|
In Tv
Di Daniela Gaudenzi
In Tv, con
l’unica eccezione del tg3 non si sono visti ma erano un numero
impressionante quelli accalcati per ore ed ore ai cancelli dell’auditorium
in fila dal pomeriggio per vedere a teatro lo spettacolo “bruttissimo”
secondo Giuliano Ferrara che il sevizio pubblico, per cui pagano il canone,
gli ha impedito di vedere. Evidentemente, e non è una novità, quel
“servizio pubblico” è gestito o meglio occupato da molti liberal come lui.
Alle cinque
del pomeriggio davanti all’entrata c’erano già alcune centinaia di persone;
nel tempo di prendere un caffè e dare un’occhiata all’accogliente spazio
espositivo, la fila era già oltre i cancelli che si sono inesorabilmente
chiusi alle 6.
Quelli che
continuavano con ritmo continuo dicevano che era già arrivata in via
Tiziano a molte centinaia di metri di distanza. Ad attendere diligentemente
e serenamente per ore non erano “solo” i soliti radical chic sinistresi, i
soliti fighetti e comunque quelli che stanno “dentro le mura”.
Roma era
rappresentata in tutte le sue innumerevoli facce: tanti giovani, tanti
studenti, signore di mezza età, coppie attempate, immigrati, gente elegante
e gente modesta, abbigliamenti dimessi.
Tanti al
ritorno si sono fermati a Termini per prendere autobus che li riportavano
in periferia e anche treni locali; quando sono passati gli organizzatori
per raccogliere i contributi per la sala qualcuno ha offerto con
disinvoltura venti euro ma molti, giovani soprattutto, si sono limitati
agli spiccioli.
Tra i
numerosi interventi di saluto e solidarietà prima dell’inizio ha ricevuto
un’ovazione dai quasi tremila fortunati dall’interno e dai quindicimila e
forse più accalcati sotto lo schermo, quello di Giulietto Chiesa che ha
parlato di “fine del monopolio berlusconiano”. Si riferiva non solo alla
straordinaria partecipazione a Roma, ma al fatto che attraverso tante
piccole tv locali in circa venti città italiane quasi due milioni di persone hanno potuto
seguire Raiot formato teatrale.
Alla tenace
e coraggiosa Sabina Guzzanti e alla troupe di Raiot va anche riconosciuta la capacità e la professionalità di
aver saputo convertire in tre o quattro giorni uno spettacolo televisivo di
satira in un brillantissimo varietà di protesta; non è poco per “una
teppistella ignorante e anche un po’razzista” come amabilmente l’apostrofa
Giuliano Ferrara. Che
naturalmente è stato ricordato per la sua straordinaria e coraggiosa
capacità di cambiamento “dall’impero sovietico all’impero americano” e per la
sua mai abbastanza celebrata intelligenza “che consiste di dare sempre voce
a chi comanda”.
A Lucia
Annunziata come presidente di garanzia che fa incessantemente balenare “il
paletto a 360 gradi” è stato riservato un trattamento speciale; incombe
dallo schermo come una arruffata
regina della notte impotente e sempre accomodante con il potere “in
consiglio questa volta mi sono astenuta, la prossima se mi impunto voto
contro” e tenta di farsi capire nel suo idioma burinesco come “una che
conosce 5 o 6 lingue ma non ne parla nessuna”. A lei tocca aprire e
chiudere. Ma non sono stati risparmiati nemmeno il cattolico Rumi “non sono
stati i cattolici ad inventare l’antisemitismo e la censura?” e l’impavido
direttore di rete Paolo Ruffini che messo alle strette avrebbe esclamato
“se devo morire preferisco morire per Ballarò
piuttosto che per Raiot”. La
ragazza “terra e sapone” si limita ad osservare che “è difficile morire per
Ballarò” .
Il monologo
introduttivo è dedicato al “ pentimento” in cui si scusa per aver parlato
di cose che non sa: aver detto che l’Italia è l’unico paese in guerra senza
saperlo; che il governo Sharon è il peggiore del mondo, che l’Annunziata
non sa quello che firma…..
