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22 dicembre 2006  

Intervista a Aurelio Mancuso

di Daniela Gaudenzi

 

Aurelio Mancuso, segretario Nazionale Arcigay con una lettera molto articolata inviata a Piero Fassino e pubblicata su l’Unità  di sabato 16 dicembre,

 “dopo 25 anni di ininterrotta iscrizione al più grande partito della sinistra” ha deciso di non rinnovare la tessera.

La decisione è stata sofferta, ma come ha ribadito nel corso dell’intervista assolutamente ferma ed irrevocabile.

All’origine le dichiarazioni di Fassino nel salotto di Anna La Rosa  a proposito di pacs ed adozioni  “Penso che sia una scelta molto delicata ma non sono personalmente favorevole a questa ipotesi…non so se è una scelta utile per un bambino che venga adottato e cresca con due persone dello stesso sesso..”, ma non solo.

 

 Domanda: Come valuti la risposta di Fassino e le sue dichiarazioni successive, c’è qualche apertura o novità apprezzabile dopo il giudizio negativo sulle adozioni per le coppie gay?

Risposta: Quella di Fassino è una non risposta, sfuggente, elusiva, insufficiente. Non entra mai nel merito: sposta tutta la questione sul fronte dei Teodem che impediscono di affrontare il problema dei pacs e dei diritti per le coppie di fatto.

 

D: Gianni Vattimo ironicamente parla di pacs tra DS e Margherita e dei DS come di un partito neodemocristiano. Condividi?

R: All’interno dei DS c’è una battaglia politica durissima; in una parte consistente del partito e soprattutto nella base c’è molto forte il timore di una deriva centrista e neo-democristiana: in pochi dicono andiamo avanti verso il partito democratico senza guardare in faccia nessuno. Tutt’al più si dice accantoniamo per il momento questi temi, i temi etici che creano divisione, ce ne occuperemo più avanti…Ma non è pensabile né possibile: uno aderisce ad un partito solo se si riconosce nelle carta valoriale di fondo, non può essere altrimenti.

 

D: Gianni Vattimo ha configurato il pericolo che i pacs finiranno per non avere nessun contenuto pratico (eredità, pensioni, contratti), ed aggiunge “se fosse una buona legge sarei pronto ad accettare limitazioni in materia di adozioni”. E’ una posizione in cui ti riconosci?

R: Condivido che esiste il rischio molto concreto che si vada verso un progetto minimale che includa solo i cosiddetti “diritti di caritas” e cioè diritti minimissimi come la possibilità per il convivente della visita in carcere o della assistenza ospedaliera. Peraltro con una evidente contraddizione anche sotto il profilo giuridico: infatti si mostra apertura verso “i diritti individuali privatistici” identificandoli con quelli citati che invece sono già “diritti pubblicistici” in quanto non ineriscono solo al rapporto privato tra i conviventi ma coinvolgono un ente pubblico o un soggetto comunque terzo. C’è una grande confusione e comunque sotto questa distinzione operata impropriamente tra diritti individuali privatistici e diritti pubblicistici c’è l’intento di non riconoscere benefici concreti.

 

D: Ma il tema delle adozioni è per voi una questione fondamentale, è la conditio sine qua non per parlare di pacs?

R: Noi non l’abbiamo mai posta.  E’ stato Fassino a metterla in primo piano dando un giudizio nettamente negativo sulla possibilità che coppie gay possano adottare.

Noi abbiamo sempre detto che in Italia la questione non si pone, in primo luogo perché da noi per un minore da adottare ci sono dieci famiglie disposte ad accoglierlo  e poi perché siamo ancora un paese in cui non sono riconosciute le coppie di fatto. Il tema per adesso non sussiste. Finché siamo ancora al riconoscimento di diritti minimi come pensare di coinvolgere il minore?  Gli italiani non sono in larga parte d’accordo, non sono pronti… Ma da queste elementari constatazioni arrivare a dire che due omosessuali non possano allevare un minore ce ne passa: in Italia ci sono già molti genitori omosessuali e famiglie composte per lo più da donne che hanno dei bambini. Non si può far passare l’idea di non sapere quale fosse la nostra posizione: Fassino la conosce benissimo da molto tempo.

 

D: Uno sguardo più di insieme. E’ stata approvata definitivamente la finanziaria: ci sono due commi, il 603 ed il 604 che prevedono privilegi e soldi per i collegi universitari gestiti da fondazioni, enti morali, enti ecclesiastici….

R: C’è ipocrisia: nessuno solleva mai questioni o fa denunce quando vengono stanziati in modo più o meno occulto fondi a beneficio di enti ecclesiastici o affini, anche in situazioni di grande rigore finanziario, ma quando si parla dei nostri diritti anche minimi, polemiche e strumentalizzazioni a non finire.

 

D: Qualcosa di cui non si può tacere, soprattutto oggi, il caso drammaticissimo di Piergiorgio Welby: come ne esce la politica?

R: E’ una vicenda delicatissima, ma l’Italia continua a scontare l’esistenza di una ipocrisia di fondo che ha portato solo a politiche di rinvio continuo. E’ un dramma  che andava affrontato con molta più serenità e laicità: si è ridotto ad una campagna contro i laicisti che tenderebbero ad introdurre misure che non tengono conto del valore della vita umana.

Il problema di fondo è sempre quello del cambiamento delle classi politiche: è un ceto politico che pensa solo a se stesso e alla sua perpetuazione.

 

D: Il caso Welby che impatto avrà sulla opinione pubblica e sulla percezione della laicità e del ruolo dello Stato?

R: sarà una bomba perché scuoterà e dividerà  le coscienze. La politica può arrivare fino ad un  certo punto: non sa trovare il filo conduttore della laicità che vice versa sarà sempre più presente nelle società complesse.

 

Lo Stato deve essere regolatore dei conflitti e non uno Stato che entra nei conflitti e li cavalca. Uno Stato laico salvaguarda anche i cattolici a differenza di uno Stato etico…. A meno che si miri ad uno Stato confessionale ed integralista.

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line