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Proponiamo il testo dell'ultima intervista
rilasciata dal giudice Borsellino nella versione
integrale. |
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Nella primavera del ’92, dopo aver lasciato il posto di capo della Procura di Marsala, il giudice Paolo Borsellino ritornò in quella di Palermo come procuratore aggiunto.
Proprio allora, il 21 maggio del 1992, rilasciò la sua ultima intervista video al giornalista Fabrizio Calvi (pseudonimo di Jean-Claude Zagdoun) ed al regista Jean-Pierre Moscardo (trattata lungamente ne l’”odore dei soldi”, M.Travaglio & E.Veltri, Editori Riuniti, principale fonte per quasi tutti i siti web ed i seguenti riferimenti giornalistici).
Una prima, lunga trascrizione della intervista venne pubblicata dalla giornalista Chiara Beria di Argentine su L'Espresso dell'8 aprile 1994, da pagina 80 a pagina 84.
Il nastro con l’intervista, poi, scomparve per sei anni. Secondo Calvi, la tv francese non era più interessata al programma, ed il materiale andò perso. La televisione per la quale Calvi e Moscardo lavoravano fallì, ed i suoi magazzini sono stati dispersi. Fino a che, per commemorare l’ottavo anniversario delle stragi, nel 2000, Rai news 24, ed in specie il suo curatore Sigfrido Ranucci scoprirono una copia dell’intervista in possesso di Fiammetta, una delle figlie del giudice. In seguito, Fiammetta Borsellino dirà di aver ricevuto la cassetta proprio dalla Beria di Argentine, (la quale confermò), e di averla casualmente ritrovata in casa, tra le centinaia di reperti relativi a suo padre.
Roberto Morrione riferirà in un primo tempo di averla invece avuta dalla procura di Caltanissetta. il canale RaiNews 24 ne ha
trasmesso la cassetta così come era stata consegnata da Fiammetta Borsellino. Essa è una riduzione di 30 minuti (l'intervista
originale durava, tra domande, risposte, pause e tempi morti, 50 minuti).
Proponiamo qui allora le
due versioni: a sinistra il testo integrale
(pubblicato dall'Espresso nel 1994) e a destra quello "ridotto"
(della versione televisiva).
LE DIFFERENZE SONO SOSTANZIALI. IN PARTICOLARE, NELLA VERSIONE INTEGRALE E DA TUTTI RITENUTA QUELLA VERITIERA, BORSELLINO DICHIARA CHE LA FAMOSA TELEFONATA CHE PARLAVA DI CONSEGNA DI PARTITE DI DROGA INTERCORRE NON TRA MANGANO E DELL'UTRI, COME INVECE RISULTA DALLA CASSETTA MODIFICATA, MA TRA LO STESSO MANGANO ED UN ESPONENTE DELLA FAMIGLIA INZERILLO. I
lettori potranno trarre le loro conclusioni. | |
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Tra queste
centinaia di imputati ce n'è uno che ci
interessa: tale Vittorio Mangano, lei l'ha
conosciuto? | |
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«Si, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche
in periodo
antecedente al maxiprocesso, e precisamente negli anni
fra il'75 e l’80. Ricordo di avere istruito un
procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a
carico di talune cliniche private palermitane e che
presentavano una caratteristica particolare. Ai titolari
di queste cliniche venivano inviati dei cartoni con una
testa di cane mozzata. L'indagine fu particolarmente
fortunata perché - attraverso dei numeri che sui cartoni
usava mettere la casa produttrice - si riuscì
rapidamente a individuare chi li aveva acquistati.
Attraverso un'ispezione fatta in un giardino di una
salumeria che risultava aver acquistato questi cartoni,
in giardino ci scoprimmo sepolti i cani con la testa
mozzata. Vittorio Mangano restò coinvolto in questa
inchiesta perché venne accertata la sua presenza in quel
periodo come ospite o qualcosa del genere - ora i miei
ricordi si sono un po' affievoliti - di questa famiglia,
che era stata autrice dell’estorsione.
