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| venerdì 10 marzo 2006 16.34.29 |
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Effetto Fazio di Daniela Gaudenzi In poche ore si è consumata una farsa, uno psicodramma e una nuova penosa figuraccia sulla ribalta internazionale: il tutto si traduce in ulteriore discredito per il nostro paese che significa in termini economici e concreti, come ha sottolineato non l’Economist, noto demonizzatore, ma il Wall Street Journal, in una gigantesca fuga dei capitali monetari dall’ Italia. Nell’arco di una giornata Berlusconi ha accettato con senso di liberazione le dimissioni di Siniscalco e ha contemporaneamente scaricato Fazio dopo avergli fatto da sponda per alcuni mesi. La sfiducia a Fazio è venuta su pressione di Gianfranco Fini che ha sua volta si è dovuto sorbire il ritorno del gladiatore della finanza creativa di cui aveva chiesto ed ottenuto la testa poco più di un anno fa. Il super ministro redivivo sta già dispensando battute ed amenità soprattutto contro Fazio in quel di Washington, dove per felice coincidenza a fare da apripista c’era già la seconda carica dello Stato il crociato Marcello Pera che non si è risparmiato nell’elargire maschie sferzate alla molle Europa imbelle contro la minaccia islamica. Questo a poche ore dall’incontro fatale tra i due al Fondo Monetario Internazionale dove i banchieri di tutto il mondo stanno puntando gli occhi con curiosità, fastidio ed imbarazzo sui rappresentanti italiani. Nella stessa giornata, il giovedì nero di Berlusconi secondo i commentatori di qualsiasi orientamento, Follini che non lo riconosce più come premier gli ha imposto le primarie; il pomeriggio Berlusconi dice un sì accompagnato da un sorriso a trecentosessanta gradi perché lui è il candidato “migliore” che starebbe per unico, è una risorsa insostituibile per la CDL e “ha già vinto a tavolino”, ma la sera precisa che alle primarie sarebbe preferibile “una convention degli eletti”. Mentre, incredibilmente, il monologo delirante di Silvio Berlusconi suscita qualche timida richiesta di precisazione persino da parte di Bruno Vespa, a Primo Piano l’ineffabile Ignazio la Russa che tenta un comizio sul “nervosismo” del centrosinistra, propone un bel mix di primarie e convention degli eletti, soluzione truffaldina che Follini ha correttamente definito “designazione per acclamazione” e a cui non intende prestarsi. Ma non è ancora tutto perché la Lega che nutre un debito di gratitudine imperituro nei confronti della spiccata sensibilità “padana” del governatore ciociaro ma che è contemporaneamente la più entusiasta del rientro di Tremonti, il quale dai tempi di Cirio e Parmalat si è lanciato all’assalto di Fazio, per bocca del ministro Calderoli ha scandito “su Fazio Berlusconi ha parlato a titolo personale”. L’era berlusconiana è conclusa. Gli alleati e fino a ieri maggiordomi, che lo sanno molto meglio di noi “demonizzatori” gli dettano quelle che considerano le condizioni della loro sopravvivenza politica. Almeno nelle loro speranze. Il finale di partita sarà tutt’altro che indolore per l’Italia. Il viale del tramonto di un autocrate, tycoon, monopolista dell’informazione che non ci ha mai spiegato l’origine delle sue incalcolabili fortune, che ha tentato maniacalmente di piegare la giustizia al suo bisogno di impunità e l’informazione ad una propaganda personalizzata se è “lungo”, come titola con amareggiato quanto prudente distacco l’ex consigliere del principe sul Foglio, può essere drammatico per il paese che l’ ha prima acclamato poi tollerato ed infine subito. Solo una consistente e valorosa minoranza di cittadini, anche in mancanza di un ceto politico che la rappresentasse con un’opposizione limpida e coerente, forse è tempo di ricordarlo, l’ ha avversato con tutti i mezzi democratici e della partecipazione civile, con passione ed intelligenza e si è trovata per ciò solo emarginata e ridicolizzata se non addirittura infamata. Adesso per tutti gli italiani consapevoli ed inconsapevoli, terzisti o antagonisti, “riformisti” o radicali, delusi ed orfani dell’uomo dei miracoli o “moderati” fino a ieri all’ombra di un eversore, si trovano a fare i conti semplicemente con la realtà, una volta che come in Truman Show si è svelato il confine della finzione e si è aperto un varco nel cielo azzurro dipinto con tanta cura. Per l’uomo della strada come per chi si troverà a governare questo paese si annunciano tempi molto impegnativi se si vuole invertire veramente la rotta per tentare di salvarci tutti insieme e di ridurre il danno in un tempo ragionevole. Se invece la prospettiva è quella della prosecuzione del berlusconismo senza Berlusconi, allora conviene espatriare da domani.
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Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line |
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