Democrazia e Legalità

Torna alla home                                                                                                                                            


La manifestazione di Firenze e i pirati di Olmi

di Elio Veltri

Berlusconi ha invitato i partiti di governo e i cittadini a partecipare alla manifestazione promossa dai sindacati contro il terrorismo e ha motivato la sua iniziativa con queste semplici parole: «Il terrorismo non distingue, perché dovremmo farlo noi?». Padellaro ha scritto che bisogna partecipare e che semmai è il capo del governo a dovere giustificare le sue tante contraddizioni. Non voglio neanche introdurre un piccolo bastone fra le ruote, ricordando che la credibilità di un’iniziativa politica, dipende in larga misura da quella di chi la promuove. Perciò, fin qui tutto bene e aggiungo che non partecipando si dice no ai sindacati e non a Berlusconi. Però vorrei andare un po’ oltre, anche per evitare che la mossa a sorpresa di Berlusconi, suggerita da Ferrara, il quale ha anche scritto cosa dovrebbe fare Olga D’Antona, si risolvesse in un vantaggio politico per il capo del Governo e in nessun beneficio per il Paese.

La7, subito dopo gli arresti dei brigatisti e presunti tali, ha intervistato, tra gli altri, il professor Ichino, giuslavorista e opinionista moderato del Corriere della Sera, al quale è stato chiesto come mai frange di terroristi resistono solo in Italia. Ichino non ha fornito motivazioni sociologiche e non ha parlato di album di famiglia. Ha detto, ed è stato l’unico a dirlo, che in Italia ricompaiono periodicamente frange terroriste perché l’illegalità è più diffusa che negli altri paesi europei. Una constatazione elementare che viene ignorata e sostituita da motivazioni complesse e spesso giustificazioniste. La legalità non è divisibile e la sua violazione in tutti i settori della vita pubblica favorisce iniziative illegali e criminali. Non è certo un caso che, oltre al terrorismo, anche la mafia e le mafie segnano una differenza marcata tra il nostro e gli altri Paesi europei. Berlusconi dice che il terrorismo non distingue ed è vero sia pure con la precisazione che riguarda i riformisti più illuminati, bersaglio privilegiato dei terroristi.

La mafia, invece, distingue, eccome! Uccide i servitori dello Stato integerrimi, i politici che la contrastano davvero, gli imprenditori che rifiutano ogni tipo di sopruso, i mafiosi, anche se politici che non mantengono i patti. Se poi guardiamo alle conseguenze dell’attività della mafia, anche a ragione della vita secolare dell’organizzazione, esse sono ancora più gravi di quelle prodotte dal terrorismo: un numero di vittime maggiore, l’inquinamento e l’inefficienza della pubblica amministrazione, corruzione diffusa, l’ostacolo insormontabile allo sviluppo economico, l’impedimento all’esercizio della democrazia, il condizionamento dell’attività delle istituzioni.

Stando così le cose, l’adesione alla manifestazione di Firenze, è credibile e utile se la legalità costituisce l’obiettivo prioritario di tutta la classe dirigente del Paese: il valore condiviso senza se e senza ma. Se non diventa popolare solo quando ci sono i morti ma viene considerato il problema più serio sul quale vale la pena di impegnarsi e scendere in piazza per dare un segnale nuovo a tutti coloro che pensano di poterla fare franca. Questo è possibile senza condoni, leggi ad personam, delegittimazione della magistratura, della quale devono essere rispettate e custodite, nell’interesse generale, l’autonomia e l’indipendenza. Infatti non è credibile che i magistrati vengano considerati stimabili solo se arrestano terroristi e rapinatori, mentre diventano nemici del popolo da rinchiudere nelle cliniche per malattie mentali se si occupano dei delitti dei potenti e dei politici.

Nell’ultimo film di Olmi, favola straordinaria sul buonsenso della scelta della pace in contrapposizione alla guerra, la piratessa protagonista riconosce che i pirati sono assassini che hanno violato la legge e quindi vanno puniti, ma aggiunge che i detentori del potere fanno le leggi a loro uso e consumo e decidono le punizioni in base ad una falsa legalità. Chissà che il film non abbia qualche rapporto con l’attualità del nostro Paese.

 

a cura dello staff tecnico democrazialegalita.it