Fu processato, non mi
ricordo quale sia stato l'esito del procedimento, però
fu questo il primo incontro processuale che io ebbi con
Vittorio Mangano. Poi l'ho ritrovato nel maxiprocesso
perché Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che
da Contorno come uomo d'onore appartenente a Cosa
Nostra». |
<<Sì, Vittorio Mangano
l'ho conosciuto anche in periodo antecedente al
maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il
1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che
riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune
cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu
indicato sia da Buscetta che da Contorno come "uomo
d'onore" appartenente a Cosa Nostra>>. | |
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Uomo d'onore di che
famiglia? | |
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| «L'uomo d'onore della
famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo
della famiglia di Porta Nuova, famiglia alla quale
originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si
accertò che Vittorio Mangano - ma questo già risultava
dal procedimento precedente che avevo istruito io, e
risultava altresì dal cosiddetto "procedimento Spatola"
[il boss Rosario Spatola, potente imprenditore
edile, NDR] che
Falcone aveva istruito negli anni immediatamente
precedenti al maxiprocesso - che Mangano risiedeva
abitualmente a Milano città da dove, come risultò da
numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un
terminale dei traffici di droga che conducevano alle
famiglie palermitane». |
<<L'uomo d'onore della
famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo
della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale
originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si
accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava
dal procedimento precedente che avevo istruito io e
risultava altresì da un procedimento cosiddetto
procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli
anni immediatamente precedenti al
maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva
abitualmente a Milano,
città da dove come risultò da numerose intercettazioni
telefoniche, costituiva un terminale del traffico di
droga, di traffici di droga che conducevano le
famiglie palermitane>>. | |
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E questo Vittorio
Mangano faceva traffico di droga a
Milano? | |
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| «Il Mangano, di droga
(Borsellino comincia a parlare, poi si corregge.
NDR), Vittorio
Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le
emergenze probatorie più importanti, risulta
l’interlocutore di una telefonata intercorsa tra Milano
e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un
altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane,
preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina
chiamata alternativamente, seco do il linguaggio che si
usa nelle intercettazioni telefoniche, “magliette” o
“cavalli”. Il mangano è stato poi sottomesso a processo
dibattimentale ed è stato poi condannato per questo
traffico di droga. Credo che non venne condannato per
associazione mafiosa – beh, sì per associazione semplice
– riporta in primo grado una pena di 13 anni e 4 mesi di
reclusione più 700 milioni di multa…La sentenza di Corte
d’Appello confermò questa decisione di primo
grado». |
<<Vittorio Mangano, se
ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze
probatorie più importanti risulta l'interlocutore di una
telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso
della quale lui, conversando con un altro personaggio
mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta
l'arrivo di una partita di eroina chiamata
alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che
si usa nelle intercettazioni telefoniche come magliette
o cavalli>>. | |
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Quando ha visto per la prima
volta
Mangano?
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| «La prima volta che
l’ho visto anche fisicamente? Fra il ’70 e il
‘75». |
Non c’è né la domanda, né la
risposta. | |
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| «Si, per
interrogarlo». |
Non c’è né domanda, né
risposta. | |
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E dopo è stato
arrestato? | |
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| «Fu arrestato fra i1
‘70 e il '75. Fisicamente non ricordo il momento in cui
l'ho visto nel corso del maxiprocesso, non ricordo
neanche di averlo interrogato personalmente. Si tratta
di ricordi che cominciano a essere un po' sbiaditi in
considerazione del fatto che sono passati quasi 10
anni». |
Non c’è né domanda, né
risposta. | |
| |
|
Dove è stato arrestato, a Milano o a
Palermo?
|
| «A Palermo la prima volta
(è la risposta di Borsellino; ai giornalisti interessa
capire in quale periodo il mafioso vivesse ad Arcore,
NDR». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
| «Fra il '75 e l'80,
probabilmente fra il ‘75 e l’80». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
|
Ma lui viveva già a
Milano?
|
| «Sicuramente era dimorante
a Milano anche se risulta che lui stesso afferma di spostarsi
frequentemente tra Milano e Palermo». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
|
E si sa cosa faceva a
Milano?
|
| «A Milano credo che lui
dichiarò di gestire un'agenzia, ippica o qualcosa del genere.
