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Mercoledì, 24 Marzo, 2010 12:45 
 
 
 
 
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Bazzecole...di Elio Veltri
 
23 Marzo 2010
 
La guerra dei numeri- il silenzio delle idee
 

Dopo le manifestazioni del centro sinistra, del centro destra e dei difensori dell’acqua pubblica si è scatenata, come sempre la guerra dei numeri condita con omissioni e imprecisioni e dominata da chi le sparava più grosse. Nonostante le elezioni regionali siano alle porte Progetti e Programmi non se ne sono visti.

I numeri sono davvero numeri al lotto e ogni volta che gli organizzatori li sparano subiscono la mannaia della questura che li tara e li taglia. Così i 200 mila di piazza del popolo sono diventati 30-40 mila; il milione di piazza San Giovanni 200 mila accompagnati dagli insulti eminacce di Gasparri al questore di Roma che certamente non vivrà giorni tranquilli; i 150 mila difensori dell’acqua, bene pubblico, sono stati lasciati in pace perché le polemiche hanno interessato i 400 sindaci che hanno marciato con i gonfaloni delle città.

Sperare che dopo le manifestazioni convocate in campagna elettorale si potesse aprire un dibattito sui contenuti era davvero troppo. Infatti i cittadini e gli elettori sono stati accontentati. Gli insulti l’hanno fatta da padroni e lo spettacolo da circo della politica italiana è continuato.

Questa sera France 2 nel programma sui risultati elettorali ha intervistato i leader dei maggiori partiti e il capo del governo Fillon il quale si è presentato e ha detto:” Abbiamo subito una grave sconfitta della quale dobbiamo assumerci tutte le responsabilità. Io mi assumo le mie e domattina sono all’Eliseo. IL voto dei francesi merita tutto il nostro rispetto”. Sulla stessa lunghezza d’onda nei toni e nello stile il capogruppo del partito di Sarkosi, la segretaria del Partito Socialista, l’ex segretario e Segolene Royal che ha ottenuto la percentuale più alta nella sua regione, il leader dei verdi e il capo del Fronte popolare di estrema destra. Quando si dice che tutto il mondo è paese non si sa di cosa si parla. Al di là delle Alpi il mondo è diverso e noi con loro non c’entriamo niente perchè siamo in Europa per caso.

Bersani ha chiesto a Di Pietro di lasciare in pace Napolitano, ma ci hanno pensato alcuni volenterosi del popolo viola a ricordare con i loro cartelli che il presidente della Repubblica aveva tradito. Avendo abbondato in contumelie i centrosinistri non hanno avuto tempo di dire qualche cosa di chiaro e utile sul ruolo delle regioni, su qualche punto qualificante di programma, sulla corruzione che si sta mangiando la sanità.

Berlusconi da grande imbonitore e comunicatore qual’ è ha parlato di amore e ha persino fatto una inversione a U per cui il PDL è diventato il partito dell’amore. Ha fatto giurare con maestria teatrale i suoi candidati sul programma comune, come se le regioni avessero tutte gli stessi problemi, e ha omesso l’impegno più gravoso e impopolare che è la costruzione delle centrali nucleari. Mentre, avrebbe potuto approfittare della presenza in Italia di Jeremy Rifkin per farsi spiegare che il nucleare è antieconomico, antiecologico, antidemocratico ed è contro la “civiltà dell’empatia”, titolo dell’ultimo libro di Rifkin stampato e distribuito dalla sua Mondadori che qualche ministro vuole presentare e si è già prenotato.

Il corteo della difesa dell’acqua in mani pubbliche è stato contestato per gli slogan e i contenuti. In effetti la legge approvata dal Parlamento prevede che le reti rimangano pubbliche e la gestione venga messa all’asta in modo tale che possano partecipare aziende pubbliche, alcune delle quali sono già SPA a partecipazione privata, e gruppi privati. Esattamente come avviene oggi. IL prezzo delle tariffe e la garanzia di appalti trasparenti dipendono dalle aziende e dai comuni che le posseggono o che vi partecipano con quote di maggioranza.

