8 Maggio 2003
Esce su l’Economist l’articolo “Silvio Berlusconi non è adatto a guidare l’Europa”
Piero Fassino, intervenendo nella trasmissione radiofonica Radio Anch'io (logica dell’alternanza…): "Si può discutere del lodo Maccanico ad una condizione precisa: non può valere per i processi in corso” la proposta Meccanico, continua "fu fatta ai tempi della legge Cirami. Allora il centrodestra non la voleva perché pensava di fermare i processi con quella legge. Visto che non ci sono riusciti, ora sono favorevoli al lodo Maccanico, manon si può introdurre in processi già avviati. Si può discutere ma non può essere approvata una legge che riguarda il processo Sme che è alla vigilia della sentenza".
Dio ci salvi …
Igor Marini, promotore finanziario, già indagato per riciclaggio, ha accusato davanti alla Commissione parlamentare su Telekom Serbia,Piero Fassino, Lamberto Dini e Romano Prodi per aver incassato tangenti.
Mariniracconta che l’avvocato Paolettigli avrebbe parlato di tre politici coinvolti chiamandoli con i soprannomi di "Ranocchio", "Cicogna" e "Mortadella", con il classico sense of humor del faccendiere nostrano.
Anche la signora Donatella Dini, moglie di ranocchio, avrebbe partecipato alla spartizione della tangente da 55 milioni di dollari relativa all’affare Telekom Serbia. Le prove di questo giro –sempre secondo Marini-sarebbero depositate negli archivi della corte dei notai a Lugano, ove si trovano “copie di passaporti e di conti correnti bancari".
Dopo queste ‘rivelazioni’ la seduta della commissione è stata sospesa, il Marini ha chiesto una scorta raccontando di aver subito minacce; Prodi, Dini e Fassino hanno annunciato querele.
Mentre i membri illustri della Casa delle libertà, garantisti ma determinati, promettono: "Occorre verificare se ha detto cose vere o false anche a garanzia dei nomi che ha chiamato in causa"(Carlo Taormina),"Comunque abbiamo il dovere morale e giuridico di indagare senza sconti a nessuno" (Giuseppe Consolo di An), l’opposizione conViolante e Angius riferendosi a Berlusconi stigmatizza: "E' un frutto avvelenato del clima di scontro civile creato per coprire la crisi della sua politica".
Sono giornate intense…
7 Maggio2003
Silvio Berlusconi stamattina nel corso della trasmissione Radio Anch'io (Rai) ci ha riproposto tutto l’armamentario classico, eppure ha trovato anche il modo di “condividere le preoccupazioni di Ciampi”,pur ribadendodi non poter rinunciare alla sua ‘autodifesa’ poiché “Chi è stato scelto dai cittadini per governare deve poterlo fare senza che ci siano interventi esterni, come ad esempio quelli dell'ordine giudiziario” visto che"persecuzione giudiziaria" che “si è accanita contro la sua persona e il gruppo Fininvest" da parte di “una certa parte della magistratura” che “usa i poteri conferiti dalla legge non per fare giustizia ma per attaccare ed eliminare quelli che considerano avversari politici"e questo sarebbe avvallato da "alcune dichiarazioni di esponenti di Magistratura Democratica".
L’imputato Berlusconi agisce dunque a nome e per conto della“stragrande maggioranza degli italiani” che secondo un sondaggio di cui non si conoscono le fonti e le modalità “non ha fiducia nella magistratura” in barba di quei legalisti giacobini che sono “solo l'8%” e si ostinano a professare “fiducia nei magistrati".
Essendo lui uomo di “media” e non ha potutorinunciare al momento comico asserendo, serio come tutti i bravi battutisti, che "non c'è nessun conflitto ( di interessi)”, anzi, da quando "è sceso in campo" il suo gruppo ha subito "solo danni enormi" anche e soprattutto perchéil governo non ha "mai assunto nessuna decisione a favore" del suo gruppo.
Niente di nuovo, un Rio Bo dei giorni nostri, una noia insomma, un discorsetto anche prevedibile e ormai logoro, se si esclude la notizia del sondaggio fatto in casa, stanotte probabilmente, telefonando a 92 amici e fidi vassalli , al contestatore di Milano (quello identificato dai carabinieri su ordine diretto) e a 7 esagitati pescati sull’Unità. (R.A.red.)
La commissione Giustizia della Camera ha detto sì al carcere fino a tre anni per i giornalisti condannati per diffamazione votando un emendamento di Forza Italia.
Gianfranco Anedda (An), relatore del provvedimento si è dimesso: "Poiché gli emendamenti accolti hanno letteralmente stravolto il testo presentato dalla maggioranza aumentando notevolmente le pene a carico dei giornalisti, ho ritenuto di non poter più essere relatore di un testo del genere".
