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Il decretone ed il condono
edilizio
di Elio
Veltri
Dopo l’approvazione del Decretone contenente il condono edilizio,
Giovanna Melandri e Domenico Fisichella, ex ministri dei beni culturali,
hanno criticato l’istituto del silenzio-assenso previsto dalla legge
approvata, denunciandone i rischi per la svendita del patrimonio culturale
dello stato e hanno chiesto al ministro Urbani, con argomenti sensati e
toni civilissimi, di abrogare il provvedimento in sede di votazione della
finanziaria e di trasformare in legge “il regolamento 238 del 2000
che individua tre categorie di beni: inalienabili (monumenti, beni
archeologici ecc), alienabili, a condizione che il privato li recuperi e li
apra al pubblico e alienabili in virtù dello scarso valore storico-
artistico”. Urbani ( Corriere della sera del 3 Dicembre) replica con
un’arroganza e una supponenza degne del peggior berlusconismo,
trattando gli ex ministri come straccioni e analfabeti e rivendicando al
governo di cui fa parte, e nel quale Fisichella si era rifiutato di entrare,
il merito di essere stato il più attivo del decennio nella difesa
dell’ambiente e del patrimonio storico e artistico del Bel paese.
Saranno gli interessati, mi auguro, a rispondere, ma bisogna dire che il
ministro Urbani ha una bella faccia di tolla, dal momento che un testo di
condono peggiore di quello approvato non potevano inventarselo. Altro che
politica di tutela! Berlusconi conferma il suo primato mondiale: in tre
anni di attività ( 1994 e 2001) i suoi governi hanno approvato oltre 15
condoni, tra i quali due edilizi. Da non trascurare la periodicità di
questi ultimi: essi arrivano, come
una maledizione, puntuali, ogni 9 anni (Craxi, 1985; Berlusconi,
1994 e Berlusconi, 2003) e
contribuiscono all’abbrutimento del Bel Paese.
Condono, da condonare,
significa concedere in dono, “ liberare da una pena, esonerare da un
obbligo” ( Devoto- Oli). Esso costituisce la versione secolarizzata dell’indulgenza plenaria che in
cambio di denari rimetteva innanzi a Dio la pena temporale dovuta per i peccati
e che scatenò l’ ira del Prof
Martin Lutero, il quale nel pomeriggio del 31 Ottobre 1517 affisse
le 95 proposizioni sull’entrata della chiesa di Ognissanti del
castello di Wittenberg, dando il via
alla Riforma. Ma condono
somiglia tanto anche a tangente: tu Stato mi permetti di violare la
legge e io cittadino ti pago. Se si può fare una graduatoria degli
sconfitti, subito dopo il Bel paese, vengono proprio i ministri Urbani e
Matteoli e basta leggere le loro dichiarazioni “ prima” e
“ dopo”l’approvazione della legge, per rendersene conto.
E non solo perché i contenuti del condono le smentiscono, quanto per
l’assoluta incapacità di incidere nella fase di elaborazione del
provvedimento e in quella dell’approvazione. Ha deciso tutto Tremonti
e loro hanno letto le notizie sui giornali.
Il condono è immorale, dannoso,
criminogeno.
Immorale perché,
come tutte le leggi di questo governo, non premia mai le persone per bene,
che fanno il loro dovere di cittadini e osservano le leggi, ma premia
sempre coloro che violano la legalità e fanno i furbi. Ha ragione Benigni,
applaudito persino da Casini, di fronte agli italo-americani della
Niaf:” IN Italia solo l’ora è rimasta legale”.
D’altronde, la filosofia di questa allegra compagnia che ci governa è
chiara e se volessimo rappresentarla visivamente dovremmo far ricorso al
dipinto sugli effetti del malgoverno di Ambrogio Lorenzetti del palazzo
Pubblico di Siena. Purtroppo, come
scrive l’Unità nel titolo di un’intervista di Camilleri, oggi
comandano i Signori dell’illegalità. Ma il condono è immorale anche
perchè spinge allo scaricabarile delle responsabilità nella pubblica
amministrazione. Come si può definire diversamente il silenzio assenso
previsto per la svendita del patrimonio culturale e architettonico del paese?
