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La ventata.
di Daniela Gaudenzi
“Silvio Berlusconi ha portato una ventata di moralità e
di pulizia nella politica italiana.” E’ uno dei più recenti tributi di gratitudine che il
neo-nominato coordinatore di FI Sandro Bondi ha regalato al suo
benefattore, suo e di tutti gli italiani, ben inteso. Bondi è
l’Emilio Fede dell’esternazione politica che ora insieme a
Fabrizio Cicchetto, tesserato P2 mai pentito -“uno bravo”-
parola di Licio Gelli, ha in mano il partito azzurro. Dunque, è facile
obiettare, c’è poco da stupirsi.
Enrico Mentana “quello di
sinistra” (per Giuliano Ferrara il sistema televisivo è geneticamente
e ontologicamenete “de sinistra”) non è in fondo meno
categorico e plaudente “….mai (ripeto mai) l’Italia ha
vissuto una simile completa apertura democratica, data in pasto
purtroppo a protagonisti non sempre
all’altezza dei loro compiti”. (“Quelli che urlano al
regime che non c’è” Il
Carlino dell’8 ottobre). L’elenco degli exempla di pienezza
democratica include i servizi sullo sterco davanti a palazzo Grazioli, un’immagine
del premier che si gratta un po’ inopportunamente durante la
conferenza intergovernativa e naturalmente, come prova regina,
l’esito non censurato del “pseudo-sondaggio” di
“Domenica In”. L’argomentazione è granitica: si sarebbe
potuto pensare a qualcosa di simile ai tempi di Moro, Craxi, De Mita?
Magari qualche ingenuo potrebbe
obiettare che nessuno si era mai peritato di riversare il letame davanti
alla dimora di questi signori che, peraltro, quando hanno rivestito cariche
istituzionali risiedevano nelle sedi istituzionali; che forse non erano usi
grattarsi il fondoschiena, né fare le corna, né prodursi in altre amenità
durante incontri internazionali ai massimi livelli e che il gioco
“Basta con….” è una trovata fresca fresca per rianimare
una formula domenicale un po’ stantia.
Basterebbe ricordare al moderato ed
illuminato Mentana che - come ama sottolineare entusiasticamente “il
mito del giornalismo italiano” (definizione della sua partner Barbara
Palombelli) Giuliano Ferrara - siamo ormai nella “terza
Repubblica” e cioè a due ere politiche di distanza dagli splendori e
miserie della prima repubblica, da quegli stili di vita, da quei rapporti
tra potere e informazione. O no? La
forzatura del suo apparente obiettivo ragionamento sta in una comparazione
squilibrata tra passato e presente televisivo che ipocritamente evita il tema
di fondo: lo spazio effettivo che la politica lascia al pluralismo e alla
“obiettività” dell’informazione e cioè alle notizie, i
fatti, separate dai commenti.
Il sistema attuale di non virtuale
monopolio in cui ci si possono concedere anche gli sfottò pianificati di
“Striscia la notizia”, “la fronda” del consigliere
del principe e “gli scherzi” di Bonolis,
almeno fino a domenica scorsa il massimo
perché rappresenta “la pancia della gente”, è davvero un modello rispetto alla logica
spartitoria della lottizzazione da prima repubblica?
La democrazia come non si stanca di
ripetere Giovanni Sartori è un “sistema di limitazione del potere ed
il monopolio dell’informazione è un elemento definitorio dei regimi
non democratici;
con la legge Gasparri, una maggioranza
blindata si appresta a distruggere freni e contrappesi. Siccome
l’informazione è il quarto potere deve essere salvaguardata”.
Ad Enrico Mentana, uno di quelli che insieme a qualcun altro liberal
come Marcello Veneziani e Pier Luigi Battista doveva incatenarsi ai
cancelli di Saxa Rubra se Biagi, Santoro e Luttazzi non fossero rientrati
in Rai, viene spontaneo domandare che cosa ne pensa delle assemblee
semideserte riempite premurosamente dal TG1 quando parla “il
premier”, delle gaffes internazionali censurate, delle
“copertine” su Telekom Serbia, delle ispezioni
“interne” al TG3 perché trasmette anche qualche apprezzamento
poco lusinghiero ma veritiero sull’imputato premier.