Quindi, per correttezza, gli organizzatori delle manifestazioni e i sindaci farebbero meglio a essere chiari evitando slogan grossolani.

Ma questi sono dettagli. Anzi Bazzecole. Importante, come si legge nelle pergamene della real marina borbonica, è fare ammuina!
 
15 Marzo 2101
 

Le bugie di Antonio Di Pietro

Leggo sul Giornale del 12 Marzo due affermazioni inesatte di Di Pietro, una delle quali mi riguarda ed entrambe riguardano Paolo Borsellino.La prima è contenuta nell’interrogatorio del 21 aprile 1999 nel processo sulle stragi di mafia a Caltanisetta, nel quale Di Pietro ha deposto come testimone.

L’avvocato Sorrentino nell’udienza interroga Di Pietro sulla informativa del ROS del 1992 riguardante il progetto della mafia di uccidere lui e Borsellino. Progetto del quale Di Pietro, dopo 17 anni, ha parlato ad Anno Zero.

Domanda l’avvocato:” Lei riceve o conosce un’informativa dei ROS concernente un presunto e poi purtroppo invece verificatosi, almeno in un caso, attentato nei confronti suoi e di Borsellino e riceve questa informativa, così lei ha detto, l’indomani della strage di Via d’Amelio?”.

Di Pietro risponde:” Io l’ho saputo credo il giorno dopo”.

Nel 2010, ad Anno Zero invece Di Pietro dice:”C’era una nota riservata del ROS che arrivò a me due giorni prima… Io vengo avvertito tant’è che successivamente a me viene dato un passaporto di copertura, ora lo rivelo, a nome Marco Canale e io e mia moglie ce ne andiamo in Costarica”. E poi ancora:” Borsellino doveva sapere prima quel che stava succedendo…”

Infatti, non avendolo saputo perché nessuno gli aveva detto che correva un rischio reale è stato assassinato. La verità è che Borsellino doveva morire e quindi a Palermo l’informativa del ROS è arrivata dopo il tritolo.

Per anni si è polemizzato sulla mancanza assoluta di vigilanza in via d’Amelio mentrenessuno sapeva dell’informativa del Ros finchè Di Pietro non ne ha parlato ad Anno Zero, dopo 17 anni di silenzio.

Ma perché di Pietro dice ai magistrati di Caltanisetta di avere saputo a strage di Via d’Amelio compiuta e poi, 11 anni dopo, gli torna la memoria e dice il contrario? E ancora, a Caltanisetta, testimone, sotto giuramento( pagina 95 della trascrizione) afferma:“ nello stesso periodo in cui dialogavo con Borsellino, Borsellino dialogava con Salomone”, magistrato di Brescia che lo ha inquisito e voleva arrestarlo. : “ A me lo ha riferito Elio Veltri che a sua volta glielo avrebbe riferito la moglie di Borsellino”. Questo è falso perché gli ho detto il contrario ed è documentato dall’appello di solidarietà a Di Pietro pubblicato dal Corriere,promosso da me nel momento peggiore della vicenda bresciana e firmato anche dalla signora Agnese Borsellino; dalle parole che la stessa mi disse quando le telefonai per raccogliere la sua firma e dopo, quando partecipai all’inaugurazione del Centro Borsellino da solo, perché Di Pietro non volle venire e mi consegnò una lettera che io portai ai familiari di Paolo.

Infine, quando ebbi la solidarietà per l’attacco che Salomone mi fece pubblicamente:” Veltri quando parla di Borsellino deve sciacquarsi la bocca con l’aceto”.

Di Pietro era a conoscenza di tutto e i procedimenti di Brescia iniziarono tre anni dopo con la prima iscrizione nel registro degli indagati.

Quindi nessun rapporto Borsellino- Salomone avrebbe potuto infastidirlo.

Allora, mi chiedo come mai, se la versione di Anno Zero è quella vera e io credo che lo sia, non ha telefonato a Paolo Borsellino per accertarsi che anche lui aveva ricevuto l’informativa maledetta, e, soprattutto per dirgli che doveva lasciare Palermo perché il rischio di essere assassinato era reale e molto più grande di quello corso insieme a Falcone per il maxiprocesso, quando i due magistrati e le loro famiglie furono prelevati e portati all’Asinara. Paolo Borsellino era davvero in pericolo. Di Pietro a Milano molto meno. La domanda che pongo non è davvero una Bazzecola.