Le reazioni:
Nota firmata da: Enzo Carra, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fanfani, Francesco Bonito e Giuseppe Giulietti :“Siamo entrati in commissione per riformare la diffamazione a mezzo stampa prevedendo un istituto di garanzia per i diffamati e considerando antiquati e inutili gli strumenti giuridici fin qui adottati, dal carcere all'obbligo di rettifica minimale. Siamo invece tornati indietro con previsioni di condanna penale e carcere fino a tre anni per i diffamatori e scarsa o nulla soddisfazione per i diffamati. Dare al giudice ogni potere rende poi del tutto inutile l'Ordine dei giornalisti di cui andranno poi rivisti funzione e motivi".
l'Ordine dei giornalisti : "situazione gravissima, che mostra la volontà di una parte della maggioranza che governa il paese di colpire duramente i giornalisti, il dovere di cronaca e il diritto dei cittadini di essere informati".
Paolo Serventi Longhi, sindacato dei giornalisti: "Un episodio di gravità inaudita così giudico l'approvazione dell'emendamento di Forza Italia alla Camera. Proprio stamane il presidente del Consiglio aveva pronunciato frasi intimidatorie nei confronti di giornali e televisioni. Non vorrei che il colpo di mano in commissione Giustizia sia stato determinato dalla volontà di impartire una immediata e sonora lezione alla libera informazione. Se non sarà ritirato immediatamente l'emendamento si aprirà uno scontro senza precedenti tra la maggioranza e, mi auguro, tutto il giornalismo italiano".
I cortigiani hanno esagerato?:
ore 19.30 Silvio Berlusconisi dice in totale disaccordo con l’emendamento approvato:
“dare tre anni a un giornalista è del tutto impensabile, questo non rientra nelle politiche della Casa delle Libertà.
6 Maggio 2003
Pecorella Gaetano, presidente della commissione giustizia oggi difensore di Silvio Berlusconi, è stato avvocato di Delfo Zorzi (neofascista scappato o, come forse preferirebbe dire Pecorella, esiliato in Giappone ) in questa veste ha partecipato al processo per Piazza Fontana.
A Ballarò ( rai tre ) per dimostrare la politicizzazione dei magistrati argomenta:
“Sappiamo bene tutti che a Milano c’era un gruppo di magistrati che era guidato da una persona come D’ambrosio , perché c’è negli atti del sisd di Catanzaro, che D’ambrosio era uomo del partito comunista”
Da questi atti del sid , continua pecorella, si viene a conoscenza di “un colloquio tra d’Ambrosio e un giornalista dell’Unità che per altro era più che un giornalista era il segretario cittadino dove – questo -diceva a D’Ambrosio come regolarsi in relazione al processo che stava istruendo in quel momento”
D’ambrosio, al telefono nella stessa trasmissione, precisa: “ho sentito le gravissime affermazioni di Pecorella , il quale, dovrebbe sapere che quelle veline dei servizi erano fatte apposta per delegittimare i magistrati che si occupavano di quell’inchiesta che riguardava anche i servizi stessi.”
Berlusconi e i suoi non sono spuntati dal niente, loro lo sanno talamente bene che aprono gli armadi e sventolano scheletri come se fossero mazzi di rose, alla faccia di chi continua a sostenere che esorcizzatoBerlusconi si torna a essere liberi e belli, perché in fondo in fondo prima di lui non era poi malaccio.(R.A.red.)
5 Maggio
Dichiarazione spontanea di Berlusconi al processo Sme di Milano:
Vicenda Sme, scheda riassuntiva: Sme era l’azienda che gestiva il settore agro alimentare dell’Iri.- Nel 1985 Romano Prodi che ne era presidente, concordò in questa veste la cessione della partecipazione dell’iri nella sme ( 64% circa del capitale ) alla Buitoni, di cui era presidente Carlo De Benedetti, il tutto per 497miliardi di vecchie lire. ( a Buitoni il 51%, il 13% circa a Mediobanca e Imi in quanto assistenti delle parti),
Questo accordo non piacque a Craxi (allora presidente del consiglio).- Si fecero avanti con altre offerte : Iar (Barilla, Ferrero e la Fininvest di Silvio Berlusconi) Cofima e la Lega delle Cooperative.-Clelio Darida, L'allora ministro delle Partecipazioni statali sollecitò l'Iri a compiere un esame comparativo delle offerte.
-In un comunicato congiunto Prodi e Il sottosegretario Amato, precisarono che il documento firmato con Buitoni era un'intesa preliminare e non un vero e proprio contratto, mancando l'autorizzazione ministeriale.-De Benedetti citò l'Iri davanti al tribunale di Roma, perdendo la causa in primo e in secondo grado.-Nel 1996 il teste omega, Stefania Ariosto, rivela alcuni episodi di corruzione in questa vicenda.-Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Renato Squillante e Attilio Pacifico furono iscritti nel registro degli indagati perché, secondo l'accusa, avrebbero concorso per aggiustare la sentenza del tribunale civile di Roma che annullò l'accordo tra Iri e De Benedetti.
Esordisce il Premier:"Dimostrerò la paradossalità delle accuse..." segue dichiarazione..
Nel frattempo giunge notizia che, a Palermo, Paolo Berlusconi ( fratello)non si è presentato al processo per concorso esterno in associazione mafiosa per il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri.
