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Il
riformismo e la signora Craxi
Di
Elio Veltri
Il
convegno organizzato dalla fondazione ItalianiEuropei sul tema:
“Riformismo socialista nell'Italia repubblicana”, è stato oscurato dalla
strage di Nassiriya, ma vale la pena di ritornarci sopra perché, se da
parte di Stefania Craxi vi è stata grande chiarezza, non altrettanto può
dirsi per gli organizzatori, D'Alema e Amato, anche relatori, insieme a
Fassino.
Protagonista e mattatrice del convegno
è stata Stefania Craxi, alla quale è stato riservato l'onore dell'ultimo
intervento. La signora Craxi ha spernacchiato Prodi, definendolo
“democristiano di lungo corso”, e per di più “integralista concorrente di
un vero progetto riformista e responsabile di avere ceduto proprietà
pubbliche a prezzi fallimentari”: esattamente le parole pronunciate da
Berlusconi davanti ai giudici di Milano. Stefania ha dato la linea, come
si diceva una volta, e ha posto le sue condizioni:
“I rapporti a sinistra ricominceranno a
camminare quando avrò sentito delle parole di verità sulla storia di
Bettino Craxi e qui, oggi, ne ho sentite pochine”. Ora, se il suo
intervento non fa una grinza perché ha assunto il compito, non facile, di
restituire l'onore al padre e tutti sappiamo quanto, soprattutto le
figlie femmine che amano il padre, siano capaci di fare quando sposano
una causa che ritengono giusta, il comportamento della Fondazione e di
chi la rappresenta risulta incomprensibile.
In un convegno sul riformismo
socialista il ruolo più importante è stato riservato alla signora Craxi
che non è né uno storico del socialismo né un filosofo della politica, ma
una brava realizzatrice di format televisivi come il Grande Fratello;
Non si capisce come abbia potuto
mettere paletti che somigliano a veti sui rapporti a sinistra (quale
sinistra?) dal momento che lei non rappresenta alcun partito o movimento
e il partito di Bobo Craxi, pur stando nel centro destra, non raggiunge
l'1% dei voti, il che significa che gli elettori craxiani stanno con
Berlusconi e non con i fratelli Craxi;
È incomprensibile e censurabile la scelta di avere
invitato solo socialisti che hanno avuto problemi seri con la giustizia,
riportando condanne esecutive, mentre sono stati ignorati fior di
socialisti, usciti dal partito di Craxi in tempi non sospetti, come il
gruppo del comitato centrale cacciato, manu militari, nel 1981 o rimasti
nel partito con dignità e mai sfiorati da sospetti riguardanti i loro
comportamenti.
Da quanto sta accadendo viene il dubbio
che per discutere con i socialisti è necessario trovare quelli che
vogliono dialogare con Berlusconi o hanno già scelto di stare con lui,
ritengono che Mani Pulite sia stato un complotto con violenza giudiziaria
per eliminare dalla scena Craxi e i suoi amici e che con la corruzione si
possa convivere.
Io non so quanto danno in termini
elettorali possano provocare al centro sinistra iniziative come quella
promossa dalla fondazione di D'Alema e Amato. Ma sono sicuro che ne
provocano, a cominciare dai sospetti che possono far nascere in Prodi, e
non portano alcun vantaggio. Infine, l'esortazione di Gianni De Michelis
ad Amato perché apra bocca una volta per tutte e dica a voce alta che i
socialisti non erano ladri ma galantuomini, mal si concilia con il
patteggiamento della pena per corruzione di Gianni de Michelis.
Anche se viviamo nell'Italia di
Berlusconi, forse sarebbe meglio non strafare.
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