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sabato 13 maggio 2006 17.51.19

Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

 

Il sud è malato, e Silvio è il suo peggior nemico.

di Elio Veltri

 

Il governo Berlusconi in cinque anni ha fatto più male al Sud di quanto non abbiano fatto i governi precedenti. E non certo per l’impoverimento economico delle famiglie (che c’è stato come nel resto del paese) o per la contrazione dei consumi, che resistono. Cellulari, automobili, televisori, case abusive, si sprecano grazie ad una massa enorme di finanza illegale e all’evasione fiscale dilagante. Il danno peggiore il governo l’ha fatto nel rapporto tra i cittadini e lo Stato. Lo Stato, nel Sud, è percepito o come nemico o come complice e il governo ha accentuato questa percezione con la sua politica illegale che a sua volta sana le illegalità commesse dai cittadini. Enrico Fierro, in un articolo dal titolo ”Quel Sud non siamo noi”, ricordava le opinioni di alcuni giornali come Newsweek e due ricerche significative: del Laboratorio per la salute materna e infantile dell’Istituto Mario Negri e dell’Istituto per la salute infantile di Trieste. Secondo gli studiosi del Mario Negri la mortalità infantile nel Sud è quattro volte più alta che al nord e il doppio della media europea;  il tasso di abbandono scolastico 2,5 volte più alto che nel resto d’Europa. I ricercatori dell’Istituto di Trieste a loro volta dicono che nel Sud il 17 per cento dei bambini soffre di depressione, di tendenze al suicidio e di anoressia. Il  prof Gianfranco Viesti, economista, replica confutando i dati sulla povertà, ma poi ammette che negli ultimi anni, se si pensa all’abbassamento del tasso di legalità e ai condoni riguardanti gli abusivismi “ le cose sono peggiorate”. Anche Andrea Cozzolino, giovane assessore di Bassolino, rifiuta gli stereotipi e rivendica il merito del cambiamento, citando alcune realizzazioni come l’area industriale di Catania, il polo aerospaziale di Napoli e lo sviluppo dell’agro industria in Campania.

Ora, se un errore commettono coloro che hanno responsabilità, siano esse amministrative o intellettuali, è la tentazione dell’autocompiacimento. Il Sud è malato e malato grave. E, ripeto, non solo a causa della povertà. D’altronde, la denuncia dell’arcivescovo di Messina, gli scontri all’interno dei Ds sulla gestione della cosa pubblica, i comportamenti della nuova giunta regionale calabrese, sono sufficienti a dimostrare che le cose non vanno e che non basta vincere le elezioni per cambiare metodi di governo consolidati.

La disoccupazione. Corrisponde davvero alle statistiche dell’Istat e  ci sono file di disoccupati che vogliono lavorare? Un mio amico che ha una piccola azienda a Napoli e costruisce ambulanze personalizzate, due anni fa non trovava operai adatti alla sua azienda. “I ragazzi io li pago rispettando le leggi ma non ne trovo perché nella zona in cui vivo preferiscono saltare su una moto di grossa cilindrata pagata con i soldi della camorra”. Questo mi diceva e votava a sinistra. Sempre a Napoli in campagna elettorale un signore ci ha avvicinati e si è messo a disposizione. Gli ho chiesto cosa faceva e senza esitare ha risposto: "Di professione faccio il disoccupato, se vuole le organizzo, a pagamento, una manifestazione di disoccupati”. Solo provocazioni? Può darsi.  In Calabria il fico, che è il frutto migliore che io conosca e gradito in tutto il mondo, non lo raccolgono e le cedraie sono state distrutte dal cemento; trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un imbianchino è un problema. Naturalmente, quando si trova si paga in nero. Di episodi come questi potrei raccontarne centinaia. Ma naturalmente non fanno testo. Vendola ha portato un dossier in procura riguardante i raccomandati assunti in Regione, ma in precedenza aveva lanciato l’allarme sulla illegalità diffusa in tutta la Puglia. A Napoli, governata dalla sinistra dagli anni 70, lo smaltimento dei rifiuti è in mano alla camorra. Anzi, la città è ostaggio della camorra e della criminalità giovanile, tanto che l’Espresso in copertina ha titolato: "Napoli addio!”. Il sindaco Iervolino giustifica se stessa e l’amministrazione, ma non fa autocritica e non dà risposte convincenti. Come al solito, se la prende con la disoccupazione. In Calabria il fatturato della ndrangheta è di 35 miliardi di Euro (70 mila miliardi di vecchie lire) e supera il PIL ( Attilio Bolzoni- Repubblica .it). Il fatturato complessivo delle mafie nel mezzogiorno è di 100 miliardi di Euro e i patrimoni consolidati valgono 1000 miliardi di Euro (2 milioni di miliardi di vecchie lire) e cioè due terzi del debito pubblico. I dati sono riportati nel Topino Intrappolato e ripresi da Confcommercio ed Economy. Nella relazione 2003 del Presidente della Commissione Antimafia, Centaro, si legge che la DIA, in appendice alla seconda relazione trimestrale del 1993 scrive :”la densità criminale della Calabria, ove si operi un raffronto tra affiliati ai clan e popolazione, è del 27 per cento. Nelle altre regioni, il rapporto è rispettivamente del 12 per cento in Campania, del 10 per cento in Sicilia e del 2 per cento in Puglia”. Considerata la popolazione complessiva delle quattro regioni, secondo la DIA, gli affiliati sarebbero un milione e ottocentomila. Balle? Forse. Ma la relazione è stata approvata dalla commissione antimafia del Parlamento italiano. In queste condizioni due cose sono certe: nel Sud scorre una massa enorme di denaro sporco della quale beneficiano centinaia di migliaia di famiglie e per questa ragione non c’è fame e molti giovani allo studio e al lavoro di tornitore, preferiscono l’ingaggio della criminalità. Sempre per le stesse ragioni non solo gli imprenditori di altri paesi e di altre regioni non vanno al Sud, ma gli stessi imprenditori meridionali, esclusi quelli che hanno la stoffa degli eroi, abbandonano e vanno altrove. Sempre per le stesse ragioni secondo una ricerca del Censis che ha intervistato 760 imprenditori “ il potere criminale rischia di ridurre il mercato e la concorrenza a un semplice simulacro, sviluppando imprese prestanome utilizzate semplicemente per riciclare denaro sporco”. Sempre, secondo  il Censis, il controllo del territorio da parte delle mafie stronca lo sviluppo e senza questo controllo la Calabria avrebbe lo stesso reddito della Lombardia. Alle stesse conclusioni perviene una ricerca Eurispes.

Sempre per le stesse ragioni negli anni 90 alcuni studiosi di entrambi gli schieramenti come Brunetta, Amato, Monti e prima di loro, Giustino Fortunato e Guido Dorso, hanno sostenuto che la “via finanziaria e fiscale” non risolve il problemi del Sud. Anzi, rischia di aggravarli.

Anche io ne sono convinto e non da oggi e so per esperienza personale che sostenerlo in pubblico è difficile e rischioso. Per queste ragioni la soluzione del problema è più difficile, ma più entusiasmante. Più difficile perché non ci sono soldi. Più entusiasmante perché l’impegno eccezionale, ma ordinario e di lunga durata, va speso nella scuola, nella legalità, nella riforma morale delle coscienze e della società meridionale. Con una pregiudiziale irrinunciabile: fornire esempi e comportamenti inattaccabili.

 

                                                               Elio Veltri

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line