Dichiarazione :
Berlusconi Inizia sostenendo che lui impedì un evento contrario allo stato in quanto evitò la vendita dello Sme secondo il progetto originale.
FuCraxi, allora presidente del consiglio a dirgli: "Mai si era visto un'operazione di questo genere cresciuta nel segreto, e inaccettabile" pregandolo dunque di intervenire nella vendita dello Sme.
Quindi"Non c'era nessun mio interesse diretto, Craxi mi pregò di intervenire perché considerava quell'operazione un danno per lo Stato, un'operazione inaccettabile".
Però, precisa Berlusconi di aver accettato la sollecitazione di Craxi perché:"Con De Benedetti avevo un conto aperto" e che per questo " continuavo a ricevere accuse".
Circa la vendita dello Sme "Giuliano Amato parlò di tangenti a una corrente del partito di maggioranza"… "Amato disse che aveva non indizi ma prove" la corruzione "era l'unica spiegazione per un'operazione che comportò un danno così rilevante"…
"Credo che il Tribunale debba sentire alcune persone come ad esempio Cirino Pomicino, Altissimo, Darida e il Cda dell'Iri ( ovvero Prodi) che dovranno confermare i fatti, vale a dire che l'intervento organizzato da me non portò a me vantaggio alcuno anzi costi da parte dello Iar per le parcelle degli avvocati".
"In un incontro Craxi mi disse che c'erano voci di tangenti al partito di maggioranza ( democrazia cristiana). Il sottosegretario Amato ebbe poi una telefonata molto dura con l'allora presidente della commissione Bilancio dicendo che c'erano le prove di tangenti e che questa era l'unica spiegazione del regalo che veniva fatto alla Cir di De Benedetti". Giuliano Amato "è stato più importante di quanto si è detto finora".
Belrusconi, per questo, sollecita la corte a risentire Amato ( oggi vicepresidente della Convenzione europea.
"Craxi mi disse che un affare di questo genere non poteva essere stato concluso in sole due sedute"…. "Venni a sapere che due dirigenti dell'Iri si indignarono quando seppero dell'offerta di De Benedetti all'atto della firma".
"Seppi che De Benedetti disse: non sono qui per fare offerte ma per firmare. I due dirigenti abbandonarono la seduta e rimasero soli De Benedetti e il presidente dell'Iri( Prodi non è mai stato nominato , solo evocato…n.d.r) a concludere l'affare".
Si conclude la dichiarazione, il pubblico ( numeroso) applaude, un uomo invece affronta Berlusconi gridando: "Fatti giudicare come un cittadino normale, rispetta la costituzione, farai la fine di Ceausescu".
Su ordine di Presidente un po’ isterico a dire il vero, viene identificato dai carabinieri.
Le prime reazioni: La Russa, a.n. “ Ha fatto bene Berlusconi a presentarsi , questo conferma il grande rispetto che ha per la magistratura”digiamo…e giù risate…
Nel pomeriggio:
Bobo Craxi ricorda: “Così ne ho sempre sentito parlare da mio padre, Bettino Craxi” dunque “Silvio Berlusconi ha riferito del suo impegno nella vicenda Sme, nel quale venne coinvolto in qualità di imprenditore, raccontando esattamente le cose come stavano”
Giravano tangenti e si favorivano cordate su mandato politico, parola di Craxi.
Dichiarazioni di Castelli (ministro della Giustizia) :” Credo che sul Lodo Maccanico ci possa essere un'unanimità nella Casa della libertà e una non opposizione in alcuni strati della sinistra.”
Si attendono smentite da alcuni ‘strati’ della sinistra.
Non ancora pago ilpresidente del Consiglio ri-parla, stavoltadella necessità di tornare alla Costituzione per ripristinare "le barriere di garanzia capaci di affermare una vera divisione dei poteri" per avere il "ristabilimento della pienezza costituzionale non abbiamo e non avremo incertezze".
Si dice poi d’accordo con Casini quando dice che “la costituzione non è un campo di battaglia” che però lo diventò - precisa, a scanso di equivoci - a causa della "primavera demagogica e giustizialista del '93".
4 Maggio 2003
Marcello Pera, Presidente del Senato : “ il procedimento contro il presidente del consiglio discredita la sua immagine internazionale: va rinviato a quando sarà cessata la sua funzione istituzionale”, questo per il “bene dello stato”, non quello di diritto ovviamente…
Il Lodo Maccanico (Margherita) è considerato dal centro-destra una “proposta irrinunciabile” e si caldeggia l’idea di un decreto legge.
Il centrosinistra si dice “ pronto alla battaglia” perché , dice fassino “l’immunità si trasformerebbe in impunità”.
Fa molto caldo, su tutta la penisola. E si aspettano le bollenti dichiarazioni spontanee dell’imputato Berlusconi domani al processo Sme.
3 maggio 2003
Giulio Andreotti commenta con l’ironia che lo accompagna da più di mezzo secolo in questo paese da “Bagaglino”:
N“Più che dalla mafia mi sono dovuto difendere dall'antimafia, cosa abbastanza preoccupante"
N "Io ho rinunciato all'immunità e devo confessarle che sono felice di non aver avuto tappeti rossi al mio passaggio”.
