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lunedì 27 febbraio 2006 13.40.33 |
A Proposito di evasione fiscaledi Elio VeltriIl programma presentato da Romano Prodi, più che un programma che è fatto di impegni politici, di cifre, di strumenti attuativi e di scadenze temporali, è una dichiarazione di intenti comprendente alcuni impegni su questioni fondamentali. Tra i più urgenti e rilevanti, è prevista la lotta all’evasione fiscale, la riduzione delle tasse sul lavoro e la tassazione delle rendite finanziarie, che nulla hanno a che spartire con i risparmi delle famiglie, anche benestanti. Quando parliamo di rendite finanziarie vengono in mente subito le plusvalenze dei “ furbetti del quartierino” che si costruiscono e passano di mano nelle società off-shore dei paradisi fiscali, con la compiacenza della banche italiane e di altri paesi. Più di tanti discorsi è esemplare il caso riguardante il maggior protagonista delle scalate e della finanza facile: Emilio Gnutti. La procura della repubblica di Milano conduce una inchiesta riguardante la vendita di Telecom( Colaninno) alla Pirelli di Tronchetti Provera. La società di cui Gnutti era azionista, insieme a Colaninno, Consorte ed altri è la Bell con sede in Lussemburgo. La procura di Milano ha contestato alla Bell e a Gnutti di avere omesso di pagare 680 milioni di Euro di tasse sui ricavi della vendita delle quote di Telecom appartenenti alla Bell. Ora, secondo gli avvocati di Gnutti, poiché la Bell ha la sede in Lussemburgo, il finanziere bresciano, non deve pagare tasse in Italia. E fin qui quasi tutto normale e cioè cose che capitano tutti i giorni, con i tanti raider della finanza che operano nei paradisi fiscali. La vera novità della vicenda sta nel fatto, incredibile, che l’Agenzia delle entrate fiscali ha rinunciato a recuperare circa 1400 miliardi di vecchie lire e ha fatto sapere alla Procura di Milano che Gnutti ha ragione e non deve pagare. Ma ancora più sorprendente è il fatto che due dei più importanti funzionari dell’Agenzia delle entrate, Graziano Gallo e Pasquale Cornio, chiamati dai magistrati a fornire la loro consulenza tecnica sull’argomento non hanno dato ragione allo Stato. Per cui, l’Agenzia delle entrate di Milano, ha comunicato ai magistrati della procura che la procedura di accertamento tributario non è stata ancora avviata e non si sa se e quando sarà avviata. Il che significa che la difesa di Gnutti avrà gioco facile davanti alle Commissioni tributarie facendosi forte del parere dell’Agenzia delle entrate e degli stessi consulenti sui quali la Procura aveva pensato di poter contare. Questi i fatti. Ora vediamo un po’ meglio come e perché siano potuti accadere mentre il governo ciancia di lotta all’evasione fiscale, la banca d’Italia informa che l’evasione è aumentata e con essa, il debito pubblico. La prima reazione di sconcerto riguarda i due funzionari dello Stato chiamati a dare il loro contributo ai magistrati che conducono una inchiesta per evasione fiscale da parte del più noto finanziere degli ultimi anni, già condannato per reati finanziari e plurinquisito per molti altri reati, i quali, di fatto danno ragione al finanziare e, soprattutto, con il loro parere creano le condizioni perché Gnutti abbia ragione nei processi davanti alle commissioni tributarie di primo e secondo grado e alla Cassazione. Una seconda ragione di sconcerto riguarda la ragnatela di rapporti dei professionisti che si sono occupati dell’argomento, costituenti conflitti di interesse più o meno palesi, che soffocano il paese, trasformando la nostra democrazia in una rete di oligarchie che invadono tutti i settori della vita pubblica. Scrive Paolo Biondani sul Corriere del 15-1-06:” A difendere la Bell( di Gnutti) era un professionista dello studio Romagnoli- Tremonti( da cui il ministro ha più volte dichiarato di essersi autosospeso durante la carica). Inoltre il nucleo regionale della guardia di finanza nello stesso periodo era comandato da un ufficiale scelto tra i più stretti collaboratori di Giulio Tremonti. Una doppia coincidenza che aveva spinto i pm a chiedere di non comunicare gli sviluppi dell’inchiesta ai superiori gerarchici, per evitare anche solo il rischio teorico di interferenze esterne”. Il giornalista del Corriere aggiunge:”Come ex presidente della Bell nel 1999, a riprova della trasversalità dei rapporti politici, è stato sentito tra gli altri Raffaele Lupi, che era appena stato consigliere giuridico del ministro diessino Visco. Lupi è rimasto testimone, ma il suo verbale non è esaltante: si è difeso sostenendo che lui firma e basta, senza conoscere bene le questioni, pur confermando compensi per alcune centinaia di milioni di lire. E quando i magistrati gli hanno mostrato un suo libro che definisce tassabili in Italia le società “ estero vestite” come la Bell, Lupi ha dichiarato che quella sua opera era in realtà solo un “copia e incolla”. Sarà stato anche solo un libro “copia e incolla”, ma sull’argomento diceva la sacrosanta verità. Sul Corriere della Sera del 4-1-05 lo dimostra Victor Ukmar, da sempre sostenitore della chiusura dei paradisi fiscali o almeno del divieto per le società quotate in borsa di operarvi con società off shore. “ La normativa fiscale” scrive Ukmar,” considera residenti( e quindi tassabili, compresi i redditi prodotti all’estero), fra l’altro, quelle società che hanno l’oggetto principale nel territorio dello Stato e fra queste, a mio avviso vanno incluse quelle che hanno operato per realizzo di plusvalenze sui titoli e azioni di società italiane”. Il professore fa riferimento al Testo Unico delle imposte sui redditi che all’articolo 73 comma 3 dice testualmente:"Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato”. E questo è proprio il caso della Bell.Quello di Gnutti è solo un episodio, anche se abbastanza eclatante. Ma quanti raider, finanzieri, imprenditori-speculatori evadono il fisco con lo schermo comodo di decine di società off-shore, quando nelle stesse società, al riparo da occhi indiscreti, non incrociano finanza pulita con finanza sporca?La questione, non dovrebbe essere oggetto di attenzione e di proposte serie da parte del centro sinistra? Non a caso avevo chiesto a Prodi( IL Topino Intrappolato) di nominare un delegato del Presidente del consiglio per fare chiarezza su alcuni grandi comparti della finanza illegale e criminale: condizione per assumere le decisioni, queste sì radicali, tese a recuperare i soldi necessari per un programma di riforme. Concludo con una richiesta a Tremonti e a Visco. Al ministro dell’economia e delle finanze chiedo di dare seguito alle affermazioni sulla necessità di combattere l’evasione fiscale e di portare a casa i 650 milioni di euro della Bell. A Visco di scegliere meglio i suoi collaboratori. per commenti, osservazioni, critiche o quant'altro scrivi a elioveltri@ |
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Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line |