Ho atteso qualche giorno a scrivere questo articolo riguardante la legge «salva Previti» per capire se, come si chiede Mario Segni su l'Unità per il paese non è successo nulla.
Una cosa importante è successa ed è la bocciatura della «riforma» dell'ordinamento giudiziario e del ministro della Giustizia per la sua palese ignoranza dell'ordinamento dello Stato. Ma Castelli non lo capisce e contento come una pasqua dice che poteva andare peggio.
Tornando alla «salva Previti», i toni nella discussione alla Camera sono stati concitati. Luciano Violante, che difficilmente perde il controllo, ha detto: «Questa è una Camera a gettone che decide secondo gli interessi penali e criminali di qualche esponente della maggioranza». Più che a gettone, la Camera, con la maggioranza compatta, decide secondo la prassi in uso negli ambienti della malavita.
Previti ha presentato il conto e Berlusconi ha pagato. D'altronde, il Cavaliere deve al padre di Previti l'avvio del suo impero, dal momento che proprio nello studio dell'avvocato Previti senior sono nate le scatole cinesi intestate a prestanome e capitalizzati i contanti di cui nessuno ha mai saputo la provenienza. E deve a Cesare Previti l'accaparramento della villa di Macherio e la conquista della Mondadori.
I tempi del saldo dei conti come usa in certi ambienti sono tassativi e il saldo è avvenuto subito dopo la sentenza di Milano, che ha accertato la corruzione di Berlusconi ma ne ha dichiarato prescritto il reato. Nel merito del provvedimento votato è opportuno ricordare che Previti appartiene alla categoria dei recidivi, anche se non formalme perchè il processo non è giunto a sentenza definitiva.
Pertanto, non è inutile ricordare che i criminali ricchi, per come è congegnato il processo penale, non sconteranno mai una sentenza definitiva, potranno delinquere, ripetere gli stessi reati quante volte vorranno e beneficiare della prescrizione prevista dalla legge «salva Previti», anche in presenza di reati gravissimi.
Insomma con la salva-Previti la Repubblica diventa Repubblica della malavita per legge. E l'opposizione? Mario Segni ne sottolinea la debolezza, Io mi chiedo cosa voglia fare da grande. Il Paese sta morendo e l'opposizione non ha molto tempo. Il Paese è come narcotizzato, assiste frastornato e insensibile allo scempio delle coscienze e del-le istituzioni e ai riti della politica che si ripetono sempre uguali a se stessi.
Ogni volta una protesta, un titolo sui giornali (per i telegiornali va tutto a gonfie vele), magari uno scambio di battute pesanti nel Transatlantico e poi si va avanti soprattutto nei salotti televisivi, come se vivessimo tempi normali. Terzisti, pompieri, mediatori, cerchiobottisti e opportunisti sono al lavoro in permanenza per insegnare il bon-ton nella politica e fare capire che non è successo nulla di grave. Ecco perché la domanda sulle intenzioni delle opposizioni è pertinente.
Mettiamo da parte tutti gli errori del passato riguardanti la valutazione del berlusconismo, del dell'utrisrno e del previtismo, le frequentazioni dei personaggi, gli apprezzamenti, i voti contro le richieste di arresto, l'approvazione delle leggi che li hanno salvati dalla galera, l'invenzione dei conflitti di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale.
Cosa fatta capo ha. Ma ora provo a buttare giù qualche idea per il futuro.Se si vuole voltare pagina è urgente una strategia concordata che sostituisca la tattica del giorno per giorno e il gioco di rimessa sulle iniziative del governo. Così come è necessario non limitare l'opposizione in Parlamento ma incontrare i cittadini nei luoghi dove vivono, chiamando a raccolta anche quanti non hanno condiviso politica e comportamenti dei dirigenti del centrosinistra ma hanno combattuto Berlusconi.
Forse vale la pena chiarire con dati alla mano ed esempi concreti (un osservatorio sulla applicazione delle leggi vergogna sarebbe utilissimo) che ciascuna legge ad personam si porta dietro l'impunità di centinaia di criminali delle nuove leve che la faranno franca perché difficilmente la Cassazione riuscirà ad emettere una sentenza definitiva.
Per cui le condizioni di sicurezza dei cittadini si aggraveranno e quelle di agibilità democratica già fuori controllo in alcune regioni si estenderanno a macchia d'olio al resto del Paese. Forse è necessario dire una parola chiara e definitiva sulla difesa «dal processo» e sulla struttura del processo.
La maggioranza ha usato con grande perizia le leggi approvate dal centrosinistra e attraverso la difesa «dal processo» ha salvato i suoi uomini più potenti e influenti. Il centrosinistra opponga a questa linea, con coraggio, una proposta che preveda:
il divieto di concedere le attenuanti generiche in presenza di reati gravi;
la riforma dell'appello in modo da limitare il numero delle impugnazioni;
lo stop al decorrere della prescrizione dal momento del rinvio a giudizio dell'imputato.
Su proposte come queste, previste dalle tesi di Prodi del '96, si va ad uno scontro duro ma chiaro e si evita di trasformare tutto il dibattito sulla legalità e sulla giustizia in una rissa riguardante alcune persone.
Romano Prodi chieda alla coalizione di approvare il codice etico del buon governo che gli abbiamo consegnato così come ha già fatto Zapatero.
Discutiamolo, modifichiamolo se necessario, ma facciamolo.
Infine, un consiglio sull'uso del mezzo televisivo:
O si hanno garanzie, si sottoscrive un codice di comportamento, o da Vespa e da altri come lui non si va.