Comunque che avesse questa passione dei cavalli risulta
effettivamente la verità, perché anche nel processo, quello
delle estorsioni di cui ho parlato, non ricordo a che
proposito venivano fuori i cavalli. Effettivamente dei
cavalli, non "cavalli" per mascherare il traffico di
stupefacenti». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
|
Ho capito. E a Milano non ha altre
indicazioni sulla sua vita, su cosa
faceva?
|
|
«Guardi: se avessi la
possibilità di consultare gli atti del procedimento molti
ricordi
mi riaffiorerebbero...» |
Non c’è né domanda, né
risposta |
|
Ma lui comunque era già uomo d'onore
negli anni
Settanta?
|
| «...Buscetta lo conobbe già
come uomo d'onore in un periodo in cui furono detenuti assieme
a Palermo antecedente gli anni Ottanta, ritengo che Buscetta
si riferisca proprio al periodo in cui Mangano fu detenuto a
Palermo a causa di.
quell’estorsione nel processo dei cani con la testa mozzata...
Mangano negò in un primo momento che ci fosse stata questa
possibilità d’incontro... ma tutti e due erano detenuti
allUcciardone qualche anno prima o dopo il
77». |
Non c’è né domanda, né
risposta |
|
Volete dire che era prima o dopo che Mangano aveva
cominciato a lavorare da Berlusconi? Non abbiamo la
prova...
|
| «Posso dire che sia
Buscetta che Contorno non forniscono altri particolari circa
il momento in cui Mangano sarebbe stato fatto uomo d’onore.
Contorno, tuttavia – dopo aver affermato, in un primo tempo,
di non conoscerlo – precisò successivamente di essersi
ricordato, avendo visto una fotografia di questa persona, un
presentazione avvenuta in un fondo di proprietà di Stefano
Bontade (uno dei capi dei corleonesi.
NDR)». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
Mangano conosceva
Bontade?
|
| «Questo ritengo che risulti
anche nella dichiarazione di Antonino Calderone
[Borsellino poi indica un altro pentito ora morto, Stefano
Calzetta, che avrebbe parlato a lungo dei rapporti tra Mangano
e una delle famiglie di corso dei Mille, gli Zanca, NDR]...». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
|
Un inquirente ci ha detto che al
momento in cui Mangano lavorava a casa di Berlusconi c'è stato
un sequestro, non a casa di Berlusconi però dì un invitato
[Luigi D'Angerio, NDR] che usciva dalla casa di
Berlusconi.
|
| «Non sono a conoscenza di
questo episodio». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
|
Mangano è più o meno un pesce pilota, non so come si
dice,
un'avanguardia?
|
| «Sì, le posso dire che era
uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le “teste di
ponte” dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia. Ce n’erano
parecchi ma non moltissimi, almeno tra quelli individuati. Un
altro personaggio che risiedeva a Milano, era uno dei Bono,
[altri mafiosi coinvolti nell'inchiesta di San Valentino,
NDR] credo Alfredo Bono
che nonostante fosse capo della famiglia della Bolognetta, un
paese vicino a Palermo, risiedeva abitualmente a Milano. Nel
maxiprocesso in realtà Mangano non appare come uno degli
imputati principali, non c'è dubbio comunque che... è un
personaggio che suscitò parecchio interesse anche per questo
suo ruolo un po’ diverso da quello attinente alla mafia
militare, anche se le dichiarazioni di Calderone [nel'76
Calderone è ospite di Michele Greco quando arrivano Mangano e
Rosario Riccobono per informare Greco di aver eliminato i
responsabili di un sequestro di persona avvenuto, contro le
regole della mafia, in Sicilia, NDR] lo indicano anche come
uno che non disdegnava neanche questo ruolo militare
all'interno dell'organizzazione
mafiosa...». |
<<Sì, guardi le posso dire
che era uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le
teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord –
Italia>>.