 
1 marzo 2010
 
 

Popolo viola lavora sodo e difendi il fortilizio familiare di Curno: questa è la tua missione,il resto sono Bazzecole

di Elio Veltri

Davvero bravi questi giovani e meno giovani del Popolo Viola che si sono fatti centinaia di chilometri a loro spese per andare a Roma a manifestare in difesa della Costituzione reclamando l’uguaglianza dei cittadini, di fronte alla legge a cominciare dal Presidente del consiglio. Ho visto i loro volti sorridenti e puliti sul Fatto Quotidiano: Michela di Parma, Jessica di Biella, Mari e Marcello di Oristano, Annagiulia e Roberto, romagnoli. Facce amiche della democrazia. Di una democrazia sana e non malata grave come la nostra. Ho letto che il fantasioso giornale di Travaglio e Padellaro si è inventato anche la patente viola a punti con possibili sottrazioni di credito a ogni omissione di soccorso verso la democrazia. Anche questa davvero una bella trovata!

L’hanno ricevuta tra gli altri Di Pietro, D’Alema e Granata. Francamente, leggendo non avevo capito se avevano ricevuto la patente o la sottrazione del credito. Visto che tra i tre c’è Granata devo intuire che si tratta di un premio al merito. Per quanto riguarda Di Pietro il premio deve riguardare le ultime 12 ore di attività che mi devono essere sfuggite dal momento che negli ultimi 10 giorni ho girato in lungo e in largo per presentare il libro Mafia Pulita. Ho viaggiato in tre regioni e ho incontrato 10-12 scuole quindi devo essermi distratto un po’. Lo ricordo perché nel 2000, pochi giorni dopo essere stato nominato con una delega davanti al notaio, peraltro mai richiesta e conosciuta a posteriori, Vice Presidente dell’Italia dei Valori, a mia insaputa, Di Pietro ha costituito, sempre davanti a un notaio, un’associazione “ familiare” a tre con la partecipazione della signora Mura, dell’avvocato Di Domenico e di se stesso. Il nome era sempre Italia dei valori ma aveva caratteristiche uniche e fantasiose senza precedenti nella storia unitaria del paese: si poteva farvi parte solo se il presidente dell’associazione era d’accordo, Di Pietro e la Mura in quanto presidente e tesoriera dell’associazione, per diritto divino lo erano anche del partito, quindi solo auto sfiduciandosi avrebbero dovuto lasciare gli incarichi altrimenti sarebbero sarebbero rimasti a vita, il finanziamento pubblico, per milioni di euro, anzichè andare nelle casse del partito andava in quelle dell’associazione familiare, sempre più familiare, perché dopo essere stato cacciato Di Domenico è al suo posto è stata cooptata la signora Di Pietro.

L’associazione familiare si è sostituita al partito, ha deciso l’utilizzazione dei soldi pubblici al punto che alcune case di Di Pietro sono state fittate al partito in modo che il proprietario si è potuto pagare il mutuo. E poi, per non perdere tempo, bilanci e statuti dell’associazione se li approvava da solo sempre di Pietro. Poiché Tonino ha una passione per case e terre, tanto vero che ne ha comprato una decina, ha anche costituito due immobiliari una in Italia e una in Bulgaria che non è proprio il massimo della democrazia.

