Democrazia e Legalità

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Il dilagare del malaffare. E l’Italia balla mentre la nave affonda.

Di Elio Veltri

La corruzione imperversa e come un cancro si mangia il paese. Se denunci uno stupro sei benemerito, se denunci un corrotto sei un delatore: è la cultura che fa scuola. Un proverbio cinese dice che se si indica il cielo l’imbecille guarda il dito e non la luna.

E Barbara Spinelli aggiunge che quanto emerge dalle inchieste dei giudici non interessa. Interessa solo il dito del giudice. Per questa ragione il procuratore della repubblica di Torino Marcello Maddalena, in un forum di Micromega si chiedeva:” Si vuole farla finita con la corruzione o con le inchieste sulla corruzione?”. La risposta è nei fatti che sono seguiti dal 1992 ad oggi.

Un giovane e bravo avvocato che vive e lavora in Sicilia dice:” Prima gli imprenditori andavano da chi decideva, pagavano la tangente e vincevano l’appalto. Ora per pagare la tangente bisogna essere presentati e raccomandati perché i rischi sono maggiori”.

Nell’Italia di Berlusconi, ma non erano mai scomparse del tutto, le tangenti ritornano, quasi fosse normale, in tutti i settori della vita pubblica e l’illegalità dilaga. Chiunque contratti o abbia a che fare con la pubblica amministrazione rischia di dover pagare il pedaggio. Ad ogni latitudine, assessori regionali e degli enti locali,  amministratori e manager dell’Anas, dell’Enel e di Enipower, di ASL e di ospedali, hanno truccato gli appalti; medici e farmacisti hanno truffato lo stato falsificando le ricette; cardiochirurghi famosi, a Milano, a Torino e altrove, hanno taglieggiato le ditte fornitrici di valvole cardiache e hanno impiantato nei cuori delle persone che si erano rivolte a loro come a moderni Messia, il materiale più scadente. All’Università la Sapienza di Roma si vendevano gli esami. A Palermo, gli imprenditori versavano il 3% sugli appalti alla mafia. Nel calcio, intrallazzi, truffe, bilanci falsi, partite vendute, anche da giocatori miliardari, corruzioni, annegano nel fango lo sport più amato e che più di ogni altro è specchio del senso comune del paese. Una rete di corruzione diffusa e penetrante. Decine di arresti. Centinaia di indagati. Quasi un fatto normale. In un paese spossato dalle promesse non mantenute del capo del governo, dall’aumento dei prezzi, dalla amoralità di una classe dirigente che fa finta di non vedere e non sentire e trova comodo delegare alla magistratura tutto il peso del degrado morale del paese. D’altronde, con quale autorità il governo potrebbe far sentire la sua voce, lanciare un allarme, chiedere più vigilanza e maggiore rigore?. Cosi, si tace e si lascia correre. Qualche mese fa un sondaggio SWG-Confesercenti rilevava che il 55% degli interpellati è convinto che gli imprenditori, per vincere un contratto con la pubblica amministrazione sono disponibili a pagare la tangente, il 63% era convinto che la corruzione è in aumento anche rispetto alla prima repubblica e che i politici sono in assoluto i più corrotti.

Di fronte a un panorama cosi desolante molti giornalisti e opinionisti si esercitano sui difetti di Mani Pulite, sulla inutilità dell’inchiesta, sulle finalità politiche che avrebbe perseguito, sulle garanzie violate, sulle vittime designate, sul terrore scatenato (il 1993, da Paolo Mieli e Barbara Palombelli, e non solo da loro, è stato più volte definito l’anno del terrore). E la corruzione? E i guasti che ha prodotto e continua a produrre nell’economia, nelle istituzioni, nelle coscienze dei giovani? Per quello si può aspettare e se il paese si ritrova in braghe di tela, meglio non drammatizzare perché, in qualche modo ci penserà lo stellone, ne verrà fuori e se la caverà. Naturalmente non tutti sono d’accordo e qualcuno invita a ricordare che le cosiddette vittime, che guarda caso sono piene di soldi e hanno ricominciato a spendere in campagne elettorali miliardarie, sono state condannate per corruzione o hanno patteggiato le pene. In un articolo dal titolo “ Erano Ladri”, Gian Antonio Stella, su Sette, ricorda alcuni episodi tipici del teatrino della politica. Singolare il caso dei fratelli Craxi, Stefania e Bobo, che continuano ad accusare i giudici perché il padre Bettino sarebbe stato condannato in base alla convinzione che “non poteva non sapere”, nonostante il Presidente della Corte di Appello di Milano Renato Caccamo, socialista da sempre, avesse dichiarato di avere avuto la mano pesante ”non perché (Craxi) non poteva non sapere”, ma perché “era provato da testimonianze e documenti inoppugnabili che era stato lui a creare e dirigere un sistema di corruzione che ha impressionato me per primo”. Stella parla anche di Cirino Pomicino, ritornato alla grande e nel centro sinistra, il quale si è appiccicato sulla giacca processi, prescrizioni e condanne, quasi fossero medaglie al valore . Il simpatico “ o ministro” ha dichiarato:” La DC costava 100 miliardi all’anno. Solo la mia corrente, costava 600 milioni. E alle elezioni per essere competitivo avevo bisogno di almeno due miliardi. Solo per la DC una elezione costava come minimo almeno 200 miliardi. DC, PSI, e PCI, avevano bisogno di 7-800 miliardi per ogni legislatura. Gli industriali lo sapevano e pagavano spontaneamente”( Sette- Mani pulite2- Gian Antonio Stella). Alla fine, pagavano gli industriali come dice Pomicino o pagava Pantalone? Pagava  Pantalone! Ma c’è qualcuno che nelle trasmissioni televisive abbia la volontà e la dignità di fare opera di verità e di smentire luoghi comuni che favoriscono solo i mascalzoni e inquinano tutto il dibattito politico?. Finora, di coloro che stanno sempre davanti al piccolo schermo, nessuno l’ha fatto. E mentre nel salotto di Vespa il teatrino della politica va in onda ogni sera, Trasparency International stila la sua ultima classifica, in base a criteri e parametri fatti propri dall’ONU, e ci fa sapere che il bel paese è passato dal 35° al 42°posto dell’onestà. Il che vuol dire che continua la corsa verso il precipizio, o se si preferisce, gli italiani ballano sul Titanic mentre la nave affonda.

 

a cura dello staff tecnico democrazialegalita.it