Democrazia e Legalità

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Lo scudo e la tangente

Di Elio Veltri

Lorenzino Marzocchi, ai magistrati milanesi che indagano sulla Tangentopoli energetica, che pare non abbia nulla da invidiare alla precedente del ’92 - ’93, ha confessato di avere «scudato» le somme delle tangenti depositate sul conto svizzero (che fantasia!) Caritas. Nel mese di luglio, il Tg1 aveva già dato notizia, passata inosservata, che la più potente famiglia mafiosa della capitale aveva utilizzato lo scudo fiscale per il rientro in Italia di soldi sporchi. Non voglio entrare nel merito della polemica sollevata dalle dichiarazioni di Rutelli. Ma, se c’è una legge, e non è l’unica, che il centrosinistra deve cancellare per ragioni morali, di decenza, e, soprattutto, perché ha costituito un potente incentivo all’illegalità, questa è lo Scudo Fiscale per il rientro dei capitali illeciti. L’invenzione di Tremonti, che poi tanto non lo era, dal momento che era stata sperimentata in Germania e in Belgio, con risultati fallimentari, ha innescato in pieno mese di agosto, un dibattito nel governo francese nella coalizione di destra che lo sostiene. L’occasione l’ha fornita il premier Jean Pierre Raffarin il quale ha fatto sapere che, avendo il governo bisogno di soldi per rientrare nei parametri di Maastricht, è allo studio lo scudo fiscale francese. La proposta del capo del governo, che ha indicato nel 15-20% la tassa da pagare e non nel 2,5% come prevede la legge Tremonti-Berlusconi, ha allargato il dibattito anche all’opportunità di sopprimere l’imposta sulle grandi fortune. Questa imposta, voluta a suo tempo dalla sinistra, che porta nelle casse dello stato 2,5 miliardi di euro ogni anno, a detta di molti esponenti della destra e del padronato, stimolerebbe l’esportazione illegale di capitali. Ma sulla ventilata soppressione il presidente della Repubblica Chirac ha già fatto conoscere le sue riserve. Ritornando allo scudo fiscale, utilizzato in Italia per sanare evasioni imponenti, fondi neri, riciclaggio di denaro sporco di ogni provenienza, è interessante sottolineare quanto avviene nel paese cugino e come nel nostro, la legge abbia contribuito all’ulteriore diffusione della corruzione politica burocratica e imprenditoriale. In Francia, dopo l’annuncio di Raffarin, sulla possibile «amnistia fiscale» definita «immorale» dal partito socialista di Francois Hollande, è stato pubblicato uno studio dall’autorevole «Revue de droit fiscal». Gli autori, Maurice Cristian Bergeres, avvocato ed Eric Pichet, professore di gestione del patrimonio all’università di Bordeaux, pronosticano un fallimento totale della iniziativa paragonando l’amnistia a una «forma edulcorata del traffico delle indulgenze», espressione simile alla «versione secolarizzata delle indulgenze plenarie», usata da me in un articolo per l’Unità. I due studiosi, nel passare in rassegna le tre esperienze europee definiscono quella del governo Berlusconi «la più immorale» e forniscono alcuni dati: 60 miliardi di euro rimpatriati pari al 4% del Pil, su circa 360 miliardi di euro esportati illegalmente, hanno consentito al Tesoro di incassare la misera somma di 1,3 miliardi di euro. Alla cifra spaventosa di capitali esportati che costituiscono una rapina premeditata e continuata ai danni dello stato italiano, va aggiunta quella di un’evasione fiscale contributiva che non ha riscontri in nessun paese dell’unione. I numeri francesi: 100 miliardi di euro esportati illegalmente e 100 miliardi di evasione fiscale, non hanno alcuna relazione con la situazione catastrofica del nostro paese, sempre più vicina all’Argentina che all’Europa. Alla ripresa si vedrà se il governo francese vorrà davvero il «suo» scudo fiscale. Ma se l’allarme sollevato dal semplice annuncio di Raffarin dovesse persistere o diffondersi, è probabile che il capo del governo francese ci ripenserà. Anche perché, con una tassa del 15-20%, la sanatoria è destinata a fallire e nessuno in Francia si sognerebbe mai di proporre una tassa del 2,5% come è avvenuto in Italia. Quanto alla «nostra» corruzione dilagante c’è da meravigliarsi che qualcuno si meravigli. Gli attacchi alla magistratura, l’emarginazione di quanti hanno combattuto illegalità e corruzione e la ricomparsa sulla scena politica di molti dei protagonisti corrotti e condannati della prima Repubblica, corteggiati e invitati in tutte le trasmissioni televisive, costituiscono il miglior avallo a rubare, violare le leggi e saccheggiare il denaro pubblico.

 

a cura dello staff tecnico democrazialegalita.it