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giovedì 20 ottobre 2005 11.14.16

Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

 

La legge elettorale fa discutere. Male
PROPORZIONELLUM IL CAOS DELLE IDEE
di GIOVANNI SARTORI

Al buon tempo antico si diceva «è una repubblica» per dire che è un caos, un casino, un marasma. È un detto da riesumare, suggerisco, per il dibattito sul
proporzionellum: un dibattito che mi sta facendo andare la testa «in repubblica». La politica italiana è già, di per sé, un casino. Ma la cultura politica che la interpreta e sospinge è, mi sembra, ancor più impasticciata e caotica («repubblicana»!). Pilucco tra le varie letture. Premettendo che i nomi che cito sono richiamati soltanto per fini illustrativi (visto che si tratta di tesi condivisa da molti). Dunque, niente di personale.
D'Alema. «Gli italiani dopo il referendum del '93 possono decidere la coalizione dalla quale vogliono essere governati. Col ritorno alla proporzionale questo diritto gli viene sottratto». Mi permetto di osservare che anche il propozionellum
propone coalizioni prefabbricate e anzi con il vantaggio di consentire all'elettore di decidere quale componente della coalizione debba contare di più. Inoltre mi sfugge, confesso, perché io debba preferire di votare per una diecina di partiti in blocco invece che per il mio partito preferito. Cito ancora: «Se si torna al proporzionale si indebolisce in modo drammatico il governo del Paese esposto al condizionamento e al ricatto delle singole forze politiche». Mia domanda: non è stato esattamente così per tutti i governi del centrosinistra, allora esposti al condizionamento-ricatto di Bertinotti? Mi sfugge la differenza. Continuo a citare: «Lo sbarramento è incompatibile con il premio di maggioranza». Deve essere un lapsus calami.
L'incompatibilità vera è tra sbarramento e apparentamenti (se consenti coalizioni elettorali, allora qualsiasi sbarramento può essere scavalcato). E' invece esattissimo che «se i difetti sono rappresentati dalla conflittualità infra-coalizionale e dalla frammentazione dei partiti, la riforma del Polo non li elimina ma li accentua».
Veltroni. A suo dire l'occasione perduta è stata il referendum del 1999 che eliminava la quota proporzionale del Mattarellum. «Se fosse passato — dichiara il Nostro — avremmo avuto due soluzioni: un sistema maggioritario a due turni (per il quale propendevo), o un sistema maggioritario secco, all'inglese, che avrebbe aperto la via al bipartitismo». L'ombra lunga delle stupidate di Pannella è davvero lunga se arriva addirittura a Veltroni. Eppure una delle «leggi» sull'influenza dei sistemi elettorali (mai smentita) stabilisce che il maggioritario secco protegge un bipartitismo che c'è, ma che non può in nessun modo produrre un bipartitismo che non c'è. E da una diecina d'anni spiego perché è proprio la componente maggioritaria del Mattarellum (non la sua componente proporzionale) che moltiplica i nostri partiti. Sarei davvero grato a Veltroni se mi dimostrasse il contrario. In attesa debbo ricordare che fu proprio lui a ammainare, a suo tempo, la richiesta del doppio turno. Prendo atto con piacere del suo ravvedimento.
Cito ancora. «Una legge elettorale come questa riapre la stagione della instabilità. Con un premio di maggioranza così modesto anche un piccolo partito può aprire la crisi di governo proprio come una volta facevano i piccoli del pentapartito». Veltroni è giovane e forse non ricorda bene. I piccoli partiti del passato non creavano instabilità elettorale, ma tutt'al più instabilità di rimpasto: un governo veniva rifatto senza liberali o senza repubblicani, o invece con loro. Ma l'instabilità democristiana era più apparente che sostanziale, e cioè rifletteva un tacito patto interno di rotazione del tipo: un anno a me, un anno a te. Un primo punto è, allora, che noi l'instabilità della Prima Repubblica la stiamo fraintendendo e esagerando.

dal Corriere - 20 ottobre 2005

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line