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Fuori i nomi, fuori le cifre
di Elio Veltri
In questi giorni, abbiamo assistito a due
significativi avvenimenti: in occasione del Primo Maggio, sia a Scampia, dove
hanno parlato i vertici sindacali, sia in tutte le altre manifestazioni dei
lavoratori, lo slogan ed il tema di base è stato "sviluppo e
legalità"; a Palermo, un convegno per commemorare Pio La Torre,
organizzato dai DS, è stato caratterizzato dalla relazione di Massimo Brutti
che ha chiesto ai partiti, a tutti i partiti, di porre la questione morale, la
legalità, al centro della loro azione. Sono contento che, dopo tanti anni che
ripeto l'importanza, la centralità, di queste due azioni parallele (legalità
nella economia, legalità nei partiti, cioè nella politica), qualcuno abbia
raccolto l'iniziativa.
Ho più volte ripetuto, e non da pochi anni,
che l'economia italiana non si salva, non si stabilizza, non si migliora
neanche, se non si riassorbe l'enorme quota di ricchezza che criminalità,
corruzione e malaffare sottraggono allo Stato e ai cittadini per bene; e ho
altrettante volte ripetuto che, se vogliamo che l'economia, le istituzioni, la
società stessa funzionino, i partiti devono essere i primi a interessarsi della
loro limpidità interna, facendo piazza pulita di corrotti, indagati,
inquisiti o di scorretti e profittatori prima che arrivi la magistratura.
Sarei ricco, ricchissimo, se avessi avuto 1
euro ogni volta che ho proposto, che ho scritto, che ho parlato di queste
cose; e sarei altrettanto ricco, ricchissimo, se avessi avuto 100 euro ogni
volta che su questi temi mi sono dovuto scontrare con esponenti della sinistra
politica e sindacale. Sì, perchè purtroppo anche a sinistra parlare di
illegalità, e delle sue enormi conseguenza, è a volte come parlare di fantasmi:
qualcuno non li vede, qualcuno ne ha paura, qualcuno ti prende per pazzo. Ma in
Italia, le illegalità, in economia e in politica, non sono fantasmi, ma
fatti concreti, cifre, dati, nomi e cognomi. E allora, visto che il momento è
propizio, io dico ai dirigenti dell'Ulivo e della sinistra: è ora che tiriate
fuori le cifre, è ora che tiriate fuori i nomi. Subito, perchè la situazione è
allarmante. Ma è probabile che i dirigenti del centrosinistra certi dati non li
abbiano. Io li ho studiati, invece, li conosco. E li ho anche resi pubblici. E'
tutto scritto nel mio ultimo libro, “Progetto, Regole, Comportamenti”,
che sta per uscire. Sono dati che lasciano allibiti, ma che devono anche
servire di stimolo per la ricerca di una soluzione, perchè se non si intaccano
i capitali che il malaffare sottrae ogni anno alla ricchezza nazionale, se non
si interviene su quello che è un buco, un deficit, che fa quasi impallidire
quello già clamoroso che quattro anni di cura Tremonti-Berlusconi ci hanno
causato.
Con Paolo Sylos Labini, Achille Occhetto,
Giulietto Chiesa, Diego Novelli, Antonello Falomi e gli altri amici del
Cantiere, abbiamo già nei mesi passati scritto e diffuso un Codice Etico
che pone semplici ma essenziali questioni. Abbiamo consegnato, nel corso di un
incontro, questo codice etico direttamente a Romano Prodi. Quando ha ricevuto
il Cantiere, si è dimostrato interessato, ma – fino ad adesso- non ci ha dato
una risposta politica nel senso che non risulta che né lui né altri abbiano
immesso nel programma il nostro codice o qualcosa di simile. In realtà,
aspettiamo un segnale dal centrosinistra tutto: ci devono dire cosa vogliono fare, che atteggiamento
vogliono avere, che misure intendono prendere su queste questioni. Il centrosinistra
ci deve dire, deve dire agli italiani cosa vuole fare. Per adesso, c’è stato un
clamoroso silenzio.
Quando i sindacati, e la relazione di Brutti
a Palermo, riconoscono che c'è bisogno, urgenza, di intervenire, allora penso
che forse questo nostro appello è servito a qualcosa. Da parte mia, ho
riproposto tutte le questioni in una lettera a Romano Prodi (anche questa è sul mio libro). Prodi ha replicato
rimandando tutto al programma, ma né io, né il Cantiere siamo stati finora
interpellati per dare un contributo a questo programma. Adesso, aspettiamo i fatti, aspettiamo
l'impegno di tutti per quella che è anche, sopratutto, una battaglia di
civiltà. Vorrei che si discutesse oggi sui dati e sui nomi, e sulle misure
immediate da prendere, per preparare,
con l'auspicata vittoria nel 2006, i provvedimenti e le scelte che riportino
l'Italia nel novero delle democrazie europee, , quelle che non hanno neppure bisogno di leggi scritte
per assicurare un livello di legalità e di correttezza che da noi, purtroppo,
costituirebbe l’eccezione mentre altrove è la normalità.
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