Essendo uscito dall’IDV nel 2001, allora di tutto questo non sapevo nulla perché l’associazione che amministrava i piccioli era molto riservata. Quando, dopo 6 anni, venne da me Di Domenico a spiegarmi come erano andate le cose mi sono chiesto come avevo potuto essere così co… da avere difeso per alcuni anni il partito che avevo cofondato e che somigliava più a una immobiliare che a un partito nato per cambiare il paese, come avevo potuto firmare una fideiussione e pagare le mie campagne elettorali quando da lì a poco sarebbero entrati milioni di euro, come avevo potuto essere tanto ingenuo. Poi per non lasciarmi alcuna giustificazione mi hanno anche spiegato che Di Pietro per difendere il partito dall’assalto dei faccendieri in agguato lo aveva blindato al punto che la signora Mura era deputato e tesoriera intoccabile, la signora Di Pietro cogestiva il finanziamento pubblico, il cognato di Di Pietro era deputato da alcune legislature, il cognato del cognato era anch’egli deputato, il figlio assessore provinciale. Allora mi sono detto. Ecco un esempio di famiglia coesa. Diversa da quanto previsto dai Costituenti, ma se Antonio li ha premiati tutti vuol dire che sono davvero i migliori.

 

Il Problema vero rimane Berlusconi il quale tra l’altro deve essersi distratto se Di Pietro lo insulta e lui gli permette di essere sempre presente in tutte le trasmissioni televisive. Perché noi abbiamo sempre sostenuto che il Cavaliere controlla tutte le tv: ricordate, vero? IL povero Biagi infatti fu cacciato in due minuti. Per Di Pietro il Cavaliere o ha un debole o pensa che come oppositore è una manna dal cielo. In ogni caso la vicenda dell’IDV è una Bazzecola. Perciò cari amici del popolo viola non demordete. Lavorate, andate a Roma a vostre spese, date addosso al Cavaliere, che a difendere il fortilizio della democrazia con tutta la famiglia sistemata in politica ci pensa il Capo e di lui potete fidarvi.


 
 
 
21 febbraio 2010
 
Bazzecole
 

 

Salvatore Borsellino ha licenziato Di Pietro con un chiaro :” mi ha ingannato”. Le ragioni dell’inganno sono tre:

  • Di Pietro non ha mantenuto la promessa di “ rinnovare e ripulire il suo partito”;
  • A riprova ha deciso di appoggiare in Campania alle regionali come governatore un“pluriindagato”;
  • Si è alleato con l’UDC di Cuffaro nelle Marche.

Posso assicurare a Salvatore che la lista degli inquisiti e condannati dell’IDV è molto più lunga, altrimenti non me ne sarei andato 10 anni prima.

Dopo la indignazione, la speranza di Salvatore Borsellino che De Magistris, Sonia Alfano e altri sottraggano a Di Pietro la leadership del partito e lo rinnovino, è stata delusa.

I fatti denunciati da Borsellino sono gravi e censurabili, ma pensare che qualcuno possa condizionare Di Pietro nell’IDV è davvero fuori dalla realtà, dal momento che controlla tutti i soldi pubblici.

Perciò, quando in un partito la convivenza diventa impossibile per ragioni ideali e morali uno se ne va via. Invece, gli uomini e le donne della speranza di Salvatore rimangono saldamente dentro, ammiccano a qualche protesta ma non vanno oltre. Anzi sembrano dire : hic manebimus optime.

Infatti da anni, nonostante le denunce civili e penali in corso, non si sono resi conto che un’Associazione familiare gestiva il partito, gestiva i soldi del partito sostituendosi ad esso, definiva per Statuto che il Presidente del partito e la Tesoriera rimanevano in carica a vita, e ,nonostante qualche protesta, il partito era diventata una cuccia per le carriere di una intera famiglia e parentela. Tutti all’ordine del capo e tutti sistemati con e nel partito.

Ebbene,coloro che per Borsellino incarnavano le speranze, gli unici ad essere degni di marciare con ‘Agenda Rossa non si sono mai accorti di nulla.

Ma quel che è peggio non sono stati scalfiti nemmeno dagli ultimi avvenimenti politici ( come l’addio alla piazza che per loro è il centro della vita sociale e politica), e neppure dalle foto con Contrada comparse improvvisamente dopo 17 anni, sopravvissute a quelle che avrebbero dovuto sparire il giorno dell’arresto quasi che il numero tre del SISDE fosse capitato per caso con le manette ai polsi.

Noi non le consideriamo tali e siamo sempre pronti a fornire informazioni utili per capire e in fretta da che parte bisogna stare se non si vuole fare i furbi a tempo pieno