I mezzi della guerra al terrorismo finora impiegati sono quattro: la politica e la diplomazia per costruire alleanze fino a ieri impensabili; i missili e le bombe, visibili e rumorosi, i cui effetti si toccano con mano; le difese della medicina agli attacchi del bioterrorismo appena iniziato; la bonifica dei forzieri del denaro sporco.
Non abbiamo dati precisi, ma da quanto leggiamo, i soldi sporchi finora non ne hanno sofferto e non solo perché è facile mimetizzarli e con le nuove tecnologie lo è ancora di più. La verità è che padroni dei soldi sporchi sono anche persone insospettabili: banchieri, finanzieri, imprenditori, politici, uomini di governo i quali pensano che solo i soldi sporchi degli altri sono pericolosi e che alla fine si può sconfiggere il terrorismo tenendosi i soldi.
Sul fatto che i Talebani e Bin Laden si siano serviti dell'oppio trasformato in eroina per finanziarsi sono tutti d'accordo. Cosi come c'è concordia sul fatto che l'oppio trasformato in eroina grezza venga venduto alle mafie più potenti e organizzate che poi immettono sul mercato il prodotto finito che distruggerà la salute e la vita di milioni di giovani in tutto il mondo.
In pochi anni, è stato scritto, il Pakistan è passato da alcune centinaia di migliaia di tossicodipendenti ad 1,5 milioni, quanti ne conta l'Europa e l'Iran da 200 mila a 1 milione. Una grande tragedia mondiale. Le ultime notizie che arrivano dall'Onu e dall'Afghanistan ci dicono che il Mullah Omar ha autorizzato i contadini a seminare e raccogliere oppio e che i depositi afgani ne sono stracolmi.
Le nostre mafie, tra le più potenti, organizzate e influenti del mondo, anche politicamente, se ne stanno con le mani in mano? Dopo aver praticato la via delle stragi mafiose sono diventate una sorta di San Vincenzo dedite ad opere di bene? Per favore non scherziamo e sulla base dei dati ufficiali che possediamo chiediamo allo stato e al governo di fare il loro dovere.
Si, il loro dovere, perché non è sufficiente mandare altri soldati nei Balcani per combattere il terrorismo quando in casa propria si trascura la battaglia fondamentale che è quella di prosciugare le ricchezze delle mafie e di confiscare i beni mafiosi. Nel 2000 la Confcommercio ha pubblicato uno studio dal quale risultava che il fatturato della criminalità organizzata è di oltre 300 mila miliardi all'anno (quanti ne occorrono per pagare le pensioni) e che il patrimonio ammonta ad oltre 2 milioni di miliardi.
I dati non sono stati smentiti da nessuno, ma reazioni e iniziative concrete che andassero oltre il solito tran-tran non ce ne sono state. E il tran-tran è testimoniato dai dati forniti dal Commissario straordinario Castore Palmerini, il quale prima di lasciare l'incarico, ha scritto in un rapporto che dalla decisione della confisca di un bene mafioso alla consegna del bene allo Stato e ai Comuni occorrono in media 4093 giorni, poco più di 11 anni.
Inoltre, Palmerini evidenziava che ministero della Giustizia, delle Finanze e Demanio, tanto per cambiare, fornivano dati diversi e che le famiglie dei criminali avevano continuato ad abitare nelle case confiscate o avevano regolarmente riscosso l'affitto.
Ma non è finita. I dati dicono che dal 1982 ad oggi sono stati confiscati 3293 beni immobili, 340 aziende, 1515 beni mobili (titoli, libretti ecc.), 2180 beni registrati (macchine, imbarcazioni, aerei) e che in totale i beni destinati sono stati solo 611.
Ora, se si considera che i beni confiscati non rappresentano più del 10 per cento dei beni sequestrati, il risultato è deprimente. Eppure, governanti, politici funzionari dello stato e magistrati concordano su un punto: la lotta alla mafia si fa colpendola al cuore e il cuore sono i patrimoni. Tanto che gli uomini della 'ndrangheta dicono: se volete, teneteci pure in carcere, ma non toccate la "roba".
Mi limito ai dati generali perché i dati della direzione centrale del demanio che per legge deve fare i decreti di destinazione sono omogenei su tutto il territorio nazionale. Non mi sembra d'altronde che il problema preoccupi più di tanto né che le cose siano migliorate con il nuovo governo. Sembra, anzi che come per miracolo la mafia, quella che finanzierà il Mullah Omar e Bin Laden, acquistando la loro merce pregiata, se gli americani non li prendono prima, sia sparita.
O almeno, con i fatti, che sono anche le omissioni, si accredita questa tesi. Berlusconi non è riuscito a diminuire le tasse, ad assicurare la crescita al tre per cento, a moltiplicare i posti di lavoro, ma ha fatto una cosa immensamente più grande: il miracolo di fare sparire la mafia. Al punto che i magistrati di alcune procure antimafie come quella di Milano chiedono di essere trasferiti ad altro incarico perché non hanno nulla da fare; dei pentiti non è rimasta l'ombra perché la legge li ha cancellati; la Commissione antimafia resta sospesa in una sorta di limbo perché ci sono cose più importanti delle quali occuparsi; il Comitato per la protezione dei testimoni e dei pentiti può aspettare.
Se il Presidente del consiglio si informasse un po', potrebbe mandare qualche collaboratore dal suo amico Bush il quale lo indirizzerebbe dal capo della Fbi e del Marshal, agenzia che si occupa anche della confisca dei beni dei mafiosi e dei terroristi e gli spiegherebbero, come hanno spiegato a me e ad altri colleghi della commissione antimafia, che per confiscare un bene impiegano da 8 mesi a 2 anni, che il 95 per cento dei beni sequestrati viene confiscato e che i beni confiscati vengono collocati sul mercato facilmente attraverso venditori esterni, per cui chi compra non ne conosce la provenienza. |