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I mostri di mezza estate
di Daniela Gaudenzi
Gli
eventi del post ferragosto e la copertura “informativa” dei medesimi sono
stati all’altezza e hanno persino offuscato lo spessore del dibattito di
piena estate sull’egemonia, rectius dittatura intellettuale e culturale,
delle sinistra attizzato dalle pagine del primo giornale del paese da
Ernesto Galli della Loggia, spalleggiato dal fido Panebianco e rilanciato
da tutti i giornali di famiglia.
La
riprova, se pure ce ne fosse ancora bisogno, il carteggio privato e che
tale doveva rimanere per disposizione degli interessati tra un grande
scrittore ed una attrice; il nesso logico tra premessa e conclusione rimane
oscuro; le argomentazioni eufemisticamente sconcertanti e degne del
dibattito intellettuale della “repubblica della bandana”. Ma oggettivamente
non era facile andare oltre.
E invece
già il giorno di ferragosto prometteva bene: agli italiani in vacanza, e
“ai meno fortunati” in città non sono stati risparmiati i primi piani
sempre attraenti di Gasparri, Castelli, La Russa i quali invece che
starsene tra masse anonime al mare, ai monti o ali laghi hanno pensato bene di prodigarsi sotto
i riflettori amici dei Tg Rainvest per allietare il ferragosto di anziani,
emarginati, carcerati. I carcerati visitati per ferragosto, evidentemente
non erano ancora stati aizzati alla rivolta da noti deputati e senatori
della Repubblica oppure erano stati opportunamente trattati con il valium.
Ma il
meglio doveva ancora arrivare in un mix di orrore e di avanspettacolo come
nel più collaudato stile decadenza, versione hollywoodiana.
Il trio
Berlusconi, Blair e signora in una versione casereccia e posdatata delle
follie di ferragosto da anni ruggenti, mentre la guerra imperversa in tutto
l’Iraq e persino i neo-con più coriacei come Luttwak invitano senza mezzi
termini gli americani a tornarsene a casa al più presto, ha sintetizzato in
poche immagini l’epilogo di un patto rovinoso e scellerato tra gregari.
Blair con
lo sguardo sempre più fisso e spiritato, come ha già da tempo sottolineato
la stampa anglosassone, quella
stampa che secondo un insuperato propagandista autoctono del calibro di
Paolo Guzzanti, ha tentato invano di “intimidirlo” e di dissuaderlo ad
accettare l’invito dell’ “amico” Silvio. Ma l’uomo è tutto di un pezzo e
gli accostamenti irriverenti del “piccolo Cesare” con quel Mussolini che
mandava gli oppositori in vacanza, l’hanno naturalmente lasciato del tutto
indifferente.
La
signora purtroppo, sembra ancora dopo anni di insoddisfacenti tentativi,
alla ricerca di un curatore di immagine adeguato. Ma niente paura:
basterebbe metterla in contatto con Klaus Davi, massmediologo e curatore
d’immagine rigorosamente bipartisan oltre che consulente di Piero Fassino
(ci auguriamo solo per i look) che anche a proposito della bandana esibita
dal nostro presidente del consiglio dimostra di aver solidi principi
estetici ed idee conseguenti. Infatti al
Quotidiano nazionale che l’ha tempestivamente intervistato
sull’argomento ha espresso tutto il suo stupore “Non doveva farlo. La pelata è una scelta vincente…Però
dal punto di vista del look meglio un Berlusconi, per quanto kitch, che,
chessò, un Mussi…(il Resto del
Carlino del 18 agosto). Insomma meglio uno che si copre di ridicolo di
uno che senza essere propriamente un dandy si veste in modo normale e magari ha anche l’insopportabile
difetto di non farsi fare le scarpe su misura come il leader Maximo oltre
che essere un rompiscatole (relativo) della sinistra diessina.
E
comunque pur con il semiconsenso di Klaus Davi, il nostro con la bandana
tirata che faceva risaltare il progressivo rilassamento del lifting ed con
i lini svolazzanti per confondere la silhouette avrebbe creato qualche
problema a Neri Parenti come comparsa da discoteca per tardone.
