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miniatura dall'Haggàdàh,XIVsec.CatalognaLa costituzione, i diritti, il lavoro

 di Daniela Gaudenzi

 L’ impegno per contrastare la riforma costituzionale del centro destra con il referendum è stato uno dei temi dominanti della giornata conclusiva del congresso della CGIL, il congresso del centenario che non a caso Epifani ha voluto chiudere con il proposito e l’impegno di riprogettare il paese.

Ospite di eccezione, primo ex presidente della Repubblica a presenziare nel corso di un secolo al congresso del maggior sindacato italiano, Oscar Luigi Scalfaro come il più autorevole rappresentante del comitato “Salviamo la Costituzione”.

Dopo i ringraziamenti e l’iscrizione onoraria che prima di lui era andata ad Antonino Caponnetto, il presidente del comitato ha voluto dare le cifre e ringraziare le migliaia di cittadini che si sono mobilitati e che hanno reso possibile un risultato che non sembrava a portata di mano, dato l’impegno molto relativo dei partiti ben più affaccendati nel definire le candidature con esiti che sono sotto gli occhi dei costernati e/o rassegnati elettori del centro sinistra.

Alle 830.000 firme consegnate nei termini alla Cassazione vanno aggiunte le molte e molte centinaia arrivate in ritardo raccolte in particolare presso gli uffici comunali che portano il totale ad oltre un milione: è un dato che fa ben sperare nonostante i distinguo e le ambiguità che anche in prossimità del referendum continuano a levarsi tra i troppi “apprendisti stregoni” del centro sinistra, da ultimo Augusto Barbera.

Oscar Luigi Scalfaro accolto da un’ovazione e interrotto dagli applausi decine di volte ha spiegato in cosa consiste il sostanziale stravolgimento dell’impianto costituzionale, di come il premierato assoluto e lo scioglimento delle camere nelle mani del primo ministro vadano concretamente a ledere i diritti fondamentali dei cittadini e degli elettori, tutelati dalla prima parte della Costituzione.

Per far capire cosa significhi “lasciare il presidente della Repubblica in canottiera” ha voluto ricordare, al tempo del primo governo Berlusconi, la sua “impuntatura” su Previti alla giustizia, spiegando che non lo conosceva e non ne sapeva nulla, ma gli bastava sapere che veniva designato in quanto “avvocato di fiducia” del presidente del Consiglio.

Per ciò solo non avrebbe firmato la nomina, per non avallare una concezione proprietaria dello Stato.

Naturalmente con la “riforma” dei costituzionalisti da baita,  tra cui svettava l’indomito Calderoli caduto gloriosamente da crociato, un intervento del genere non sarebbe lontanamente immaginabile perché incompatibile con la funzione meramente burocratica assegnata al presidente della Repubblica, un doppione dei commessi parlamentari secondo Oscar Luigi Scalfaro.

Altro principio fondamentale spazzato via dalla cosiddetta devolution quello dell’art. 5 che definisce la Repubblica italiana come “una ed indivisibile”; se si sommano le forzature alla sovranità popolare introdotte dal premierato assoluto, l’aggiramento di fatto dell’art.11, la mortificazione dell’art.3 con le leggi ad personam e contra personam, emerge nitida la definizione di questa legislatura come il periodo più buio della storia repubblicana.

Ma in un passaggio molto colorito, ripreso dal suo libro intervista “La mia Costituzione” Oscar Luigi Scalfaro si è voluto soffermare su una legge di particolare rilievo e particolarmente grave rispedita alle camere dall’attuale presidente della Repubblica e licenziata pressoché immutata dalla maggioranza berlusconiana: quella sull’ordinamento giudiziario.

E per stigmatizzare la ratio di quella controriforma, la volontà di punire i magistrati, il desiderio incontenibile di limitarne l’indipendenza e l’insofferenza verso il controllo di legalità ha voluto precisare che si tratta di qualcosa di analogo all’allergia di qualcuno per i carabinieri che non dipende propriamente dalla piuma.

L’applauso che ha concluso l’intervento di Scalfaro è stato letteralmente interminabile ed i passaggi fondamentali del suo discorso sono stati ripresi dall’intervento conclusivo di Epifani visibilmente soddisfatto e commosso.

“Per riprogettare il paese occorre ricostruire l’etica pubblica” ed il primo esempio di mancanza di etica pubblica che ha voluto citare è stata la penosa definizione da parte del ministro della difesa della uccisione di Nicola Callipari “E’ stato un caso”.

Poi è partito dai dati economici di “un paese che non è cresciuto e non ha risorse da ridistribuire, un paese ripiombato nel circolo vizioso degli anni ‘80” per rivendicare diritti fondamentali dei cittadini e dei lavoratori: il diritto alla pace, i diritti di democrazie e rappresentanza sindacale e l’esigenza di una legge che li estenda e li rafforzi.

Ed ha spiegato perché regole generali sulla contrattazione e difesa del contratto nazionale di lavoro oggi siano più attuali che mai ed abbiano un valore quanto mai moderno proprio in presenza di una sedicente riforma costituzionale che insidia l’unità del paese.

Insieme alla difesa del contratto nazionale per tutelare quelli che stanno peggio Epifani ha rilanciato un patto fiscale fondato sulla lotta all’evasione e al lavoro nero e una nuova idea di cittadinanza e di welfare più equo ed inclusivo nei confronti degli immigrati. Per dare un segnale concreto e di forte valore simbolico ha proposto di cancellare per prima la Bossi-Fini.

Riguardo al referendum costituzionale e al no che si deve opporre a questa riforma l’ha definto “un appuntamento altrettanto decisivo che quello elettorale, ma ancora più importante” per neutralizzare l’offensiva contro i valori fondanti della Costituzione.

Sono le stesse parole di Oscar Luigi Scalfaro e di Giovanni Sartori “Oggi la nuova battaglia –per me la più importante di tutte- è sulla ‘mala Costituzione’”.   

 

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line