Democrazia e Legalità

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Il fronte de Il Foglio

Di Daniela Gaudenzi

Il titolo bipartisan in prima pagina del 10 ottobre “I mulini a vento di Ferrara e Tabucchi” della new entry Francesco Merlo, commentatore storico del Corriere, non deve trarre in inganno i lettori di Repubblica.

 Di “equidistante” anche nell’accezione del fondatore della testata, meno neutra ma più calzante di “cerchiobottista”, l’ autorevole commentatore non mantiene nemmeno l’apparenza più superficiale.

Per illuminarci sulla sostanza della polemica che coinvolge da giorni Giuliano Ferrara (con le testate di famiglia Il Foglio, Panorama, Libero più il cugino “di sinistra” Il Riformista compattamente schierate) e l’Unità di Furio Colombo, nel più totale isolamento, sceglie di schierarsi senza indugi con il primo e con il potentissimo establishment che lo sostiene.

Poiché Le Monde ha ritenuto di pubblicare la lettera di Antonio Tabucchi, scrittore di prestigio internazionale che ha inopinatamente scelto di scendere dal dorato empireo della categoria per parlare uti cives e che è stato per questo accusato di essere mandante “linguistico” di lutti e violenze, Parigi assurge “a capitale del provincialismo italiano”.

Forse Parigi non sarà più smagliante come un decennio fa e sarà superata da Berlino e Londra, che pure si occupano costantemente del “caso italiano” con iniziative non solo giornalistiche, ma è un po’ difficile pensare alla Milano di Feltri e Belpietro o alla Roma di Polito come esempi di inimitabile cosmopolitismo.

Già il commento del 5 settembre sul Corriere della Sera, all’indomani della indimenticabile intervista di Berlusconi in cui spiccava tra  innumerevoli altre amenità la definizione dei giudici come esseri “degenerati”, Francesco Merlo l’aveva in buona parte dedicato “ai suoi [di Berlusconi naturalmente] forsennati detrattori che tanto gli somigliano”. Ma in questa occasione dalla somiglianza si passa all’identità assoluta “Il regime e l’Italia imbavagliati sono come i comunisti di Berlusconi e i suoi giudici matti”.

La diagnosi di Merlo su Tabucchi è lapidaria: è affetto dalla “sindrome dell’esule” e per argomentarla non ci risparmia nemmeno le strofe più trite e lamentose delle canzoni degli emigranti di prima, seconda e terza generazione. Quella di Ferrara, non pago di averlo additato come fomentatore di odio, colluso con il terrorismo di qualsiasi specie, è stata meno venata di storicismo e sociologia: “E’ uno fuori controllo”.     

Dopo aver distrutto gli irresponsabili che si pongono sul medesimo piano di Berlusconi, il commentatore “equidistante” passa all’elogio dell’incompreso suggeritore del principe “Ferrara non è l’eminenza grigia del peggior Berlusconi e non è un volgare mistagogo al suo soldo” con un crescendo “difensivo” che si riduce ad esaltazione pura e che genera in primo luogo imbarazzo e a seguire molta apprensione. “Difendere Ferrara significa difendere la storia vitale della sinistra, difendere una generazione che è vissuta negli ideali di quel mondo senza voler essere soffocata”.

Lo stesso Ferrara, d'altronde, riporta che Fassino nel suo libro lo considera pur sempre, nonostante le intemperanze verbali ed il caratteraccio, “uno dei nostri”. Viene spontaneo domandarsi cosa potrebbe pensare a tal proposito un redivivo Enrico Berlinguer!

A noi che siamo vivi e costretti a seguire la costante “evoluzione” non resta che rallegrarci, se questa è l’analisi, di non essere mai appartenuti a quella “storia vitale” e a quella mitica generazione.

Ma non basta “Ferrara è uno che ha creduto in Craxi e ora consiglia Berlusconi sempre per passione e mai per calcolo”. Il dubbio che possa trattarsi di quella diffusa passione per il potente di turno e per il potere in quanto tale non sembra sfiorare nemmeno di sfuggita l’appassionato commentatore. Tanto sensibile peraltro da cogliere nell’animo tumultuoso dell’ “Elefantino” un dissidio interiore sconosciuto anche al Petrarca del Secretum “Ogni giorno Ferrara fatica a stare con Berlusconi, e ogni giorno fatica a non essere il comunista che è…”

Il giudizio di valore sulle due testate è altrettanto definitivo: l’Unità è un giornale “che ogni giorno ingrandisce e proietta le ossessioni di Tabucchi e spesso spaccia l’astio per pensiero critico”. Viceversa  il Foglio  è un giornale che non ha diffusione di massa ma che ormai tutti i giornalisti leggono non più di nascosto, intelligente, vitale sanguigno..” Che sia intestato alla moglie del “premier” e che goda dei finanziamenti pubblici grazie allo spirito bipartisan che aveva accomunato Boato a Pera ai tempi gloriosi e rimpianti della bicamerale può solo essere un ulteriore titolo di merito. Come il fatto che goda il consenso autoreferenziale della casta giornalistica e della gente che conta piuttosto che dei comuni lettori: peggio per Eugenio Scalfari e per qualche altro “paria” del giornalismo che si ostinano a precludersi tale esclusivo piacere!

Infine da giornalista comme il faut Francesco Merlo si premura anche di mettere in guardia gli ignari lettori di Tabucchi dalla deformazione professionale della categoria degli scrittori, inclini, verosimilmente “alle costruzioni della realtà attraverso la fantasia”. Devono essere queste ad impedire a Tabucchi di limitarsi a constatare che “Berlusconi è affetto solo da gravi problemi” come gli consiglierebbe l’autore.

  Forse magari è più realistico osservare che siamo noi in quanto cittadini ad essere “affetti da gravi problemi” a causa sua, del suo consigliere ed estensore di editti eversivi e della propaganda trasversale che ci criminalizza se proviamo a reagire con la parola.

Restano due considerazioni dopo la lettura di questo commento.

La prima riguarda il commentatore che viene da un giornale che solo qualche mese fa ha subito un avvicendamento nella direzione con modalità e motivazioni note a seguito di pressioni “esterne” di provenienza accertata. Altrettanto note sono state le reazioni della redazione (quella milanese almeno) e delle rappresentanze sindacali: abbastanza tangibili gli effetti di quel cambio di direzione forse più che sui commenti sulla cronaca giudiziaria, come era prevedibile. Qualcuno come Corrado Stajano, irriso e dileggiato come un sopravissuto a se stesso dalle pagine de il Giornale,  ha anche reputato che fosse giunto il momento di cessare la collaborazione con la testata prima che quello spazio gli venisse negato.

Ora una testata come Repubblica riserva uno spazio ed una evidenza di assoluto rilievo ad una difesa ad oltranza di posizioni egemoni e purtroppo trasversali nel mondo politico e giornalistico ponendo obiettivamente all’angolo più di quanto già non si trovi la testata diretta da Furio Colombo e mettendo in una posizione di ulteriore difficoltà (anche interna) la stessa direzione di Colombo e Padellaro.

L’entità e la natura di quelle difficoltà, e la portata dello scontro in atto, sono presumibilmente più presenti alla direzione di Repubblica che non alla scrivente.

E allora? Le sirene del partito unico (e trasversale) de “il Riformista”  o dei “terzisti”, per usare una semplificazione molto rozza e “giornalistica”, sono così irresistibili?

 

 

a cura dello staff tecnico democrazialegalita.it