Morti o assassini? Questo è il dilemma.
L'alternativa che i liberals governativi e mediatici (im)pongono senza troppi giri di parole ai dissidenti (autentici) in qualsiasi forma e modalità si esprimano è molto semplice. A seconda dell'interesse contingente prevale la diagnosi di morte presunta o l'accusa infamante di terrorismo.
E quel che è peggio, più o meno scientemente, concorre, al di là delle professioni di apertura alle mobilitazioni della società civile e alle lotte sindacali, a questo "felice" esito anche buona parte di quell'area sedicente "riformista" che al seguito di Massimo D'Alema ha prodotto una sequela di danni irreparabili e forte di ciò persevera tenacemente nel replicare un fallimento.
La riprova purtroppo puntualissima, qualche giorno fa quando la maggioranza diessina ha bocciato un documento di solidarietà alla CGIL posto all'ordine del giorno dalla minoranza di Aprile con la motivazione che era "inopportuno" e che si prestava a "strumentalizzazioni".
D'altronde nell'intervista eloquente, quanto a dir poco stravagante già nel titolo "Così diamo più forza alla CGIL" (!) rilasciata da Piero Fassino a l'Unità del 26 giugno il segretario con non poco imbarazzo cerca di spiegare "…Ma per battere politiche tanto dannose c'è bisogno di allargare il fronte politico e sociale per questo siamo impegnati ad offrire un progetto unitario che eviti che la divisione sindacale si traduca in una lacerazione drammatica".
Risulta abbastanza arduo capire come un partito possa assumersi l'improprio ruolo di ricompositore di una divergenza che parte da lontano e che la "discesa in campo" di D'Antoni aveva già sufficientemente esplicitato.
All'indomani l'intento dichiarato da Fassino, "dare più forza alla CGIL", produce l' immediato, scontato e compiaciuto commento di Pezzotta "constato che Sergio non diverge solo con noi; probabilmente c'è una gestione che è altro dal sindacato".(Quotidiano Nazionale del 27 giugno) Non è da sempre il monotono leit-motiv governativo?
E lo stesso Maroni mentre in sostanza insinua elementi di contiguità tra la CGIL ed ambienti terroristici, accusa che viene rilanciata senza alcuna perifrasi dai ministri Giovanardi e Scajola il giorno seguente, commenta con molto compiacimento che "anche i DS hanno abbandonato Cofferati".
Che cosa è dunque in grado di scatenare Sergio Cofferati e quale è la posta in gioco? La centralità di questa domanda trasversalmente elusa si ripropone in modo drammatico ed inquietante mentre con un tempismo singolare vengono rese note cinque lettere di Marco Biagi avvolte, al momento da non pochi elementi di "incertezza", da cui emerge in modo inequivocabile la richiesta, rimasta senza risposta, di protezione a tutte le sedi istituzionali competenti.
Emerge anche ciò che era già noto, e cioè che il consulente del lavoro era oggetto di minacce; risulta in modo contraddittorio ed illogico (in primo luogo in termini cronologici e non solo) che Marco Biagi ritenesse di essere minacciato, per averlo appreso da fonte attendibilissima, da Sergio Cofferati.
L'interessato comprensibilmente indignato ha sottolineato anche in conferenza stampa, che verrebbe designato non solo come mandante morale (accusa disinvoltamente ripetuta in parlamento da numerosi uomini delle istituzioni che ha suggerito a l'Unità il titolo già censurato "Il Governo dà dell'assassino a Cofferati") ma anche come mandante materiale (TG 3 del 28 giugno).
In questi giorni Sergio Cofferati ha ripetuto in modo ancora più organico e coerente concetti noti, che in questo paese osano proferire insieme a lui, sparuti intellettuali messi all'indice, quattro, forse cinque giornalisti (a Marco Travaglio ed Elio Veltri, solo due giorni, fa il presidente del Consiglio ha chiesto un risarcimento multimiliardario per il presunto danno morale derivatogli da "L'odore dei soldi") tante migliaia di anonimi cittadini senza alcun potere che continuano a mobilitarsi per i valori della democrazia con buona pace dei numerosi seguaci di Berlusconi onnipresenti sulle prime pagine della "grande" informazione.
A proposito della puntuale attuazione delle liste di proscrizione in Rai, Cofferati ha parlato nel corso del convegno "La CGIL e gli intellettuali" del 26 a Roma di "un tentativo evidente non solo di condizionare le persone in oggetto (Biagi e Santoro) ma di svalutare il sistema pubblico nel suo insieme" ed è ritornato sulla unicità dei diritti dei cittadini di cui un'informazione libera e pluralista e una giustizia uguale per tutti sono i fondamenti".
E sempre davanti agli intellettuali ha scandito "Trovo singolare che la sinistra abbia rinunciato a tenere in campo una propria idea di libertà….ciò comporta la conseguente perdita di alcuni valori fondamentali…. Voglio iscrivermi al partito dei conservatori, perché sono da conservare alcuni valori della Costituzione…
Nel silenzio dei commentatori liberali stiamo difendendo contro la destra il modello democratico del paese su scuola, sanità, informazione, giustizia; il modello dei dritti sancito nella Carta di Nizza"("Sinistra: gli intellettuali stanno con la CGIL" di Bruno Gravagnuolo su l'Unità del 26 giugno).
L'autore conclude "già, nel silenzio dei commentatori liberali e nel frastuono degli attacchi violenti alla CGIL di Maroni, Alemanno, Giovanardi che la accusano di eversione per isolarla". Da oggi con la pubblicazione delle lettere - denuncia di Marco Biagi che dovrebbero solo confermare, se ce ne fosse bisogno, l'enorme responsabilità del Governo e l'assoluta opportunità delle dimissioni (doverose) del ministro degli Interni, che l'opposizione non ha avuto la forza e la compattezza di chiedere, c'è il rischio concreto di una ulteriore escalation nella criminalizzazione del dissenso.
Per questo governo e per gli opinionisti al seguito non esistono alternative: Cofferati non può che essere un fiancheggiatore o meglio un mandante del terrore e i movimenti sono definitivamente deceduti al primo, implacabile sole estivo.(1)
Pur tenendo ben distinta la posizione del centrosinistra, non si può far finta di non sapere che per una vasta area, dal mite Rutelli ai "riformisti" che tanto piacciono al Cav., Cofferati e i movimenti sono "una risorsa" con le virgolette, appunto, o meglio un problema tout-court, e così come si è parlato a lungo (e spesso a sproposito) con preoccupazione di supplenza giudiziaria ora si è coniata con altrettanta apprensione la definizione "supplenza sindacale".
(1) Molto illuminante a questo proposito l'analisi di Pierluigi Battista, che già aveva bollato il Palavobis come crogiolo di odio, dal titolo "Le ferie forzate dei girotondisti" su "La Stampa" del 26 giugno che inizia la compiaciuta domanda retorica (a risposta affermativa) "Il bollore dell'estate rischia forse di squagliare la primavera dei movimenti?" E si chiude con un rassicurante "E per adesso tutti giù per terra?" Puntuale il giorno successivo l'intervista su l'Unità " Pardi: I movimenti
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