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Ancora tangenti? Non c’è de stupirsi

Di Elio Veltri

L’ imprenditore milanese Nohui titolare della Ilat Spa, lavanderie industriali, arrestato nell'ambito di una inchiesta della Procura di Milano negli ospedali milanesi e lombardi ha detto: «Troppe tangenti. Regalo l'azienda per zero euro, purché la Regione salvi i posti di lavoro che fanno vivere trecento famiglie». Altri imprenditori arrestati hanno detto che per lavorare erano costretti a pagare puntualmente ogni mese i funzionari corrotti. Sarà la magistratura a verifìcare se davvero sono stati costretti, perché in tal caso il reato è di concussione, il che è verosimile dal momento che si tratta di piccole aziende. La corruzione dilaga ancora. E non c'è davvero da meravigliarsi. I governi che si sono succeduti e il Parlamento non hanno fatto nulla per approvare misure preventive anticorruzione. Anzi, hanno affossato la commissione speciale nominata nel 1996 e la magistratura milanese, responsabile della più grande inchiesta della storia sulla corruzione, è stata sottoposta al tiro al piccione, spesso incrociato.

I magistrati del Pool hanno subito iniziative a catena di delegittimazione, richieste di trasferimento ad altre sedi, denunce penali. Un caso per tutti (a parte Di Pietro), quello di Davigo: circa 30 denunce penali, naturalmente sempre archiviate. Mentre la magistratura è sottotiro, il governo lascia ai magistrati, messi in discussione e delegittimati, il compito di affrontare il problema, salvo intervenire e fare quadrato, quando nelle inchieste rimane impigliato qualche politico amico. La commissione speciale anticorruzione nella scorsa legislatura aveva predisposto dieci proposte di legge depositate presso la presidenza della Camera. Una di esse, firmata da 30 deputati di entrambi gli schieramenti, aveva per titolo: norme per la trasparenza del mercato pubblico (appalti di opere, acquisti di beni e servizi, incarichi, consulenze) e dei relativi contratti.

Se fosse diventata legge, avrebbe obbligato tutte le amministrazioni pubbliche a comunicare con un bollettino allegato alla Gazzetta Ufficiale, che in Francia funziona da sessant’anni, e via

internet, tutte le operazioni contrattuali e l'esito di ciascuna di esse. La commissione è stata sabotata e affossata con accanimento. In compenso, in questa legislatura, alla Camera, sono state depositate cinque proposte di legge e altre al Senato, per istituire una commissione di inchiesta su Tangentopoli. I primi firmatari sono: Soda (Ds); Boato (Verdi); Volonté (Ucd); Craxi (Gruppo misto); Cicchito (Forza Italia); Buemi (Sdi). La più chiara e provocatoria è quella presentata da Cicchito (ex socialista lombardiano) e da Saponara, che ha per titolo: «Istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull'uso politico della giustizia». Come si vede, la proposta va diritta al cuore del problema (perciò è chiara) e punta a processare la magistratura. Per i due deputati di Forza Italia la corruzione, la devastazione delle finanze pubbliche, l'accumulo del debito, il degrado della pubblica amministrazione,  non

hanno alcuna importanza. Nonostante, per fare due esempi, secondo l'economista Deaglio negli anni Novanta le tangenti si aggiravano sugli ottantamila miliardi di vecchie lire e secondo Tremonti il nostro era il Paese «più statizzato, più indebitato e più corrotto» tanto che il debito pubblico aveva prodotto la «democrazia del deficit» caratterizzate da un «enorme stock di crimini politici ed economici». Ma a Cicchito e Saponara la cosa non li riguarda. Loro vogliono sapere tutto sui comportamenti della magistratura per processarla e per assolvere i ladri e i manigoldi arrestati, processati e condannati, in quanto «vittime dell'uso politico della giustizia».

Le altre proposte hanno in comune l'obiettivo di conoscere i rapporti tra politica e affari prima del 1992 e cioè di Mani pulite. Gli autori ci riprovano come se non si conoscessero bene quei rapporti e non si sapesse che centinaia di persone si sono arricchite, hanno condotto e conducono un tenore di vita che le loro entrate legali non giustificano, posseggono grandi patrimoni in Italia e all'estero, non lasciati in eredità da zii d'America,    spendono,    violando    la    legge, I centinaia di milioni per essere eletti. Le proposte Buemi, Craxi, Volontè, Boato, anche se non sono esplicite come quella Cicchino e Saponara, alla fine della fiera, considerato il clima di scontro in atto, otterranno risultati simili.

Infatti, vogliono conoscere:

«i motivi che hanno impedito alla magistratura di reprimere gli illeciti prima del 1992» (Buemi e Boselli);

«le ragioni che hanno determinato eventuali incompletezze e lacune nell'azione della magistratura e degli organi ausiliari della stessa» (Craxi e Moroni);

 «se gli accertamenti da parte della magistratura abbiano interessato in maniera uniforme il territorio nazionale o si siano concentrati solo in alcune aree geografiche» (Volontè e Ciro Alfano);

«le ragioni che abbiano determinato eventuali incompletezze o lacune nell'azione della magistratura e degli organi ausiliari di essa» (Boato).

Tutte, esclusa la proposta Cicchito, chiedono che la commissione formuli proposte perché il fenomeno non si ripeta. Sembra il gioco delle tre carte.

1) Le proposte il Parlamento le ha bell'e pronte dalla scorsa legislatura. Pertanto, l'unico problema è se vuole approvarle o no;

2) Che la magistratura non abbia agito prima del 1992 è falso. A Milano, per restare nella sede di Mani Pulite, le inchieste degli anni 80, in contemporanea con un attacco forsennato del Psi all'istituto del pubblico ministero, in occasione della pubblicazione delle liste della P2 e

dell'arresto di Roberto Calvi, hanno riguardato la metropolitana milanese, i fondi neri dell'iri, le liste di Gelli, il conto protezione, i finanziamenti di Calvi al Psi. La verità è che le inchieste sono state avocate o spostate altrove e i parlamentari erano intoccabili perché l'immunità era totale. Quando Antonio Natali, inventore delle tangenti milanesi con rito ambrosiano, nel 1985 fu arrestato, ebbe la solidarietà dei partiti, comunisti compresi, fu subito trasferito all’infermeria del carcere di San Vittore, Craxi presidente del Consiglio andò a trovarlo manife-

standogli affetto e solidarietà, e nelle successive elezioni politiche fu eletto senatore.

Il Senato della Repubblica a larga maggioranza disse no alla richiesta della magistratura di processarlo. Prima del '92 la politica era onnipotente e imponeva le sue regole. I fatti dimostrano in maniera inequivocabile che l'oggetto delle proposte di legge è fuorviante e serve solo a sollevare polveroni.

Gli unici problemi seri dei quali una commissione di inchiesta dovrebbe occuparsi riguardano: il rapporto tra corruzione, finanziamenti illeciti ai partiti, spesa pubblica e debito pubblico, inquinamento della pubblica amministrazione, progettazione e costruzione di opere inutili, crisi dei partiti e della democrazia al loro interno. Ma di questi problemi, che hanno segnato la storia del paese e la vita delle famiglie, dei quali il paese porta ancora i segni (basta pensare al debito pubblico, all'inefficenza della pubblica amministrazione e alla carenza di infrastrutture moderne indispensabili) nessuno ha voglia di occuparsi seriamente, nonostante manchi una banca dati e nemmeno la Corte dei Conti si sia posto il problema di costruirla.

 

 

 

A cura dello staff tecnico democrazialegalita.it