N “Mi dispiace che Caselli abbia scritto un libro mentre la Corte d'Appello stava decidendo e sia anche andato a presentarlo a Palermo. Io invece non ho fatto polemiche".
Vecchia democrazia cristiana che non finirà mai di sorprenderci per l’arguzia ma soprattutto per la capacità invidiabiledi negare asserendo, alludendo per evocare senza mai dichiarare.
In un momento che la corte dello stesso processo Andreotti ha definito “doloroso e sanguinoso” peril “contrasto tra potere politico e giudiziario”, quando il parvenue Previti digrigna dichiarazioni da lanciafiamme e il bourgeois in capo tira strali quasi spropositati, la vecchia d.c. insegna come si possa, con una allusione en passant, delegittimare e distruggere, calpestare cortesemente persone e il loro lavoro, denigrare inviando un soave messaggio che sfiora la gigioneria per affondare nel cuore delle istituzioni e annientarle per sempre.
L’antimafia dell’innocente gioco di parole del senatore a vita, è l’Antimafia del Pool quello voluto da Caponnetto, Caselli, Falcone Borsellino, è la procura di Caltanissetta , è una parte dello stato, delle istituzioni, della nostra storia, della storia di quelle primavere in cui, secondo Berlusconi, iniziò l’attacco dei teoremi giustizialisti “per condizionare e deformare il volto della nostra democrazia",attacco sferrato tra le bombe di Firenze, Roma e Milano, giusto nella primavera del 1993.
Eppoi la orgogliosa rinuncia all’immunità, un colpo da maestro della realpolitik ( ricordiamoci gli anni in cui questo avvenne, anni in cui i giovani di alleanza nazionale tiravano le monetine a Craxi e per conservare il potere era necessario aspettare che passasse la nottata ) oggi spacciato per umile gesto di chi non vuol sottrarsi alle forche caudine…
E in fine Caselli, credo che Taormina dovrebbe andare al doposcuola da Andreotti e cercare di imparare come si possa , senza gridare tanto, delegittimare e anche irridere una persona lasciando credere, a chi lo desideri, di esserne dispiaciuti.
La democrazia cristiana non ha mai avuto bisogno di leggi a personam. Meriterebbe chiedersi perché. (R.A.red.)
Giancarlo Caselli, sobriamente, è costretto a ripetere: “Non c'è mai stato nessun disegno, nessun teorema, nessun complotto contro Giulio Andreotti. C'erano dei fatti, dei fatti da accertare e la magistratura di Palermo ha fatto il suo dovere fino in fondo".
Ore 17 circa: si ripete, a Napoli,il miracolo di san Gennaro , sotto gli occhi regalmente bovini di Emanuele Filiberto erede maschio Savoia eprincipe dei sottaceti, da poco rientrato in Italia.
Che abbia ragione Giuffrè?: ''I cugini Salvo erano persone molto influenti e importanti in 'cosa nostra' per le conoscenze altolocate che avevano a Roma, tra cui Andreotti. Io l'ho saputo da Michele Greco, da Intile e anche da Provenzano'' ''I cugini Salvo e il loro rapporto con Lima sono rimasti il principale anello di congiunzione di Cosa Nostra con la politica, anche dopo la guerra di mafia che ha cambiato gli assetti di potere all' interno di Cosa Nostra all' inizio degli anni '80. Ma Provenzano aveva un' altra strada privilegiata per arrivare ad Andreotti, ed era Ciancimino''. Per buona parte degli anni '80, comunque, Lima e i cugini Salvo sono stati i ''referenti della mafia per arrivare a Giulio Andreotti''.
(Testimonianza di Antonino Giuffrè al processo di appello Andreotti, 16 gennaio 2003)
FLa prescrizione dei reati commessi (quindi accertati!) fino al 1980 dal Presidente del Consiglio Plurimo e Senatore a Vita scritta e documentata nella sentenza del tribunale di Palermo è qualcosa di inaudita gravità. Pur non potendolo sanzionare, i giudici sanno, constatano, affermano come verità e ci consegnano il fatto che Andreotti ebbe rapporti con la mafia ed i suoi capi almeno fino agli anni ’80, anni duranti i quali egli esercitava le più alte funzioni di governo alle massime responsabilità.
F ricordiamo che la prescrizione per quei reati è scattata solo 4 mesi fa. Quattro mesi di differenza che, stravolti dalla tempesta mediatica, cambieranno la politica di questo Paese, ma non riusciranno a cancellare la sua accertata Storia.
FGiuffrè, di questa Storia, dette una sua ulteriore versione: la mafia, egli raccontò, ha compattamente votato DC fino al 1987. Cosa Nostra avrebbe deciso di lanciare un messaggio ad Andreotti e al suo braccio destro in Sicilia, Salvo Lima, accusati di avere tradito gli impegni. Il messaggio fuil trasferimento del voto mafioso al Psi. aggiunse Giuffrè: Tre anni dopo, , nel 1990, attraverso alcuni intermediari la mafia e Bernardo Provenzano in particolare avrebbero tentato di ripristinare i rapporti con Andreotti, per abbandonare infine i vecchi referenti politici nel 1993/94, e rivolgersi a “nuove formazioni”, in particolare a Forza Italia.