|
|
Dunque Mangano era uno che poi
torturava
anche?
|
| «Sì, secondo le
dichiarazioni di Calderone». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
|
Dunque quando Mangano parla di
“cavalli” intendeva
droga?
|
| «Diceva "cavalli” e diceva
“magliette”, talvolta». |
<<Si, tra l'altro questa
tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu
avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu
accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al
dibattimento del maxi processo per traffico di
droga>> |
|
Perché se ricordo bene
c'è nella San Valentino un'intercettazione tra lui e Marcello
Dell'Utri, in cui si parla di cavalli (dal rapporto
Criminalpol: «Mangano parla con tale dott. Dell'Utri e dopo
averlo salutato cordialmente gli chiede di Tony Tarantino.
L'interlocutore risponde affermativamente... il Mangano
riferisce allora a Dell'Utri che ha un affare da proporgli e
che ha anche il cavallo" che fa per lui. Dell'Utri risponde
che per il cavallo occorrono "piccioli' e lui non ne ha.
Mangano gli dice di farseli dare dal suo amico "Silvio".
Dell'Utri risponde che quello lì non "surra", [non c'entra,
NDR])
».
|
| «Si, comunque non è la
prima volta che viene utilizzata, probabilmente non si tratta
della stessa intercettazione. Se mi consente di consultare
[Borsellino guarda le sue carte, NDR). No, questa
intercettazione è tra Mangano e uno della famiglia degli
Inzerillo... Tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono
dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza
istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant'è che
Mangano fu condannato». |
<<Beh,
nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di
cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse
trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve
recapitare due cavalli, me li recapita all'ippodromo o
comunque al maneggio, non certamente dentro
l'albergo>>. |
|
E Dell'Utri non c'entra in
questa
storia?
|
| «Dell’Utri non è stato
imputato nel maxiprocesso, per quanto io ricordi. So che
esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme
Mangano». |
<<Dell'Utri non è stato
imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che
esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme
Mangano>>. |
| «Si.
Credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con
il vecchio rito
processuale nelle mani del
giudice istruttore, ma non ne conosco i
particolari». |
<<Si, credo che ci sia un'indagine che
attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle
mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i
particolari>>. |
|
Dell’Utri. Marcello Dell’Utri o
Alberto Dell’Utri (Marcello e Alberto sono fratelli gemelli,
Alberto è stato in carcere per il fallimento della Venchi
Unica, oggi tutti e due sono dirigenti Fininvest.
NDR)
|
| Non ne conosco i
particolari. Potrei consultare avendo preso qualche appunto
(Borsellino guarda le carte. NDR), cioè si parla di
Dell’Utri Marcello e Alberto, entrambi». |
<<Non ne conosco i particolari, potrei
consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di
Dell'Utri Marcello e Alberto, di
entrambi>>. |
|
Quelli della
Publitalia,
insomma?
|
|
E tornando a Mangano, le
connessioni tra Mangano e
Dell’Utri?
|
| «Si tratta di atti
processuali dei quali non mi sono personalmente occupato,
quindi sui quali non potrei rivelare
nulla» |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
Sì, ma in quella conversazione
con Dell’Utri poteva trattarsi di
cavalli?
|
«Nella conversazione inserita
nel maxiprocesso, se non piglio errori, si parla di cavalli che
dovevano essere mandati in un albergo
(Borsellino sorride.
NDR). Quindi non credo che
potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi
deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo, o
comunque al maneggio. Non certamente dentro
l’albergo». |
Non c’è né domanda,
né
risposta
|
| «Oddio, i ricordi!
Probabilmente si tratta del Plaza (l’albergo di Antonio
Virgilio. NDR) di
Milano». |
Non
c’è né domanda, né risposta. |
| «Sì» |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
C'è una cosa che vorrei sapere.
