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Domenica
18 giugno 2006 |
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L’Italia non molla di Daniela Gaudenzi “L’Italia
non molla. L’ Italia è tornata a dimostrare di essere una nazione di
cittadini.” E’ il titolo de Il Pais che fotografa il dato ed il
significato del voto referendario del 25 e del 26 aprile, un voto
inequivocabile con il quale, per usare le parole di Michele Ainis autore di
un bellissimo libro sulla vitalità della Costituzione del ’48, gli italiani
hanno massicciamente e consapevolmente promosso la Costituzione di
Calamandrei e bocciato quella di Calderoli. Ci
sarebbe poco altro da aggiungere e da chiosare se non fosse per il
chiacchiericcio che sta dominando il dibattito politico e mediatico del dopo
voto sul “dialogo”, “il tavolo per le riforme”, “le aperture” alle istanze
del nuovo “lombardo-veneto”, gli appelli trasversali al “riformismo”. Intenti,
ben inteso che non devono essere demonizzati o bollati sempre e comunque come
bieco inciucismo quando provengono da persone come Ferruccio De Bortoli,
Massimo Cacciari, Ugo Tabacci o Marco Follini interpreti di istanze reali più
meno condivisibili di aree limitate ma significative del paese, e che
tuttavia non possono in alcun modo ridimensionare la portata ed il valore di
un risultato che non ammette ambiguità o interpretazioni strumentali. I
cittadini hanno segnato in modo ancora più netto e definitivo di quanto sia
avvenuto con le recenti consultazioni elettorali la discontinuità con un
recente passato fatto di leggi ad personam, violazione ed umiliazione
sistematica dei principi fondamentali della convivenza civile e democratica,
esercizio del potere a fini personali, annientamento della Costituzione. Il
popolo sovrano esercitando la democrazie diretta nella massima espressione
del referendum confermativo ha voltato pagina e la sua volontà non può
essere disattesa o derubricata a sondaggio. L’ha fatto nonostante la
disinformazione dominante, la propaganda spesso becera della destra, la
latitanza dei partiti del centro sinistra, “gli errori” e gli infausti
precedenti in materia di riforme costituzionali degli “apprendisti stregoni”
che dietro al facile slogan del “riformismo”
hanno prodotto confusione, contraddizione, tatticismo e intese al
ribasso con interlocutori impresentabili nella veste di statisti. Adesso
la Lega- incapace di commentare il risultato referendario- soprassiede
sull’adunata di Pontida, e Berlusconi, furioso con il popolo di “indegni” che
l’ha di fatto ricacciato nel cestino della storia come si augurava il sindaco
di Londra alla vigilia delle elezioni politiche, grida che “con questa
sinistra non si dialoga”. I
leader del centro sinistra pensano di doverli riesumare e accreditare come
riformatori della Repubblica italiana anche questa volta? Non sarebbe giunto il tempo di lasciare
una CDL in stato comatoso, travolta da scandali di gravità e vastità
stupefacente, responsabile ormai palesemente di una gestione dei conti
pubblici rovinosa e di un degrado istituzionale senza precedenti alla sua
resa dei conti interna e all’alternativa tra una rinascita in senso liberale
ed europeo o un declino irreversibile? Che
non esistano più le condizioni e che non sia auspicabile una Bicamerale 2
l’ha riconosciuto, è lecito supporre non a cuor leggero, persino Nicola La
Torre e cioè la voce più “autentica” di Massimo D’Alema. La rincorsa perenne
alle esigenze personali di Berlusconi, le risposte sollecite agli accordi
pre-referndari con Tremonti, la
disponibilità agli “appelli” di Bossi e di Maroni sono stati sconfessati e
respinti dal NO così massicciamente prevalente di quella maggioranza di
italiani che è andata a votare invece di andare beatamente al mare. Non
tenerne conto sarebbe irresponsabile e suicida per la composita sinistra di
governo e per Romano Prodi. Ma tenerne conto, significa anche e da subito
segnare una netta discontinuità con la precedente legislatura, e sinceramente
a orientare la bussola in tal senso non può essere il Presidente della
Repubblica a cui la Costituzione non assegna tale compito. Il
Governo ha purtroppo già dimostrato di non essere in grado di invertire la
rotta su due fronti cruciali: informazione e giustizia. La
Rai sembra rimanere come il castello della bella addormentata sotto il
maleficio della più selvaggia lottizzazione amabilmente concordata con Letta,
Confalonieri, Berlusconi come ha dimostrato la nomina all’unanimità di
Cappon, uomo per tutte le stagioni e graditissimo a Mediaset. La
Giustizia nelle mani di Mastella che dopo la visita distensiva all’ANM sta
percorrendo passo passo la strada sciagurata del predecessore, sta per
sprofondare in un autentico baratro fatto di incuria, di mancanza di uomini e
di mezzi, di ispezioni contro i soliti magistrati ficcanaso, ieri a Milano
oggi a Potenza, di effetti devastanti
ampiamente preannunciati di quelle leggi vergogna la cui abrogazione doveva
essere priorità assoluta del nuovo governo. Quando
tra pochi mesi la Cirielli, oltre che mandare in fumo processi per reati
gravissimi dei colletti bianchi grazie ai tempi di prescrizione dimezzati per
“gli incensurati”, riempirà fino all’inverosimile le prigioni di irriducibili
“recidivi”, vedremo quale canzoncina intonerà il ministro con i detenuti in
rivolta. Intanto
quello che sta più a cuore al ministro è un decreto legge contro le
intercettazioni “che denotano pigrizia investigativa” piuttosto che il decreto, unico
strumento, per sospendere l’entrata
in vigore della riforma sull’ordinamento giudiziario che sta dispiegando dal
18 giugno il suo unico effetto: minare l’indipendenza della magistratura e
paralizzare ulteriormente la giustizia. Altro non piccolo corollario della volontà
degli elettori che si sono riconosciuti nei principi della Costituzione:
invertire la deriva autoreferenziale, partitocratrica, trasformistica e
predatoria della politica che in
determinate aree del paese significa collusione con la criminalità organizzata
e riportare i partiti nell’alveo costituzionale. Solo
a titolo esemplificativo: perché la Margherita
in Calabria ha candidato un Domenico
Crea, “beneficiario” di un delitto raccapricciante e fatica a “dimetterlo”-
e perché il centro sinistra ha fatto
di un transfuga recidivo e tutt’altro che pentito come Agazio Loiero, che ha
pontificato persino dalle pagine del l’
Unità, un suo uomo di punta? |
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Pubblicazione a cura di
democrazialegalita.it periodico on line |