<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Omicidio Biagi e governo Berlusconi
 
 
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02 Luglio 2002
Dilettanti allo sbaraglio
di Elio Veltri

Sul caso Biagi, Ciampi, invia la solidarietà alla vedova e prende le distanze da Scajola. Visto che le cose si mettono male anche gli amici della maggioranza scaricano il ministro. I fatti, se ce ne fosse stato bisogno, hanno dimostrato che Scajola è del tutto inadeguato al sui compito e il governo è una compagnia di dilettanti allo sbaraglio, priva del senso dello stato.

Ministro e governo si compattano e dimostrano una notevole efficienza "aziendale" solo quando devono difendere gli interessi del capo, dei sodali e dei partiti della coalizione. Stando così le cose, la menzogna, lo scaricabarile delle responsabilità, il "qui lo dico, qui lo nego" costituiscono il comportamento più usuale di questo governo.

Scajola da attendente (non è la prima volta che lo scrivo) di Berlusconi, per esclusivi meriti di fedeltà al capo, è diventato ministro dell'Interno. Da quando è alla testa del ministero più complesso e difficile, la cui direzione richiede doti di capacità politica, di equilibrio, di autonomia di giudizio, senso dello Stato e rispetto delle regole, non ne ha azzeccata una.

A Genova ha sposato le posizioni di chi ha bastonato nottetempo i ragazzi della scuola Diaz a suon di manganello, a Napoli si è schierato contro la magistratura, ritenuta amica dei no-global.

Sul versante della repressione della criminalità i risultati sono tutt'altro che brillanti. Sul caso di Marco Biagi è andato fuori di testa, dimostrando, che lui, Scajola da Imperia, e i suoi colleghi di governo "quel rompicoglioni" lo consideravano meno di niente, non lo sopportavano, provavano fastidio perché pretendeva consulenze, soldi e scorte pure essendo il signor nessuno.

Poi, però, appena quel "rompicoglioni" è stato assassinato, i dilettanti allo sbaraglio, privi di senso dello Stato lo hanno usato e strumentalizzato oltre ogni decenza. La vedova Biagi, evidentemente aveva intuito, se nonostante i buoni uffici del cardinale, si era rifiutata di ricevere il capo del governo.

Il governo, d'altronde, essendo incapace di assicurare alla giustizia gli assassini (proviamo a immaginare cosa sarebbe successo se Berlusconi avesse governato in pieno terrorismo!), dovendo trovare un capro espiatorio l' ha individuato in Sergio Cofferati, considerato insopportabili almeno per due ragioni: non tratta sui principi e sui diritti ed è, secondo Berlusconi, il capo vero dell'opposizione, mascherato da sindacalista.

Da quanto si è saputo leggendo le lettere disperate di Biagi, diventa incomprensibile che Francesco Merlo sul Corriere (1 luglio) cerca di coinvolgere ancora Cofferati e scriva: "Davvero ci sono due Italie in queste lettere: quella di Biagi che coraggiosamente domanda, e quella di Scajola - Cofferati che pavidamente non risponde".

E' lecito chiedere a quale domanda non ha risposto Cofferati? Era lui che doveva assicurare la scorta a Biagi? Era dovere del segretario della Cgil approvare comunque le proposte contenute nel libro bianco di Biagi, nel quale, è bene ricordarlo, non si faceva cenno all'articolo 18?

Era forse una istigazione al delitto esprimere un parere negativo, condiviso da cinque milioni e mezzo di iscritti alla Cgil e da altri milioni di cittadini, su quelle proposte? E' stato l'aggettivo "limaccioso" ad armare la mano dei terroristi?

Per decenza, lascino in pace Cofferati e veniamo al dunque. Il governo e Scajola non solo sono inadeguati ma sono anche privi di senso dello Stato. Trattano i magistrati (un potere dello Stato) come pezze da piedi, licenziano il direttore generale delle Entrate perché ha osato ricorrere contro la decisione della commissione tributaria di Milano nel contenzioso Stato-Mediaset; cacciano. Tano Grasso perché non vota per loro; tolgono la scorta a Ilda Boccassini e non la danno a Biagi perché è "un rompicoglioni".

Non sappiamo se nelle prossime ore in Parlamento il governo cercherà di ripetere la sceneggiata, anche perché mandare a casa Scajola è più difficile che liberarsi di Ruggiero, Taormina, Sgarbi e compagnia. Ma se il governo insiste, visto che sulle risorse morali e sul senso dello Stato del capo del governo non possiamo contare, compete all'opposizione impedire che la sceneggiata si ripeta e in questa evenienza si potrà anche misurare il grado di autonomia dell'informazione nel suo complesso.

Rutelli, giustamente, ha detto che il problema è Berlusconi. E' vero. Ma sappiamo bene che oggi non esistono le condizioni per le dimissioni del governo. Si possono determinare, invece, quelle per le dimissioni del ministro dell'Interno con una forte iniziativa in Parlamento, dove la mozione di sfiducia è obbligatoria, e nel Paese.

In pochi mesi l'abbandono, sia pure per ragioni diverse, del ministro degli Esteri e del ministro dell'Interno, dimostrerebbero che il re è nudo e che gli italiani votando Berlusconi hanno preso un terribile abbaglio.

 

 

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