|
PREVITI
CHIAMA BERLUSCONI RISPONDE
Elio
Veltri
A Milano il processo
unificato Imi-Sir e Lodo Mondadori è alle ultime battute. Nei prossimi
giorni i pubblici ministeri Boccassini e Colombo pronunceranno la loro
requisitoria, poi ci sarà lo stop per la sentenza in attesa
dell'approvazione della Legge Cirami, della decisione di Ciampi di firmare
o meno e del pronunciamento della Corte Costituzionale, che la maggioranza
del Polo vuole mettere di fronte al fatto compiuto del voto delle Camere.
Ho già scritto sui retroscena della Cirami, sugli interessi in gioco e
sulla necessità di bloccare i processi di Milano perché quegli interessi
siano salvaguardati. I fatti, nei giorni scorsi hanno confermato quanto la
Cirami leghi Berlusconi e Previti e come il destino politico e giudiziario
dei due non sia separabile.
Previti nella sua deposizione
al processo ha chiamato e Berlusconi ha risposto. Solo chi ignora i
rapporti tra i due e all'interno del partito azienda può meravigliarsi
della sparata di Berlusconi durante la commemorazione di Sergio Moroni. La
linea è chiara e tra le ragioni che 'hanno indotto Berlusconi ad attaccare
di nuovo il pool di Milano ve n'è una principale che riguarda la chiamata
di Previti e altre subordinate. La ragione principale è la seguente: per
fare approvare la legge Cirami a tamburo battente, anche nella parte
riguardante la sospensione dei processi in corso, è necessario lo scontro
politico frontale e la lacerazione delle istituzioni.
In una condizione di
normalità politica e di
fisiologico funzionamento delle istituzioni Berlusconi e Previti dovrebbero
andarsene o, almeno, farsi processare accellerando loro stessi i tempi dei
processi; Previti, Verde e Squillante non potrebbero dichiararsi evasori
fiscali senza subire gravi conseguenze; Berlusconi dovrebbe rispondere,
anche lui, di evasione fiscale perché i soldi in nero a Previti arrivavano
dalla Finivest quando il presidente del consiglio ne era il capo e se ne
occupava da mattina a sera. L'Imbarbarimento del clima politico e dello
scontro, è condizione per sottrarsi alla legge.
Le ragioni subordinate sono
legate alla principale. Berlusconi e Previti non vogliono farsi processare
in assoluto e mettono le mani
avanti per bollare una eventuale sentenza di condanna di persecuzione
politica. Per ottenere lo scopo, non si limitano più alla polemica con il
Pool, ma delegittimano anche i giudici. Gli stessi giudici che hanno deciso
autonomamente di sospendere la sentenza in attesa del pronunciamento della
Corte Costituzionale. L'attacco è ben congegnato perché abbiamo imparato
che esiste un Berlusconi del fare e uno del dire. Il primo ha fallito su
tutti i fronti: scuola, sanità, economia e occupazione, federalismo e
grandi opere. Ma il Berlusconi del dire ha avuto successo e i risultati
migliori li ha ottenuti proprio nella delegittimazione della magistratura:
al punto che è riuscito a convincere milioni di italiani che i magistrati
sono inefficienti e il più delle volte agiscono per fini politici e non di
giustizia. Bisogna ammettere che questo è il risultato più consistente che
Berlusconi porta a casa dopo anni di battaglie, anche se non c'è, almeno
nel suo caso, una parola di vero. Per avere successo il Berlusconi del dire
ha bisogno delle televisioni e di una opposizione debole e divisa. Sarebbe
sufficiente, infatti, che per sei mesi tutti i dirigenti dell'Ulivo,
davanti alle telecamere, ricordassero le affermazioni di Berlusconi in
difesa del Pool di Milano, quando pensava di rimanere fuori dalle
inchieste. Così come sarebbe
importante rileggere di fronte alle telecamere l'impegno di Previti, anzi
la sua voglia spasmodica di farsi processare in tempi
brevi, manifestata
quando alla Camera doveva convincere i colleghi a votare contro il suo
arresto. Così come sarebbe utile leggere le testimonianze degli eredi
Rovelli, i quali hanno
dichiarato che mai il padre era stato assistito da Previti: pertanto, i
miliardi avuti non potevano in nessun caso essere una parcella
professionale. Conosco l'obiezione: non si può trasformare il dibattito
politico in uno scontro processuale.
Sono d'accordo.
Ma, chiedo: c'è qualcuno che
riesce a confrontarsi con la maggioranza sui temi politici e a chiudere le
vicende giudiziarie di Berlusconi e di Previti senza votare un'amnistia?
Forse varrebbe anche la pena
di ricordare con maggiore insistenza, sempre davanti alle telecamere, le
notizie che arrivano dall'America di Bush, fraterno amico di Berlusconi.
Nei giorni scorsi il Procuratore di New York ha fatto sapere che ha
intenzione di arrestare i capi di potenti corporations e di volere
confiscare i loro beni e quelli delle loro famiglie perché una legge fatta
approvare da Bush a tamburo battente lo prevede, e non per alto tradimento,
ma solo per il falso in bilancio e per il conflitto di interesse. Berlusconi
fa bene a coltivare l'amicizia di Bush. Ma da lontano.
La permanenza oltreoceano,
infatti, per lui sarebbe troppo rischiosa.
Leggo che Giovanardi,
rispondendo ad una interrogazione parlamentare, ha assicurato che saranno
fatte indagini per verificare se Previti ha evaso il fisco. Non
capisco perché sprecare
tempo e denaro dal momento che l'interessato è evasore confesso con condono
in tasca (a tal proposito segnalo che durante un recente sondaggio
televisivo, l’ 85% dei cittadini che ha risposto chiedeva che Previti
lasciasse il proprio incarico parlamentare). In ogni caso, per giustizia ed
equità, bisognerebbe fare qualche verifica anche sul capo del governo.
Perciò, meglio non perdere tempo e far finta di niente. Infine, ho letto
che il Foglio di Ferrara vuole aprire un dibattito su un interrogativo
angoscioso: vale la pena di morire per Previti?
La domanda è retorica e la
risposta scontata.
Forse, il quotidiano di
Ferrara dovrebbe cambiare la domanda:
può Berlusconi non rispondere
quando Previti chiama?
Per consigli rivolgersi a
Mancuso.
|