiegato che quanto è successo ad Andreotti “non è un incidente di
percorso”; si è trattato di un processo alla DC che ha fatto l’Italia e che
“il partito di De Gasperi è stato annientato nelle aule giudiziarie da
giudici che hanno chiuso la porta e buttato via la chiave”. Dunque ad
un’offensiva giudiziaria contro la politica, sostanzialmente un golpe
contro gli elettori -questo è il ragionamento del liberale Ferrara- bisogna
dare una risposta “politica” e non stare a cincischiare su tecnicismi
giuridici. “Bisogna riconoscere che i magistrati hanno cambiato la storia
dell’Italia e che i girotondi ed il giustizialismo tuttora serpeggiante
mirano di nuovo a ciò.” Dall’analisi “si è commesso un delitto contro la
democrazia” è facile passare ai rimedi ed individuare alleati da blandire e
nemici da annientare.
“Il dramma
della grande offensiva giustizialista” finisce definitivamente solo con una
presa di coscienza e se prevale il riformismo dialogante di Polito contro
la linea “avventurista” de l’Unità
un “foglio linguisticamente e tecnicamente omicida”. A seguire, Ferrara che
si pregia sul suo giornale “di far critiche al governo e al suo premier più
ficcanti di quelle de l’Unità”,
si è anche premurato a conferma del suo interessamento per la vitalità
dell’opposizione di redigere una nutrita lista di personalità della
sinistra “galantuomini e comunisti seri” decisamente preferibili al
famigerato duo Colombo Padellaro.
L’intervento
“improprio” di Pera che ha
allarmato la magistratura, una interferenza sui processi in corso come
denuncia l’ANM, l’affondo di Giuliano Ferrara che scrive i proclami
eversivi di Arcore e non parla a caso, partono da Perugia per rivolgersi a
Milano e Palermo, e non solo alla Milano di Tangentopoli e alla Palermo di
Falcone, Borsellino e Caselli. Lo sguardo minaccioso e i toni intimidatori
sono rivolti in primis alle sedi giudiziarie di Berlusconi, Previti e
Dell’Utri nell’offensiva dell’autunno 2003.
Un osservatore
attento e non schierato come Massimo Franco delle pagine del Corriere, riferendosi alla lettera
“personale” di Pera sottolinea “La cornice decennale della sua
ricostruzione coincide con il processo Andreotti; ma anche con le inchieste
di Mani pulite. L’obiettivo, tuttavia, non sembra la rivalutazione del
passato. Nell’analisi di Pera difendere la Prima repubblica significa
proteggere la seconda…facendosi scudo delle ‘parole tanto gravi di Ciampi’,
si invoca l’inizio di una nuova ‘stagione virtuosa’. Ma, pare di capire,
dopo una resa dei conti…(M.Franco “Difesa della prima repubblica per
difendere la seconda”, Corriere
del 1° novembre).
Il prossimo
vagito della “nuova stagione virtuosa” è già annunciato e confezionato: la
Cirielli e cioè un nuovo ritrovato “salva-Previti” per disinnescare una
volta per tutte la possibilità
per i tribunali di questo paese di comminare una condanna definitiva a
Cesarone: un emendamento che facendo strame del libero convincimento del
giudice lo obbliga per qualsiasi incensurato ad applicare le attenuanti
generiche, dimezzando così i tempi della prescrizione.
Intanto
“issando..l’icona andreottiana come vessillo della rivincita sulle ‘toghe
rosse’ e suoi loro alleati” (M.Franco) i lungimiranti edificatori della
seconda repubblica, fautori inesausti del “primato della politica” e
preoccupati solo di sottrarre il capo ed eventualmente se stessi dal
controllo di legalità si apprestano con esultanza ad infierire l’ultimo
colpo alla credibilità della politica e a quel che resta del rapporto di
fiducia tra elettore ed eletto. Insomma ad affossare quel patto fondante
della democrazia di cui Giuliano Ferrara si riempie così maldestramente la
bocca per “spianare” gli oppositori.
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