F la seconda parte della sentenza del 2 maggio 2003 riprende e conferma l’assoluzione di primo grado del 23 ottobre 1999; essa fu, come già ricordato, decretata per mancanza di prove. Provato venne, invece, nella motivazione di tale sentenza, che Andreotti durante il dibattimento, aveva mentito almeno 32 volte. Leggiamo questa lapidaria frase dalla motivazione: “L’asserzione dell’imputato di non avere intrattenuto alcun rapporto con i cugini Salvo è risultata inequivocabilmente contraddetta dalle risultanze probatorie” E questo ci riporta a Giuffrè. (M.O. red.)
Ore 17.15, Il consigliere di amministrazione della Rai Marcello Veneziani scrive unalettera al direttore generale Rai Flavio Cattaneo , alpresidente Lucia Annunziata e agli altri consiglieri, in cui a proposito della diretta di ieri su Raitre del Concertone di piazza San Giovanni, stigmatizza col piglio che lo contraddistingue:
"Mi sembra doveroso deplorare, da qualunque parte provenga, l'uso ideologico e fazioso del servizio pubblico nella totale noncuranza delle raccomandazioni della commissione parlamentare di vigilanza, ed aggravato in questa circostanza dalla subdola utilizzazione di una manifestazione musicale".
Quel che è fatto è reso!
Palermo ore 18.00: Assolto (e prescritto) Andreotti in appello. Il collegio giudicante, presieduto da Salvatore Scaduti, ha emesso una sentenza di conferma di quella di primo grado, che, ricordiamolo, aveva assolto Andreotti con la formula "perché il fatto non sussiste" sotto però il comma 2 del nuovo (per allora) art. 530. In definitiva,era la vecchia “insufficienza di prove”.Oggi I giudici hanno diviso il capo d' imputazione in due parti: una prima per i fatti precedenti al 1982, per il quale il senatore a vita era accusato di associazione per delinquere, i reati sono caduti in prescrizione; una seconda per la quale è stato accusato di associazione mafiosa. È quindi per l'accusa di associazione mafiosa che Andreotti ha vista confermata l'assoluzione, grazie, stavolta, agli articoli 416 e 416 bis modificati nel ‘99
Ore 18.30. Reazioni della politica: questa volta gli è piaciuto tutto.
- Berlusconi afferma serafico che l'assoluzione in appello di Giulio Andreotti, "liquida il secondo dei grandi teoremi giustizialisti che nella primavera del '93 furono imbastiti per condizionare e deformare il volto della nostra democrazia"
- Enzo Fragala' (An) sintetizza: “Giulio Andreotti e' stato assolto, Giancarlo Caselli e' stato condannato''.
- il deputato di Forza Italia Carlo Taormina suggerisce che con un decreto legge, si provveda allo scioglimento delle componenti dell'Anm, “a cominciare da Magistratura Democratica”.
2 maggio 2003
Oggi un'altra Camera di Consiglio, un'altra sentenza, quella del Processo Andreotti a Palermo.
Il presidente della Corte d'appello, Salvatore Scaduti prima di entrare in camera di consiglio ha voluto, cosa inedita, rivolgersi ai collegi di difesa e accusa leggendo un a dichiarazione della Corte : "In questo doloroso e sanguinoso momento del contrasto tra potere politico e giudiziario voi avete dato al Paese, durante lo svolgimento di questo processo, un esempio di serena e auspicabile dialettica processuale” in un processo contraddistinto per "un alto e dotto profilo del comportamento di accusa e difesa". Secondo Scaduti anche i giornalisti "non si sono mai abbandonati a cadute di stile".leggi la scheda
Tempi duri …
Intanto continua il processo Sme:
Berlusconi non si presenta perché impegnato in Consiglio dei ministri, ma promette per vocedel suo avvocato Gaetano Pecorella (deputato di Forza Italia nonché presidente della Commissione Giustizia) di essere in aula lunedì 5 maggio, dalle 10 alle 12, per rendere dichiarazioni spontanee che conterranno “elementi nuovi”.
Uscendo dal Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, rispondendo ai giornalisti che chiedevano se si fosse parlato di giustizia, ha sorriso: "Abbiamo parlato di criminalità, non di criminalità giudiziaria".
Boselli (sdi) approva le opinioni di Maccanico ed il suo progetto blocca-processi
Quanto a Previti:
è stato condannato, oggi, dalla prima sezione del tribunale civile a pagare 10.000 euro a Stefania Ariosto per diffamazione, relativamente ad un articolo apparso sul “Giorno” nel marzo 1996 e intitolato: "Ineffabile Dotti ora si tira indietro".
Nell'articolo erano contenute dichiarazioni di Previti ritenute lesive dell'onore dell’Ariosto che aveva intentato causa richiedendo un risarcimento di oltre un miliardo di vecchie lire.