L’elenco, questo
sì, delle manifestazioni di censura e di intolleranza verso qualsiasi
spirito libero e critico da parte del sistema televisivo nel suo insieme e
delle numerose testate che fanno capo al presidente del consiglio è
veramente impressionante e non può
non destare preoccupazione. Per rimanere agli episodi più recenti basta
ricordare che l’Unità è
stata bandita da qualsiasi rassegna stampa del servizio pubblico (con
l’eccezione del TG3) e che comunque le rassegne stampa già da tempo
godono di un certo sfavore benché vengano rigorosamente commentate ad usum
Berlusconi.
E’ notizia di pochi giorni fa che un programma già
pronto per andare in onda su Rai 2, tra l’altro verso l’una e
mezza di notte, che ha come coautore e protagonista, un giornalista e
saggista dello spessore di Massimo Fini, è stato bloccato per “il
veto assoluto sulla persona” espresso da un politico a cui il
direttore di rete non è in grado di opporre un rifiuto.
Dalle testate di famiglia Panorama,
Il Foglio e Libero è partito
di concerto un attacco intimidatorio senza precedenti al direttore de l’Unità Furio Colombo e allo
scrittore Antonio Tabucchi indicati a titoli cubitali come
“mandanti” di deliranti attentati a Giuliano Ferrara, in quanto
rei di aver commentato “lo strano” vertice istituzionale a
palazzo Grazioli a cui ha preso parte il direttore della testata di
Veronica Lario. Rilanciano naturalmente l’allarme rosso
“scatenato” dal quotidiano comunista autore di “una
campagna d’odio” e responsabile di alimentare “un clima
infame” gli zelanti Bondi e Cicchitto coordinatori di Forza Italia
che colgono anche l’occasione per accomunare demonizzatori, brigate
rosse e magistratura. Tutti stregati dalla stessa maligna passione: il
disegno infame di abbattere Berlusconi.
Ma anche le reazioni allo “scherzo” di
“Domenica In” denotano lo spirito liberale e la coerenza di
numerosi paladini della libertà.
A parte Pier Silvio che si dichiara indignato come cittadino,
evidentemente perché per una volta nonostante i filtri, le barriere e
l’opera di disinformazione e dissuasione metodica la mitica
“gente” si è espressa liberamente su un argomento tabù,
c’è una gara di commenti da repertorio. Per Ferrara si è trattato di
uno scherzo (ma non era una trappola?), però è ora di scherzare anche sul
“monopolista autocrate” e “sulla turlupinatura secondo
cui Berlusconi avrebbe imbavagliato l’informazione in Italia”.
Ha anche aggiunto forse per rassicurarsi in vista della “campagna di
autunno” e delle europee tra pochi mesi “E’ avvenuto come per il
popolo dei fax: prima mandano il fax e poi votano Berlusconi”.
Klaus Davi esperto di comunicazione quanto nel bacchettare da
“sinistra” i soliti esagitati che fanno il gioco di Berlusconi
ha colto l’occasione per ammonire a non demonizzare l’avversario
a “non illuminarlo”. Peccato che nonostante il blackout
Berlusconi provveda in assoluta autonomia ad auto-illuminarsi: poco più di
una settimana fa irrompendo nelle case degli italiani a reti unificati e
nei prossimi giorni materializzandosi a spese dei contribuenti nelle nostre
cassette postali con una confidenziale e ammiccante letterina.
Crespi di Data Media è sopraffatto dall’indignazione:
non si può mandare in onda questa roba! E Piepoli che definisce Berlusconi
il più grande comunicatore del secolo (!) e il pseudo-sondaggio solo “un
gioco” individua con precisione il pubblico di “Domenica
In”, quegli otto milioni e quattrocentomila spettatori che secondo il
vignettista Vauro non potevano essere censurati: “un pubblico di
famiglie, tendenzialmente anziano, rappresentativo di classi popolari molto
allargate, di casalinghe; il ventre molle del paese”. Insomma non i
soliti intellettuali “avventuristi” ed irresponsabili che
creano un “clima infame” nel paese che a causa loro non riesce
a diventare un “paese normale”. Forse ha un po’ ragione
quel noto eversore di Paolo Flores D’Arcais che rivendica il copyright
per l’ultimo numero di MicroMega dal preveggente titolo “Ora
basta!”.
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