Intervengono
e portano i loro esilaranti contributi i censurati di ieri e di oggi (c’è
da temere di sempre o quasi): Dario Fo e Franca Rame che hanno sperimentato
di recente in teatro qualcosa di simile alla censura della rai di Bernabei;
un Daniele Luttazzi più surreale del solito che mentre dà anfetamine ai
piccioni per passare il tempo invita i consumatori a boicottare chi
finanzia Berlusconi; Beppe Grillo preoccupato per le scorie di un governo
che sta per scoppiare anche per il boomerang censura.
In sala c’è
anche Michele Santoro che Serena Dandini cerca di coinvolgere “Vedi che c’è
Santoro, me che facciamo qui la Tv?”. Degli epurati manca solo Enzo Biagi.
Forse è
Corrado Guzzanti “un fascista su Marte” ancora più travolgente e affilato
sul paco che nel dar manforte ad una sorella “un po’nervosa perché non ha
ancora figliato” sa cogliere lo spirito più autentico, comico e drammatico,
della serata. “Anche noi a Matteotti gli avevamo detto: registra prima gli
interventi….Per voi è tutto più facile. Avete al governo corruttori
semplici senza la crema. All’opposizione noi s’aveva Turati, voi
marcondironderisti, sornioni con i baffi e senza. E poi non sparate a
Vittorio Emanuele Ciampi che tanto firma tutto”.
Già la
giustizia. Era il tema della puntata di
Raiot che molto verosimilmente non vedremo mai e ritorna non solo nei
“corruttori semplici” molto presenti ma anche nell’applauditissimo giochino
dove il povero concorrente disinformato vede andare in coriandoli la
corposa vincita per via di tutte quelle bufale sulla prescrizione che gli
hanno sciroppato i teleimbonitori bipartisan. Peccato sarà per “la prossima
volta”.
Nel dalemoni
stile Fregoli c’è un
Berlusconi, “democratico”, con cravatta azzurra, che fa l’urletto
giusto per rimettere in riga il riottoso Gianfranco e un attimo dopo un
D’Alema incompreso a sinistra, con cravatta rossa, insofferente con i
girotondini che lascia di stucco l’intervistatrice Dandini sottraendosi
infastidito alla inopportuna domanda “ma a che cosa serve la politica?”
Non poteva
mancare nemmeno la panoramica di “Porta a Porta” con “l’onorevole Palombelli”
che confida “sono molto più infame di quanto voi potete pensare” ed il duo
cinguettante di mister Cerchiobot e Polito che toglie costantemente la
parola sotto l’accorta regia del conduttore ai soliti quattro gatti della
società civile.
Porta il suo
irresistibile contributo con l’Andreotti amministratore “distratto” del
condominio disastrato da mafia e loggia P2 il signor Rossi con la sua
calpestata costituzione e strappano un’ovazione Nicola Piovani e Fiorella
Mannoia con “La storia siamo noi”.
A fare
chiarezza per il teleutente un po’ confuso per via del sic (il sistema
integrato delle comunicazioni) ci pensa con la brillantezza espositiva di
cui va giustamente fiero il ministro Gasparri. Ci spiega lui come fa ad
entrare nel video da 24 pollici il manifesto di dieci metri per venti che
tanto affligge l’intervistatrice Dandini, lievemente perplessa che ha
inopinatamente rifiutato di fare la segretaria particolare di Berlusconi (e
se ne vanta).
Nonostante
le ore di attesa, la fatica accumulata, dopo due ore di spettacolo a ritmo
serrato e di applausi costanti, il pubblico defluisce malvolentieri con gli
occhi ancora incollati al video in cui troneggia la mitica presidente di
garanzia ora pensosa, ora dubbiosa, mentre si abbiocca, mentre si arrabbia….L’appuntamento
è ravvicinato: mercoledì alle cinque davanti al senato per manifestare
contro la Gasparri.
All’uscita
ancora tanti volti sconosciuti e noti che esprimono ugualmente
soddisfazione: Paolo Serventi Longhi ed Ettore Scola che non trattengono l’entusiasmo
per la serata, Curzio Maltese molto più disteso della sera precedente da
Gad Lerner sotto il tiro sleale del super conduttore Ferrara, Roberto
Herlitzka l’algido mister Cerchiobot alias l’ambasciatore-opinionista
Sergio Romano decisamente sorridente.
|