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Meglio convincere gli italiani…
Di Elio
Veltri
Giampaolo Pansa, nel
Bestiario (13, 22, 24
Agosto), insiste nell' invito al popolo dei movimenti di evitare
illusioni sulla possibilità che le manifestazioni di piazza possano, da
sole, produrre cambiamenti nella strategia del governo Berlusconi.
Intanto le manifestazioni fanno bene all'opposizione che ogni tanto (vedi
accordo sul finanziamento ai partiti) perde la bussola e poi si
intravedono novità, sia pure allo stato nascente.
Nel mese di Agosto, e
non solo sull'Unità, alcuni interventi hanno richiamato l'attenzione sui
rapporti tra i movimenti e i partiti del centro sinistra con riferimento
alla qualità e all'efficacia dell'opposizione, alla possibilità e
legittimità di dare una spallata per far cadere il governo, al «Nuovo
Ulivo», al modo in cui costruirlo e ai soggetti che dovrebbero
partecipare all’impresa. Purtroppo, mancando una sede di discussione
comune, nella quale sia possibile approfondire le proposte e le idee per
una sintesi, spesso gli interventi rimangono contributi personali che
annegano nel mare del dibattito politico.
Cofferati (Corriere 5 Agosto),
in una intervista, lasciata cadere troppo frettolosamente, ha disegnato
un itinerario per la costruzione del «Nuovo Ulivo», che contiene novità
nel metodo e nei contenuti e punta decisamente sulla responsabilità
congiunta dei partiti e dei movimenti e sul contributo di entrambi.
Opportunamente, il leader della Cgil prende le mosse dal sistema
istituzionale e dalla necessità di consolidare l'assetto maggioritario e
bipolare, tutt'altro che scontato, dal momento che «c'è un ritorno di
voglia di proporzionale e che parte non piccola della rappresentanza
politica vive nel sistema maggioritario comportandosi però come se ci
fosse ancora il proporzionale, pensando che questa sia solo una fase di
transizione».
La premessa sull'assetto
istituzionale introduce il punto successivo sulla centralità e sui
contenuti del Progetto, dal momento che solo in un sistema bipolare,
attraverso il Progetto, le alternative sui contenuti diventano chiare e
le mediazioni al ribasso o, peggio, gli inciuci, hanno poco spazio.
Cofferati propone di affidarne la scrittura ad un gruppo di «saggi»
riconoscibili per storia personale, cultura politica e competenza.
Avendo il Progetto, poi, sarà
più agevole scegliere la leadership della coalizione. Quanto ai soggetti
protagonisti, dovrebbero partecipare, con pari dignità, i partiti e i
movimenti della società civile, perché in questo modo si «determina
un'occasione straordinaria che la politica non deve perdere». La
coalizione diventa ancora una volta centrale ed è l'unica che può
vincere, come è già avvenuto nel 1996, dal momento che è produttrice di
un forte valore aggiunto. Essa, è più di un'alleanza elettorale
costituita dalla somma dei partiti ed è meno di un superpartito o di un
partito unico, messo insieme artificiosamente. In ogni caso, però,
costituisce un soggetto politico che si da regole certe che tutti sono
tenuti a rispettare e che permettono di farne prevalere gli interessi
complessivi rispetto agli interessi dei singoli partiti.
Il percorso indicato da
Cofferati porta inevitabilmente alla Costituente dell'Ulivo che ne segna
la fase conclusiva e istituzionale. Naturalmente, il percorso può anche
essere invertito, partendo dalla Costituente, della quale vanno definiti
i soggetti partecipanti (partiti,movimenti e associazioni) e le regole e
che ha il compito di nominare i «saggi» incaricati di scrivere il
Progetto-Programma e di eleggere il Leader, a conclusione del percorso.
Fino a poco tempo fa sembrava che i partiti di centro sinistra fossero
d'accordo, almeno nelle linee generali, con una ipotesi di lavoro che
coinvolgesse anche movimenti e associazioni nella convocazione e nel
lavoro della Costituente. Era stato molto chiaro in alcune occasioni
pubbliche Vannino Chiti il quale non parlava certo a titolo personale,
sottolineando la necessità che anche i movimenti facessero la loro parte
per rimuovere resistenze esistenti nei partiti del centro sinistra.
C'è da augurarsi che non si
manifestino ripensamenti e che l'iniziativa venga avviata in tempi brevi
perché possa dare i primi frutti nelle elezioni europee del 2004. Una
operazione politica cosi partecipata, scongiurerebbe i rischi
«movimentisti» che teme Pansa e avrebbe molteplici effetti positivi:
migliorerebbe la qualità dell'opposizione politica e parlamentare
saldandola con le iniziative della società civile; favorirebbe la
penetrazione delle proposte nel paese anche in carenza di mezzi di
comunicazione; apporterebbe nuove energie ai partiti. I movimenti, che
finora hanno impegnato il meglio delle loro energie nell'opposizione a
Berlusconi e indirettamente hanno favorito l'impegno dell'opposizione,
dovrebbero farsi carico dell'iniziativa e della proposta politica, per
evitare di pencolare tra il salutare, ma non più sufficiente «vadano a
casa» di Moretti riferito alla classe dirigente del centro sinistra e il
«la politica la facciano i partiti». In queste condizioni, infatti,
partiti e movimenti vanno per la propria strada, con il rischio di
percorrere strade parallele destinate a non incontrarsi.
Una ultima annotazione merita
l'articolo di Sansonetti dal titolo: «Ma è reato far cadere il governo?»,
che riprende
una proposta di Asor Rosa
sulla opportunità di dare una spallata al governo per decretarne la fine.
Giustamente Sansonetti afferma che nelle democrazie parlamentari è del
tutto fisiologico che le opposizioni facciano cadere i governi che
ritengono dannosi per il paese e ricorda gli strumenti istituzionali che
si possono utilizzare. Nel caso specifico il problema è di possibilità
concreta e di opportunità politica. La maggioranza che ha vinto le
elezioni è molto larga e nessuno al suo interno ha intenzione di votare
una mozione di sfiducia. Pertanto, a mio parere, non esiste alcuna
possibilità concreta. Ma c'è anche un problema di opportunità politica.
Moltissimi italiani ricordano il 1994 e hanno votato Berlusconi per
sperimentarne le capacità di governo e la volontà di cambiare. Se
l'opposizione in qualche modo partecipasse ad una spallata molti
direbbero che si fa di tutto per evitare che il Cavaliere governi.
Perciò, meglio seguire il corso naturale delle vicende politiche e
istituzionali e convincere gli italiani che Berlusconi è davvero dannoso.
27/08/2002
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