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Televisioni in Italia
Impariamo dalla storia
Di Elio Veltri
“ Per la Fiat avete fatto la rottamazione. Dovete
fare anche la rottamazione delle antenne, altrimenti come si fa ad andare
sul satellite, non tutti hanno la possibilità di acquistare un’antenna
satellitare”. Correva l’anno 1999.
Sono parole dell’attuale presidente del consiglio il
quale era venuto a cercarmi alla Camera, per parlarmi e fu la prima e
l’ultima volta che ci siamo incontrati.
Io ero molto imbarazzato e gli ho detto:”
Presidente l’ho vista ieri sera a Porta a Porta e lei ha parlato di
Rete4: se vuole fare davvero il capo dell’opposizione, quando va in
televisione non può parlare delle sue aziende”. Il Cavaliere si ferma, mi
guarda e poi mi dice: “Veltri, lei ha ragione, ma è più forte di me!”.
L’incontro è finito.
Le
televisioni di Berlusconi, ma sarebbe più corretto dire Rete4, al pari
dei suoi processi, paralizzano da oltre un decennio la vita politica di
questo paese, sono oggetto di trattative di ogni genere. Alla Camera, in
un fuoriprogramma davvero sconcertante, l’ha confermato Luciano Violante,
il quale in polemica con la maggioranza, ha detto con chiarezza che il
centro sinistra merita rispetto perché nel 1994 ha dato assicurazioni a
Berlusconi che nessuno avrebbe toccato le sue televisioni e
successivamente non è stata approvata la legge sul conflitto di
interesse, si è evitato di dichiarare Berlusconi ineleggibile e il
fatturato di Mediaset negli anni dei governi di centro sinistra è
aumentato di 25 volte. Devo dire con franchezza che ascoltando la
registrazione dell’intervento c’è da trasecolare e diventa più chiaro
anche quanto è avvenuto nella scorsa legislatura.
Il rinvio alle Camere della legge Gasparri è una
vittoria di tutto il centro sinistra, interno ed esterno ai partiti e al
parlamento, che si è battuto senza tentennamenti per evitare
l’approvazione di una legge sbagliata e utile all’espansione ulteriore
dell’impero economico e mediatico del capo del governo. Ciampi, forte
anche di tanto sostegno, ha fatto quanto doveva, dopo averle tentate
tutte, per evitare una bocciatura del governo e del ministro, su una
questione che ha interessato i media di tutto il mondo.Il capo del
governo ha incassato il colpo dicendo di non saperne molto perché non
aveva seguito l’iter della legge.
Evidentemente Berlusconi soffre di amnesia dal momento
che Rete4 è il suo chiodo fisso e della Gasparri hanno parlato( male) i
giornali di mezzo mondo, l’Unione Europea, le autorità antitrust e della
comunicazione, la federazione della stampa, gli editori della carta
stampata e al momento del voto hanno brindato solo Gasparri, Marina
Berlusconi, Confalonieri e Fede, perché gli alleati se ne vergognavano un
po’. Ciampi, secondo il suo stile, ha svolto una lunga e tenace azione
preventiva, per indurre il capo del governo e il suo fedelissimo ministro
a modificare la legge.
Lo ha
fatto con il messaggio inviato alle Camere, nel quale aveva ricordato le
sentenze più significative della Corte Costituzionale, regolarmente
disattese dai governi che si sono succeduti e dal parlamento e poi
smentendo in tempo reale il capo del governo quando, dopo un colloquio,aveva
dichiarato che con il capo dello Stato esisteva identità di vedute.
Nonostante gli sforzi del Presidente, tesi a evitare
fratture istituzionali, il messaggio alle CAMERE era stato accolto dai
banchi vuoti dei parlamentari della maggioranza, dalla distrazione e
dalla supponenza dei più, convinti che Ciampi avrebbe firmato qualsiasi
legge. Al punto in cui siamo, sarebbe stato del tutto naturale pensare
che la vicenda della Gasparri, alla quale potrebbe seguire in tempi brevi
la dichiarazione di incostituzionalità della legge che ha sospeso il
processo di Berlusconi, avrebbe segnato la fine della stagione delle
leggi vergogna ad personam, inaugurate e volute dal capo del governo, con
la sottomissione totale della maggioranza e del parlamento ai suoi
interessi giudiziari e agli affari delle sue aziende. Ma cosi non sarà
perché, violando ancora una volta le sentenze della Corte, sono tutti al
lavoro per confezionare un decreto papocchio salvaFede, con la disgustosa
motivazione del salvataggio dei posti di lavoro. Eppure, quanto è
avvenuto dal 1985 in poi nel settore dell’informazione televisiva,
dovrebbe far riflettere seriamente il centro sinistra. Infatti, è
sufficiente esaminare gli atti che maggioranze di diverso colore hanno
approvato, per toccare con mani una divaricazione costante tra le
decisioni del potere esecutivo e legislativo e quelle degli organi di
garanzia costituzionale. Nel 1985 Craxi aveva fatto approvare tre decreti
legge per favorire il suo amico Silvio, le cui televisioni erano state
oscurate da tre pretori, perché fuori legge.
Nel 1990 il Parlamento aveva approvato la legge
Mammi, che aveva il torto di fotografare la realtà e, quindi, di favorire
Berlusconi, nonostante le dimissioni di protesta di ben cinque ministri della
sinistra democristiana sostituiti a tamburo battente da Andreotti,
d’accordo con Craxi. Nel 1997 il governo di centro sinistra ha fatto
approvare la legge Maccanico che ha lasciato irrisolto il problema di
Rete4 e per questo motivo la Corte l’ha dichiarata incostituzionale.
Quindi, mentre governi e parlamenti, di fatto abdicavano ai loro doveri
istituzionali e lasciavano nelle mani del Cavaliere tre reti televisive
nate e cresciute illegalmente, la Corte Costituzionale macinava sentenze(
1988, 1994, 2002) con le quali dichiarava incostituzionali le leggi
approvate perché violavano l’articolo 21 della Costituzione, umiliavano
il pluralismo, favorivano il formarsi di posizioni dominanti in contrasto
con l’abc della democrazia e dell’uguaglianza dei cittadini. Nel nostro
paese la storia delle televisioni è anche la storia dei conflitti tra la
politica e le istituzioni di garanzia e, avendo vinto la politica,
nessuno può chiamarsi fuori.
La
vicenda delle televisioni, che in nessun altro paese hanno pesato nella
vita democratica come nel nostro, dimostra, che una democrazia è tale se
funzionano pesi e contrappesi e se le istituzioni di garanzia sono tanto
autonome,indipendenti e fedeli alla Costituzione, da impedire la “
dittatura” delle maggioranze
e la prevaricazione del consenso elettorale sul diritto.
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