1° maggio 2003
il mattino dopo:
Maccanico (Margherita) rilascia una intervista a Repubblica in cui si dice disponibile a rilanciare il suo Lodo solo se Berlusconi ela casa delle libertà cambiano toni verso i magistrati:
“ io non mi tiro indietro, ma se la c.d.l. vuole il consenso delle opposizioni non basta discutere della non procedibilità per i vertici. Sul piatto bisogna mettere la riforma della giustizia” ed aggiunge riguardo alla sua proposta “non può essere una misura a se, ma va vista nella prospettiva di cambiare i rapporti tra giustizia e politica”…” per bilanciare il rapporto tra poteri avrebbe senso oggi , stabilire il principio dell’improcedibilità per i soli vertici, …con l’automatico blocco dei termini di prescrizione”.
Ma la cosa più interessante è che Maccanico ci informa che la sua proposta di non procedibilità processuale per i presidenti della repubblica, di senato e di camera, del consiglio e della consulta doveva essere, e per questo l’aveva presentata, una valida alternativa alla legge Cirami la quale era “una legge destinata ad aggravare un processo penale già troppo lungo e farraginoso”.
Dovrebbe Maccanico spiegarci cosa c’entra la Cirami con l’improcedibilità per chicchessia, dal momento che tratta di legittimo sospetto…a meno che non si legiferi e si controlegiferi comunque ad personam, e se così è permetteteci di aver dei sospetti se non di collusione comunque di bonaria tolleranza per certi abusi istituzionali…
Nota: Pierluigi Mantini (Margherita) ha depositato una proposta alternativa a quella Maccanico (margherita) “per la sospensione dei procedimenti giudiziari sfociati in un rinvio a giudizio e che riguardano parlamentari.”
Fassino ha una pagina intera sull’Unità “ in nessun paese democratico un premier parla così”…”Berlusconi vuole suscitare una colossale rissa politica per cercare di coprire le proprie responsabilità giudiziare. Noi non ci faremo trascinare in questa rissa e ci batteremo con intransigenza perché la magistratura di questo paese continui ad essere libera e indipendente dal potere politico”.
Vogliamo vederla come una promessa nonostante, guardando in dietro, ai tempi delle bicamerali e delle grandi riforme dei riformisti, temiamo possa essere una terribile minaccia….
….Nel pomeriggio febbrile:
Il presidente Ciampi : "Quello che ritengo mio dovere ricordare è che dobbiamo tutti portare rispetto alle sentenze che i giudici emettono, come è detto all'articolo 101 della Costituzione, in nome del popolo italiano" ove è scritto anche “che i giudici sono soggetti soltanto alla legge".
A tambur battente il “premier” incalza:
Dichiarazione di S.Berlusconi (ansa) “Ieri, nel decimo anniversario di una selvaggia aggressione alle regole costituzionali della nostra democrazia, non ho commentato una sentenza, ho inteso dare un giudizio storico e politico su dieci anni di storia italiana […] Questo giudizio è suffragato dai fatti e dalla mia coscienza di cittadino, di leader politico e di presidente del Consiglio".
(l’obiettivo del governo n.d.r) è di realizzare quel sistema dell'alternanza democratica in cui a decidere chi governa sono gli elettori e non settori politicizzati della magistratura […] Il governo e la maggioranza procederanno sulla linea di una piena restaurazione dello stato di diritto e della divisione dei poteri”.
ovvero: “Tornare alla Costituzione varata dai padri della Repubblica in materia di immunità è un dovere verso gli italiani che ci hanno dato il mandato di governare per cambiare l'Italia. E renderla migliore, cioè più libera".
cioè : vai con la controriforma, con i revisionismi e con la negazione di una bella fetta della nostra storia recente…con noi o contro di noi, altro che ! (aspettiamo ulteriori vaticini dalla redazione del Riformista…)
Bossi , per non lasciare il nord orfano di un suo, irrinunciabile, pensiero sente il bisogno di stigmatizzare che:
“per i giudici ci vuole un bel bagno di sovranità popolare”
30 aprile 2003
Nel pomeriggio di oggi 30 aprile 2003 l’Associazione Nazionale Magistrati dirama il seguente comunicato:
"A nessuno, ed in particolare a chi, come il presidente del Consiglio, riveste la massima carica politica, è consentito delegittimare la magistratura"…
Seguito da un comunicato del Consiglio superiore della Magistratura:
"Tutti i componenti togati del Csm hanno chiesto in data odierna al Comitato di presidenza l'apertura di una pratica presso la competente commissione a tutela del collegio giudicante del processo Imi-Sir/Lodo Mondadori, in relazione alle dichiarazioni rese sulla sentenza dal presidente del Consiglio dei ministri […] gli imputati hanno il diritto di difendersi, ma neppure a loro e consentito insultare i magistrati” si esprime "solidarietà ai magistrati milanesi, che si sono confrontati con un lunghissimo e delicato processo con professionalità, equilibrio e riservatezza, senza mai reagire agli attacchi scomposti di cui sono stati oggetto"."Tuttihanno il diritto di discutere e criticare la sentenza del Tribunale di Milano, come ogni decisione giudiziaria. Tutti hanno il dovere di rispettare una sentenza emessa secondo le regole del diritto".
