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Il patto
di cittadinanza è il vero nuovo blocco sociale
di Elio
Veltri
sul Corriere della Sera, De Rita
ha scritto che il centrosinistra ha il problema del Programma, ma
sopratutto deve decidere a quale "blocco sociale" fare
riferimento. La domanda è stata posta a Fassino, che ha risposto: "noi
vogliamo parlare a tutti quelli che non accettano di vivere nell'Italia di
Berlusconi". Nel dibattito sono intervenuti altri esponenti del
centrosinistra: Barbera, Ruffolo, Amato, Nicola Rossi, Debenedetti , ma nessuno ha risposto alla domanda di
De Rita., per la semplice ragione che la risposta non c'è. O almeno, non c'è nella accezione
culturale e politica e storica tradizionale.
Il Blocco sociale della sinistra,
riferito alla "classe", è defunto da tempo. Paolo Sylos Labini,
nel famoso "saggio sulle classi sociali", già negli anni '70, aveva
dimostrato che lo stesso partito comunista era interclassista, anche se
diversamente dalla Dc. Oggi tutti i partiti sono interclassisti e a maggior
ragione lo è l'alleanza di centro sinistra. Negli ultimi anni l'unico blocco
sociale con cultura, valori, comportamenti, interessi comuni e condivisi,
che però non coincidevano con quelli generali del paese, ha sostenuto
l'esperienza di Forza Italia: il blocco, o meglio il partiti delle Partite
IVA, sul quale Berlusconi ha costruito la sua fortuna politica. Un
blocco sociale abbastanza omogeneo, accomunato dalla scarsa fiducia nello
Stato, dal rifiuto delle regole, intese solo come ostacolo permanente allo
sviluppo, dalla propensione all'evasione fiscale, dalla giustificazione di
forme più o meno gravi di illegalità, tra le quali al primo posto,
campeggia il lavoro sommerso. A questo blocco sociale, che lo aveva
gratificato nel 94, Berlusconi si è rivolto nel 2001, con il Contratto
firmato nello studio di Vespa, non tenendo conto che sarebbe stato
impossibile mantenere gli impegni, perchè neanche il suo governo avrebbe
potuto rinunciare alle risorse necessarie per pagare le pensioni, gli
stipendi, tenere aperti gli ospedali, e realizzare le opere pubbliche. Ma
allora la domanda posta da De Rita a Fassino è del tutto peregrina? No, non
lo è. Ma solo se la risposta tiene conto delle globalizzazione
dell'economia e della illegalità, che vanno di pari passo, della
frammentazione della società, della precarizzazione del lavoro dipendente,
del conflitto sociale sempre più accentuato, che si sposta dai luoghi di
lavoro nella società, nello scontro tra i cittadini e gli apparati, come
aveva anticipato Alain Touraine negli anni '80. Allora, se è giusto partire
dal Progetto_Programma, è anche necessario definire a chi deve fare
riferimento, soprattutto in un paese come il nostro che si differenzia
dagli altri paesi europei per le seguenti peculiarità: maggiore
inefficienza della Pubblica Amministrazione; evasione fiscale più elevata;
quota impressionante di lavoro nero e sommerso; economia criminale e
mafiosa che non ha riscontro altrove. Se le cose stanno così, il centro
di gravità del Programma diventa la Legalità e trova i riferimenti
sociali e politici nei gruppi che la sostengono e la vogliono. Altrimenti,
anche un governo di centrosinistra rischia di pestare l'acqua nel mortaio.
Infatti, se l'evasione fiscale rimane ai livelli attuali, la quota di
lavoro nero non diminuisce e si stabilizza intorno al 27% del PIL; i patrimoni
della Mafia aumentano; i bilanci dei gruppi e delle aziende sono falsi, la
P. A. spreca risorse, dove, il futuro governo di centrosinistra, andrà a
prendere i soldi per lo Stato sociale, la ricerca, l'innovazione e
quant'altro? Come farà a rispettare i parametri del Patto di Stabilità?
Allora, il "Blocco Sociale" del terzo millennio diventa il Patto
di Cittadinanza per le regole e la legalità, sottoscritto idealmente da
quanti vivono nei circuiti della legalità o vogliono entrarci, se aiutati
seriamente.
Se la questione del programma
viene affrontata in questo modo, esso deve contenere alcuni punti fissi
e chiari, riguardanti il lavoro sommerso, l'evasione e i paradisi fiscali,
l'inquinamento del mercato pubblico con i patrimoni mafiosi,
l'insopportabile lentezza del sistema giuridico penale e civile. Sono
questioni sulle quali il Programma deve indicare quantità, tempi, metodi di
intervento, strumenti normativi, finaniari e fiscali. Nessuno ha la
ricetta in tasca. Ma voglio ricordare analoga proposta fu fatta a Prodi già
nel 1996, che la aveva raccolta e presentata alla stampa. Ma da allora le
cose non sono cambiate, anzi, sono degenerate. Il ritorno, quindi, su
alcune questioni non è inguaribile reducismo ulivista, ma realismo e
convinzione che, altrimenti, dal pantano non si esce.
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