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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

 

Fiorani e gli altri

Di Elio Veltri

 Fiorani parla e gli sviluppi delle inchieste sulle scalate sono imprevedibili. Dopo i crac Parmalat, Cirio e gli altri minori, preceduti da quelli del banco Ambrosiano di Calvi e della Banca Privata di Sindona, il capitalismo finanziario italiano si conferma una specie di fogna a cielo coperto, nella quale nuotano, come pirana, speculatori, scalatori senza patria e senza scrupoli, mediatori che fanno la spola tra la finanza sporca e quella pulita, migliaia di professionisti, che insieme si arricchiscono in un baleno, succhiando i risparmi di milioni di risparmiatori.

Questa fogna è stata protetta di volta in volta dalle istituzioni di vigilanza, ma anche dai governi che si sono succeduti e da una parte del mondo politico. Le scalate alle Banche e al Corriere sono state inventate e promosse dalle stesse persone che in passato hanno già fatto affari nella Hopa di Gnutti, hanno scalato la Telecom dei “ capitani coraggiosi”, usando gli stessi metodi. Per cui, non esiste una scalata Antonveneta maledetta e criminale e una BNL da sostenere e santificare. Non a caso tutti i protagonisti sono indagati dalle procure di Milano e di Roma.

Con ciò non voglio mettere sullo stesso piano Fiorani che ha trafugato oltre 200 milioni di euro all’estero e Consorte e Sacchetti, che con molti passaggi, che ricordano i prestanome di Berlusconi, hanno guadagnato alcuni miliardi di vecchie lire, cifre davvero impensabili per i poveri mortali. Consorte, d’altronde, non ha attenuanti nella scelta dei compagni di viaggio che conosceva bene e sapeva essere pessimi.

Se i mezzi sono sporchi, diceva Paolo Sylos Labini, che non condivideva il machiavellismo d’accatto, lo sono anche i fini. E nei mesi scorsi aveva ammonito Fassino, invitandolo a occuparsi dei problemi del paese e di lasciar perdere le scalate. In tutta questa vicenda la commistione tra politica e affari, infatti, ha mostrato tutta la sua pericolosità politica e ha messo in evidenza una seria questione morale anche nel centro sinistra. Le inchieste della magistratura colmano un enorme vuoto politico e istituzionale, tutelano il principio di legalità e per questo, appena si conosceranno i nomi dei protettori politici, i magistrati rischiano, come sempre la canea denigratrice.

La maggioranza dell’informazione e dei politici, esorcizza una mani Pulite 2. Io non so se ci sarà sul versante giudiziario. Sono convinto, però, che quanto sta emergendo è molto più grave della tangentopoli della Prima Repubblica. Per rendersene conto è sufficiente riflettere sulle difficoltà per rimuovere il governatore della Banca d’Italia, sugli enormi arricchimenti personali e di gruppo, sul numero dei risparmiatori truffati. Finora non si sono viste né volontà di porvi rimedio, né proposte di riforme serie, che tale assolutamente non è la legge sul risparmio all’esame della Camera. Altro che Sarbanes- Oxeley evocata da esponenti di primo piano dei due schieramenti a ridosso dei crac Parmalat e Cirio!. Eppure, il centro sinistra avrebbe tutto l’interesse a volgere lo sguardo al nostro capitalismo finanziario proponendo riforme radicali, come ha detto Prodi. Mi riferisco alle regole riguardanti le società quotate in borsa e al divieto di operare nei paradisi fiscali con società off-shore; al divieto di nominare e pagare i sindaci e le società di certificazione dei bilanci, accollandone l’onere ad un apposito fondo nazionale esterno alle società; all’obbligo di eliminare i conflitti di interesse degli amministratori, compresi quelli delle società di revisione; all’obbligo di fornire  informazioni comprensibili e trasparenti agli organi di controllo a ai risparmiatori; alla riforma delle società di certificazione dei bilanci. Alla “ ripenalizzazione” del reato di falso in bilancio e affini e a pene rigorose come in America; alla confisca dei beni dei raider che falsificano titoli immessi sul mercato; a nuovi a maggiori poteri alla Consob, analoghi a quelli della SEC americana. Pregiudiziale , però, è l’azzeramento di ogni commistione tra politica e affari in base a quel Codice etico che non mi stancherò mai di ricordare.

dicembre2005

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line