In serata giunge la notizia che Silvio Berlsconi ha scritto una lettera al Foglio di Giuliano Ferrara in cui, tra l’altro, si legge: “..bisogna alzare il tono della nostra democrazia e impedire un nuovo furto di sovranità…il nostro dovere è quello di reagire e reagire per tempo!…”
leggi il testo integrale della lettera
Si annuncia la partecipazione di Cesare Previti a “Porta a Porta”, Lucia Annunziata si dice contraria…ma alle 23 si va in onda…
Un grande Bruno Vespa (di M.O.red.) ha diretto da par suo il “processo al processo” (come, in perfetta sintonia ideale, titola oggi “il Giornale”) della formativa trasmissione Porta a Porta del 30 aprile sera. Sul banco degli imputati, stavolta, non la solita semplice magistratura milanese, ma l’idea stessa che Previti, Berlusconi, un qualunque deputato possa essere sottoposto a giudizio. L’eventuale reato? Inesistente concetto, per tutta la lunga serata. Sebastiano Messina ha colto, in un suo articolo odierno su “repubblica”, molto fair play ed eleganza sia nel programma che nel conduttore; noi, che forse siamo più cinici, abbiamo colto sfrontatezza, esibizione muscolare, precisa volontà di servire ad una causa. Ma senza il servilismo corollare. Perché ieri sera Bruno Vespa non era servile, non era il bravo maggiordomo che siamo abituati a vedere; egli era protagonista tra i protagonisti, era un pari tra i pari, ha dimostrato, senza remore, di essere non il presentatore, ma l’attore.
Se alla mensa di Andreotti Vespa parve leccare le briciole cadute, con Previti ha dimostrato di sedere allo stesso tavolo. Se nei confronti di Berlusconi Vespa parve essere un timoroso soldatino, con Previti e Nitto Palma ha dato l’impressione di essere un Colonnello, pari grado. Il bastone del comando appartiene anche a lui, e si ha come l’impressione che, tra i convenuti, vi fosse una sorta di cameratismo forte, solido, efficace. Possibile?
21 gennaio 1996: al Bar Tombini siedono il presidente dei gip Renato Squillante (amico intimo di Previti), il gip Augusta Iannini (amica di famiglia di Gianni Letta e di Galliani), l’avv. Virga (difensore di Paolo Berlusconi) il pm Napolitano. Discutendo di “fondi neri” “operazioni da 400 milioni” “riciclaggio di 100 miliardi”, scoprono la microspia della polizia che stava registrando le loro parole. Mentre, sconvolti e turbati, i quattro si chiedono chi li stia intercettando, giungono al bar altri due amici: il giudice Savia e l’avvocato Attilio Pacifico.
Chi aveva ordinato la posa della “cimice”? risposta: Ilda Bocassini, che stava indagando su un caso di corruzione di giudici dopo aver ascoltato la testimonianza di Stefania Ariosto. Nasce il caso IMI-SIR.
Chi è, e cosa c’entra l’allora gip e odierno direttore generale della giustizia penale presso il dipartimento per gli affari di giustizia del ministero della giustizia, Augusta Iannini? Risposta: è la moglie di Bruno Vespa.
M.O.
29 Aprile 2003
il tribunale di Milano condanna Cesare Previti
L’inizio della grande offensiva…
Sentenza Previti:
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Milano, sezione quarta penale,
composto dai sigg:
dott. Paolo Enrico Carfì presidente
dott. Enrico Consolandi giudice
dott. Maria Luisa Balzarotti giudice
all'udienza del 29 aprile 2003, ha pronunciato la seguente sentenza: Visti gli artt. 533, 535 e 521 cpp
dichiara
Acampora Giovanni, Battistella Primarosa, Metta Vittorio, Pacifico Attilio, Previti Cesare, Rovelli Felice e Squillante Renato colpevoli dei delitti rispettivamente loro ascritti esclusa, con riferimento alla vicenda Lodo Mondadori, la continuazione interna;
riqualificato il fatto contestato a Pacifico, Acampora e Previti, nell'ambito della vicenda Lodo Mondadoricome violazione degli artt. 319 e 321 cp; unificati nella continuazione i fatti rispettivamente contestati agli imputati
riconosciute ai soli imputati Rovelli e Battistella le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla aggravante contestata;
condanna
Battistella Primarosa alla pena di anni quattro mesi sei di reclusione
Acampora Giovanni alla pena di anni cinque mesi sei di reclusione
Rovelli Felice alla pena di anni sei di reclusione
Squillante Renato alla pena di anni otto mesi sei di reclusione
Pacifico Attilio alla pena di anni undici di reclusione
Previti Cesare alla pena di anni undici di reclusione
Metta Vittorio alla pena di anni tredici di reclusione.
