Democrazia e Legalità

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Ostellino non provoca: propone

di Elio Veltri

Marco Travaglio ha commentato su questo giornale, con un po’ di ironia la proposta di Piero Ostellino riguardante il lato buono della mafia e l’utilizzo degli ingenti capitali (sporchi) accumulati, per favorire lo sviluppo del paese. L’autore della proposta non è uno qualsiasi. E’ stato direttore del Corriere e ne è autorevole opinionista. Perciò, anche se ha definito la sua una “provocazione” bisogna fargli sapere che non abbiamo alcuna intenzione di considerarla tale per il fatto che, come dice il proverbio, con i santi non si scherza. Per la verità, Ostellino, essendo stato preceduto da Lunardi non ha il copiright.  Ma bisogna prendere atto che con l’intervento di Ostellino, la genericità della proposta Lunardi, cede il passo a un programma di interventi operativi, precisati anche nelle modalità di attuazione. L’obiettivo è chiaro: trattare con la mafia, perché utilizzi e investa l’enorme quantità di denaro sporco guadagnato, in modo da ripulirlo, creando ricchezza e occupazione, della quale c’è tanto bisogno.

 

Acuto il nostro ex direttore: peccato davvero che nessuno di noi ci abbia pensato prima e che, soprattutto, non ci abbiano pensato i magistrati, i poliziotti, gli imprenditori assassinati dalla mafia, per dei malintesi, tutto sommato, che si sarebbero potuti evitare. D'altronde, se in passato era più difficile trattare perché i corleonesi guidati da Riina erano stragisti e sanguinari, ora è molto più facile perché Provenzano è un sincero “”entrista”, al governo siedono persone di buona volontà, i magistrati più irriducibili, pace all’anima loro, sono stati eliminati, gli opinion maker, come Ostellino, Ferrara e tanti altri, non mancano.

 

 Forse è per questa ragione che l’opinione pubblica, i familiari delle vittime e anche esponenti autorevoli di alcuni partiti, hanno mutato atteggiamento e hanno compreso il problema. Il salto di qualità è evidente: Lunardi fu subissato di critiche e subì anche qualche insulto, mentre Ostellino, se si esclude il solito Travaglio e la solita Unità, non ha dovuto registrare dissensi. E’ vero, potrebbe esserci la reazione di qualche familiare delle vittime come quella della vedova di Libero Grassi che fu molto dura con Lunardi, ma c’è da sperare in un ravvedimento, in una riflessione ponderata. Il tempo, si sa, è un grande medico e anche i familiari delle vittime si faranno una ragione della nuova strategia nell’interesse del paese. D'altronde, i loro cari non si sono forse sacrificati per questo paese e per questo Stato? Qualche ostacolo però, è inutile negarlo, esiste, ed è bene non sottovalutarlo, soprattutto perché, se dovesse cambiare governo, le cose potrebbero complicarsi. Ritornerebbero i soliti professionisti dell’antimafia e sappiamo che con loro è difficile ragionare perché sono prigionieri delle loro idee fisse e non riescono ad analizzare la nuova realtà con la freddezza e il distacco necessari.

 

Un primo intoppo è di natura legislativa: forse Ostellino, abituato a scrivere di grandi problemi, non conosce i dettagli della legislazione antimafia, ma bisogna tenerne conto. Nei nostri codici sono previsti i reati di riciclaggio di denaro sporco e di associazione mafiosa ed è evidente che per attuare la strategia del grande giornalista è necessario abrogarli. In questo Parlamento esistono tutte le condizioni per farlo, anzi, non si capisce perché Tremonti, al posto dei condoni, non abbia pensato a misure integrative di quella del rientro dei capitali illeciti, con l’obiettivo di immettere nel circuito produttivo del paese migliaia di miliardi di euro, provenienti dal traffico di droga al fine di ridurre il debito, costruire le grandi opere e diminuire le tasse.

 

C’è poi il problema del sequestro e della confisca dei beni dei mafiosi che non si risolve se non si azzera tutta la legislazione antimafia. Quindi, nelle more dell’abrogazione delle leggi, non si può procedere, e noi sappiamo che il governo ha un disperato bisogno di soldi ad horas. Se viene un mafioso e ti offre un miliardo di euro da investire, non puoi prenderli, perché con le leggi in vigore glieli devi sequestrare e quello  si arrabbia. Inoltre, se chiede come contropartita l’uscita dal carcere, non lo puoi accontentare, sempre a causa delle maledette leggi volute dai professionisti dell’antimafia, ma votate, spesso, in passato, da uno schieramento trasversale. Esistono poi altri problemi riguardanti il rapporto tra economia e criminalità. E’ dimostrato, anche dal CENSIS,  che il controllo del territorio da parte della criminalità allarma gli imprenditori non mafiosi e scoraggia gli investimenti.

 

Inoltre, gli imprenditori onesti soccombono perché mentre i mafiosi hanno denaro fresco, loro devono farselo prestare dalle banche pagando gli interessi. A questo si aggiunge che non possono utilizzare manodopera in nero che i mafiosi reclutano facilmente e impongono, pagandola molto meno. Infine, gli imprenditori onesti rischiano scioperi nelle loro aziende,  mentre in quelle mafiose nessuno si permette di nominare nemmeno la parola sciopero e i sindacati non esistono. Però, se restano sul mercato solo imprenditori mafiosi, perché gli altri si ritirano o falliscono, è difficile che la ricchezza nazionale possa crescere e con essa l’occupazione. A questo si aggiunge che gli altri paesi dell’Unione Europea guarderebbero all’Italia con diffidenza. Perciò è necessario integrare le due economie, sana e criminale, sperando che gli imprenditori non mafiosi resistano e sopravvivano. La strategia di Ostellino, nel sistema dell’economia globalizzata, innova e potrebbe essere risolutiva. Ma i tempi di attuazione non sono brevi e gli ostacoli esistono. E poi, è necessario cambiare il costume e la mentalità. Per esempio, oggi Siino al ministero dei  lavori pubblici e Provenzano a quello dell’interno, sarebbero rifiutati. Domani, no.

 

Ostellino insista e chieda al direttore del Corriere, il quale sembra un po’ refrattario, di dargli tutto lo spazio necessario per orientare la pubblica opinione nel senso da lui desiderato . Come si vede, il richiamo continuo alla necessità di collaborare e mediare produce i suoi effetti. Mediando mediando si fa ogni giorno un passettino avanti e si arriva alla mafia.  Proprio come ha fatto Ostellino, il quale, forse per pudore, ha preferito presentare una grande strategia dello sviluppo come una provocazione. Ma noi, che non siamo comunisti, abbiamo capito e lo incoraggiamo ad andare avanti.

p.s. il reato di concorso esterno, che tanto preoccupa Ostellino, con l’abrogazione delle leggi antimafia, si cancella automaticamente.

 

 

a cura dello staff tecnico democrazialegalita.it