Se un sovrintendente fa lo gnorri, ipotesi che Urbani non prende in
considerazione, e non vuole assumersi responsabilità, è sufficiente che
faccia passare i 120 giorni,
previsti dal nuovo testo, e il bene, che può essere un pezzo pregiato del
nostro patrimonio, un gioiello di famiglia, viene silenziosamente venduto.
Dannoso perché produce illegalità, fa danni
all’ambiente e al territorio, alimenta i debiti della finanza
pubblica. Gian Antonio Stella sul Corriere ha scritto che dal 1994 al 2002
“ sarebbero stati costruiti almeno 362.676 edifici abusivi dalla
superficie media di 138 metri quadrati: come un condominio largo venti
metri, alto quindici e lungo 502 chilometri per un valore stimato di 23
miliardi di euro pari a 45 mila miliardi di vecchie lire”, con una
evasione totale di tasse, contributi, oneri di urbanizzazione e quanto
altro. Un danno enorme per le casse dello Stato e per quelle dei comuni, i
quali, una volta condonati gli edifici, devono costruire tutti i servizi(
urbanizzazioni primarie e secondarie) e cioè strade, fogne, illuminazione,
gas, acqua, asili nido, scuole di infanzia, centri sociali ecc.
Criminogeno perché induce altra illegalità e
criminalità. In molte città del mezzogiorno ( esemplare il caso di Isola
Capo Rizzato in Calabria) lo Stato non esiste, le tasse vengono evase, il
lavoro nero è la regola, l’abusivismo, il più delle volte, è
organizzato alla grande su aree demaniali, che solo la criminalità ha la
possibilità di occupare e di gestire, per cui l’illegalità si salda
alla criminalità. Non dimentico che il procuratore antimafia di Catanzaro,
in un incontro con la commissione antimafia a Crotone, affermò che di 600
ordini di demolizione, non riuscirono ad eseguirne neanche uno. Il condono
che viene proposto è peggiore dei precedenti perché mette in vendita il
paese. Esso,viene esteso anche alle costruzioni residenziali nuove, purchè
non eccedenti 3000 metri cubi: uno si costruisce una villona, alla
Berlusconi, di 1000 metri o dieci appartamenti di 100 metri e viene condonato.
E questo nelle intenzioni di Urbani e Matteoli doveva essere il condono
delle verande! Alla fine tutti i frondisti della maggioranza si sono arresi
a Tremonti che ha deciso in nome della
necessità di fare cassa, santificata anche da Urbani.
Ma poi, è’ vero che lo Stato farà cassa? La somma che lo
Stato prevede di incassare, 3 miliardi di euro, è del tutto aleatoria e lo
ha confermato anche il ministro Matteoli al Corriere, affermando che più di un terzo dell’incasso viene
speso per riscuotere il condono. Inoltre
l’esperienza dice che la gente che chiede il condono non paga.
Stando alle cifre fornite da Sole 24 Ore, per condonare una casa abusiva di
120 metri quadrati in un comune con più di 300 mila abitanti occorrono
34560 euro; se la casa è in un comune più piccolo( tra 100 mila e 200 mila
abitanti) bisogna pagare 30780 euro e cosi via. Se poi la Regione applica
le maggiorazioni previste sia per l’oblazione che per gli oneri della
concessione le cifre possono raddoppiare. Ora, la maggiore percentuale di
abusivismo è nelle regioni del sud, dove l’esperienza dice che
ottenuta la sanatoria, la gente non paga più e tanto meno quelle cifre. Il
che significa che le previsioni di incasso sono del tutto aleatorie.
Allora, c’è da chiedersi perché il governo ha deciso, pur registrando
dissensi tra i ministri, nella maggioranza, con la Confindustria, con i
costruttori, con i sindacati, con i sindaci e i presidenti delle regioni.
La risposta è semplice: al governo
interessano soprattutto i voti degli abusivi e dell’ambiente illegale
e malavitoso che li circonda e sa bene che col condono non si riduce il
debito pubblico.
La controprova è data
da due cifre: 20% e 0,97% che
rappresentano la percentuale delle pratiche dei condoni precedenti andate
in porto e la percentuale di case demolite, nelle regioni a più alto tasso
di abusivismo. Con questo governo violare la legge è festa continua.
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