Condanna
i detti imputati in solido fra loro al pagamento delle spese processuali. Visti gli artt. 28 sgg. Cp
dichiara
Battistella e Rovelli interdetti dai pubblici uffici per la durata di anni cinque;
Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta perpetuamente interdetti dai pubblici uffici;
Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta legalmente interdetti durante l'espiazione della pena ex art. 32 cp;
Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico e Acampora incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per una durata pari alla pena inflitta ex art. 32 quater cp;
Pacifico, Previti e Acampora interdetti dall'esercizio della professione di avvocato per la durata di anni cinque;
Visti gli artt. 538 e sgg. Cpp
condanna
gli imputati Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico, Squillante e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile IMI - San Paolo il danno cagionato, che si liquida in Euro cinquecentosedicimilioni, oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 666.894,13 oltre IVA e CPA.
Condanna
gli imputati Previti, Pacifico, Acampora e Metta, in solido fra loro, a risacire alla costituita parte civile CIR il danno cagionato, che si liquida in Euro trecentoottantamilioni, oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 444.361,03 oltre IVA e CPA.
Condanna
gli imputati Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico, Squillante e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile Presidenza del Consiglio il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria IMISIR, che si liquida in Euro 1.290.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 45.000.
Condanna
gli imputati Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico, Squillante e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile Ministero della Giustizia il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria IMISIR, che si liquida in Euro 1.290.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 45.000.
Condanna
gli imputati Previti, Pacifico, Acampora e Metta, in solido fra loro, a risarcire alla costituita parte civile Presidenza del Consiglio il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria Lodo-Mondadori, che si liquida in Euro 129.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 32.000.
Condanna
gli imputati Previti, Pacifico, Acampora e Metta in solido fra loro a risarcire alla costituita parte civile Ministero della Giustizia il danno cagionato dalla corruzione nella vicenda giudiziaria Lodo-Mondadori, che si liquida in Euro 129.000 oltre alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in Euro 32.000.
Respinge le domande avanzate dalle parti civili, di condanna degli imputati al pagamento di provvisionale.
Dichiara manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa Previti in sede di discussione.
Visto l'art. 530 c. 2 cpp
assolve
Verde Filippo dal reato ascrittogli perchè il fatto non sussiste con riferimento alla sentenza 31.10.1986 e
per non aver commesso il fatto con riferimento all'episodio del 4 aprile 1989.
Dispone trasmettersi gli atti al Procuratore della Repubblica in ordine alla deposizione di Zurlo Maria del 9.2.2001.
Stabilisce in giorni novanta il termine per il deposito dei motivi.
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Previti subito dopo la sentenza rilascia una intervista al Corriere della Sera in cui definendosi“un condannato perché il fatto non
sussiste” . spiega come “per giungere a questa condanna hanno commesso abusi e omissioni , hanno costruito in laboratorio un teste falso, che è stato smentito in ogni sua delirante delirante affermazione, hanno occultato prove a mio favore , nascosto verbali a discarico , distrutto le prove delle loro manipolazioni….questo è un verdetto pronunciato da giudici che hanno usurpato una competenza che, in modo chiaro e inequivocabile, non appartiene a loro […] Qui l’unica cosa che sussiste è la persecuzione giudiziaria che oggi ha raggiunto il suo culmine.”
Nel frattempo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi emette la seguente Nota Ufficiale di Palazzo Chigi :
“Già prima di questa sentenza la persecuzione politico-giudiziaria nei confronti dell’onorevole Previti era stata certificata da un voto del precedente parlamento, a maggioranza di sinistra. La condanna odierna non fa che confermare questa persecuzione, già resa evidente dalle vicende dell’inchiesta, delle indagini preliminari e dell’interoprocesso.
La politicizzazione di certa magistratura , volta a condizionare la nostra vita politica , è un problema che dovrà essere risolto , per il bene del paese, delle sue istituzioni, dei cittadini. All’onorevole Previti va la solidarietà mia personale e di Forza italia”
Il centro-sinistra è cauto e in certi casi sorprendente:
Dario Franceschini della margherita commenta soave: come qualsiasi a altro provvedimento giudiziario (questo) non può essere oggetto di scontro. Una sentenza si prende per quella che è , per giunta su fatti lontanissimo nel tempo….non si possono accusare gli altri di politicizzare la giustizia , e poi fare il contrario ..anche quando si leggerà il dispositivo non sarà corretto farne un oggetto del confronto politico.
Pecorario Scanio invita a evitare ora una rissa “spero – incalza- che Previti prenda esempio da Andreotti e da altri uomini politici che hanno cercato nelle sedi giudiziarie di far valere le proprie ragioni.
Ma la vera chicca esce sul Riformista a firma del direttore Polito, il quale vaticina “Silvio divorzia da Cesare e vara il doppio binario”… “è evidente che il lungo addio del Cavaliere a Previti è cominciato già prima della sentenza su Imi-Sir/Lodo Mondari: al di là delle ufficiali (e obbligatorie) difese d'ufficio” “Berlusconi ha capito che difendere troppo l'indifendibile lo condurrebbe a perdere consenso”
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