Dall’unità d’Italia è passato un secolo e mezzo. Perché lo Stato non è riuscito a sconfiggere la mafia? Se si vuole affrontare seriamente il problema e capire come stanno le cose bisogna partire da questa domanda. Giovanni Falcone ha scritto che la mafia è un fenomeno umano e come tale finirà. Ed ha anche scritto che per combattere la mafia bisogna conoscerla e che le uniche persone razionali in Sicilia gli sembravano i mafiosi.
La mafia italiana (Cosa Nostra, Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita), oggi è più forte, ricca e florida che mai, perché ha un fatturato annuo di circa 170 miliardi di euro e beni consolidati che valgono oltre 1000 miliardi di euro. Quindi, non solo non è stata sconfitta nonostante lo Stato abbia impegnato la sua credibilità, i suoi servitori migliori molti dei quali sono morti, i soldi dei cittadini, ma è la più grande multinazionale del paese. La ragione è semplice: la Mafia è Pulita. Sta nella società civile che lavora alle sue dipendenze, nelle banche dove passa una parte del riciclaggio del denaro sporco, nei paradisi fiscali, anche in quelli USA ed Europei, nei quali eserciti di professionisti al servizio della mafia lavorano indisturbati per accumulare capitali, nelle amministrazioni locali, in Parlamento, nelle forze dell’ordine e nella magistratura. A proposito dei paradisi fiscali, pare che siano scomparsi dalle contabilità aziendali oltre 11 mila miliardi di dollari, più del doppio di quanto tutti i paesi del mondo hanno impegnato per far fronte alla crisi finanziaria ed economica. Rimanendo in casa nostra, nelle tre regioni meridionali più compromesse, la densità criminale e cioè il rapporto tra la popolazione e coloro che hanno rapporti di lavoro con le mafie supera il 15%, con un picco del 27% in Calabria. In Italia il numero complessivo delle persone che lavorano per le organizzazioni criminali si aggira sui 2 milioni.
Oggi le regioni più a rischio sono quelle del centro nord perché gli affari maggiori si fanno dove ci sono più soldi e dove il mercato funziona meglio.
E questo smentisce tutte le storielle che si sono raccontate per decenni: che la mafia sarebbe associata al sottosviluppo; che allignerebbe dove non c’è lo Stato; che sarebbe la nemica numero uno delle istituzioni e della politica.
Mafia e sviluppo vanno a braccetto; la mafia ha bisogno dello Stato, delle sue istituzioni e dei suoi soldi; la mafia va a nozze in mezzo a una crisi come l’attuale perché sostituisce le banche e soccorre con una enorme liquidità le imprese legali.
La globalizzazione e internet per la mafia sono state una manna dal cielo così come la caduta del muro di Berlino e lo smantellamento dell’impero sovietico.
Subito dopo la caduta del muro di Berlino un picciotto di Cosa Nostra telefona al boss della cosca e gli chiede cosa deve comprare e il boss urla:” vai a Berlino Est e compra tutto! tutto! tutto!”. La mafia prima e meglio dei politici e di molti imprenditori aveva capito la globalizzazione e se n’è servita.
Considerarla una questione di ordine pubblico da affidare alla magistratura e alle forze dell’ordine non solo è una idiozia, ma gioca a suo favore. La mafia, infatti, è in una botte di ferro perché sul mercato risponde alle regole della domanda e dell’offerta, di beni e di servizi che i cittadini del mondo chiedono: droga, merci contraffatte, prostitute, esseri umani da sfruttare, rifiuti da smaltire. Richieste che costituiscono la libera domanda del mercato alla quale la mafia risponde in maniera rapida ed efficiente. Due sole cifre danno l’idea della salute della terza potenza economica del mondo dopo gli Stati Uniti e la Russia, come scrive Jhon Kerry nel libro “ The New War”: 250 milioni di persone fanno uso di droga e il fatturato della contraffazione vale 500 miliardi di dollari, lo stesso dell’industria farmaceutica, ma con profitti dieci volte superiori.
La mafia quindi non ha bisogno di sparare. Essa corrompe e compra. Il suo perimetro è il mondo, perciò minaccia la sovranità delle nazioni e la stabilità degli Stati. Infiltra e trasforma l’economia e e trasforma la democrazia in un guscio vuoto.
La risposta della politica è essenziale. Ma altrettanto lo è quella dei cittadini i quali non si rendono conto che come consumatori diventano i maggiori alleati della mafia. Solo un’azione combinata della politica, delle istituzioni e della società civile, colpendola al cuore, economico e finanziario, può sconfiggerla. Il silenzio e la rimozione del problema aiutano a procrastinarne la soluzione fino a quando sarà inutile intervenire. |