Secondo lei come si sono conosciuti Mangano e
Dell'Utri?
|
| «Non mi dovete fare queste
domande su Dell'Utri perché siccome non mi sono interessato io
personalmente, so appena… dal punto di vista, diciamo, della
mia professione, ne so pochissimo, conseguentemente quello che
so io è quello che può risultare dai giornali, non è comunque
una conoscenza professionale e sul punto non ho altri
ricordi». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
Sono di Palermo tutti e
due...
|
| «Non è una considerazione
che induce alcuna conclusione... a Palermo gli uomini d’onore
sfioravano le 2000 persone, secondo quanto ci racconta
Calderone, quindi il fatto che fossero di Palermo tutti e due,
non è detto che si conoscessero». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
C'è un socio di Dell'Utri tale
Filippo Rapisarda (i due hanno lavorato insieme; la telefonata
intercettata di Dell'Utri e Mangano partiva da un'utenza di
via Chiaravalle 7, a Milano, palazzo di Rapisarda. NDR) che
dice che questo Dell'Utri gli è stato presentato da uno della
famiglia di Stefano Bontade [i giornalisti si riferiscono a
Gaetano Cinà che lo stesso Rapisarda ha ammesso di aver
conosciuto con il boss dei corleonesi, Bontade.
NDR]
|
| «Beh, considerando che
Mangano apparteneva alla famiglia dì Pippo Calò... Palermo è
la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano le più
numerose – almeno 2000 uomini d'onore con famiglie
numerosissime - la famiglia di Stefano Bontade sembra che in
certi periodi ne contasse almeno 200. E si trattava comunque
di famiglie appartenenti a un'unica organizzazione, cioè Cosa
Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti e
quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una
circostanza vera... So dell'esistenza di Rapisarda ma non me
ne sono mai occupato personalmente» |
<<Palermo è la città della Sicilia dove le
famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura
in un certo periodo almeno di duemila uomini d'onore con
famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra
che in un certo periodo ne contasse almeno 2000, si trattava
comunque di famiglie appartenenti ad una unica
organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte
si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo
Rapisarda riferisca una circostanza
vera>>.
|
|
Domanda che non
compare sull’Espresso: Lei di Rapisarda ne ha sentito
parlare?
|
|
<<So dell'esistenza di Rapisarda, ma non me
ne sono mai occupato
personalmente>>. |
|
A Palermo c'è un giudice che se
n'è
occupato?
|
| «Credo che attualmente se
ne occupi .... ci sarebbe un'inchiesta aperta anche nei suoi
confronti ... » |
Non c’è né domanda, né
risposta |
|
A quanto pare Rapisarda e Dell'Utri erano in
affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia [Francesco Paolo
Alamia, presidente dell'immobiliare Inirri e della Sofim, sede
di Milano, ancora in via Chiaravalle 7.
NDR]
|
| «Che Alamia fosse in affari
con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo
risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per
quanto riguarda DellUtri e Rapisarda non so fornirle
particolari indicazioni trattandosi, ripeto sempre, di
indagini di cui non mi sono occupato
personalmente». |
<<Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è
una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da
qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda
Rapisarda e Dell'Utri, non so fornirle particolari
indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non
mi sono occupato
personalmente>>. |
|
Domanda che non
compare sull’Espresso:
Non le sembra strano che
certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi,
Dell'Utri, siano collegati a uomini d'onore tipo Vittorio
Mangano? |
|
|
<<All'inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra
cominciò a diventare un'impresa anch'essa, un'impresa nel
senso che attraverso l'inserimento sempre più notevole, che ad
un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico
di sostanze stupefacenti , Cosa Nostra cominciò a gestire una
massa enorme di capitali, una massa enorme di capitali, dei
quali naturalmente cercò lo sbocco, cercò lo sbocco perchè
questi capitali in parte venivano esportati o depositati
all'estero e allora cosìsi spiega la vicinanza tra elementi di
Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi
movimenti di
capitali>>. |
|
Si è detto che Mangano ha
lavorato per
Berlusconi
|
| «Non le saprei dire in
proposito.. Anche se, dico, debbo far presente che come
magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non
sono certo poiché ci sono addirittura... so che ci sono
addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per
le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai
conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti.
Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con
Berlusconi è una vicenda - che la ricordi o non la ricordi -
comunque è una vicenda che non mi appartiene. Non sono io il
magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a
dirle nulla». |
<<Non le saprei dire in proposito o anche se
le debbo far presente che come magistrato ho una certa
ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono
addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per
le quali non conosco quale atti sono ormai conosciuti,
ostensibili e quali debbono rimanere segreti, questa vicenda
che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una
vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una
vicenda che non mi appartiene, non sono io il Magistrato che
se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle
nulla>>. |
|
Ma c'è un'inchiesta ancora
aperta?
|
| «So che c'è un'inchiesta
ancora aperta». |
<<So che c'è un'inchiesta ancora
aperta>>. |
|
Su Mangano e Berlusconi? A
Palermo?
|
| «Su Mangano credo proprio
di si, o comunque ci sono delle indagini istruttorie che
riguardano rapporti di polizia concernenti anche
Mangano». |
<<Sì>>. |
| «Questa parte dovrebbe
essere richiesta... quindi non so se sono cose che si possono
dire in questo momento». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
Come uomo, non più come
giudice, come giudica la fusione che abbiamo visto operarsi
tra industriali al di sopra di ogni sospetto come Berlusconì e
Dell'Utri e uomini d'onore di Cosa Nostra? Cioè Cosa Nostra
s'interessa all'industria, o
com'è?
|
|
«A prescindere da ogni
riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a questi
nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da
poter esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue
posizioni generali: allorché l'organizzazione mafiosa, la
quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una
caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al
più di sfruttamento di aree edificabili. All’inizio degli anni
Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un'impresa
anch'essa. Un’impresa nel senso che attraverso l'inserimento
sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura
monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa
Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una
massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo
sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte
venivano esportati o depositati all'estero e allora così si
spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi
finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali,
contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad
effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione,
cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale
all’industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di
poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali,
al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano
trovati in possesso». |
Non c’è né domanda, né
risposta |
|
Dunque lei dice che è normale
che Cosa Nostra s'interessi a
Berlusconi?
|
| «E' normale il fatto che
chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli
strumenti per potere questo denaro impiegare. Sia dal punto di
vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare
questo denaro. Naturalmente questa esigenza, questa necessità
per la quale l'organizzazione criminale a un certo punto della
sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una
naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti
commerciali per trovare uno sbocco a questi capitali e quindi
non meraviglia affatto che, a un certo punto della sua storia,
Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi ambienti
industriali». |
<<E’ normale che chi è titolare di grosse
quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare
questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal
punto di vista di far fruttare questo
denaro>> |
|
E uno come Mangano può essere
l'elemento di connessione tra questi
mondi?
|
| «Ma, guardi, Mangano era
una persona che già in epoca ormai diciamo databile
abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava
a Milano, era inserita in qualche modo in un’attività
commerciale. E' chiaro che era una delle persone, vorrei dire
anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di
gestire questi rapporti». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
Però lui si occupava anche di traffico tre
droga, l'abbiamo visto anche in sequestri di
persona..
|
| «Ma tutti questi mafiosi
che in quegli anni - siamo probabilmente alla fine degli anni
‘60 e agli inizi degli anni ‘70 - appaiono a Milano, e fra
questi non dimentichiamo c'è pure Luciano Liggio, cercarono di
procurarsi quei capitali, che poi investirono negli
stupefacenti, anche con il sequestro di
persona». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
E questa inchiesta quando
finirà?
|
| «Entro ottobre di
quest'anno ... ». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
Quando è chiusa, questi atti
diventano
pubblici?
|
| «Certamente…». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
Perché ci servono per un'inchiesta che stiamo
cominciando sui rapporti tra la grossa
industria...
|
| «Passerà del tempo prima
che ... ». |
Non c’è né domanda, né
risposta. |
|
|