Anche
l’ennesimo cavallo spiaccicato per celebrare una barbarie senza tempo che
esalta oltre gli animal spirit autoctoni, qualche americano sull’onda
pseudo-Hamingwayana e Adriano Sofri che tra una dissertazione su Dio,
l’uomo, la donna e altri massimi sistemi ha trovato l’occasione di
pontificare pure a favore del Palio, ha dato modo al ministro Giovanardi di
brillare.
Con
l’acume, la competenza ed il senso dell’opportunità che gli è proprio ha
rilasciato a Il resto del Carlino
una vera e propria intervista centrata sul parallelismo tra la morte -esecuzione
del cavallo e la morte della 26enne per ecstasy al Peter Pan di Riccione.
Il senso sta tutto nel titolo e nel sottotitolo: “Altro che palio. Si
piange per un cavallo ma si muore in discoteca”. Quei cinici e disumani
degli animalisti, o meglio delle persone di media civiltà e sensibilità
sono servite dalla opaca
caricatura del Don Camillo dell’era berlusconiana.
Non si
potrebbe dire meglio di una concittadina del ministro dei rapporti con il
parlamento, a proposito della differenza tra prima e seconda repubblica.
“Ai tempi della democrazia cristiana i personaggi come Giovanardi creavano
un po’ di imbarazzo e venivano tenuti nelle ultime file, adesso diventano
ministri”. Deve essere anche perché allora ve ne erano alcuni, se non altro
intellettualmente, più presentabili.
Tra gli
ultimi orrori, in ordine di tempo si è anche dovuto assistere, tra molto
altro, ad un parroco che a Roccaraso, invece che esercitare la sua funzione
con pietà e misericordia ha usato il pulpito per scagliare un’invettiva contro
una non meglio identificata società civile. Con il risultato di avallare
nella sostanza la caccia alle streghe che si è allegramente aperta
nell’ignoranza più totale degli atti processuali e delle leggi, come ha
sacrosantamente segnalato il segretario dell’Anm Carlo Fucci, nei confronti
dei magistrati titolari dell’inchiesta.
Al
problema esplosivo delle carceri, del sovraffollamento, dei diritti dei
detenuti e della reale applicazione del diritto penitenziario e del
rispetto dei principi costituzionali di fatto disapplicati, si è vista in
queste ore quale sia la risposta del Governo e della maggioranza.
D’altronde
se come già avviene e dovrà avvenire sempre più grazie anche alla “riforme”
in atto del diritto penale sostanziale e processuale affidate, nella quasi
totalità, a comprovati amici e amici degli amici, in galera dovranno finire
solo ed esclusivamente i disgraziati e i cittadini di serie zeta, non si
vede perché preoccuparsi della popolazione carceraria.
All’indomani
dei funerali del sindaco di Roccaraso alcuni titoli de il Giornale rappresentativi di un clima diffuso ben oltre la
testata e le forze di maggioranza danno un’idea puntuale della copertura
informativa e delle reazioni politiche: Ottaviano Del Turco, spalleggiato
anche dal mite Borselli “C’è un uso della giustizia che disonora il paese”;
“Roccaraso assolve il sindaco”; e tanto per non allentare il vincolo tra
passato e presente e soprattutto tra interessi di parte e analisi dei fatti
un bel commento di Alessandro Sammarco, difensore di Cesare Previti dal
titolo essenziale “La triste eredità di Tangentopoli”.
A
temperare la barbarie avvolgente degli ultimi giorni segnata anche dall’inqualificabile
ingratitudine ed inciviltà del bagnante che ha ignorato il suo soccorritore
da morto come da vivo, è arrivato il massimo riconoscimento della medaglia
la valor civile per l’eroico cittadino senegalese da parte del Capo dello
Stato.
Vorrei ricordarla come l’iniziativa migliore di questo
settennato.
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